...partito nè potere il prossimo candidato premier ulivista?
Roma. Dimissioni anticipate dalla Commissione di Bruxelles, e capolista della Margherita alle europee. In almeno un paio di riunioni dell’esecutivo dei prodiani se n’è parlato. A porre la questione apertamente, dicono nella Margherita, è stato per primo Franco Marini: “Ma Prodi che rapporto avrà con la Margherita alle europee?”.
Domanda affatto campata in aria. E infatti, racconta Marini, “non ho lanciato solo io la proposta, erano tutti d’accordo”.
E il diretto interessato? “Quello che farà Prodi ancora non lo sa bene nemmeno Arturo Parisi: se lo tiene per sé fino all’ultimo”. Ci punta, il partito, sulla disponibilità del presidente della Commissione europea, che però rilutta. “Sarebbe una spinta forte per la Margherita – ammette Marini – Non so se Rutelli glielo abbia già chiesto formalmente, ma Prodi per noi sarebbe una grande chance”.
Ma non solo per la Margherita.
Spiega l’ex segretario del Ppi: “Siamo tutti d’accordo: serve al partito, ma serve anche a lui, perché non può guidare una coalizione alle politiche come un indistinto, come un figlio
di nessuno”. Un sospiro: “Qualcuno protesterà, perché vuole l’ulivismo. Sarà una protesta a cui crederanno poco anche quelli che protesteranno”.
Nella Margherita incrociano le dita e c’è chi ammette “una forte preoccupazione per il nostro risultato alle europee”.
Meno per le prossime amministrative, dove si conta di replicare “il metodo Gasbarra”, dal nome del vincitore della sfida alla Provincia di Roma, eletto al primo colpo con un gran numero di preferenze, anche se la Margherita non è andata altrettanto bene, “in ogni modo abbiamo imparato la lezione: bisogna che il partito sia più forte su tutto il territorio”. E se tutti sono convinti, come Marini, che Prodi sarebbe la migliore chance, non pochi pensano che il progetto non andrà in porto.
“Non è possibile, purtroppo – dice Lapo Pistelli – Il presidente della Commissione europea non potrebbe farlo. Invece dobbiamo cercare un modo per un esplicito richiamo alla sua esperienza”. Con uno slogan tipo: la Margherita per Prodi? “La fantasia è infinita, si vedrà”.
Prodi è al corrente delle aspettative intorno a lui? “Temo che le abbia ben presente. Gli ufficiali di collegamento certo non mancano”. E perplesso si mostra anche Dario Franceschini: “Non bisogna mai smarrire l’ordine delle priorità. E la priorità, nel nostro caso, è creare le condizioni per vincere come coalizione. Quindi individuare la strada migliore perché Prodi ci aiuti a vincere le elezioni politiche. E’ importante, ma è al secondo punto, il risultato della Margherita come di ogni altro partito della coalizione”.
“Via dal Ppe e pure dai liberali europei”
Preoccupa, nella Margherita, che i risultati delle elezioni del prossimo anno possano certificare ancora una volta la notevole differenza tra i voti del partito rutelliano e i Ds, “e che si fa se si finisce dieci a diciotto per loro?”. E’ successo alle Amministrative, può ripetersi.
Marini nega questa preoccupazione: “Nel 2001 abbiamo avuto più voti di opinione, le amministrative sono diverse, conta la struttura. E dove avevamo la struttura abbiamo tenuto”. E
dice anche di non credere alle voci – ieri particolarmente insistenti, a Montecitorio – di elezioni politiche anticipate, “sono solo forzature: che interesse hanno a farci votare?”.
Perciò, si torna alle europee. “L’ora della verità sullo stato di salute dei partiti italiani”, insiste Marini. “Noi abbiamo un interesse generale. E su questo punto, dentro il partito, la condivisione è totale”. E non teme che esporre Prodi come capolista l’anno prossimo possa in qualche modo “indebolirlo” come candidato premier alle politiche che verranno. “Che vuol dire, che si deve astenere dal fare una scelta politica perché sarà candidato alla guida del governo?
Mica è un fatto negativo. L’ho già detto: non vedrei bene un figlio di nessuno alla guida della coalizione. Anche gli alleati mica fanno regali a qualcuno, ognuno punta sul candidato ritenuto più forte”.
Che per Marini è appunto Prodi, e nessuna obiezione lo convince del contrario: “Esce dalla Commissione col profilo giusto, ha affrontato con successo l’euro e l’allargamento”.
Ma l’obiezione forte è quella del professore. Non vuole disimpegnarsi dalla Commissione in anticipo, e chiede forti garanzie.
L’articolo di Michele Salvati sul partito democratico liberato dall’influenza dei dirigenti storici dei ds, pubblicato dal Foglio, indicava la strada prediletta dall’euroboss: un quadro politico e di comando sicuro, sennò si ricomincia come prima.
Da il Foglio di mercoledì 16 luglio 2003
saluti




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