dall'Arena di verona:
Al banco si erano presentati due nordafricani
Caffè negato a due stranieri, barista processata per discriminazione razziale
L’avvocato della donna: «Il rifiuto fu dettato da problemi di sicurezza In altri bar al momento di pagare le discussioni erano degenerate»
Dopo il fratello, anche la sorella è stata condannata per violazione della legge che punisce l’odio e la discriminazione razziale, la cosiddetta legge Mancino. Il verdetto è stato emesso perché la donna, Elena Zerman, aveva ricevuto ed eseguito l’ordine da suo fratello, titolare di un bar in via Rosa Morando in Borgo Venezia, di non servire bevande o altro a cittadini extracomunitari. La vicenda risale al 14 novembre 1999. Quel giorno, verso le 13, due nordafricani si presentano al banco e chiedono due caffé. Ma la donna si rifiuta di servirglieli. Allora, i due immigrati escono, chiamano la polizia e tornano con gli agenti. Ma nel frattempo, Elena Zerman è andata a casa e nel bar c’è suo fratello Luca. Ed anche davanti ai poliziotti, i caffé non vengono serviti.
Per questo motivo, Luca Zerman è stato condannato a quattro mesi di reclusione. Sua sorella, invece, a sedici giorni di reclusione convertita in 619 euro di pena pecuniaria. La sentenza è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare Monica Sarti che ha processato la barista con il rito abbreviato.
L’avvocato Davide Adami, che ha assistito il titolare del bar e sua sorella, ha fondato la difesa soprattutto sulla motivazione che spinse i due ad evitare di servire i caffé ai nordafricani. «Non è una questione di razzismo», ha detto il difensore, «ma solo un problema di ordine pubblico. Nella zona già due locali erano stati chiusi perché, al momento di pagare, alcuni immigrati avevano inscenato discussioni degenerate anche in episodi di violenza. Per questo, i bar avevano anche subìto provvedimenti di chiusura per motivi di ordine pubblico». Luca Zerman, così, aveva pensato che sarebbe stato meglio evitare problemi ed aveva dato disposizione a tutti i suoi collaboratori di comportarsi, in caso di incertezza, in un determinato modo.
Anche al processo d’appello è stata confermata la condanna del barista, processato un anno prima di sua sorella. «Davanti al giudice», raccontò dopo la condanna, «fui molto sincero e spiegai che la nostra clientela è mista e che non siamo affatto razzisti. Poi, certi episodi sgradevoli erano avvenuti anche nel mio bar e pertanto eravamo preoccupati per una chiusura forzata».
L’avvocato Adami fece presente che per un rifiuto di servire un immigrato nel 1998, per Zerman non fu avviata un’indagine per violazione della legge Mancino, ma gli fu inflitta solo una multa.




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