Bossi: noi padani come gli ebrei, rischiavamo di perdere l' identità
Si è ripetuta per il sesto anno la cerimonia dell' ampolla: «Verremo sempre lungo questa fonte». Oggi la manifestazione a Venezia
Per la prima volta da ministro alle sorgenti del Po: siamo costretti ad andare in guerra, non sarà una passeggiata Bossi: noi padani come gli ebrei, rischiavamo di perdere l' identità DAL NOSTRO INVIATO PIAN DEL RE (Cuneo) - Nella giornata in cui torna per qualche ora «guerriero padano» raccontando alle sorgenti del Po l' epopea della sua Lega, il ministro Umberto Bossi si dice pronto alla guerra. La guerra vera, quella di cui ha parlato il presidente Usa George Bush alle truppe: «Se ci sarà - spiega il Senatur - è inevitabile che l' Italia sia a fianco degli Stati Uniti, ci sono degli obblighi da rispettare». Ma si capisce che questa, di guerra, lo spaventa. Glielo si legge in faccia al leader leghista: «Non sarà una passeggiata da poco», riflette ad alta voce. E ancora: «Se entri in guerra... saremo costretti ad andarci. Se la Nato invoca l' articolo 5...». Tuttavia in quello che vede, a differenza di molti dei suoi alleati come «un conflitto di civiltà», «la Lega sta con l' Occidente» conclude cercando di mascherare con la forza dell' enunciazione i timori che lo assalgono di fronte alla drammatica situazione internazionale. Il gran capo dei «padani» giura però di non aver mai pensato a cancellare per gli eventi terroristici la manifestazione dell' ampolla: la raccolta delle acque sorgive del Po da portare nella Laguna di Venezia ripercorrendo con il fiume quel territorio, la Padania, che solo qualche anno fa prometteva di liberare dall' Italia con la secessione. È una «festa di democrazia», una «festa di libertà, di vitalità del popolo»: «negli Usa ha perso il popolo, la democrazia» e la Lega «ha sempre sostenuto la storia dei popoli». Così ieri, sesto anniversario della cerimonia, baciata da un «sole delle Alpi» strepitoso, Bossi si è piegato ancora una volta a raccogliere in ampolla l' acqua del fiume che chiamò «dio». Certo l' omaggio alle vittime c' è stato, tre minuti di silenzio prima del comizio. E si ripeterà oggi a Venezia. Ma la Lega va avanti con i suoi riti. Magari con meno seguito (c' erano appena un migliaio di persone sotto il Monviso), Bossi si augura però che «noi verremo sempre lungo questa fonte». I deputati della Margherita Monaco e Vernetti parlano di «pagliacciata», di un «ministro che giura fedeltà alla Repubblica italiana e poi si balocca con le acque del "dio Po"». Anche il ds Angius insorge. Bossi, con tono da parabola, dice che «ci fu un tempo in cui il Paese, a causa del giacobinismo imperante, rischiava di finire nel più bieco centralismo» e non era possibile «avere il doppio patriottismo che c' è in ogni Stato democratico». Prima «a dichiararsi lombardi si veniva subito accusati di razzismo». E per spiegare meglio la nuova creazione dialettica, quella del «doppio patriottismo», il senatur si avventura in un parallelismo con gli ebrei: per i padani «sembrava si ripetesse la storia degli ebrei nel Dopoguerra». Già, i «padani italiani» come «gli ebrei tedeschi»: entrambi chiamati «a difendere la propria identità» che «rischiavamo di perdere». Come gli «ebrei senza terra», anche «i padani pensano di crearsi uno Stato», la Padania appunto. Ma ora «fortunatamente la terra l' abbiamo». Capito adesso il perché della scelta del Va' pensiero verdiano come inno padano? Canta del popolo ebraico, oppresso come quello che si radunò decine di anni fa intorno a Bossi. Parole che suscitano la reazione del presidente dell' Unione delle Comunità ebraiche Amos Luzzatto: «Una frase divertente» ma che «non ha logica». Il senatur pirotecnico del Monviso, fintomissoni nei toni del grigio (ministeriale?) su maglietta verde padano, passa poi ad esaltare la sua legge sull' immigrazione e a difendere il suo federalismo della devoluzione contro «la porcata di Amato e D' Alema», il federalismo del centrosinistra che sarà sottoposto a referendum il 7 ottobre. Bossi chiede di bocciarlo e sostiene che nel centrodestra sono «tutti per il no». A chi gli ricorda i presidenti di Regione come il piemontese Ghigo che sostengono il sì replica infastidito: «Ghigo non l' ho sotto mano... Non so neanche se ha letto il testo». Un testo che secondo Bossi cancella «la sovranità nazionale dell' Italia». Anche l' Europa «dei comunisti» non gli piace: «È un super Stato burocratico che vuole "normare" tutto». E se il ministro Ruggiero parla di Lega un po' troppo «euroscettica», Bossi fa finta di nulla ma dice sì all' «Europa dei popoli» e stop a quella che vuole stabilire «la lunghezza del picciolo della fragola» e dice che «lo zucchino deve essere turgido». Enrico Caiano
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