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    Predefinito "Prima la devolution poi parliamo della grazia a Sofri"

    Bossi a Repubblica detta le condizioni al Polo. "Qualcuno pensa di fare un governo senza la Lega a settembre? Ci provino pure, senza di noi sono finiti".


    MILANO - Eh no, niente grazia se non ci sono prima le riforme. C'era da aspettarselo: Bossi non ha perso occasione nemmeno questa volta per ingaggiare un duro braccio di ferro con la maggioranza e portare a casa qualcosa. In un'intervista a Repubblica , il Senatur detta le condizioni nel Polo: "La soluzione per Sofri potrà arrivare solo dopo il federalismo - dice - quando ci sarà il battesimo per un nuovo sistema, per un'Italia nuova. Ci deve essere un punto di svolta - spiega - come si è fatto quando si è usciti dalla guerra... fino a poco fa la sinistra inquisiva e mandava in carcere dei patrioti padani per reati di opinione". Il punto di svolta, per Bossi ci sarebbe "quando nasce il federalismo, allora coinciderebbe con una grande cambiamento storico e la gente sarebbe disposta a capire, altrimenti non ci seguirebbe. Il federalismo fa diventare il paese più libero e più responsabile e questo ci può portare a essere generosi. La fine del caso Sofri deve coincidere col mondo nuovo". Insomma, un aut aut in piena regola.

    Un aut aut, però che non piace affatto agli alleati nella Cdl. E infatti, il ministro Gianni Alemanno (An) sempre dalle colonne del quotidiano, gli manda a dire che se entro sei mesi "il governo non sarà riuscito ad avviare le riforme strutturali, allora An sarà fuori".

    E Bossi non si placa, nemmeno il giorno dopo che il suo ministro Castelli aveva dovuto subire un assedio senza precedenti nella storia del suo mandato: la sua proposta dell'amnistia politica al posto della grazia aveva scatenato maggioranza e opposizione , per non dire delle minacce dell'Ulivo che pensa alla sfiducia. "Castelli è un duro...-continua il leader del Carroccio - e adesso tutti scaricano addosso a lui...ma il problema è quello della chiusura di una pagina. E poi, se proprio si vuol dare la grazia a Sofri, beh, Castelli è disposto a rinunciare alle sue prerogative". Ma non gratis, lascia intendere. "Qualcuno pensa di fare un governo senza la Lega a settembre? Ci provino pure, senza di noi sono finiti".

    (21 luglio 2003, ore 7,22)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    POLITICA



    Il ministro delle Riforme a Repubblica: "Quando nasce
    il federalismo ci deve essere un punto di svolta"
    Bossi: prima la devolution
    e poi la grazia a Sofri
    "E se ci mettono fuori dalla maggioranza andiamo al voto"
    di GUIDO PASSALACQUA


    Umaberto Bossi

    MILANO - Per tre giorni è stato zitto. Ieri, però, Bossi ha deciso di dire la sua sulla grazia ad Adriano Sofri. È una posizione più politica rispetto a quella di Roberto Castelli, anche se con molti punti in comune. In realtà Umberto Bossi ha detto da tempo che col caso Sofri "bisognava girare pagina" nella storia d'Italia e mantiene questa sua idea con qualche accento di disponibilità in più rispetto al Guardasigilli. Questione di sfumature, ma in un caso così delicato contano anche le sfumature.

    Che ne pensa di tutte le polemiche nate dopo il rifiuto della grazia?
    "Mah, non penso nulla".
    Come?
    "Nel senso che mi pare che Castelli da quell'orecchio non ci senta, lui personalmente è decisamente contrario alla grazia a Sofri".
    D'accordo, Castelli è un autorevole esponente della Lega, ma lei che della Lega è il segretario politico, come valuta la situazione?
    "Io dico che la soluzione potrebbe arrivare dopo il federalismo, quando ci sarà il battesimo del nuovo sistema, di una Italia nuova".
    Allora dà ragione a chi sostiene che la Lega sta mercanteggiando.
    "Io non contratto niente, il mio è un ragionamento da politico".

    Castelli ha fatto il paragone con l'amnistia di Togliatti.
    "Ci deve essere un punto di svolta, come si è fatto quando si è usciti dalla guerra. Però, secondo me, se non viene il nuovo sistema allora bisogna sapere che la gente è contraria alla grazia. Insomma fino a poco fa la sinistra inquisiva e mandava in carcere dei patrioti padani per reati di opinione, questo è quello che io ho visto e vede la mia gente".
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    E il punto di svolta quando lo vedrebbe?
    "Quando nasce il federalismo. Allora coinciderebbe con un grande cambiamento storico e la gente sarebbe disposta a capire, altrimenti non ci seguirebbe. Castelli mi dice che la gente non capisce la grazia a Sofri e io lo so, lo sento nei comizi. Castelli è un duro, io forse sono più tollerante e dico che si può parlare dopo che è arrivato il federalismo".
    Prende le distanze da Castelli?
    "No. Adesso tutti si scaricano addosso a Castelli, anzi sulle potenti spalle della Lega Nord, ma il problema è quella della chiusura di una pagina. E poi se proprio si vuole dare la grazia a Sofri, Castelli è disposto a rinunciare alle sue prerogative".
    Cioè?
    "La legge oggi prevede la doppia concomitanza tra il ministro della Giustizia e il presidente della Repubblica. Castelli è disposto a rinunciare. Se proprio vogliono...".

    Mi sembra una ipotesi arzigogolata.
    "Bisogna modificare la legge".
    Lei preferirebbe affrontare il problema in modo più politico.
    "Io parlo da politico, da un politico che è abituato a fare le battaglie per la gente. Ma so, anche, che a volte bisogna fare degli sforzi per fare capire. Insisto se si riesce a fare coincidere la grazia col cambiamento dello Stato allora quella può essere la via. Chiudere una pagina. Spiegare alla gente che siccome è cambiato il mondo si può essere generosi in tutti i sensi. Questo avrebbe un significato preciso. Altrimenti la gente, il popolo, continuerà a dire: "Se capitava a uno di noi restava in galera a vita, è capitato a uno dei partiti e ne viene fuori"".
    Così si dirà che il suo è un baratto.
    "Il mio è un ragionamento politico, io non chiedo di scambiare niente. Il federalismo deve arrivare, è nei patti".
    Forse nella Lega non tutti saranno d'accordo con lei, la posizione di Castelli è nota, in più il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli è ancora più severo di Castelli.
    "Non c'è una posizione della Lega. Certo, se vuoi rappresentare quello che pensa il popolo al cento per cento, devi essere molto duro, ma se fai politica devi essere pronto alle mediazioni, altrimenti...".

    Ne ha parlato con Berlusconi?
    "No".
    Una soluzione solo per Sofri?
    "No, anche per altri".
    Chi?
    "Vedremo, quando e se arriverà il momento".
    Castelli ha detto di essere pronto a dimettersi, lei che dice?
    "Ne parleremo. Ma il problema è che bisogna uscire alla svelta da un passato che ci ha portato il terrorismo e il fallimento del Paese con l'enorme debito pubblico".
    Unisce simbolicamente il caso Sofri al federalismo?
    "Il federalismo fa diventare il Paese più libero e più responsabile e questo ci può portare a essere generosi. La fine del caso Sofri deve coincidere col mondo nuovo".
    Tra i suoi alleati è un coro: chi comanda nel governo ormai è Bossi.
    "Comando così tanto che di tutti i patti fatti alle elezioni non ne è passato nemmeno uno. Lei ha visto la devoluzione, il federalismo?".

    Ieri Marco Follini, su Repubblica, l'ha definito "il vero fattore di blocco dell'alleanza".
    "Sono tante le cose che non vedo realizzate. Ma come faccio a dettare legge nella Casa delle Libertà? Io chiedo le riforme, chiedo di mantenere la parola data, messa nero su bianco. Certo sono un fattore di blocco se vogliono che diventi assistenzialista".
    Sempre su Repubblica nel disegnare gli scenari politici Follini dice che "la Lega è virtualmente fuori della maggioranza" e alcuni sostengono che a settembre ci sarà un chiarimento sanguinoso: "O se ne va la Lega o ce ne andiamo noi". Si parla anche di un governo Forza Italia-An-Udc, oppure di un monocolore targato Forza Italia.
    "Io non ho paura di niente. Quel che viene viene. Ma le dico che se accadesse una cosa del genere vorrebbe dire correre subito alle elezioni, e la sconfitta sarebbe generalizzata, a meno che..."
    A meno che?
    "A meno che qualcuno non stia pensando di ricostruire i partiti di una volta, quelli che hanno la responsabilità dell'immane debito pubblico. Ma sono cose fuori dal tempo. Follie".
    Sicuro?
    "Se mettono fuori la Lega bisogna andare a elezioni. L'ambaradam non durerebbe 22 secondi. Chi appartiene al passato non può più tornare. Le dico che non si rompe. La Dc non può più tornare. Mi dispiace per Fassino che in questo modo potrebbe andare al governo, mi dispiace davvero".


    (21 luglio 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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