Potremmo proseguire per ore a controbattere argomenti giuridici ad argomenti giuridici (non c'è mica solo la irretroattività, c'è il ne bis in idem, il diritto di difesa, il decorso del tempo), ma il punto è che la prospettiva "giustizialista" nel caso in questione introduce una serie di materiali (giusti o sbagliati, per me comunque aberranti) che in fin dei conti sono estranei a quella cultura giuridica liberale in cui gli antifascisti pretendono di rientrare.In Origine Postato da gribisi
L' irretroattività della legge di per se è giusta, ma presuppone un cittadino che non si fa le leggi da solo ma le subisce come date.
Nel caso del Nazismo invece parliamo di un' associazione che prima si è impadronita dello stato, poi si è fatta da sola le leggi per legalizzare i crimini che intendeva commettere, e infine li ha commessi.
In queste condizioni troppo facile dire che la legge gli permetteva di fare quello che hanno fatto.
Inoltre si parla di azioni la cui natura delittuosa è autoevidente e non necessita davvero di leggi che la stabiliscano.
Non è mica solo questione del diritto interno alla Germania nazista, il cui ordinamento giuridico, peraltro, non era meno valido di quello degli altri stati; è anche un problema di diritto internazionale.
Anzi a ben vedere il diritto del IIIReich non viene assolutamente in questione se non per determinare l'esistenza di rapporti di subordinazione tra Priebke e i suoi superiore, e quindi se esiste la scriminante, tenuto conto dello stato di guerra e del carattere forte della gerarchia militare, dell'aver obbedito ad un ordine, oppure di non aver potuto tenere un comportamento diverso da quello in effetto tenuto.
D'altra parte alla coscienza sociale oggi ripugna che possa esistere un diritto guerra (ius in bello) in larga parte derogatorio alle regole del tempo di pace, ma nondimeno:
-questo complesso di norme all'epoca era vigente e pienamente applicabile
-l'averlo abolito, con la previsione di una tutela assoluta dei diritti umani, non ha certo fatto venire meno le lesioni di questi diritti nell'ambito dei numerosi conflitti oggi esistenti, ma li ha semplicemante posti al di fuori di qualsiasi regolamentazione.
Ma il tema diventa ancora più interessante quando si pensi al concetto di "criminale di guerra", concetto oggi talmente vago da non connotare più alcunchè, limitandosi a denotare tutti coloro che essendosi opposti o avendo attccato le forze poi risultate vincitrici del conflitto, cadono nelle maglie di una parzialissima giustizia internazionale o nazionale.




Rispondi Citando
