Informazioni di base: Il commercio dei diamanti nelle aree sotto controllo governativo della RDC
Ogni giorno viene versato del sangue nei giacimenti diamantiferi della RDC e nella comunità internazionale non se ne parla affatto.
Decine di persone vengono uccise ogni anno nelle miniere di Mbuji-Mayi. Molte altre ancora vengono colpite e ferite, spesso gravemente. Decine, inclusi molti bambini, vengono trattenute senza alcuna accusa, in condizioni orribili, da guardie si sicurezza che non hanno alcuna autorizzazione formale per farlo.
La maggior parte delle vittime sono sospettate di essere responsabili di estrazioni non autorizzate, e che per fare questo si sono introdotte nelle concessioni diamantifere. Le uccisioni e i ferimenti avvengono principalmente all’interno delle concessioni, dove le vittime non hanno nessun diritto di stare. Non per questo esse devono veder violati i loro diritti fondamentali, tra i quali il diritto alla vita, il diritto a non essere soggetti a trattamenti e punizioni crudeli, inumane e degradanti e il diritto a un processo equo.
In alcuni casi, le stesse vittime sono armate, o hanno una scorta armata, e dunque pongono una vera minaccia per la sicurezza delle guardie delle concessioni. Ma nella maggioranza dei casi questi minatori illegali sono del tutto disarmati, pertanto l’uso di armi da fuoco contro di loro non può essere giustificato. In tali circostanze, sparare e ucciderli equivale ad un’esecuzione extra-giudiziale.
Malgrado ciò, per quanto ne sa Amnesty International, a Mbuji-Mayi non un solo agente è mai stato perseguito per omicidio illegale di un sospetto minatore non autorizzato.
Nel lungo termine, l’equo sfruttamento delle vaste risorse naturali della RDC, inclusi i suoi diamanti, diviene essenziale per la promozione della futura prosperità della nazione e del benessere dei suoi cittadini. Sfortunatamente, questo enorme potenziale naturale non è mai stato adeguatamente utilizzato a beneficio della popolazione. Elite governative che non rispondono ad alcun controllo, si sono invece arricchite attraverso la scellerata gestione e l’indebita appropriazione delle risorse del Paese, rimanendo apparentemente indifferenti alle conseguenze negative che tutto ciò ha avuto per lo sviluppo socio-economico della nazione.
Malgrado il potenziale benessere del Paese sia enorme, nel 2002, in uno studio sullo sviluppo condotto dalle Nazioni Unite, la RDC è stata classificata al 155esimo posto su un totale di 173 nazioni. Il prezzo del benessere e dei privilegi di una elite governante è corrisposto, in larga misura, all’impoverimento di una nazione.
Ciò che sta succedendo a Mbuji-Mayi è per molti versi caratteristico della situazione che prevale nella RDC. In tutto il Paese istituzioni statali, come quella giudiziaria, non portano a termine il loro compito adeguatamente; la mancanza di trasparenza e di responsabilità stanno promuovendo una corruzione istituzionalizzata e una cattiva gestione delle risorse dello stato, a spese dello sviluppo sociale ed economico. E gravissime di violazioni dei diritti umani, spesso connesse con lo sfruttamento delle risorse naturali o con conflitti per il controllo di queste risorse, sono state commesse con una quasi totale impunità.
fonte amnesty international




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