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Discussione: 60 anni di RPC

  1. #21
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    Citazione Originariamente Scritto da Combat Visualizza Messaggio
    Ma come mai i nostri amici accecati dall'ideologia li ritroviamo sempre a dire le stesse cose che dicono gli USA?

    Contro la Cina come gli USA, che oggi si cacano sotto se la Cina non acquista i suoi debiti....

    ...oppure addirittura la lotta contro la crescita demografica...battaglia che dal "club di roma" in poi è sempre sulla bocca dei mondialisti più o meno angloamericani....
    Perchè in realtà sono degli americanofili.

  2. #22
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    Veramente sono stati gli anglosassoni a premere perché la Cina entrasse nel WTO.

    Non si capisce il nesso tra la constatazione di ciò che comporterà la crescita demografica cinese oltre i suoi attuali confini politici e i fantomatici complotti per la riduzione della popolazione mondiale, anche considerato che nonostante tutto la Cina è il primo stato al mondo a contenere la propria crescita demografica.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 04-10-09 alle 12:30

  3. #23
    Baron Samedi
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Veramente sono stati gli anglosassoni a premere perché la Cina entrasse nel WTO.

    Non si capisce il nesso tra la constatazione di ciò che comporterà la crescita demografica cinese oltre i suoi attuali confini politici e i fantomatici complotti per la riduzione della popolazione mondiale, anche considerato che nonostante tutto la Cina è il primo stato al mondo a contenere la propria crescita demografica.


    carlomartello

    L'Occidente e gli Stati Uniti hanno decretato la nascita della Cina moderna e la sua affermazione economica.Che ora i cinesi abbiano il coltello dalla parte del manico per quel che concerne l'aspetto finanziario è vero.Ma non hanno ancora un mercato interno per imporsi.
    Verissimo sulla demografia.E dovrebbero seguire tale esempio anche in India.

  4. #24
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    I "fantomatici" programmi di riduzione della popolazione modiale, sono proprio indirizzati a decimare le popolazioni dei bric e altri spazi, non certo l'occidente dalla crescita zero!
    C'è un'abbissale differenza fra il controllo demografico che la Cina fa di ste stessa, e i programmi mondiali di riduzione. E' proprio il discrimine che gli amici degli Usa paiono non prendere in considerazione.

  5. #25
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    Citazione Originariamente Scritto da Stalinator Visualizza Messaggio
    si va be bona notte... ma che domina.. questi avranno una recessione paurosa quando la lobby deciderà di infestare il loro mercato di titoli sporchi e denaro tossico... ormai lo hanno sotto scacco... Cina e India sono i nuovi tossici, e gli Usa sono il loro pusher...
    Un po'come hanno fatto con l'Italia neldopo guerra,sino a giungere alboom degli anni '60,poi ora ci troviamo affossati dai debiti...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  6. #26
    Si vis pacem, para bellum
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    Predefinito Rif: 60 anni di RPC

    La Cina e il suo spirito di M. Tozzato

    Lo studioso di storia della Cina contemporanea Fernando Mezzetti, in un articolo sul Sole 24ore del 27.09.2009, tenta di sintetizzare in poche righe la parabola storica di questo grande paese nel periodo successivo alla morte di Mao:
    <<…la Cina del dopo-Mao,[…]a fine 1978, col ritorno al potere di Deng Xiao-ping, dal Timoniere purgato per due volte, si libera dai dogmi maoisti avviando riforme e apertura. Smantella le Comuni del popolo dando la terra ai contadini, si dota di codici, avvia un’economia di mercato, si apre agli investimenti stranieri (circa 700 miliardi di dollari in un decennio), istituisce la Borsa, sforna ogni anno centinaia di migliaia di tecnici e laureati, diventa fabbrica del mondo, anche di beni ad alta tecnologia, sale ai primi posti del commercio mondiale, e accumula riserve per oltre duemila miliardi di dollari, buona parte dei quali investiti in bond del Tesoro USA. Il reddito annuo pro-capite è salito da 250 dollari nel 1980 a 3.000 nel 2008, quasi 6.000 a parità di potere d’acquisto. Le riforme hanno inizialmente portato vantaggi a tutti, ma poi si sono avuti vincitori e vinti. Una società di eguali nella miseria si è diversificata, con la formazione di nuovi ceti: 350.000 milionari in euro, una classe media di circa trecento milioni, e la sterminata popolazione rurale con un reddito pro-capite di 700 dollari, circa 1.400 a parità di potere d’acquisto. Il sistema autoritario ha vacillato nel 1989, con le proteste sulla Tienanmen, stroncate con la strage. Ma mentre in Europa crollavano i regimi socialisti e Mosca andava in crisi, nel ’92 le riforme furono da Deng - scomparso poi nel ’97- rilanciate e approfondite, per non fare la fine dell’Unione Sovietica. E si è giunti, quindi, a sancire nella Costituzione l’intangibilità della proprietà privata. Il partito si definisce ancora comunista, benché il settore privato da anni costituisca il 70% del Pil. In realtà è una struttura meramente autoritaria, che da tempo ha fatto suicidio ideologico anche condannando pubblicamente Mao, nel 1981, per “aver causato immani disastri al Paese”. Non è più il partito solo dei contadini e degli operai, ma anche di grandi imprenditori e manager, esaltati come “nuovo strato di 50 milioni di persone che possiedono o gestiscono patrimoni per 1.300 miliardi di dollari, creano ogni anno sei milioni di posti di lavoro, e contribuiscono per un terzo alle entrate tributarie”.[…]Il regime resta autoritario, ma il cinese dispone oggi di spazi di libertà individuale raramente conosciuti nella sua storia. Il partito unico si apre ai capitalisti allo scopo di rappresentare tutta la società e comporre al proprio interno la diversità di interessi. Il suo attuale leader, Hu Jintao, persegue una “società armoniosa”, rispondendo alle critiche sui diritti umani che “assicurare benessere a un miliardo e trecento milioni di persone è il maggior contributo che un Paese possa dare alla pace”. Non è facile dargli torto.>>
    E’ probabile che si siano anche andate delineando delle divisioni in gruppi di interessi economici che si riflettono all’interno del partito. Esso ha, in queste evenienze, il compito di portare a soluzione i vari conflitti che si dovessero innescare, volta a volta, impedendo la nascita di una situazione endemica di lotta tra potentati economici, potenzialmente disgregante per l’unità della direzione del Paese. Per quanto riguarda la dimensione ideologico-culturale si è assistito già da tempo ad un revival del confucianesimo come pensiero dominante e dottrina di legittimazione. Lo studioso di scienze delle religioni, G. Staguhn, ha rilevato - in uno scritto divulgativo sulle grandi religioni mondiali – le radici storiche e ideologiche che hanno portato a questo. Il maestro Kung-fu-tzu (latinizzato con il nome di Confucius) è nato nel 551 e morto nel 479 a.C. ed ebbe durante la sua vita solo pochi seguaci. Ma nel periodo della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) la dottrina di Confucio si sviluppò sino a diventare la filosofia ufficiale dello stato cinese. Scrive in proposito Staguhn:
    <<Fu in verità un onore molto ambivalente, in quanto l’imperatore cinese strumentalizzò la dottrina di Confucio servendosene per dominare e sfruttare il popolo. Si deve peraltro riconoscere che il confucianesimo si prestava benissimo a tale uso. In fondo Confucio aveva predicato un’obbedienza assoluta all’autorità. I sovrani ignorarono deliberatamente che, parlando dell’autorità, Confucio intendeva un’autorità dedita al bene, impegnata a realizzare il bene del popolo. Gli imperatori cinesi trasformarono così il riformatore Confucio in un reazionario e per due millenni soffocarono nel suo nome in Cina ogni spirito libero.>>
    Con l’avvento di Deng il pensiero di Confucio, aspramente combattuto da Mao, è ritornato in auge e la cultura confuciana ha progressivamente ripreso il suo ruolo egemonico. Lo stato autoritario cinese può trovare nel confucianesimo uno strumento utile per stabilizzare il sistema e così del resto si era verificato altre volte nella storia quando la suprema autorità del paese “ricercò la stabilità in tempi di insicurezza”. Staguhn, infatti, aggiunge:
    <<Così la Cina sta rivivendo oggi una vera rinascita degli antichi valori confuciani: al popolo vengono predicati dall’alto virtù, morale, disciplina, operosità, senso della famiglia e Confucio viene elevato di nuovo a filosofo dello stato.>>
    Una scrittrice cinese contemporanea – la quale sta avendo un grande successo nella sua riproposizione “moderna” del pensiero confuciano – ha fatto rilevare che la “società armoniosa” di cui parla Hu Jintao risulta direttamente connessa alla dottrina che stabilisce una connessione diretta tra l’autorità mondana e il cosmo naturale e sociale:
    <<Questo cosmo, secondo l’antica concezione cinese, è un organismo vivente estremamente grande, che muta costantemente. In questo organismo tutto è legato, e ogni mutamento in ogni parte anche minima influisce sul tutto. Fra tutti i fenomeni dell’universo sussiste dunque una generale coincidenza e armonia fra il continuo nascere, esistere e morire.>>
    Comunque vi sono, anche, elementi della morale confuciana che sembrano mettere in primo piano le virtù politiche rispetto alla ricerca della ricchezza e di sempre maggiori consumi; a causa della situazione che si è sviluppata in alcune aree del paese maggiormente avanzate, infatti, la distinzione tra amore della ricchezza ( li ) e rettitudine, amore delle virtù e senso del dovere ( i ) sembra risultare particolarmente attuale. Nei Detti (Lun Yù) così si esprime il maestro Kung:

    Un uomo nobile si rivela
    in ogni cosa secondo il dovere ( i );
    un uomo volgare
    secondo l’interesse che può derivargliene ( li ).

 

 
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