Intervista a: Gioacchino Natoli
Intervista
a cura di
Saverio Lodato
31.07.2003
«Andreotti premier rafforzò Cosa Nostra»
Gioacchino Natoli, insieme a Gian Carlo Caselli, Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, fa parte di quella pattuglia di Visionari che portarono sotto accusa per mafia il senatore Giulio Andreotti. Diede parere favorevole il giudice per le indagini preliminari. Diede parere favorevole l'intero Parlamento. Ma crocifissero solo loro, i Visionari. Altri tempi. Una stagione antimafia, quella successiva alle stragi del 1992, quando si indagava per accertare i legami politici e istituzionali di Cosa Nostra, nella convinzione che la mafia fosse qualcosa di profondamente diverso da tutte le altre organizzazioni criminali. Una stagione che, proprio in queste ore, gli uomini della Casa delle Libertà in Commissione parlamentare antimafia vorrebbero cancellare per sempre. Difficile.
Come è noto, in primo grado Andreotti è stato assolto per “insufficienza di prove”, anche se l'espressione urta la suscettibilità di un certo baraccone garantista che non avrebbe voluto mai assistere al “processo del secolo”. In secondo grado, Andreotti è stato assolto perché, nel frattempo, è intervenuta la prescrizione del reato contestato.
Gioacchino Natoli fu pubblico ministero, insieme a Lo Forte e Scarpinato, nel primo processo. Oggi, sostituto procuratore a Palermo, accetta di commentare le motivazioni della sentenza della corte d'appello presieduta da Salvatore Natoli.
Dottor Natoli, vi considerate Visionari riabilitati dalla sentenza?
Non so se i Visionari sono stati riabilitati o se invece non sono mai esistiti. Avendo letto la sentenza, so solo che, per la prima volta, è stato accertato in un processo che un presidente del consiglio in carica incontrò, nell'estate 1979, nella riserva di caccia dei Costanzo , "la Scia", nel catanese, esponenti di Cosa Nostra del calibro di Stefano Bontate. E che poco dopo, nella primavera 1980, li incontrò nuovamente a Palermo per discutere con loro dell' omicidio di Pier Santi Mattarella, presidente della Regione siciliana.
Dottor Natoli, è vero che sin dal primo incontro l'omicidio Mattarella apparteneva alla rosa delle “soluzioni” possibili?
Questo non può essere detto con certezza. È certo, però, che della “delicata questione Mattarella” si parlò in quell'incontro e che Andreotti, allora presidente del consiglio in carica, ritenne di fornire a Bontate e agli altri delle “soluzioni politiche” alla “delicata questione”.
Cioè?
La sentenza afferma che il presidente Andreotti fornì "soluzioni politiche" e che, dopo l'omicidio, tornò a incontrare Bontate e gli altri per chiedere spiegazioni di quanto era accaduto. E del perché tali soluzioni fossero state disattese. Non è un caso che la sentenza fa riferimento al "drammatico fallimento del disegno" del presidente Andreotti.
Dottor Natoli, pare di capire che da questa sentenza Tommaso Buscetta e Marino Mannoia escono come giganti del pentitismo. Non è così?
Un fatto è indiscutibile: sono stati ritenuti assolutamente credibili.
Dottor Natoli, come mai molti politici si ritengono quasi sollevati dal fatto che Andreotti ebbe rapporti con Cosa Nostra “solo” fino al 1980?
Non sono ovviamente legittimato a interpretare pensieri e stati d'animo degli altri. Mi limito a osservare, da cittadino comune, che apprendere da una sentenza che uno dei massimi esponenti delle istituzioni si è incontrato con i massimi esponenti di Cosa Nostra dell'epoca, è un fatto estremamente inquietante, che non può essere liquidato con osservazioni superficiali.
Dottor Natoli, dicono anche che così come Andreotti ebbe, per ragioni del suo ufficio, rapporti con il mondo del comunismo, non ci si dovrebbe meravigliare se li ebbe anche con il mondo dei mafiosi.
Questa affermazione mi sembra inaccettabile perché eleva a dignità di “forza politica” una associazione segreta e illegale, quale era e continua a essere Cosa Nostra. Un'organizzazione - ricordiamolo - che si è macchiata di gravissimi delitti e atroci stragi. Il presidente Andreotti, comunque, diede a Cosa Nostra una dignità che non meritava.
Dottor Natoli, hanno anche detto che Andreotti, quando “scende” in Sicilia per la prima volta trova già una tavola apparecchiata.
Certo che la mafia non l'ha inventata il presidente Andreotti. La sentenza, però, dà corpo a quello che la prima commissione antimafia aveva scritto nel 1976. E cioè che la cifra distintiva di Cosa Nostra consisteva nel suo rapporto con pezzi deviati della politica e delle istituzioni.
Dottor Natoli, ma dopo il 1980 in Sicilia si scatena l'inferno…
Nella sentenza del presidente Scaduti è scritto che: «la manifestazione di amichevole disponibilità verso i mafiosi, proveniente da una personalità politica così eminente e così influente, non poteva di per sé non implicare la consapevole adduzione alla associazione di un rilevante contributo rafforzativo».
Dottor Natoli, lo faccia capire a noi comuni mortali.
Significa che Cosa Nostra si rafforzò enormemente per il contributo di amichevole disponibilità mostrato dal presidente Andreotti verso di essa.
Dottor Natoli, le avevo chiesto dell' inferno che si scatenò in Sicilia…
In effetti, fra il 1979 e il 1993, in Sicilia e in Italia, si è registrata una sequenza di omicidi eccellenti che non ha l'eguale al mondo, e che ha colpito trasversalmente tutte le istituzioni. Mi riferisco agli omicidi: Reina e Pecorelli, marzo 1979; Ambrosoli e Giuliano, luglio 1979; Terranova, settembre 1979; Mattarella, gennaio 1980; Basile, maggio 1980; Costa, agosto 1980; La Torre, Aprile 1982; Calvi, giugno 1982; Dalla Chiesa, settembre 1982; D'Aleo, giugno 1983; Chinnici, luglio 1983. Su molti di questi omicidi, la responsabilità di Cosa Nostra è ormai accertata da sentenze definitive. Per altri, le indagini non si sono concluse. Ma proprio alla luce della sentenza, e del passo che le leggevo prima, resta per tutti l'obbligo di continuare a investigare su eventuali responsabilità esterne a Cosa Nostra.
Dottor Natoli, ma nella sentenza non si parla solo di quei due incontri di Andreotti con i mafiosi. C'è dell' altro. A quali certezze è giunta la corte?
Le certezze non sono poche.Si va dalle relazioni dirette con Bontate e Badalamenti al legame con i cugini Salvo. Dall' appoggio elettorale dei mafiosi alla corrente andreottiana, per altro non l'unico, all' impegno dei mafiosi per soddisfare possibili esigenze del presidente Andreotti o di suoi amici, ma anche all'incontro di Mazara del Vallo, con il boss della zona, Andrea Manciaracina.
Dottor Natoli, in altre parole quei rapporti si sono protratti nel tempo?
Certamente fino alla primavera del 1980 i rapporti ci furono.
E poi?
I giudici hanno dato atto ad Andreotti di un suo successivo ravvedimento, con una legislazione ad hoc contro i mafiosi.
Come si spiega? Paura? Pentimento? O, all'origine, l'ignoranza del fenomeno mafioso?
Fra le possibili risposte, una possibile sottovalutazione del fenomeno mafioso sembra essere la più plausibile.
Dottor Natoli, la sottovalutazione da parte dell' uomo politico che tanti hanno considerato e considerano il più furbo d'Italia?
È una domanda alla quale non posso rispondere. Dovrebbe semmai rivolgerla al presidente Andreotti.
Il quale, però, ha detto: «sono contento dell'assoluzione, per il resto amen». Ci saremmo aspettati di più.
È una soddisfazione legittima che proviene da un “imputato modello”.
Addirittura?
Guardi: non ha mai ricusato i suoi giudici. Si è sempre presentato in aula per tutti gli impegni processuali. Il suo comportamento è sempre stato corretto.
E non si è dato da fare perché il Parlamento gli confezionasse qualche legge su misura…
Questo è incontestabile.
Dottor Natoli, un'ultima domanda. Il presidente della Camera, Casini, ha polemizzato con i giudici dicendo che la Storia non si scrive con le sentenze. Ma i giudici d'appello, nella sentenza, hanno scritto che di Andreotti se ne occuperanno gli storici. Per caso è insorto un equivoco?
I giudici della corte d'appello hanno scritto quello che lei dice. Se poi le loro affermazioni entreranno a far parte della Storia con la esse maiuscola, non possiamo dirlo noi contemporanei.




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