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Discussione: Leggendo Liberazione

  1. #1
    Socialismo o Muerte
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    Predefinito Leggendo Liberazione

    parte prima.

    Liberazione - domenica 27 e lunedì 28 luglio 2003.

    Comprando il quotidiano comunista del PRC (quelle poche volte che spendo 1 euro per leggere Liberazione, dove appare affianco al titolo la pubblicità un'assicurazione **Unipol** gestita indirettamente dai "compagni" diessini"), oltre alla noiosa lettura delle solite notizie riportate su carta come se fosse l'ANSA, ho trovato una sezione del giornale definita "dialoghi" [Anche il compagno Fulvio Grimaldi dialogava, ma è stato cacciato]. I lettori scrivono a Bertinotti e lui risponde. Un certo Giuliano (Uno dei pochi a salvarsi dalla censura che questo giornale opera da molto tempo sulle lettere inviate dagli iscritti del Partito) ----via mail---- pone un quesito al capo del soviet supremo: <<Rifondazione cosa c'entra con le manifestazioni dell'ulivo sulla libertà di informazione quando è in atto una vera e propria "macelleria" sociale portata avanti dal Governo Berlusconi con il tacito assenso di cgil, cisl, uil? E cosa c'entra il PRC con i Ds, quando quest'ultimi lamentano il mancato aumento della produzione industriale, fregandosene della classe operaia, del proletariato e delle categorie indifese come quella dei pensionati o dei precari?>> Una domanda che nasconde qualcosa di più che una semplice lamentela di un lettore rifondarolo (o rifond-azionista?) In Rifondazione Comunista la spaccatura tra coloro che appoggiano una eventuale alleanza con l'Ulivo alle prossime elezioni amministrative/europee/nazionali e chi invece opta per correre da soli, è molto forte. Compagni che militano da anni nel PRC sono stanchi di questi tira e molla con una coalizione (l'Ulivo) essenzialmente riformista e borghese. In questa lotta interna, il grande capo sta costruendo un partito sulla propria immagine e sulle proprie idee. L'epurazione (che ricordo a tutti i compagni , venne utilizzata nel Partito comunista (bolscevico) dell'URSS quando il presidente era Stalin) è un'arma a doppio taglio, con cui il sig. Bertinotti prima o poi distruggerà il suo partito così impegnato nel fare alleanze (locali e nazionali) con "uliveti" e a disintegrare la propria identità immergendosi nel mare di questo "movimento dei movimenti" [tanto esaltato dai giovani comunisti disobbedienti].
    Ritornando al compagno Giovanni che giustamente chiede spiegazioni al neo o pseudo comunista Bertinotti (Ex sindacalista CGIL e PSIUPpino), viene letteralmente "preso per il culo"... Il comandante Marcos (scusate, Bertinotti) inizia il discorso riassumendo in poche parole l'atteggiamento della sinistra moderata: << In essa (...) è forte un'idea dello sviluppo basato su costanti classiche del sistema capitalista >>. Bene, l'affermazione è pienamente condivisibile. Dopo aver sostenuto che è “nostro” compito denunciare il declino industriale nel nostro paese e che ciò non ha nulla a che fare con l'idea di difendere i profitti, arriva il “fulmine a cielo sereno”: << Non si possono difendere gli operai della Fiat e sottrarsi al destino dell'industria produttiva italiana. Per questo abbiamo avanzato l'idea di una nazionalizzazione>>. Nazionalizzare i capitali in fuga all’estero per ricostruire l’industria su base nazionale non significa avere una idea dello sviluppo basato su costanti classiche del sistema capitalista? Il keynesismo non è una ricetta creata per far fronte alla crisi del sistema generata dal liberalizzazione dell’economia , cioè dalla “deregulation” ? Una ricetta che ha consentito ai paesi imperialisti, Usa in primis, di superare uno dei momenti più difficili della storia del capitalismo. Ora parte di questo Partito, ovvero la componente “ socialdemocratica “, ripropone il ritorno al monopolio di Stato, alla ricostruzione dell’industria produttiva italiana su base nazionale, alla migliore redistribuzione della ricchezza.
    E il ruolo della classe operaia quale soggetto politico antagonista alla borghesia, sarebbe (anzi è) il tacito assenso alle manovre dei partiti e dei sindacati legati al regime? La nazionalizzazione migliorerà le condizioni della classe operaia e sarà il presupposto per trasformare i rapporti di produzione capitalistici? No. Né il ruolo passivo del proletariato né la nazionalizzazione saranno trampoli di lancio per lo sviluppo di un processo rivoluzionario, semmai la loro tomba. Tra una cassa da morto firmata Bertinotti o Rutelli & Fassino, non v’è differenza. Sostenendo lo sforzo di condurre con la sinistra moderata un confronto su questa questione, che è il cuore della politica industriale, si mette fine alla politica di classe, passando da una barricata all’altra, sacrificando la classe operaia alla produttività, alle esigenze di una parte dell’alta borghesia italiana.

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    V

    Continua

  2. #2
    Socialismo o Muerte
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    ERRATA CORRIGE

    Giovanni Giuliano

  3. #3
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    In effetti l'esaltazione dello statalismo industriale è stato un errore commesso da buona parte della sinistra italiana (e non) dal dopoguerra ad oggi, ma la nazionalizzazione di un'azienda fondamentale per l'economia italiana quale la FIAT rappresenterebbe un passo in avanti verso una diversa concezione di economia, decisamente in senso socialista. Logico che tutto dipenda da che politiche industriali si adottino da parte statale... se lo Stato si limita a sostituire il capitalista nello sfruttamento (ciò che accadeva in URSS) non si ha nulla di diverso.
    Se lo Stato, inteso come "stato proletario", si occupa di determinati settori (soprattutto i servizi, ma anche settori industriali strategici) dal punto di visto "operaio", con ampia partecipazione operaia e con logica a favore di dipendenti e consumatori, infischiandosene dei profitti, non vedo cosa ci sia a nn andare.
    Per quanto riguarda le tue critiche alla dirigenza del PRC, sono assolutamente rispettabili, ma credo esagerate. Se anche ci dovessero essere accordi con l'Ulivo (cosa che io contesto nella maniera più assoluta, soprattutto con l'attuale Ulivo), non sarebbero accordi servilisti, ma solo strategici. Del resto Bertinotti ha sempre affermato di voler costruire un polo della sinitra antagonista, non un centro sinistra allargato. Però questo ambizioso progetto non dipende solo da Rifondazione, ma innanzitutto da quella corrente dei DS che ancora non ha definitivamente abbandonato le istanze socialiste, soprattutto per quanto riguarda la base.
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  4. #4
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    Quel numero di Liberazione deve aver stabilito un record perchè l'ho comprato anch'io.
    Per quanto riguarda il merito, non credo che rifondazione si proponga più come forza "rivoluzionaria", e di conseguenza deve tenere un occhio alle concrete possibilità di realizzazione di ciò che propone. C'è modo e modo di nazionalizzare un'azienda.
    Teniamo poi presente che la legislazione europea non l'avrebbe permesso. Ormai la battaglia si combatte a livello europeo, gli stati sono meri esecutori di direttive.

  5. #5
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    In origine postato da soviet999
    In effetti l'esaltazione dello statalismo industriale è stato un errore commesso da buona parte della sinistra italiana (e non) dal dopoguerra ad oggi, ma la nazionalizzazione di un'azienda fondamentale per l'economia italiana quale la FIAT rappresenterebbe un passo in avanti verso una diversa concezione di economia, decisamente in senso socialista. Logico che tutto dipenda da che politiche industriali si adottino da parte statale... se lo Stato si limita a sostituire il capitalista nello sfruttamento (ciò che accadeva in URSS) non si ha nulla di diverso.
    Se lo Stato, inteso come "stato proletario", si occupa di determinati settori (soprattutto i servizi, ma anche settori industriali strategici) dal punto di visto "operaio", con ampia partecipazione operaia e con logica a favore di dipendenti e consumatori, infischiandosene dei profitti, non vedo cosa ci sia a nn andare.
    Per quanto riguarda le tue critiche alla dirigenza del PRC, sono assolutamente rispettabili, ma credo esagerate. Se anche ci dovessero essere accordi con l'Ulivo (cosa che io contesto nella maniera più assoluta, soprattutto con l'attuale Ulivo), non sarebbero accordi servilisti, ma solo strategici. Del resto Bertinotti ha sempre affermato di voler costruire un polo della sinitra antagonista, non un centro sinistra allargato. Però questo ambizioso progetto non dipende solo da Rifondazione, ma innanzitutto da quella corrente dei DS che ancora non ha definitivamente abbandonato le istanze socialiste, soprattutto per quanto riguarda la base.
    Innanzitutto bisogna chiarire cosa intendeva il "compagno" Bertinotti quando parlava di nazionalizzazione della FIAT; Per il nostro caro segratario nalizionalizzare voleva dire che lo stato avrebbe acquistato dal bandito Agnelli una parte delle azioni, quindi non un esproprio ma l'acquisto di una parte di essa con i soldi dei lavoratori e poi di controllo operaio neanche a parlarne.
    Cosa vuol dire che gli accordi con l'Ulivo non sarebbero servilistici ma strategici, sela strategia è fare accordi con partiti prettamente borghesi come la Margherita e la destra DS be' allora non ha alcun senso continuare a definirsi comunisti, poi come non potrebbero essere accordi servilistici, ma ti rendi conto dei rapporti di forza? Lo sai quali leggi ha firmato RC quando era con Prodi ed allora rapporti di forza erano nettamente migliori?
    Perchè ora Bertinotti dice che è necessario batterre atutti i costi Berlusconi ed è una cosa fattibile, naturalmente solo elettoralmente, quando in fase congressuale derideva la minoranza interna che parlava di portare all'interno del movimento la parola d'ordine della caduta del governo? E' chiaro quanto RC stia diventando un partito istituzionale senza benchè il minimo radicamento presso la classe operaia (" Abbiamo meno dirigenti nei sindacati di quanti non ne avessero DP o il PSIUP" parole di Bertinotti in CPN). Mi sembra che anche tu ragioni allo stesso modo quando dici che non riuscita della creazione di una sinistra alternativa sia colpa della sinistra DS. La realtà è che i veri cambiamenti non arrivano mai dall'alto ma sempre dalla pressione della base. E' chiaro che la dirigenza del correntone ora abbia fatto un passo in dietro verso Fassino, sono degli opportunisti come tutti i dirigenti socialdemocratici, perchè è un periodo di riflusso delle lotte, se questo atunno dovessero esserci nuove mobilitazioni verrebbero fuori nuvamente ed in maniera ancora più drastica le contraddizioni all'interno dei DS, ma non perchè lo voglia la dirigenza socialdemocratica ma perchè le contraddizioni sono nella loro base. Questa dirigenza è vero non ha mai abbandonato le istanze socialiste perchè non le ha mai avute in realtà neanche quando era nel PCI.
    Mi sembra che nutri troppe aspettative nelle dirigenze riformiste, sei stato deluso da Cofferati, era proprio quello lo scopo del referendum di Bertinotti, rimarrai deluso anche da altri stanne pur certo.
    L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni

  6. #6
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    Caro Ulianov, forse mi hai frainteso. Io non mi posso propriamente dire d'accordo con la linea dell'attuale maggioranza e sono fermamente contrario, allo stato attuale delle cose, ad ogni tipo di accordo con l'Ulivo. Semplicemente mi sembrano esagerati certi allarmismi che arrivano da molti compagni, che vedono nella politica di Bertinotti una svendita del partito all'Ulivo e ai Noglobal. Non la condivido, ma non la demonizzo eccessivamente.
    L'obiettivo primario del PRC è quello di diventare partito di massa, lo era al momento della sua fondazione, lo è tutt'ora: ci si era andati vicini all'epoca del 9%, oggi galleggiamo fra il 5 e il 7. Quello che sicuramente questa maggioranza deve capire è che il consenso non si crea con alleanze, ma con radicamento nella base, su questo concordo pienamente con te. E anche quando parlo che la costruzione di un polo della sinistra alternativa dipende molto dalla sinistra DS, continuo a parlare più che altro della base, non della dirigenza. Del resto sono più convinto (è un dato di fatto) che la base DS è spostata decisamente più a sinistra della dirigenza, se non vuole abbandonare questo partito borghese e moderato è solo per una questione di egemonia storica che il passato del PCI garantisce a questo partito che di sinistra nom ha nulla. Quello che serve per smuovere qualcosa alla base è una sana spaccatura di questo partito-trappola. Se la sinistra fuoriesce e si mette con Rifondazione, la base la seguirebbe certametne e Fassino, D'Alema e Amato se ne andrebbero a fanc**o. E le cose, probabilmente, cambierebbero anche a destra, perchè, con la sinistra staccato dal centro, Lega e AN non starebbero certametne più insieme.
    Ad ogni modo condivido con Bertinotti quando dice che si deve ripartire necessariamente dal referendum: 11 milioni come base non sono mica male. Un polo della sinistra alternativa (PRC, sinistraDS, PDCI, sinistra Verdi), con un programma seriamente socialista, potrebbe mirare tranquillamente al 30% (anche perchè attirerebbe molti astensionisti cronici). Un altro punto fondamentale è, però, una rottura con il sistema borghese, cosa facile da dire a parole, ma dura da mettere giù in un programma; questa sinistra alternativa dovrebbe trovare il coraggio di mettere in programma l'autogestione operaia delle aziende, la gratuità del sistema sociale, l'uscita dalla NATO...ecc... ma a questo ci si penserà a tempi debiti, oggi è inutile e prematuro.
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  7. #7
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    Spiace per non aver continuato il post, vedo che il dibattito si è sviluppato e che ('Forse') ho centrato il problema principale di rifondazione comunista.Una battaglia (ideologica e politica) interna tra correnti diverse sta logorando l'intero partito in via di disintegrazione. La cosa che mi stupisce di più è che questo partito non è una organizzazione di classe, non è radicato nella classe operaia e nel nuovo proletariato. La composizione di classe degli iscritti di rifondazione e dei suoi elettori va dal giovane studente universitario, passando per i ceti medi, ai pensionati. Di proletari davvero pochi. Ferrando un pò di tempo fà si domandò il perchè di questa mancanza (non da poco per chi si definisce comunista). Secondo me, Rifondazione non può essere un partito di classe, proprio perchè non ne è all'altezza. Mancano quadri, manca una linea ufficiale e manca quel radicamento necessario per incidere nello scontro di classe che la crisi del capitalismo accresce ogni giorno. Non essere all'altezza dei compiti significa abbandonare e non sfruttare situazioni/occasioni, per sviluppare un'alternativa di società, un contropotere che sorge nella contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione capitalistici. La Fiat poteva essere (e lo può ancora) un laboratorio d'autogestione operaia, attraverso l'occupazione della fabbrica s'avviava la socializzazione dell'industria torinese sperimentando nuovi comitati di gestione eletti e revocati dall'assemblea operaia. Lo so, pretendo l'impossibile da un partito che se ne va a spasso con i movimenti e lascia alla burocrazia cgil-ellina e al corporativismo dei sindacati autonomi, il compito di pompieri della rivoluzione.

    Ciauz!

    Ah, nella mia città Rif.Com è entrata nella fondazione Biagi. Ma se ne infischia della fiat.

  8. #8
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    In origine postato da soviet999
    Caro Ulianov, forse mi hai frainteso. Io non mi posso propriamente dire d'accordo con la linea dell'attuale maggioranza e sono fermamente contrario, allo stato attuale delle cose, ad ogni tipo di accordo con l'Ulivo. Semplicemente mi sembrano esagerati certi allarmismi che arrivano da molti compagni, che vedono nella politica di Bertinotti una svendita del partito all'Ulivo e ai Noglobal. Non la condivido, ma non la demonizzo eccessivamente.
    L'obiettivo primario del PRC è quello di diventare partito di massa, lo era al momento della sua fondazione, lo è tutt'ora: ci si era andati vicini all'epoca del 9%, oggi galleggiamo fra il 5 e il 7. Quello che sicuramente questa maggioranza deve capire è che il consenso non si crea con alleanze, ma con radicamento nella base, su questo concordo pienamente con te. E anche quando parlo che la costruzione di un polo della sinistra alternativa dipende molto dalla sinistra DS, continuo a parlare più che altro della base, non della dirigenza. Del resto sono più convinto (è un dato di fatto) che la base DS è spostata decisamente più a sinistra della dirigenza, se non vuole abbandonare questo partito borghese e moderato è solo per una questione di egemonia storica che il passato del PCI garantisce a questo partito che di sinistra nom ha nulla. Quello che serve per smuovere qualcosa alla base è una sana spaccatura di questo partito-trappola. Se la sinistra fuoriesce e si mette con Rifondazione, la base la seguirebbe certametne e Fassino, D'Alema e Amato se ne andrebbero a fanc**o. E le cose, probabilmente, cambierebbero anche a destra, perchè, con la sinistra staccato dal centro, Lega e AN non starebbero certametne più insieme.
    Ad ogni modo condivido con Bertinotti quando dice che si deve ripartire necessariamente dal referendum: 11 milioni come base non sono mica male. Un polo della sinistra alternativa (PRC, sinistraDS, PDCI, sinistra Verdi), con un programma seriamente socialista, potrebbe mirare tranquillamente al 30% (anche perchè attirerebbe molti astensionisti cronici). Un altro punto fondamentale è, però, una rottura con il sistema borghese, cosa facile da dire a parole, ma dura da mettere giù in un programma; questa sinistra alternativa dovrebbe trovare il coraggio di mettere in programma l'autogestione operaia delle aziende, la gratuità del sistema sociale, l'uscita dalla NATO...ecc... ma a questo ci si penserà a tempi debiti, oggi è inutile e prematuro.
    -------------------------------------
    Caro compagno,

    Il problema è a monte.

    Sono anni che , dietro il miraggio dei “movimenti di movimenti”, la dirigenza del PRC procede in una costante opera di occultamento del patrimonio storico comunista.
    Nel nome di un generico e confusamente “reattivo” fenomeno – il “movimento no-global” - è stato messo in soffitta tutto il metodo leninista, la sostanza dell'analisi Gramsciana, e buona parte dell’ossatura portante marxista.
    Se – aristotelicamente - l'errore lo si rinviene nella sintesi è perché esso già è insito nella premessa.....

    Dopo il 1989….

    Le sfide da affrontare erano molteplici ed esaltanti, ed ammetto che gli anni della suggestione zapatista sono stati legittimati più che abbondantemente dal "nulla" sociale e politico in cui sono emersi come una straordinaria novità.
    Lo Zapatismo, in cui ho personalmente creduto moltissimo -finchè non mi è stato spiegato da persone del luogo il problema dell' "indigenismo"- è stato il primo tentativo di analizzare criticamente e razionalmente le dinamiche capitalistiche, dopo la terribile e repentina caduta del muro di Berlino e dell'Unione: pensiamo ai due incontri contro il neo-liberismo, ad aguas calientes.

    Ma lo "zapatismo" ha rivelato presto tutti i suoi punti di collasso: il più importante è appunto l' "indigenismo", la tendenza a rompere l'unità di classe degli sfruttati per giungere - su base etnica in questo caso - ad una rapportazione contrattuale con potere ed autorità "coloniali", che pur concedendo dei piccoli vantaggi a chi la ottiene và a danno di tutte le minoranze sociali che ne sono escluse. Si veda l'ostracismo dell'Ezln verso gli altri raggruppamenti rivoluzionari messicani...e - ahime!- sud-americani!
    Insomma, un soggetto politico validissimo , ma riluttante verso la migliore tradizione rivoluzionaria latino-americana: detto questo, per carità, ci tengo a ribadire che non giudico nessuno, tanto meno il Sub-comandante Marcos: sarebbe la tipica logica occidentalo-centrica che odio; Le notizie sul Chiapas sono censurate dai media , e sono sicuro che vi sono più che sacrosante spiegazioni per le modalità della tenuta rivoluzionaria ed insorgente dell' Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional....ma in Chiapas, Messico, latino-America!
    Che c'entra con il grasso occidente, epicentro dell'imperialismo?

    Tornando a "bomba" dopo questa digressione....

    Dopo la sbandata per lo "zapatismo" da parte di Rifondazione, abbiamo assistito a tutta una filiazione spuria di ridicole sette movimentistiche italiane: gruppi che hanno avuto la sfacciataggine di auto-definirsi, appunto, "zapatisti".
    Sindrome da carenza identitaria e prodotto del collasso ideologico del PCI e di Rifondazione.
    Le famose "tute bianche", che stanno a Marcos come D'Alema sta a Lenin.....parodie....
    E via, la progressione delle mobilitazioni anti G-8 ha fatto il resto.
    Questo trionfo del movimentismo è stato vissuto intensamente dalla sinistra italiana: in esso infatti sia Rifondazione che i vari gruppi no-global(più o meno figliastri dell’ “autonomia”) hanno visto una legittimazione politica di questa nuova e fraintesa concezione socio-politica zapatista/europea....
    E di nuovo l'assenza impressionante di analisi marxista ha condotto al baratro....

    Se infatti si fosse analizzato il fenomeno "no-global" seriamente, ci si sarebbe resi conto che esso era non una "causa", una "soggettività politica in potenza", LA "classe" operaia in via di ricomposizione sia pure in forme del tutto nuove....
    Era al contrario un sintomo, l' "effetto" di qualcosa, di ciò che poteva preludere alla ricomposizione di classe: di una classe "oppressa" (e "operaia" in senso ampio e traslato) multiforme ed eterogenea..
    Nei fatti il "movimento "no-global" è stato un segnale, il segnale di una tensione che ha attraversato la "società civile" occidentale dal basso verso l'alto....ma pur sempre un fenomeno borghese, che nessuno ha saputo o voluto studiare per trarne il massimo vantaggio dal punto di vista di una coscientizzazione di classe.

    Sempre "suggestioni"....

    E così, per correre dietro a questi improbabili no-global (è autocritica: lo sono stato anche io) si è perso di vista l'obbiettivo primario: il comunismo, la lotta rivoluzionaria per l'edificazione di una società diversa.
    Ovvero, si è perso di vista ciò che distingue un marxista da tutti gli altri più o meno critici della società capitalista: la scienza sociale per la trasformazione del reale.
    Analisi epidermiche hanno condotto l’intellighenzia della sinistra “marxista” (che almeno tale si definisce) a saltare tappe fondamentali, a scambiare l’effetto con la causa (no global<-capitalismo post industriale) , a confondere le dinamiche indicanti una ricomposizione di classe con una coscienza di classe già in embrione.

    Ed in quegli anni, allorquando era necessario proseguire il cammino analitico marxista, innestando sulla radice nuovi rami, nuove ricerche, nuove realtà….ci si perdeva nei tanto famosi voli pindarici….
    Voli conclusi drammaticamente ora che il “movimento no-global” ha mostrato il suo vero volto e tutti i mali di una sorta di perverso “indigenismo” borghese in salsa social-imperialista: il "civilismo".

    Ma dove eravamo?

    Dove eravamo quando gli USA bombardavano a pochi chilometri dall’italia, in piena europa?
    Dove eravamo quando la Yugoslavia veniva disintegrata?
    Abboccavamo alle storielle di Milosevic massacratore ?
    Così come abbiamo abboccato alla storiella delle “armi di sterminio di massa” irachene?
    Così come ci siamo scandalizzati per una Cuba che procede con legittime misure contro una serie di attentati terroristici statunitensi che sono costati all’isola 3.000 morti in 30 anni?
    Così come intendo già alcuni “compagni” (compagni? non miei)proferire parole di “condanna” - nientepopò di meno che… “antifascista!”(!!!) - contro il Presidente bolivariano Chavez....(?)

    La politica estera di un partito è lo specchio della sua anima: un partito comunista che non ha una linea politica coerentemente antimperialista, NON è un partito comunista: semplicemente.
    Per essere antimperialisti non è necessario essere comunisti: prendiamo il caso degli islamici in Palestina……ma per essere comunisti è necessario essere antimperialisti…
    La verità?
    Noi abbiamo ucciso il socialismo, in questi anni;
    E, come dimostra il caso Grimaldi, in molti ormai a “sinistra”(che grosso equivoco la “sinistra”!) sono pronti a uccidere ogni traccia residuale di “coscienza critica”.

    Lungo excursus….

    In effetti, a che servirebbe in tali condizioni di sterilità politica, un asse tra Pdci, Rifondazione, Sinistra Ds e Verdi?
    A mandare al “governo” il meno peggio?
    Posso credere, compagni, che le persone che costituiscono le attuali direzioni di tali partiti o gruppi, avrebbero la forza intellettuale e sociale per reggere il peso di uno scontro con il capitale e con l’imperialismo americano?
    Gli stessi che hanno accettato l’aggressione – aggressione “fascista”, caro D’Alema- alla Yugoslavia?
    O quelli che si rifiutano ancora oggi di appoggiare la legittima e sacrosanta resistenza irachena???

    …Ho i miei dubbi.

    Forse è ora di tornare allo studio.
    Di lasciare sempre all’intuizione il ruolo fecondatore, ma di adottare criteri seriamente materialistici nella costruzione di una linea politica, di un programma politico-economico e di una visione del mondo grande, forte.
    Quanto sta avvenendo nel mondo sta confermano tutte le intuizioni e analisi di Guevara, per esempio; e sta legittimando in massima parte il metodo e la critica Leniniana….
    Mentre il marxismo dimostra ancora una volta di essere una strada percorribile - non fideisticamente - verso l’emancipazione ed il progresso di tutto il genere umano;
    “Verso il Comunismo e l’Uomo Nuovo”, si diceva una volta….

    Con rispetto e amicizia

    Privyet Tovarich

    -N-


  9. #9
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    In origine postato da Capitano Nemo

    Nei fatti il "movimento "no-global" è stato un segnale, il segnale di una tensione che ha attraversato la "società civile" occidentale dal basso verso l'alto....ma pur sempre un fenomeno borghese, che nessuno ha saputo o voluto studiare per trarne il massimo vantaggio dal punto di vista di una coscientizzazione di classe.
    [/B]

    scusa, ma il bolscevismo (almeno fino a Stalin) cos'era se non un movimento di estrazione sociodemografica (dei suoi componenti) borghese?
    Nel '17 controllavano più soviet i bolscevichi o i menscevichi e/o i socialrivoluzionari?

  10. #10
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    In origine postato da enrique lister
    scusa, ma il bolscevismo (almeno fino a Stalin) cos'era se non un movimento di estrazione sociodemografica (dei suoi componenti) borghese?
    Nel '17 controllavano più soviet i bolscevichi o i menscevichi e/o i socialrivoluzionari?
    Nel fare questo commento hai messo in evidenza il seguente passaggio:

    "In origine postato da Capitano Nemo

    Nei fatti il "movimento "no-global" è stato un segnale, il segnale di una tensione che ha attraversato la "società civile" occidentale dal basso verso l'alto....ma pur sempre un fenomeno borghese, che nessuno ha saputo o voluto studiare per trarne il massimo vantaggio dal punto di vista di una coscientizzazione di classe.
    [/B]"


    La questione è - ripeto quello che hai messo in evidenza - che nessuno ha saputo o voluto studiare il fenomeno per trarne il massimo vantaggio dal punto di vista di una coscientizzazione di classe.

    Si è tout court sostituito l'operaismo con le astratte moltitudini movimentistiche. E nel fare questo si è liquidato il patrimonio politico comunista, la sua portata rivoluzionaria: materialistica come eudemonica.
    Nessuna analisi, nessuna prospettiva politico-programmatica: di conseguenza nessuna pratica egemonica in senso comunista.

    Concludendo, ripetendo: il punto non è il fenomeno "no-global" in se, ma l'assenza - totale assenza - di un approccio comunista e marxista a tale fenomeno.

    Con rispetto e amicizia

    Privyet Tovarich

 

 
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