parte prima.
Liberazione - domenica 27 e lunedì 28 luglio 2003.
Comprando il quotidiano comunista del PRC (quelle poche volte che spendo 1 euro per leggere Liberazione, dove appare affianco al titolo la pubblicità un'assicurazione **Unipol** gestita indirettamente dai "compagni" diessini"), oltre alla noiosa lettura delle solite notizie riportate su carta come se fosse l'ANSA, ho trovato una sezione del giornale definita "dialoghi" [Anche il compagno Fulvio Grimaldi dialogava, ma è stato cacciato]. I lettori scrivono a Bertinotti e lui risponde. Un certo Giuliano (Uno dei pochi a salvarsi dalla censura che questo giornale opera da molto tempo sulle lettere inviate dagli iscritti del Partito) ----via mail---- pone un quesito al capo del soviet supremo: <<Rifondazione cosa c'entra con le manifestazioni dell'ulivo sulla libertà di informazione quando è in atto una vera e propria "macelleria" sociale portata avanti dal Governo Berlusconi con il tacito assenso di cgil, cisl, uil? E cosa c'entra il PRC con i Ds, quando quest'ultimi lamentano il mancato aumento della produzione industriale, fregandosene della classe operaia, del proletariato e delle categorie indifese come quella dei pensionati o dei precari?>> Una domanda che nasconde qualcosa di più che una semplice lamentela di un lettore rifondarolo (o rifond-azionista?) In Rifondazione Comunista la spaccatura tra coloro che appoggiano una eventuale alleanza con l'Ulivo alle prossime elezioni amministrative/europee/nazionali e chi invece opta per correre da soli, è molto forte. Compagni che militano da anni nel PRC sono stanchi di questi tira e molla con una coalizione (l'Ulivo) essenzialmente riformista e borghese. In questa lotta interna, il grande capo sta costruendo un partito sulla propria immagine e sulle proprie idee. L'epurazione (che ricordo a tutti i compagni , venne utilizzata nel Partito comunista (bolscevico) dell'URSS quando il presidente era Stalin) è un'arma a doppio taglio, con cui il sig. Bertinotti prima o poi distruggerà il suo partito così impegnato nel fare alleanze (locali e nazionali) con "uliveti" e a disintegrare la propria identità immergendosi nel mare di questo "movimento dei movimenti" [tanto esaltato dai giovani comunisti disobbedienti].
Ritornando al compagno Giovanni che giustamente chiede spiegazioni al neo o pseudo comunista Bertinotti (Ex sindacalista CGIL e PSIUPpino), viene letteralmente "preso per il culo"... Il comandante Marcos (scusate, Bertinotti) inizia il discorso riassumendo in poche parole l'atteggiamento della sinistra moderata: << In essa (...) è forte un'idea dello sviluppo basato su costanti classiche del sistema capitalista >>. Bene, l'affermazione è pienamente condivisibile. Dopo aver sostenuto che è “nostro” compito denunciare il declino industriale nel nostro paese e che ciò non ha nulla a che fare con l'idea di difendere i profitti, arriva il “fulmine a cielo sereno”: << Non si possono difendere gli operai della Fiat e sottrarsi al destino dell'industria produttiva italiana. Per questo abbiamo avanzato l'idea di una nazionalizzazione>>. Nazionalizzare i capitali in fuga all’estero per ricostruire l’industria su base nazionale non significa avere una idea dello sviluppo basato su costanti classiche del sistema capitalista? Il keynesismo non è una ricetta creata per far fronte alla crisi del sistema generata dal liberalizzazione dell’economia , cioè dalla “deregulation” ? Una ricetta che ha consentito ai paesi imperialisti, Usa in primis, di superare uno dei momenti più difficili della storia del capitalismo. Ora parte di questo Partito, ovvero la componente “ socialdemocratica “, ripropone il ritorno al monopolio di Stato, alla ricostruzione dell’industria produttiva italiana su base nazionale, alla migliore redistribuzione della ricchezza.
E il ruolo della classe operaia quale soggetto politico antagonista alla borghesia, sarebbe (anzi è) il tacito assenso alle manovre dei partiti e dei sindacati legati al regime? La nazionalizzazione migliorerà le condizioni della classe operaia e sarà il presupposto per trasformare i rapporti di produzione capitalistici? No. Né il ruolo passivo del proletariato né la nazionalizzazione saranno trampoli di lancio per lo sviluppo di un processo rivoluzionario, semmai la loro tomba. Tra una cassa da morto firmata Bertinotti o Rutelli & Fassino, non v’è differenza. Sostenendo lo sforzo di condurre con la sinistra moderata un confronto su questa questione, che è il cuore della politica industriale, si mette fine alla politica di classe, passando da una barricata all’altra, sacrificando la classe operaia alla produttività, alle esigenze di una parte dell’alta borghesia italiana.
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Continua




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