.....cane? Boh!

Firenze indaga Perugia che indaga Milano che indaga Roma.
Fumo negli occhi?

Milano. Come tutti sanno, il processo Imi- Sir – di cui è stata pubblicata ieri la sentenza – nasce da un’indagine di Milano sui colleghi romani. Come pure tutti sanno, ora Brescia indaga – proprio a causa di quell’indagine – sui colleghi milanesi: deve appurare se ci siano stati abusi nella gestione del citatissimo fascicolo 9520.
Qualcuno forse non ricorda che la medesima indagine (quella di Milano su Roma) ha spinto anche Perugia a indagare sui colleghi milanesi; e precisamente il procuratore aggiunto perugino,
Silvia Della Monica, indaga sugli agenti che, per conto di Ilda Boccassini, eseguirono le intercettazioni al bar Mandara, su cui si sviluppò l’inchiesta di Milano sui colleghi romani. Un bel garbuglio. Che non pare destinato a sciogliersi in fretta, viste le ultime notizie. Quello che non molti sanno è che ora è Firenze a indagare sui colleghi di Perugia, aggiungendo una perlina alla
collana.
E dunque: i pm fiorentini Rosario Minna e Gianni Tei hanno portato avanti, in un ammirevole riserbo, un’indagine in cui
l’indagata è la Della Monica, la quale – sempre più cani mangiano cani – è di Magistratura democratica, corrente di sinistra e tradizionalmente favorevole a Mani pulite, ed è difesa da Guido Calvi, avvocato di levatura e senatore dei Ds. Secondo le voci che arrivano da Firenze, la Della Monica non è messa bene, tanto che i colleghi fiorentini starebbero per chiedere il rinvio a giudizio per rivelazioni di segreto istruttorio e abuso di ufficio.

In tutto questo c’è poi l’inchiesta di Brescia, portata avanti dal procuratore Giancarlo Tarquini con i sostituti Antonio Chiappani e Francesco Piantoni. A Brescia vanno avanti con un bel passo. L’ex pm milanese Paolo Ielo, ora giudice di sorveglianza, è stato sentito per cinque ore sui giorni della primavera del 1996 in cui fu
spedito a Roma per fare luce sul “porto delle nebbie”. Parte dei documenti acquisiti da Ielo fu poi trasmessa per competenza a
Perugia, “trattenendo copia”. Ma della copia trattenuta, a Milano non c’è traccia. Come mai?
Ielo ha raccontato la sua versione dei fatti. Come l’ha raccontata – a Tarquini e sostituti – l’ex pm di Perugia, Fausto Cardella, il quale si occupò della corruzione (presunta) dei magistrati romani. In questo labirinto, gli inquirenti bresciani hanno dovuto convocare un altro pubblico ministero, stavolta della procura di Roma: Pietro Giordano, il quale ricevette da Perugia gli atti del caso Imi-Sir e poi li trasmise per competenza a Milano.
Fosse la sceneggiatura di un film, verrebbe cestinata per eccesso
di complicazioni. Ed è per evitarne di ulteriori che a Brescia la vicenda si dovrebbe chiudere alla svelta.
Tarquini è sul punto di partire per le vacanze. Prima di accomodarsi sulla sedia a sdraio – e questa è un’indiscrezione che viene da Brescia – il procuratore deciderà se chiedere il sequestro del fascicolo 9520, quello aperto nel 1995 da Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e che contiene i milioni di pagine che ruotano attorno all’inchiesta “toghe sporche”.
Tarquini deciderà oggi o domani.

Se decidesse per il sequestro, non è detto che avrebbe soddisfazione: la procura di Milano (e questa è un’indiscrezione milanese) avanzerebbe la stessa obiezione avanzata agli ispettori ministeriali: il fascicolo non si tocca, è coperto da segreto istruttorio. E allora?
E allora a decidere dovrebbe essere la Cassazione, che forse preferirebbe tenersi fuori da questo enorme tafferuglio di cani che mangiano cani. Quel che pare certo, comunque, è il dovuto e tradizionale rispetto con cui i magistrati bresciani affrontano le questioni dei colleghi milanesi sin dai tempi delle disgrazie di Di Pietro.
Ultima annotazione. Resta nel frattempo sospesa la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale che il Guardasigilli,
Roberto Castelli, ha chiesto per il procuratore capo di Perugia, Nicola Miriano.
Il quale, per chi lo avesse scordato, si scontrò con la Della Monica, così ostinata a portare avanti l’indagine sul bar Mandara che lui preferiva vedere archiviata. Ostinazione – altrimenti definita abuso d’ufficio – su cui ha indagato, per l’appunto, la procura di Firenze.

saluti