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    Nell’apparizione al Palazzo di Giustizia di Milano,
    il Cavaliere continua a recitare la parte del salvatore della patria su gentile richiesta dell’amico Bettino Craxi

    Il processo che vede Berlusconi imputato per corruzione

    di Marco Travaglio

    Il processo Sme-Ariosto somiglia molto a quello sul lodo Mondadori. Con una fondamentale differenza: che qui Silvio Berlusconi non l’ha fatta franca per prescrizione, ma è ancora imputato, per corruzione in atti giudiziari, insieme ai suoi presunti complici: i giudici Squillante e Verde (assolto per l’Imi-Sir) e gli avvocati Previti e Pacifico. La prima parte delle accuse, quelle sul caso Sme, non vengono da Stefania Ariosto, che mai ha parlato di quell’affare. (segue)



    Il pool di Milano ci è arrivato da solo, scandagliando i conti bancari del finanziere pluriinquisito Franco Ambrosio. Da questi, i magistrati sono risaliti ai depositi di un imprenditore in affari con lui, il vecchio Pietro Barilla. Il re della pasta aveva un conto a Zurigo che utilizzava per foraggiare la Dc e il Psi a suon di mazzette.

    Da quel conto, il 2 maggio e il 26 luglio 1988, partono due misteriosi e sostanziosi bonifici: 800 milioni e un miliardo diretti ai conti dell’avvocato romano Attilio Pacifico, braccio destro di Cesare Previti. Questi versa poi una parte di quelle somme su altri tre conti: 200 milioni al giudice Filippo Verde, 850 a Previti e 100 a Renato Squillante. Perché?

    Convocato dal pool, Guido Barilla, figlio del defunto Pietro, non sa spiegare perché mai suo padre avesse versato tutto quel denaro a un avvocato che non aveva mai lavorato per lui.
    Ma agli inquirenti milanesi basta un’occhiata al calendario per farsi un’idea: le date dei versamenti coincidono con quelle delle tappe decisive dell’infuocata battaglia giudiziaria intorno alla Sme. Eccola, in sintesi, secondo la ricostruzione della procura di Milano, già confermata dall’ordinanza di rinvio a giudizio firmata nel 1999 dal gup Alessandro Rossato.

    Nel 1985 Carlo De Benedetti, già impegnato nel settore dell’industria alimentare come titolare della Buitoni, si propone di rilevare dall’Iri il colosso alimentare pubblico Sme (la finanziaria delle partecipazioni statali che controlla anche Motta, Alemagna, Cirio e De Rica), che il gruppo pubblico presieduto da Romano Prodi ha deciso di privatizzare. Quella dell’Ingegnere è l’unica offerta sul tappeto, per cui il 29 aprile 1985 la Buitoni e l’Iri stipulano un contratto che prevede la cessione alla prima della maggioranza azionaria della Sme e della Sidalm, un’azienda fortemente indebitata. Il pacchetto, pari al 54,3 per cento, viene valutato da due esperti di assoluto prestigio come i professori Guatri e Poli, 500 miliardi. E De Benedetti offre 500 miliardi all’Iri. Il contratto viene approvato dal cda dell’Iri all’unanimità.

    Ma il 27 maggio ‘85 il ministro delle Partecipazioni statali Clelio Darida, democristiano, ordina all’Iri di «astenersi dal definire l’operazione… in attesa delle deliberazioni del Cipi». Cioè del comitato interministeriale responsabile della materia. Proprio lo stesso giorno però il Cipi dà il via libera all’operazione.
    Nelle stesse ore si fa avanti un nuovo pretendente: un certo professor Italo Scalera, commercialista, che dice di rappresentare un grosso gruppo imprenditoriale che non vuole uscire allo scoperto. E offre il 10 per cento in più della Buitoni. La vendita a De Benedetti si blocca, anche perché nei giorni seguenti arrivano altre offerte ancora. Fra queste, quella formulata da Pompeo Locatelli, un faccendiere vicinissimo al presidente del Consiglio Bettino Craxi, in nome e per conto della cordata Iar, che raggruppa Fininvest, Barilla e Ferrero e che si allea ben presto al Consorzio cooperativo italiano.

    L’Iri a questo punto si tira indietro e rimette tutto in discussione, sostenendo che l’accordo del 29 aprile non era «perfetto».
    Che cosa è accaduto? E che c’entra la Fininvest di Berlusconi - che si occupa all’epoca di edilizia e di televisioni - con l’industria alimentare? Il processo di Milano svelerà i retroscena. Craxi, che detesta De Benedetti in quanto editore del gruppo Espresso-Repubblica, unici giornali di opposizione indipendente al suo governo, decide di boicottare l’affare. E, tramite Locatelli e l’architetto tangentaro Silvano Larini, incarica Berlusconi di mettersi di traverso con una cordata alternativa. Il Cavaliere ha appena incassato i due decreti ad personam firmati dall’amico Bettino per neutralizzare l’intervento dei pretori e legalizzare le trasmissioni illegali su scala nazionale delle sue tre reti tv. Per rendere credibile il suo interesse all’affare, decide di consorziarsi con qualche imprenditore del ramo. Ma la scadenza dei termini per la controfferta è imminente.

    Berlusconi - che vuole restare dietro le quinte - telefona a Previti. Questi gli segnala un suo compagno di scuola, Italo Scalera. Il quale comunica all’Iri il rilancio: 550 miliardi contro i 500 offerti dall’Ingegnere. Solo dodici anni dopo, davanti al pool milanese, svelerà l’identità del misterioso «imprenditore» che l’aveva incaricato: «Il noto imprenditore di cui ho parlato era Silvio Berlusconi, il quale mi telefonò per chiedermi di mandare all’Iri un’offerta a nome di operatori finanziari che non dovevano essere indicati […] e mi disse che era interessato lui personalmente all’acquisto di Sme insieme ad altri imprenditori».
    Berlusconi ha qualche giorno di tempo per reclutare gli alleati giusti. Invita a cena due degli inserzionisti pubblicitari piú affezionati delle sue televisioni, Pietro Barilla e il re della cioccolata, il piemontese Michele Ferrero. E li convince a costituirsi in una nuova società, la Iar appunto. Che per la Sme offre il 20 per cento in più di De Benedetti e il 10 in più di Scalera (cioè dello stesso Berlusconi). La nuova proposta viene ufficializzata nell’ultimo giorno utile: il 29 maggio, mentre quella di Scalera viene ignorata, visto che il commercialista rifiuta di rivelare i suoi mandanti.

    La scena è questa: il ministro Darida si assenta dalla stanza dove sta per avvenire la firma del contratto Prodi-De Benedetti per ricevere, al telefono, l’improvviso rilancio: «Il 29 maggio - racconterà - alla convocazione finale all’Iri, mi fu detto da Berlusconi (ma non posso escludere di averne parlato anche con Previti) di soprassedere, perché era stata presentata un’altra offerta». A quel punto Prodi riapre la trattativa, anche perché - dichiarerà al pool nel 1993 - era subissato da «pressioni da ambienti politici, economici e giudiziari».

    Nel giro di due giorni, Berlusconi presenta due diverse offerte: la prima ha il solo scopo di rimettere in discussione il patto Iri-Buitoni. La seconda, a volto scoperto in società con Barilla e Ferrero, serve a impedire che De Benedetti concluda l’affare. E alla fine la manovra di disturbo avrà successo: la Sme resterà all’Iri per un’altra decina d’anni. Con la collaborazione, secondo l’accusa, di alcuni giudici romani. Perché, a quel punto, la battaglia fra Cavaliere e Ingegnere si trasferisce al Tribunale di Roma.

    De Benedetti chiede il sequestro delle azioni Sme, confidando che i giudici dichiareranno valido il suo contratto d’acquisto con l’Iri. Ma il 25 giugno il Tribunale di Roma (collegio presieduto da Carlo Guglielmo Izzo) respinge la sua richiesta. Il 17 gennaio 1986 l’Iri si rimangia la delibera pro-Buitoni e dichiara valida soltanto l’offerta Iar. Il resto lo fa un’altra sezione civile del Tribunale romano (presidente Filippo Verde, giudice a latere Paolo Zucchini), che il 19 luglio 1986 annulla l’affare. Motivo: il protocollo Prodi-De Benedetti «non segnava il perfezionamento di un contratto». La Cassazione conferma la decisione nel maggio 1988: l’accordo Iri-Buitoni, senza il benestare di Darida, non era valido. Per il duo Berlusconi-Craxi, missione compiuta.
    Ora, risulta che Izzo, Verde e Zucchini fossero legati a vario titolo a Previti e al suo giro. Izzo - secondo Stefania Ariosto - partecipò con l’avvocato al famoso viaggio a Washington in onore di Craxi. Zucchini, iscritto alla loggia massonica P2 insieme a Berlusconi eppure assurto negli anni Ottanta alla presidenza del Tribunale dei ministri di Roma, è descritto da diversi testimoni come un assiduo frequentatore delle feste in casa Previti e del suo veliero, il «Barbarossa»; e dalle carte bancarie risulta intestatario di un conto cifrato a Montecarlo, sul quale nel ’93 sono pervenuti 200 milioni da un deposito svizzero del solito Pacifico (denaro slegato comunque da quella sentenza: infatti, prima indagato a Milano, Zucchini è stato poi archiviato).

    Anche Verde è amico di Previti e Pacifico: tanto che quest’ultimo gli aveva aperto un conto in Svizzera, il “Master”, sul quale aveva versato come entrèe 500 milioni e ogni tanto faceva cadere qualche sommetta. Ad esempio, i 200 milioni versati proprio all’indomani della sentenza definitiva della Cassazione sul caso Sme. Due mesi dopo, depositata la motivazione, Pacifico versa anche 100 milioni a Squillante e 850 a Previti. Tutte coincidenze? I protagonisti giurano di sì, e parlano di operazioni finanziarie, investimenti, prestiti restituiti. L’accusa invece non ha dubbi: corruzione in atti giudiziari, per compravendere la sentenza Sme che consentì a Berlusconi di sconfiggere De Benedetti. Esattamente come avvenne nel 1991 con la sentenza che annullò il Mondadori.

    Ora Berlusconi seguita a ripetere di aver «sventato la svendita della Sme» che sarebbe stata architettata da Prodi e De Benedetti, e di avere quindi «fatto risparmiare allo Stato italiano 2000 miliardi, visto che la Sme fu poi rivenduta a 2500 miliardi.

    Le cose sono andate ben diversamente.

    1) Non è vero che l’offerta di De Benedetti fosse incongrua: oltre alle perizie di Poli e Guatri, al voto unanime di Cda Iri e Cipi, parlano i numeri del mercato: Buitoni s’impegnava a pagare 1.107 lire per ogni azione Sme, a fronte di un valore di borsa che negli ultimi mesi era stato in media di 801 lire.

    2) Non è vero che Prodi abbia fatto tutto da solo, osteggiato da altri consiglieri dell’Iri, come anche di recente ha ripetuto Ignazio La Russa, accusando il tribunale di Milano di non voler ascoltare il professor Pietro Armani, allora nel Cda dell’Iri in quota Psi, oggi parlamentare di An. Armani votò a favore dell’intesa Iri-Buitoni, come risulta dal verbale del Cda Iri del 7 maggio 1985: «Il Prof. Armani dichiara di esprimere voto pienamente favorevole alla operazione per le ragioni illustrate dal Prof. Prodi […]. L’aspetto positivo della operazione non va sottovalutato[…]. In ordine alla congruità del prezzo di cessione, il Prof. Armani dichiara di rimettersi alle valutazioni effettuate dal Prof. Poli e dal Prof. Guatri, di cui egli apprezza le doti di competenza e serietà, che trovano conferma anche nell’accuratezza delle analisi e delle motivazioni che illustrano i risultati peritali».

    3) La proposta Buitoni fu poi superata da quelle venute dopo, quando già si conoscevano i 500 miliardi offerti da De Benedetti. Prima 550 e poi 600 miliardi. L’ordine di grandezza restava analogo. A nessuno, men che meno a Berlusconi, venne in mente di offrire 2500 miliardi, quale oggi lui dice essere il valore reale dell’azienda.

    4) La delibera dell’Iri e poi quella del Cipi imponevano, come condicio sine qua non per la cessione di Sme e Sidalm, che il gruppo restasse in mani italiane. Buitoni si impegnava in quel senso. La Iar non poteva farlo, se non «per un periodo di almeno 10 anni», perché nella sua cordata c’erano già aziende controllate da società straniere: Barilla per il 75 per cento faceva capo a un socio estero e così la Ferrero.

    5) La proposta Iar non prevedeva garanzie formali. Anzi, nel contratto fra Iri e Buitoni quest’ultima si impegnava a fornire alla prima, per le rate di pagamento, polizze fideiussorie di grandi banche o assicurazioni, senza contare la manleva concessa all’Iri dai rischi che gli potevano derivare dalle garanzie che aveva rilasciato nell’interesse di Sme e Sidalm.

    6) Da dove ha tratto, Berlusconi, la cifra iperbolica di 2500 miliardi? Dal totale delle somme incassate dall’Iri nel 1994, quando finalmente riuscì a vendere la Sme. Ma quella cifra non è paragonabile ai 500 miliardi offerti da De Benedetti (né ai 550 offerti da Berlusconi) dieci anni prima. Per diversi motivi:
    - Sono trascorsi, appunto, dieci anni, durante i quali l’inflazione ha galoppato.
    - Il valore della Sme è notevolmente cresciuto, grazie alle massicce iniezioni di migliaia di miliardi da parte dell’Iri.
    - Buitoni si sarebbe accollata, con quei 500 miliardi, anche gli enormi debiti della Sidalm, che nel ’94 era già stata scorporata.
    - La vendita dell’85 riguardava il pacchetto di maggioranza dell’intero gruppo Sme-Sidalm, mentre nel ’94 la Sme fu venduta a pezzi, e a diversi offerenti, italiani ma anche stranieri (espressamente vietati dieci anni prima), il che ha consentito ovviamente di incassare ricavi superiori.

    Il processo si chiama “Sme-Ariosto” perché riguarda anche le accuse della teste Omega a Renato Squillante, considerato «a libro paga» del gruppo Fininvest per ogni esigenza giudiziaria del gruppo. Il capo dei Gip romani, in pratica, si sarebbe prestato sia per vendere le decisioni che competevano al suo ufficio, sia per avvicinare colleghi e altri protagonisti del palazzo di giustizia capitolino che di volta in volta si occupavano di processi «interessanti» per Berlusconi e Previti.

    Insieme con lui, è imputato anche l’ex pm Francesco Misiani, ma “soltanto” per favoreggiamento: cioè per essersi procurato notizie riservate sull’inchiesta milanese a carico dell’amico Renato, e per avergliele poi passate in una celebre conversazione al bar Mandara.
    Nel filone “Ariosto”, è compresa quella che il pool di Milano considera la «prova regina della corruzione del giudice da parte del gruppo Fininvest e del rapporto diretto fra Berlusconi, Previti e Squillante: le carte bancarie svizzere che dimostrano il passaggio di 434.404 dollari, pari a circa mezzo miliardo di lire, dal conto Ferrido (All Iberian, cioè Fininvest, cioè Berlusconi) al conto Mercier (Previti) al conto Rowena (Squillante), il 6 marzo 1991.

    Due bonifici diretti, della stessa identica cifra, nel giro di un’ora e mezza. Per Previti, fu un errore della banca: lui quei soldi li mandò a Pacifico, che poi per conto suo li dirottò a Squillante. Peccato che nelle carte bancarie il nome e i conti di Pacifico, questa volta, non risultino mai. E peccato che il direttore della banca abbia smentito Previti. Nel dubbio che i giudici di Milano non credano all’imputato-deputato, meglio fare una legge sull’immunità.



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    Predefinito Re: elefantino...

    In Origine Postato da Legione
    Il conte Igor e la contessina
    Telekom Serbia, quando i galantuomini parlano e agiscono come Previti



    Guardate le cose a parti rovesciate, e vedrete che ridere. La commissione parlamentare d’inchiesta sul caso dell’incauto acquisto di Telekom Serbia ha gli stessi poteri della magistratura. Si imbatte in apparenza casualmente in una figura, Igor Marini detto il conte Igor, che non ha precisamente il profilo della massima attendibilità, ma picchia duro. Piero Fassino, Romano Prodi e Lamberto Dini secondo lui hanno incassato tangenti faraoniche, cosa che gli sarà agevole dimostrare per tabulas non appena arriveranno certi scatoloni pieni di documenti da Zurigo. Il conte Igor è un tipo spesso al verde, e le sue storie coinvolgono notai, professionisti del sottobosco giudiziario, faccendieri finanziari di vario tipo (e anche una giovane mogliettina che si lamenta sull’Espresso per essere stata sedotta e abbandonata, e batte cassa). Il conte ha forse qualche buffa parentela con un’altra contessina sempre al verde, che originò da una storia d’amore andata a male un famoso processo le cui conclusioni provvisorie scandalizzano in questi giorni il paese stropicciato che noi siamo e molto anche l’Ulivo, la sua parte lavata e stirata. Ma la magistratura inquirente non lo mette sotto protezione h24, cioè da mane a sera, e non procede in base alle sue propalazioni ad arresti, intercettazioni magari anche spicce, rogatorie inflessibili eccetera. No, invece di procedere come avvenne con la contessina, il pm qualifica subito questo delatore aristocratico come un mitomane, non senza qualche pezza d’appoggio. La commissione parlamentare invece se lo coccola, raccoglie religiosamente le sue accuse, vuole aprire quegli scatoloni a costo di far arrestare in Svizzera un paio di suoi membri. Il commissario Carlo Taormina, figura pubblica ineffabile e preziosa, tira veloci conclusioni e chiede di arrestare il segretario dei Ds, il presidente della Commissione esecutiva di Bruxelles e l’ex ministro degli Esteri oggi leader della Margheritina. Troppo zelo? Sicuramente. Un contrappasso gustoso per il poco zelo dei pm torinesi? Sicuramente. Sta di fatto che la sinistra perbene si difende esattamente come si è difeso quel mostro di Previti. Querela il conte per calunnia, come lui la contessina. Si difende dal processo, boicottando i lavori dell’augusta commissione, cercando in ogni modo di dilazionarne i tempi e invocando il legittimo sospetto presso i presidenti delle Camere. Cerca di bloccare con successo la rogatoria umana inviata a Zurigo per guardare dentro gli scatoloni magici. E fa tutto questo sotto la supervisione del simpaticissimo avvocato-parlamentare Guido Calvi, un Pecorella o un Ghedini in servizio militante a sinistra. Dei poteri e doveri investigativi della commissione, poi, il centrosinistra si fa beffe parlando di una gigantesca manovra politica e propagandistica per colpire la rispettabilità degli accusati. Le stesse identiche parole usate dal Mostro per stigmatizzare i comportamenti della Boccassini. Non è semplicemente fantastico?


    http://www.ilfoglio.it/editoriale.php?data=08/08/2003
    I giudici hanno ascoltato la Ariosto, hanno controllato e non credo che abbiano ritenuto falso quello che diceva. Qualcuno poi ha sborsato qualche milioncino per danni morali, o no?

    La commissione ha gli stessi poteri della magistratura? Benissimo. Allora siamo tranquilli. Se troveranno le prove procederanno contro Prodi, Fassino e Dini. Se prove non ci saranno, processeranno Marini per calunnia. Dove sta il problema?
    La sinistra non ha mai gridato ai giudici politicizzati e i suoi uomini che hanno sbagliato hanno pagato e basta, senza urlare e senza far approvare leggi ad personam.

  3. #13
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    mamma mia!!!

    scusa volodate ma tutto il post non me lo leggo davvero!

    Sono convinto che sia pieno zeppo di accuse puntuali e documentate.

    Non sono in grado di contestarle in nessun modo. Non mi intendo di legge e non ho seguito la vicenda se non per sommi capi, da Italiano medio.

    Non è questo il punto.
    Il motivo per cui ho aperto questo post era (come certamente avrai intuito) per fare da contraltare al tuo post "Chi e' igor marini? Ecco la risposta"

    Tu sostieni che Igor Marini non è credibile?
    Ed io ti dimostro, o almeno ci provo, che ce n'è abbastanza per sospettare che anche la super teste Omega, non sia poi così affidabile.

    Purtuttavia le sue dichiarazioni sono state alla base (se non sbaglio) del processo che ha coinvolto, oltre che Previti, anche berlusconi.

    Invece le dichiarazioni di Marini non sono valide. A priori! Il teste non è attendibile e la rappresentanza di sinistra della commissione parlamentare si da all'aventino.

    L'articolo di ferrara mi sembra abbastanza centrato. A te no, eh?

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    In Origine Postato da Legione
    Invece le dichiarazioni di Marini non sono valide. A priori! Il teste non è attendibile e la rappresentanza di sinistra della commissione parlamentare si da all'aventino.

    L'articolo di ferrara mi sembra abbastanza centrato. A te no, eh?
    Mah...passare da 50 a 200 o più milioni di euro dalla sera al mattino e pretendere di essere credibile mi sembra un po' così...Però è possibile che abbia solo avuto un vuoto di memoria.
    Anche la storia del ristorante, dove il commensale seduto vicino a lui gli puntava un coltello al fianco è un po' così...Ma anche questo è possibile. Con i delinquenti che ci sono in giro e addirittura nei posti più impensati...

    Che dire? La stessa cosa detta un milione di volte. Come hanno ascoltato la Ariosto, hanno verificato e solo poi creduto, la stessa cosa la faranno con Marini. Ascoltano, verificano e poi decideranno se le prove ci sono o no.
    Ai tempi della Ariosto, ricordo la stampa cosa scriveva, Sgarbi cosa diceva...Per Marini dicono che è un bidonista. Non mi pare la stessa cosa che dicevano per la Ariosto, le cui vicende private sono state alla base degli attacchi. Ma soprattutto per la Ariosto si sono mossi i pezzi da novanta che avrebbero dovuto pensare all'Italia, essendo deputati o senatori e non a proteggere un imputato o più imputati.

  5. #15
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    In Origine Postato da Legione
    mamma mia!!!

    scusa volodate ma tutto il post non me lo leggo davvero!

    Sono convinto che sia pieno zeppo di accuse puntuali e documentate.

    Non sono in grado di contestarle in nessun modo. Non mi intendo di legge e non ho seguito la vicenda se non per sommi capi, da Italiano medio.

    Non è questo il punto.
    Il motivo per cui ho aperto questo post era (come certamente avrai intuito) per fare da contraltare al tuo post "Chi e' igor marini? Ecco la risposta"

    Tu sostieni che Igor Marini non è credibile?
    Ed io ti dimostro, o almeno ci provo, che ce n'è abbastanza per sospettare che anche la super teste Omega, non sia poi così affidabile.

    Purtuttavia le sue dichiarazioni sono state alla base (se non sbaglio) del processo che ha coinvolto, oltre che Previti, anche berlusconi.

    Invece le dichiarazioni di Marini non sono valide. A priori! Il teste non è attendibile e la rappresentanza di sinistra della commissione parlamentare si da all'aventino.

    L'articolo di ferrara mi sembra abbastanza centrato. A te no, eh?
    Le dichiarazioni della teste Omega sono state oggetto di verifica, se non erro. Quando la verifica va a buon fine, il teste è attendibile. Leggiti le motivazioni delle sentenze dei processi in cui la Ariosto ha testimoniato e potrai rendertene conto tu stesso: ad esempio per il processo IMI-SIR si parla di movimenti bancari, documenti, mica solo delle affermazioni della Ariosto. Informati prima, please.

    Marini sta dicendo delle cose, molto gravi e sta facendo accuse precise. L'avvocato Paoletti, da lui chiamato in causa come personaggio chiave dell'affare Telekom Serbia, lo smentisce nettamente, lamentandosi pure della correttezza professionale di Marini stesso.

    Chi dei due ha ragione?
    Perchè la commissione Telekom insiste a sentire Marini e ignora Paoletti (vedi intervista sul Corriere di oggi) ?
    Perchè Marini tace con i giudici e parla tanto con i politici della commissione parlamentare?

    Ti sei dimenticato che Marini afferma di non sapere direttamente chi fossero i destinatari delle tangenti, ma che glielo avesse detto Paoletti?
    Hai capito ora perchè ci si permette di dubitare dell'attendibilità di Marini?

  6. #16
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    L'articolo di ferrara mi sembra abbastanza centrato. A te no, eh?
    Ferrara? Io conosco tale Ferrara ma gioca nella juve e non scrive articoli, mentre quello che dirige il foglio non lo conosco e non voglio nemmeno pensare di leggere una sola sua sillaba scritta.

    Ciao

  7. #17
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    In Origine Postato da Volodate
    Oppsss...vi siete dimenticati la firma di tale documento....fa niente ci penso io:


    Avv. Prof. Gaetano Pecorella

    Avv. Niccolò Ghedini

    Avv. Piero Longo

    Avv. Filippo Dinacci


    ....Tutto un programma....

    Ciao
    Il bello di questa storia è che stanno sputtanando una del loro ambiente, il Dotti fondatore di Fi e l'Ariosto erano "ROBBA VOSTRA" e non dei circoli Che Guevara.....

    La "contessa" ha spiattellato, qualcuno si è preso la briga di controllare e il seguito lo conoscete tutti.1 anni, per ora.

    Aspettiamo l'appello.

 

 
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