S'e scapàt un dè..
Sarà stat el cald..
11-01-1918.
10-08-2001.
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Se vedòm!


S'e scapàt un dè..
Sarà stat el cald..
11-01-1918.
10-08-2001.
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Se vedòm!
Se vedòm!


Giangranco Miglio. Il professore rimasto fuori dal coro.
Leonardo Facco*
Il coccodrillo, che per i non addetti ai lavori è un articolo "piagnisteo" pronto a commemorare il morto autorevole di turno, non lo si nega a nessuno. Per Indro Montanelli, infatti, i direttori dei giornali di tutta Italia ne avevano i cassetti delle scrivanie pieni. Già pronti all'uso. Tanti. Da poter riempire da due a quattro, e più, pagine dei giornali.
Per il professor Gianfranco Miglio, invece, solo qualche nota d'agenzia (magari evitando di citare la sua morte in prima pagina) o qualche pezzullo insignificante scritto da un cronista di seconda o terza fila.
Tutto secondo copione. Mi sarei meravigliato del contrario. In fondo, Indro Montanelli, rappresentava la "stecca nel coro", ovvero l'italiano per antonomasia. Quello che nel coro, appunto, ci stava volentieri (da fascista, da democristiano, da antiberlusconiano, ecc. ecc.) pur sbagliando qualche nota della partitura. Quello che faceva lo storico (con una sfilza di premi per contorno), scrivendo i libri "a quattro mani" con i Cervi o con i Gervaso.
Il professor Miglio no. Era di un'altra pasta, era "scandaloso", era realista. Era così fuori dal sistema da essere uno contro il sistema. Miglio amava ricordare che il Bel Paese non era di suo gradimento. Figuratevi, con Maurizio Costanzo, al telefono, s'è "permesso" di affermare che è cresciuto con sua nonna che parlava in tedesco alle galline. E, soprattutto, ha avuto l'ardire di dare il suo assenso, nonché l'appoggio ideologico, alla più rivoluzionaria idea politica di questi ultimi centoquarant'anni: la secessione.
Mentre Montanelli le lauree se le prendeva ad honorem, in un paese in cui la laurea è già di per sé un insulto, Miglio faceva il rettore del dipartimento di Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano e faceva crescere fior fiore di giovani studiosi imbevendoli di idee coerentemente liberali. Se Montanelli paludava il suo sapere e le sue rampogne nel Risorgimento savoiardo, Miglio, da vero scienziato della politica, approfondiva i concetti del federalismo, dell'indipendentismo, delle libertà individuali. Proprio così. Montanelli citava Garibaldi? E Miglio ci faceva conoscere Carlo Cattaneo. Montanelli riesumava Giolitti? E Miglio rimpiangeva l'abdicazione delle idee liberali e proponeva di rileggere Carl Shmitt. Montanelli piagnucolava per il fatto che lo Stato abdicasse alle sue prerogative? E Miglio lo Stato lo metteva completamente in discussione, preferendogli le istituzioni policentriche, la libertà di mercato, la concorrenza tout court.
Ha scritto Carlo Lottieri, sulla rivista Élite, a proposito del professore comasco: "Pensare al politologo lombardo vuol dire riferirsi a uno studioso che durante la seconda metà del Novecento ha avuto pochi rivali, in Italia e fuori, nel suo tentativo di scandagliare con rigore scientifico la realtà del potere: evitando qualsiasi retorica e sforzandosi di osservare la politica quale essa è. Nel corso di questa ricerca, allora, non stupisce che egli abbia finito per elaborare un pensiero non privo di assonanze con quella linea di pensiero che - da Étienne de la Boétie fino a Murray N. Rothbard, passando per i libertari americani del XIX secolo - si è sforzata di sottrarre ogni maschera all'autorità politica". E se non è antisistema, ergo fastidioso, uno così, ditemi voi!
Montanelli col potere ci sguazzava. Miglio al potere si opponeva. Se per Montanelli il "lutto giornalistico" è durato una settimana, per Miglio nemmeno un giorno. Tutto bene madama la marchesa.
Se non fosse stato così non saremmo qui a scrivere queste quattro righe zeppe di rabbia. Complimenti professore. Quelli come il sottoscritto, nel frattempo, continueranno a studiare sui suoi libri. Non su quelli del "grande vecchio".
*Questo articolo è stato scritto il giorno dopo la morte del professore ed è stato inviato, sotto forma di lettera, al quotidiano "Libero". Non è mai stato pubblicato, eppure "qualcuno" l'ha preso come spunto per scriverci un suo pezzo.
Se vedòm!


Caro professore, grazie di tutto quello che hai fatto. La Padania, se mai verrà, la dovremo a te, che da Lassù vegli sui nostri sforzi.
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"Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)


Quando penso a Miglio non riesco a trattenere un moto di collera. Trovo imperdonabile non aver voluto sfruttare le capacità e la genialità di una mente così lucida. Non riesco a non arrabbiarmi ricordandomi di come è stato trattato da coloro che credeva suoi amici che sono giunti a definirlo "una scoreggia nello spazio".
Quando il ministero per le riforme istituzionali è stato affidato a Speroni invece che a lui è risultato subito chiaro che non vi era nessuna intenzione di portare avanti un cambiamento. E' stato come affidare un trapianto cardiaco al macellaio sotto casa invece che a Barnard.
Ciao Professore rimarrai sempre un esempio e un simbolo!


______________________In origine postato da Gatto rognoso
Giangranco Miglio. Il professore rimasto fuori dal coro.
Leonardo Facco*
Il coccodrillo, che per i non addetti ai lavori è un articolo "piagnisteo" pronto a commemorare il morto autorevole di turno, non lo si nega a nessuno. Per Indro Montanelli, infatti, i direttori dei giornali di tutta Italia ne avevano i cassetti delle scrivanie pieni. Già pronti all'uso. Tanti. Da poter riempire da due a quattro, e più, pagine dei giornali.
Per il professor Gianfranco Miglio, invece, solo qualche nota d'agenzia (magari evitando di citare la sua morte in prima pagina) o qualche pezzullo insignificante scritto da un cronista di seconda o terza fila.
Tutto secondo copione. Mi sarei meravigliato del contrario. In fondo, Indro Montanelli, rappresentava la "stecca nel coro", ovvero l'italiano per antonomasia. Quello che nel coro, appunto, ci stava volentieri (da fascista, da democristiano, da antiberlusconiano, ecc. ecc.) pur sbagliando qualche nota della partitura. Quello che faceva lo storico (con una sfilza di premi per contorno), scrivendo i libri "a quattro mani" con i Cervi o con i Gervaso.
Il professor Miglio no. Era di un'altra pasta, era "scandaloso", era realista. Era così fuori dal sistema da essere uno contro il sistema. Miglio amava ricordare che il Bel Paese non era di suo gradimento. Figuratevi, con Maurizio Costanzo, al telefono, s'è "permesso" di affermare che è cresciuto con sua nonna che parlava in tedesco alle galline. E, soprattutto, ha avuto l'ardire di dare il suo assenso, nonché l'appoggio ideologico, alla più rivoluzionaria idea politica di questi ultimi centoquarant'anni: la secessione.
Mentre Montanelli le lauree se le prendeva ad honorem, in un paese in cui la laurea è già di per sé un insulto, Miglio faceva il rettore del dipartimento di Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano e faceva crescere fior fiore di giovani studiosi imbevendoli di idee coerentemente liberali. Se Montanelli paludava il suo sapere e le sue rampogne nel Risorgimento savoiardo, Miglio, da vero scienziato della politica, approfondiva i concetti del federalismo, dell'indipendentismo, delle libertà individuali. Proprio così. Montanelli citava Garibaldi? E Miglio ci faceva conoscere Carlo Cattaneo. Montanelli riesumava Giolitti? E Miglio rimpiangeva l'abdicazione delle idee liberali e proponeva di rileggere Carl Shmitt. Montanelli piagnucolava per il fatto che lo Stato abdicasse alle sue prerogative? E Miglio lo Stato lo metteva completamente in discussione, preferendogli le istituzioni policentriche, la libertà di mercato, la concorrenza tout court.
Ha scritto Carlo Lottieri, sulla rivista Élite, a proposito del professore comasco: "Pensare al politologo lombardo vuol dire riferirsi a uno studioso che durante la seconda metà del Novecento ha avuto pochi rivali, in Italia e fuori, nel suo tentativo di scandagliare con rigore scientifico la realtà del potere: evitando qualsiasi retorica e sforzandosi di osservare la politica quale essa è. Nel corso di questa ricerca, allora, non stupisce che egli abbia finito per elaborare un pensiero non privo di assonanze con quella linea di pensiero che - da Étienne de la Boétie fino a Murray N. Rothbard, passando per i libertari americani del XIX secolo - si è sforzata di sottrarre ogni maschera all'autorità politica". E se non è antisistema, ergo fastidioso, uno così, ditemi voi!
Montanelli col potere ci sguazzava. Miglio al potere si opponeva. Se per Montanelli il "lutto giornalistico" è durato una settimana, per Miglio nemmeno un giorno. Tutto bene madama la marchesa.
Se non fosse stato così non saremmo qui a scrivere queste quattro righe zeppe di rabbia. Complimenti professore. Quelli come il sottoscritto, nel frattempo, continueranno a studiare sui suoi libri. Non su quelli del "grande vecchio".
*Questo articolo è stato scritto il giorno dopo la morte del professore ed è stato inviato, sotto forma di lettera, al quotidiano "Libero". Non è mai stato pubblicato, eppure "qualcuno" l'ha preso come spunto per scriverci un suo pezzo.
Grazie, Gatto, per aver riesumato per tutti questo bellissimo ricordo di Gianfranco Miglio da parte di Leonardo Facco.
Io voglio ringraziare Miglio con un sorriso dell'anima, un sorriso d'intesa, come se Egli stesse davanti a me.


Eh..non c'è di che.. anche,se a dir la verità,mi sono limitato a fare man bassa dal sito di un certo generalenon me ne voglia,il milite..
Cosa è stato il Professor Miglio?
Lo speciale dei Quaderni Padani riportato all'inizio non potrebbe spiegarlo meglio e il titolo sotto la fotografia la dice lunga..
Il Professore è stato ciò che di meglio il mondo intellettuale lombardo ha saputo offrire alla Padania e,perchè no,all'italia.
Il fatto che sia stato praticamente ignorato,se non bellamente sbeffeggiato,dimostra quanta strada ancora resta da fare ai padani per farlo proprio e agli italiani per scrostare via 150 anni di balle governative e marcanzia varia.
Un brindisi al padre della patria (padana)![]()
Se vedòm!
Se vedòm!


____________________In origine postato da Gatto rognoso
Eh..non c'è di che.. anche,se a dir la verità,mi sono limitato a fare man bassa dal sito di un certo generalenon me ne voglia,il milite..
Cosa è stato il Professor Miglio?
Lo speciale dei Quaderni Padani riportato all'inizio non potrebbe spiegarlo meglio e il titolo sotto la fotografia la dice lunga..
Il Professore è stato ciò che di meglio il mondo intellettuale lombardo ha saputo offrire alla Padania e,perchè no,all'italia.
Il fatto che sia stato praticamente ignorato,se non bellamente sbeffeggiato,dimostra quanta strada ancora resta da fare ai padani per farlo proprio e agli italiani per scrostare via 150 anni di balle governative e marcanzia varia.
Un brindisi al padre della patria (padana)![]()
Se vedòm!
Un brindisi anche da parte mia![]()


Trhead, pienamente sottoscritto anche da me, ed è certamente degno di essere messo in rilievo.


ùIn origine postato da Autari
Quando penso a Miglio non riesco a trattenere un moto di collera. Trovo imperdonabile non aver voluto sfruttare le capacità e la genialità di una mente così lucida. Non riesco a non arrabbiarmi ricordandomi di come è stato trattato da coloro che credeva suoi amici che sono giunti a definirlo "una scoreggia nello spazio".
a proposito di cose imperdonabili .. che ne dice del fatto di essere passato per un ministero non ricevuto al berluska , sparando sul partito che lo aveva fatto senatore ?
Lo so che in termini di ' tradimento' non sono i picchi della pivetti e di formentini ...ma mi sembrano abbastanza per fare sparare a chi lo aveva portato al proscenio politico qualcuno dei suoi ' ruspanti' ( ...ed idioti ) epiteti ...


Larth sei pregato di evitare di parlare di cose che non conosci (proprio perchè non le hai vissute) per di più se devi sputare sulla memoria del Professor Miglio.