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Roma. “Accontentatevi del Tar”. E’ questa la linea per tenere buona An, che aveva chiesto di scoperchiare una volta per tutte
la pentola del calcio italiano. “Accontentatevi del Tar e state buoni”, questa la linea che il Cav. ha distillato con Adriano Galliani
e Gianni Letta, e che Gianfranco Fini ha girato con qualche imbarazzo ai suoi colonnelli, in primis Ignazio La Russa che
della testa di Franco Carraro era divenuto primo reclamatore ufficiale. Anche se la tesi viene ufficialmente accolta, non è difficile
far breccia in chi a via della Scrofa si occupa di sport, e raccogliere così una “summa dell’occasione perduta”, ovvero “anche sul calcio il Cav. sembra non rendersi conto che il suo presunto vantaggio si volgerà in danno”.
Però ieri la seconda sezione del Tar etneo ha sconfessato la Federcalcio riammettendo il Catania in B. Contenti no, visto il peso che An ha in città? “Sì, ma non è questo il punto”, si risponde. E rieccoci alla summa, in quattro articoli di fede.
Primo errore, tutto il potere ai giudici.
Alla giunta del Coni, il presidente Gianni Petrucci si è attenuto ai desiderata di prudenza, ma sulle divergenze tra pronunzie della giustizia sportiva e giustizia ordinaria e amministrativa ha firmato una capitolazione. Un errore pericoloso, secondo i riformatori sconfessati del calcio. Le riammissioni puntualmente disposte nel calcio e nel basket privano gli organi della giustizia sportiva del più serio deterrente nei confronti delle società inadempienti.
D’ora in poi si sarà ancor più in balia dei tempi della giustizia amministrativa, che poco si sposano con le decisioni
“sul tamburo” per far partire i campionati.
Il lodo Petrucci
Secondo errore, i giudici di oggi non sono quelli di domani. In altre parole, dopo il “lodo Petrucci” si dipenderà dalla mano più o meno pesante che arbitrariamente i magistrati, questa volta nelle loro inchieste penali e civili, useranno verso i club. Per il momento, nel caso delle false fideiussioni della Roma, la magistratura ordinaria mostra di usare nelle sue indagini la mano leggera coi club, e circoscrive le stesse connivenze e responsabilità degli organi sportivi federali. Ma un domani, il premier non sa che si userebbe il pugno di ferro, se per caso suoi diretti interessi fossero in gioco?
Terzo errore, le vecchie alleanze.
Tra i cacciatori di scalpo di Carraro ieri silenziati, non è piaciuta la rumorosa discesa in campo della Fiat a tutela di Carraro. La difesa
a spada tratta da parte di Evelina Christillin, sacerdotessa degli interessi torinesi nella megatorta delle prossime Olimpiadi invernali del 2006, ieri era così netta dall’apparire come una richiesta di credito. Ora si comprende bene che la Fiat voglia
il minor numero di turbative possibli, pur di condurre in porto al meglio il travagliato business olimpico. Ma sul football la
Juventus è l’unica società a poter fare veramente da sé, senza ricorrere a nemmeno un comma del decreto salvacalcio che
“spalma” la svalutazione del parco giocatori.
Al contrario – osservano i riformatori incompresi – Roma e Lazio, che concentrano oggi la maggior parte dei debiti tra i grandi club, continueranno ad avere bisogno di un intervento “pilotato”. Ad An, che a Roma conta pur dopo la botta elettorale, sembra un grave errore lasciare il timone della salvezza di Roma, Lazio e di altre 6 squadre nelle mani del vertice bancario di Capitalia, invece che attribuirsi “la guida politica” di un disegno riformatore.
Quarto errore, la paura di perdere consenso.
Alla radice della prudenza del Cav. non c’è il timore dell’Abatino Gianni Rivera. Figurarsi lo spavento che può incutere il mite epigono del miterrimo Mario Segni.
Conta di più il timore di una sollevazione dei tifosi, se un bisturi incidesse in profondità campionati ed equilibri societari. Ad An è su questo che si dissente. Da una riforma in grande stile, che poteva avviarsi ghigliottinando Carraro, non dipende solo l’equilibrio dei grandi club romani.
Un nuovo regime delle società sportive che tornasse ad attenuare l’ipocrita, e ai più impossibile, fine di lucro; una nuova risposta “di sistema” al problema dei diritti tv non risolto dalla mini pay tv messa in piedi dai club minori in velleitaria alternativa a Murdoch; queste e altre misure rappresenterebbero una risposta ai problemi delle Provinciali.
Con tanti bei votarelli in gioco, a fare le cose con equilibrio e un pizzico di demagogia.
Ecco perché in An non si capacitano, di come il Cav. difenda l’indifendibile invece di scommettere sul futuro.
saluti




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