....l'otto settembre?
Roma. Chi è Julius Muis e perché le sue convinzioni avranno un certo peso, quando l’8 settembre R scandalo Eurostat davanti alla commissione di controllo sul bilancio del Parlamento europeo? I media italiani non si sono occupati di Muis. Eppure è un personaggio chiave, per cercare di fare chiarezza nell’opacità del megabilancio da 100 miliardi di euro della Commissione.
Prodi potrà anche essere certo di smontare dalle fondamenta le accuse sul caso Telekom Serbia, vicenda nella quale prima di ipotetiche tangenti si impone da parte sua una risposta al perché
il governo da lui presieduto e l’azienda guidata dal suo uomo di fiducia Tommaso Tommasi di Vignano decisero di acquisire a un prezzo tanto esorbitante quote di minoranza di un’azienda decotta, da un paese sotto sanzioni e da un tiranno sanguinario alla ricerca di valuta pregiata per sostenersi.
Ma appena terminate le sbiciclettate, il Parlamento europeo ricomincerà intanto dal caso Eurostat.
Lo scandalo è scoppiato da che magistratura francese e belga indagano Yves Franchet e Daniel Byk, i capi di Eurostat, l’agenzia della Commissione incaricata delle statistiche ufficiali dell’Unione con i suoi 720 dipendenti e 140 milioni di euro di budget annuale.
L’ipotesi è di frodi contabili “nel corso almeno degli ultimi tre anni”, sovrastimando o inventando del tutto compensi a società terze che lavoravano in outsourcing per Eurostat, e girando su conti segreti in Lussemburgo creste e interessi lucrati.
La Commissione ha tentato di circoscrivere la vicenda, creando una task force per un’indagine amministrativa parallela a quella dell’Olaf, il garante antifrodi dell’Ue. Ma le cose si sono fatte intricate quando il segretario generale della Commissione David O’Sullivan ha ammesso che in precedenza si sapeva delle indagini ma si era deciso di non darne piena informazione ai membri della Commissione.
Le domande sono inevitabilmente diventate tante. Da quando sapeva, Prodi? E che cosa? E che cosa aveva fatto? Guai per Neil Kinnock, responsabile della riforma interna della Commissione e suo vicepresidente, per Michaele Schreyer, la commissaria responsabile del Bilancio, e per Pedro Solbes, responsabile degli Affari economici. Che infatti a luglio hanno premuto su Prodi perché la Commissione procedesse intanto alla “sospensione cautelativa” dei rapporti tra Eurostat e alcune società, CESD, 2SDA, TES e Planistat.
All’Europarlamento ci si è scaldati: in base a quali elementi Prodi prima aveva fatto passare anni, e improvvisamente sospendeva questi contratti mentre né la magistratura né Olaf avevano ancora alcuna risultanza? I più ferrati in materia, come il conservatore britannico Chris Heaton-Harris, il socialista portoghese Paulo Casaca, il conservatore danese Mogens Camre, lo chiederanno a Prodi.
Ad aprile se ne andrà
A far pensar male è la sospensione dall’incarico, per altro a piena retribuzione, comminata a maggio dalla Commissione alla dirigente che dei conti portava la responsabilità, Marta Andreasen. Non per sue malversazioni, ma per l’eccesso di senso del dovere che la spingeva a denunciare da tempo
l’immobilismo della Commissione di fronte a episodi che, a suo dire, riguardano non solo Eurostat ma molti direttorati della Commissione stessa. La Andreasen è sottoposta a indagine disciplinare per aver divulgato a europarlamentari e stampa particolari riservati di ciò che non la convince. E qui si torna a Julius Muis. Che è lo stimato capo dell’audit interno della Commissione, il caporevisore dei conti, già alla Ernst&Young e poi certificatore finanziario alla Banca mondiale.
Muis a giugno ha lasciato tutti con un palmo di naso, annunciando con quasi un anno di anticipo che ad aprile 2004 se ne andrà.
Ai media stranieri che lo hanno cercato a tappeto sulla grana Eurostat ha laconicamente detto che “anche” quella vicenda spiega le sue dimissioni, e che in ogni caso esporrà le sue opinioni nelle sedi dovute.
Ora è in vacanza, e una coincidenza fortuita vuole che un suo amico fosse anche nostro.
Apprendiamo così del tutto informalmente che Muis è convinto che la Andreasen abbia ragione su tutto, che il bilancio della Commissione non si riuscirà a renderlo trasparente entro il 2005 come promette Prodi, che la pluralità dei centri di spesa della Commissione “fa a pugni con l’accountability”. E che tutto questo lui lo ha scritto a Prodi, con il suo dissenso per aver voluto concentrare la riforma in un solo direttorato generale.
L’impressione è che meno se ne parla, meglio è, ha detto al nostro comune amico. Muis non pare attirato dal fuoco dei media. Ma fossimo al Parlamento europeo, tenteremmo di saperne di più da lui, perché abbiamo avuto l’impressione di una persona ben al corrente del molto che non va, e di come altrimenti andrebbe fatto.
Da il Foglio
saluti




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