....essere dimenticati.
Luigi Berlinguer, che ieri ha inondato la stampa quotidiana con una raffica di dichiarazioni e interviste contro la proposta di commissione di inchiesta parlamentare su Tangentopoli, è membro laico del Consiglio superiore della magistratura, ma si comporta come se fosse un magistrato ad honorem.
Polemizza con il Parlamento, di cui è stato a lungo un importante
esponente, sostenendo che “non è sovrano”, e lo invita perentoriamente a “rispettare noi”. Pur essendo nel Csm in
rappresentanza del Parlamento, accetta la distorsione che fa di questo organismo uno strumento di autogoverno della magistratura, e non di governo, com’è peraltro scritto in Costituzione.
D’altra parte nella lunga vicenda politica del terzo Berlinguer, la tendenza a identificarsi con il ruolo ricoperto come uno Zelig non è nuova. Fu contestatore nell’Università e tuonava contro le baronie accademiche e la casta dei rettori.
Divenne poi rettore egli stesso, a Siena, e da allora attribuì alla più antica, e per certi versi arcaica autorità accademica, la funzione centrale in un rinnovamento dell’Università che per la verità non si è mai realizzato. Allora, naturalmente, indicava nella sordità burocratica dei ministri della pubblica istruzione il principale
baluardo di conservazione, la resistenza alle ineluttabili riforme. Divenne poi egli stesso ministro di quel dicastero, promosse riforme assai contestate, anche se non prive per molti aspetti di lungimiranza, ma per l’impopolarità che si era creato proprio fra i docenti, al primo rimpasto fu mandato a casa.
Dal centrosinistra, non dal centrodestra.
Ora, con la stessa passione priva di riserve e di distinguo con cui fu contestatore dei rettori e rettore, accusatore dei ministri e ministro, fa il rappresentante del Parlamento nel Csm e lo mobilita contro il Parlamento, di cui è stato esponente fino a pochi mesi fa. Se si trattasse di un altro, lo si potrebbe accusare di opportunismo corporativo a geometria variabile.
Ma per lui, invece, la mimesi con l’ambiente non è un vizio, è una condizione naturale.
su il Foglio
saluti




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