Se con le leggi razziali del 1938 (a ancor prima con quelle del 1936, riguardanti le colonie dell'Impero, per pronuovere la lotta razzistica contro il meticciato e simili fenomeni) il Fascismo cercò di attuare un suo razzismo di Stato ( per quanto contraddittorio e con aspetti strumentali alla politica internazionale di Mussolini), non fu certo il Fascismo l'autore del razzismo italiano (ne' di quello generale e generico verso l'insieme della "altre razze", ne' di quello specificatamente antisemita). Non al Fascismo spetta una tale primogenitura.
Come ricorda il Burgio " Il mito indoeuropeo [ alias ariano n.d.r] circola tra gli orientalisti, glottologi e letterati sin dagli anni Sessanta del secolo scorso [ leggi XIX secolo ndr] in funzione antisemita e antimeridionale (i *sudici* non sono *arii* ma *afri*). La contrapposizione fra *razze storiche* e popoli *senza storia* si diffondono (..) a cavallo fra gli anni settanta e ottanta contro la minaccia di *invasioni mongoliche* - contro gli slavi *barbari*, privi di *ricordi* e *istituzioni* - e contro africani e meridionali (dove il mezzogiorno è senza mezzi termini *Affrica*, anzi i suoi *caffoni* appaiono meno civili dei *beduini*, e l'Africa è a sua volta ridotta a una icona identica al nostro Sud). Le accuse rivolte agli ebrei di non volere *mutare natura*, di perseverare nell'*intolleranza*, di conservare *riti ridicoli* datano sin dagli anni Trenta dell'Ottocento e sottendono la feroce campagna antigiudaica delle gerarchie cattoliche all'indomani della presa di Roma (è una Italia *giudaizzata* e sottomessa alla *Sinagoga di Satana* quella che reca il sommo oltraggio al vicario di Cristo) prima di confluire fra le argomentazioni invocate dal fascismo a sostegno delle leggi antiebraiche. L'arsenale di teorie *scientifiche* (biologiche, mediche, psicologiche, antropologiche, criminologiche, sociali) che col primo Novecento assumono la configurazione di un corpus organico motivato salla preoccupazione di diferndere la razza e la nazione dai pericoli delle degenerazione fisica e morale ....). ".
Il Marselli, sul finire dell'Ottocendo, classificò gli italiani come un ramo " entro la varietà latina della razza ariana, partizione della grande razza mediterranea ". Per non dire di talune considerazioni "scientifiche" del Lombroso, tra antropologia e antropologia criminale.
Un meridionale come Aldo Niceforo individuò nei caratteri razziali dei meridionali italiani le ragioni ultime dell'arretratezza del nostro mezzogiorno: " L'antropologia ci ha rivelato in questi ultimi tempi che la composizione etnica della popolazione italiana è formata di due grandi elementi: arii al nord, mediterranei al sud; elementi che variano grandemente tra loro tanto per opposti e vermante antitetici caratteri fisi quanto per dissimili caratteri psicologici " - tanto che solo i settentrionali, in quanto ariani, sarebbero stati adatti, per il Nicerforo, alla competizione economico-sociale fra le nazioni europee.
Anche teorici del socialismo si sbilanceranno, in quanto positivisti, in teorizzazioni francamente razziste. Fra questi anche il Leonida Bissolati che scriverà nel 1879: " I Semiti occupano un posto di mezzo, nella scala dei tipi umani tra il tipo giallo e l'ariano ".
L'Accademico d'Italia Carlo Formichi scriverà nel 1921 : " Nel nostro pensiero deve maturarsi una grande rivoluzione, un ritorno al genio della nobile razza ariana, che è poi la nostra, me che è stata sopraffatta dalla civiltà e della mentalità semitica , " ....con evidenti....implicazioni anticristiane oltre che antiebraiche, in tal genere di affermazioni.
L'ala da sempre antisemita e razzista del Fascismo, che pur non cessò mai di operare (seppur da posizioni minoritarie e, per lunghi tratti, emarginate), neppure negli anni in cui Mussolini derideva "il razzismo" alla tedesca, fu costituita per lo più da epigoni di questo primo razzismo moderno "colto" ( tra il tradizionalismo religioso e il positivismo scientista, anche riguardo la questione ebraica) del secolo e dei decenni precedenti.
Giovanni Preziosi, lo spretato collaboratore intellettuale di Farinacci, nonchè amico di Evola, fu tra i più fanatici ideologhi e propagandisti dell'antisemitismo fascista, e il promotore della diffusione nel nostro Paese delle bufale antisemite internazionali sul complotto ebraico, come i famosi "Protocolli dei Savi Anziani di Sion", verso i quali Preziosi con altri razzisti fascisti nutriva una Fede irrazionale quanto incrollabile.
I presupposti dell'antisemitismo di Preziosi si incontrarono con gli scopi di Mussolini nel periodo in cui questo ultimo si trovò necessitato a virare, in politica internazionale, verso la razzista Germania hitleriana, ed a scatenare quindi la cosiddetta "seconda ondata" rivoluzioanria contro "lo spirito borghese", al fine di forgiare finalmente "l'italiano nuovo", degno del nuovo ruolo imperiale conquistato dall'Italia Fascista con l'impresa di Abissinia.
In un articolo de "La vita italiana" dell'agosto 1937 il Preziosi aveva a suo modo confermato, con minuziosa precisione, al suo Duce gli argomenti "ideologici" e "politici" su cui edificare la politica antisemita del Regime:
- l'ebreo resta ebreo qualunque sia la nazionalità con la quale si riveste;
- la razza è per l'ebreo un qualche cosa che va oltre il puro dato biologico e antropologico. La razza è la Legge (Torah, Mishna, Talmud) " - "Questa è intesa come una forza formatirce dall'interno e in certo senso perfino dall'alto, nell'ebreo fa tutt'uno con quella [ la razza biologica ndr] ";
- esiste ed opera una Internazionale Ebraica;
- i fini dell'Internazione Ebraica confliggono con quelli di ogni nazione proletaria europea e in primo luogo con quelli dell'Italia Fascista.
Come spiegherà il teorico della "razza dello spirito", il filosofo tradizionalista Julius Evola: " E' stato giustamente detto che come Adamo è stato plasmato da Jheova, così l'Ebreo è stato plasmato dalla Legge, e la Legge, nella sua influenza millenaria attraverso le generazioni, ha destato speciali istinti, un particolare modo di sentire, di reagire, di comportarsi, è passata nel sangue, tanto da continuare ad agire anche prescindendo dalla coscienza diretta e dall'intenzione del singolo . E' così che l'unità di Israele permane attraverso la dispersione: in funzione di un'essenza, di un incoercibile modo d'essere. E insieme a tale unità sussiste e agisce sempre, fatalmente, o in modo atavico e inconscio, o in modo oculato e serpentino, il suo principio, la Legge ebraica, lo spirito talmudico ".
Ecco dunque che l'ebreo appartiene all'Internazionale Ebraica, che esiste persino indipendentemente dalla sua formalizzazione organizzativa, sussistendo anche in modo "inconscio" e "atavico". Ecco che questa identità ebraica rende l'ebreo diverso dall'italiano di razza ariana, in quanto altri sono i suoi "istinti" e i suoi "incoercibili " modi d'essere, pur nell'apparenza della comune nazionalità giuridica e quindi solo formale. Ecco allora come, secondo quanto sancito anche da la DICHIARAZIONE DELLA RAZZA del Gran Consiglio del Fascismo, che l'adesione e la fedeltà degli ebrei italiani al Regime Fascista, non possano essere considerati sinceri. Ecco che l'equazione ebraismo=antifascismo appartiene, in buona sostanza, nella visione ideologica e mistificante del tardo-fascismo, non solo al dato storico-politico, ma anche a quello....... matafisico o "spirituale". In fondo l'ebreo è antifascista persino quando non sa di esserlo (inconscio), e in qualsiasi momento il suo "atavico" e "istintuale" appartenere ad "Israele" può tornare a galla e imporsi. Degli ebrei, in ultima analisi, non ci si può mai davvero fidare. Tanto più che l'Internazionale Ebraica, quella concreta, esprime ormai un'aperta linea antifascista.
Ma tutto questo, spiritualizzato o meno, politicamente strumentale o creduto irrazionalmente da intellettuali fanatici, non è che puro e volgare RAZZISMO. Un razzismo che si pone in continuità con una storia ideologica lunga, che precede il fascismo, e che si estende ben al di là delle frontiere d'Italia e d'Europa. Un razzismo che si tenterà infine di fare più italiano, appunto "più spirituale" per renderlo maggiormante autonomo ( o addirittura concorrente ) da quello, avvertito come troppo rozzo e brutale, del NazionalSocialismo germanico,
soprattutto nelle manifestazioni di un Alfred Rosenberg o di un Julius Streicher. Ma in nessun modo il "razzismo spirituale", ad esempio nelle formulazioni di un Evola, prescinderà mai del tutto dal razzismo biologico. Semplicemente lo dara' come presupposto e scontato (considerato però insufficiente e in sè volgare) da superare in una visione "più alta", più completa e complessa.
L'identità ebraica e quella italiana furono dunque viste come separate e sempre più antitetiche, e questa antitesi concreta fu rappresentata nel conflitto "spirituale" e astratto fra il supposto "cosmopolitismo giudaico" e il nazionalismo italiano fascista. L'ebraismo fu in tal senso, senz'altro razzistico, avvertito e indicato propagandisticamente come la quint'essenza dell'antifascismo, il suo massimo ispiratore.
Questa diagnosi sulla natura intrinsecamente antifascista dell'ebraicità è, infatti, a propria volta, profondamente ed essenzialmente razzista e antisemita , indipendentemente dall'anedottica portata a supporto dalla propaganda, sulle schiere di ebrei antifascisti reali (spesso solo ebrei di nome) o immaginari. Sul piano politico, questa formazione ideologica presente e crescente nel Fascismo-Movimento sarà funzionale al Fascismo- Regime soprattutto nel momento del suo avvicinamento strategico alla Germania hitleriana. Avvicinamento progressivo che, come ovvio, trovava un ampio disappunto in ampi strati della popolazione italiana in generale e soprattutto fra gli ebrei, anche fra gli ebrei più integralmente e fanaticamente fascisti. E non è proprio il caso che se ne spieghino le ragioni.....
L'infame persecuzione fascista dei diritti e nei diritti degli "ebrei" italiani (e stranieri accolti in Italia) merita però di essere ancora considerata, sotto altri aspetti ancora. Va accolto innanzi tutto il giudizio di un Schieder che distingue fra il razzismo fascista inteso come razzismo di appartheid, da quello nazista, fin dal principio, almeno tendenzialmente, razzismo d'annientamento. Ma non è certo tutto. Ad esempio gli storici e gli storici dell'ideologia in primis, hanno cercato di indagare, con risultati più che apprezzabili, le relazioni intercorrenti fra l'evoluzione della formazione ideologica ed ideale del Fascismo italiano e il razzismo, nel suo mutare di ruolo e significato, dalla generica difesa della "salute della stirpe", alla "svolta" dell'ultimo tratto degli anni trenta. Tanto il De Felice che Emilio Gentile, ad esempio, hanno dimostrato la relazione innegabile fra l'avvio della politica razzista e la "seconda ondata" rivoluzionaria, legata al mito dell'italiano nuovo, tornato all'ordine del giorno dopo la "fondazione dell'Impero" e la coeva "campagna anti-borghese" voluta dal Mussolini. E' significativo che tranne che nel Cianetti (e nella sua corrente "di sinistra" di alto dirigente sindacale e delle Corporazioni, assai vicino al Farinacci), e nel Fontanelli (tuttavia contrario ad ogni razzismo biologico e propenso a ritenere la lotta allo spirito ebraico come parte qualificante della lotta al più generale spirito borghese) in un'altra parte consistente del sindacalismo fascista e del "fascismo di sinistra" , che concepiva la battaglia antiborghese in senso più sociale e "classista", rispetto ai desiderata del Regime, la svolta razzista fosse accolta, almeno dapprincipio, con una certa freddezza se con un certo malcelato imbarazzo (determinato anche se non soprattutto dall'avversione del mondo del sindacalismo fascista per il NazionalSocialismo e la sua concezione del corporativismo, ritenuta inaccettabile e pericolosa per la rivoluzione italiana).
Ciò nonostante la storia del razzismo fascista rischia di rimanere non del tutto comprensibile se si fa astrazione dal contesto, non solo politico internazionale, ma anche politico interno e soprattutto ideologico, nel quale si sviluppò e giunse a generare gli obbrobri giuridici che conosciamo.
Come nota Emilio Gentile, una differenza sostanziale fra il Fascismo italiano e Il NazionalSocialismo, che spiega in parte anche le differenze dei relativi razzismi, e che in parte trae origini da questa stessa differenza, consiste nel fatto che : " Nel Fascismo non ci fu un modello unico e definitivo, quale poteva essere per esempio, *l'uomo nuovo* del nazionalsocialismo, definito una volta per tutte secondo il modello eterno dell'ariano germanico, che doveva essere preservato nella sua integrità di sangue, dal pericolo della contaminazione e delle degenerazione. Nel fascismo invece, abbiamo visto, il mito dell'uomo nuovo ebbe una evoluzione e varie rappresentazioni, corrispondenti a modi diversi di concepire sia il mito che i metodi e i tempi per attuare la rivoluzione antropologica ".
E in questa processo evolutivo della formazione ideologica del Fascismo italiano l'approdo all'esplicitazione di una propria dottrina della razza ( da IL MANIFESTO DEGLI SCIENZIATI RAZZISTI in poi) e di una propria legislazione razzista va indagato anche nel contesto del tentativo di "rivoluzione antropologica" precisato da Emilio Gentile, ma non solo: " Il problema della razza e dell'antisemitismo era considerato parte integrante non solo della rivoluzione antropologica, ma anche della rivoluzione sociale per la realizzazione del corporativismo: chi non era sensibile al problema della razza o mostrava simpatie per gli ebrei, affermava il Fontanelli, apparteneveca a coloro che *non sentono lo spirito collettivo imposto da una superiore civiltà, che non credono nel corporativismo* ."
Benito Mussolini così aveva definito il borghese: " Il borghese è quella persona che sta bene ed è vile "e nel 1934 aveva definito il fascista imborghesito " colui che crede che ormai non c'è più nulla da fare " , che tutto è stato conquistato, che sostituisce quindi all'eroismo il proprio gretto egoismo. Ma l'Impero, la grande politica, ossia la politica da grande potenza alla quale l'Italia Fascista anelava, aveva invece bisogno, per il pensiero di Mussolini e dei suoi, di continua tensione, di continuo spirito combattivo, di durezza, di virilità, di arditismo, quindi di una fascistizzazione integrale del popolo italiano.
Come scrive Giordano Bruno Guerri: " Nel quadro della *fascistizzazione integrale* si inserisce anche la scelta razzista, solo in parte stimolata dall'alleanza con la Germania e del fatto di doversi distinguere, dopo la conquista dell'Etiopia, da una popolazione *inferiore* e dalla pelle scura. [...]Ma nella logica del fascismo, tesa alla formazione dell'italiano nuovo, il razzismo era un passaggio necessario: gli italiani dovevano sentirsi geneticamente superiore agli altri popoli ed eliminare ogni possibile *contaminazione*. Il razzismo insomma coronò la * nuova dottrina come un metodo per formare finalmente i nuovi fascisti * (M.A. Ledeen) . Fu uno dei tanti e certamente non il più importante dei metodi, ma ebbe un discreto successo: i giovani aderirono generalmente all'antisemitismo, anche se la lor fu un'adesione più ideologica che di sostanza (...) Il meccanismo che permise di applicare il razzismo a un popolo tendenzialmente non razzista è evidente in Bottai, che di suo non era razzista ma fece attuare per primo e con rigore le leggi razziali nelle scuole: preso dalla mistica del Regime, ritenne che, *se per fini superiori*, il duce aveva voluto prendere quel provvedimento, bisognava applicarlo. ".
Dunque ogni resistenza al razzismo, ogni debolezza verso di esso, ogni "sentimentalismo" e "pietismo" verso le sue vittime, furono individuate dall'ideologia fascista come testimonianze di non fascisticità, o addirittura di potenziale se non coclamato antifascismo.
Contro questa indegna campanga propagandistica alta si levò la voce del Marinetti: " Oggi è la guerra agli ebrei che vi fa gioco, ma fra un ebreo, vecchio combattente, squadrista, legionario fascista, ed un pseduo fascista comunista, arruffa tutto, ruffiano, servitore prezzolato di qualsiasi uomo e di qualsiasi partito, purchè al potere, sono decisamente per il primo [..] E quando si parla di internazionale giudaica antifascista, resto perplesso, mi domando se questa internazionale è formata dai 60.000 ebrei residenti in Italia, che il Duce stesso affermò non costituire e non aver mai costituito un pericolo per noi, o non è piuttosto formata da voi, che servite così indecentemente male il Regime e tutti i suoi uomini migliori ". Non tutti i fascisti furono infami, e infatti furono subito battezzati dai vari Interlandi, Preziosi e simili come: "cuori teneri", "giudei onorari", "animule tenerelle". La rivoluzione antropologica voluta da Mussolini per forgiare finalmente "l'Italiano nuovo", degno erede della Roma dei Cesari, non permetteva esitazioni di questo genere. Occorreva obbedire, credere e combattere e per il resto.... si doveva tacere se non si era del tutto d'accordo.
In questo senso, come ha scritto il De Felice, le leggi razziali furono emanate, paradossalmente, più contro gli "italiani imbelli", pervasi, al di là della condizione sociale, da spirito *borghese* e pertanto inguaribilmente amanti della pace e della concordia, oltre che della vita comoda, che contro gli stessi ebrei, in qualche modo diventati loro malgrado capri espiatori anche questa volta, come tante altre nella loro lunghissima storia.
Come scrisse il Bottai il nuovo razzismo italiano doveva forgiare un popolo unito, cementato da oltre 20 secoli di storia, di comune lingua, cultura e religione . Di questo popolo non potevano più far parte gli ebrei. Un'Italia alleata strategica della Germania NazionalSocialista, comunque, non avrebbe potuto ancora permetterselo.
" Razzismo, imperialismo e antiborghesismo (..) -scrive il Campi - furono dunque gli strumenti attraverso i quali Mussolini tentò di imprimere nuovo slancio all'educazione totalitaria degli italiani ", conducendoli, aggiungiamo noi, verso un'alleanza politica e militare infausta, una guerra folle e disperata dall'esito disastroso per l'Italia intera oltre che per il fascismo stesso, con la tragedia di milioni e milioni di morti di tutti i popoli e di ogni "razza", a cui si aggiunse quella particolarmente raccappricciante e mostruosa della Shoà.
Shalom!!!
Bibliografia essenziale:
- Alberto Burgio (a cura di) : "Nel nome della Razza - il razzismo nella storia d'Italia 1870-1945"
- Alexander J. De Grand : "L'Italia fascista e la Germania Nazista"
- Emilio Gentile : "Le origini dell'ideologia Fascista";
- Emilio Gentile: "Storia e Interpretazione del Fascismo"
- Renzo De Felice: "Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo"
- Renzo De Felice: "Le interpretazioni del Fascismo"
- Renzo De Felice: "Mussolini il fascista"
- E. Nolte: "I tre volti del fascismo"
- Ernst Nolte: "Controversie - Nazionalsocialismo, bolscevismo, questione ebraica nella storia del Novecento"
- Giordano Bruno Guerri: " Fascisti - gli italiani di Mussolini - il Regime degli italiani"
- Alessandro Campi: "Mussolini"
- Michele Sarfatti: "Gli ebrei nell'Italia Fascista"
- Attilio Milano: "Storia degli ebrei in Italia"
- Sergio Romano : "I falsi Protocolli - il *complotto ebraico* dalla Russia di Nicola II a oggi"
- Antonio Spinosa: "Mussolini razzista riluttante"
- Giuseppe Parlato : "La Sinistra Fascista - storia di un progetto mancato"
- Mosse: "Intervista sul Nazismo"
- Leon Poliakov: "Il mito ariano - le radici del razzismo e dei nazionalismi"
- Leon Poliakov: "Storia dell'Antisemitismo"
-Gerald Messadiè: "Storia dell'Antisemitismo"
- Bernard Lewis: "Semiti e Antisemiti - indagine su un conflitto e un pregiudizio"
- Vincezo Pappalaterra: "Nazismo e Olocausto"
- Maurizio Ghiretti: "Storia dell'antigiudaismo e dell'antisemitismo"
- Wolfgang Shiederf: "Fascismo e Nazionalsocialismo nei primi anni trenta" in "Il Regime Fascista" di AA.VV.
- Angelo Del Boca "Le leggi razziali nell'Impero di Mussolini"- ibidem
- Guglielmo Salotti: "Breve storia del Fascismo"
- Aurelio Lepre: "Mussolini"
- Julius Evola: "Osservazioni critiche sul *Razzismo* NazionalSocialista
- Julius Evola: "Mito e realtà della lotta antiborghese"
- Julius Evola: "Per un allineamento politico-culturale dell'Italia e della Germania"
- Giorgio Galli: "Il Fascismo - dallo squadrismo a Dongo"
- Alberto Aquarone : "L'organizzazione dello Stato Totalitario"






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