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Discussione: Un Iran laico?

  1. #1
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Un Iran laico?

    "Il nipote di Khomeini «Voglio un Iraq laico»

    L’erede dell’ayatollah fuggito dall’Iran a Bagdad: «Date al popolo acqua, luce, sicurezza e lavoro: solo così il fondamentalismo religioso diminuirà»


    DAL NOSTRO INVIATO
    BAGDAD - Nipote dell'ayatollah Khomeini, cresciuto ed educato tra il fior fiore dell'aristocrazia della rivoluzione islamica in Iran, a 45 anni Hussein Mustafà Khomeini fa la scelta più importante della sua vita: fugge nell'Iraq dell'era post-Saddam e organizza un movimento mirato a costruire quello che definisce «un nuovo Iran governato dalla democrazia liberale».
    Eroe della libertà per qualcuno, pericoloso eretico da eliminare per tanti altri, Mustafà Khomeini ci riceve nella lussuosa villa lungo il Tigri che sino allo scorso marzo apparteneva alla moglie del vice presidente di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim al-Dhouri, e ora gli è stata messa a disposizione dai circoli sciiti moderati in Iraq.
    Prima di entrare, le misure di sicurezza sono accurate, una decina di guardie armate pattugliano il giardino, un paio di loro resta sempre al suo fianco.
    «Sappiamo che ci sono squadre di sicari mandate da Teheran per assassinarmi. Ci hanno già provato e tenteranno ancora», dice il giovane Khomeini seduto con le gambe incrociate su di un grande divano in salotto.
    In Iraq sta crescendo il fondamentalismo religioso. Giorno dopo giorno, ci sono attentati non sempre riconducibili ai nostalgici del vecchio regime di Saddam Hussein. Specialmente tra gli sciiti, c'è chi vorrebbe una repubblica islamica come quella creata da suo nonno nel 1979.
    «Sarebbe un errore. A Teheran non lo potevo dire ad alta voce. Ma, dopo il mio arrivo a Bagdad alla fine di giugno, posso finalmente dichiarare ciò che penso: occorre la totale separazione tra Stato e religione. Si deve creare una costituzione attenta a garantire i diritti dell'individuo. La Shariah (la legge islamica, ndr.) va considerata un fatto individuale, ognuno è libero di credere o meno nei dettami morali della fede».
    E' venuto in Iraq per organizzare una rivoluzione liberale in Iran?
    «Se Dio lo vuole, ci riuscirò. Per adesso sto organizzando un movimento di persone che la pensa come me».
    Sarebbe disposto a sostenere un attacco militare americano contro il regime islamico in Iran?
    «Preferirei che l'attuale dittatura venisse rovesciata dalla rivoluzione condotta dalla nostra gente. Ma la libertà vale più del pane. E anche un intervento americano come quello che ha liberato l’Iraq sarebbe utile per cambiare la situazione».
    Suo nonno considerava gli americani il «grande Satana», ha passato tutta la sua vita a combatterli. Non si sente di tradirlo?
    «Negli anni Cinquanta mio nonno la pensava più o meno come me adesso. E' cambiato più tardi. Io comunque sono dell'idea condivisa nella storia da tanti filosofi e teologi sciiti per cui lo Stato islamico potrà nascere solo dopo l'arrivo nel mondo di quello che la nostra tradizione definisce lo El-Mehdi, il cosiddetto «ultimo profeta nascosto». Una figura paragonabile per molti versi al messia della tradizione giudaico-cristiana».
    Ha conosciuto bene suo nonno?
    «Benissimo. Mio padre era il suo primogenito. Quando è morto io avevo già 31 anni. Nel 1964 mio padre ci portò con lui nel suo lungo esilio, prima un breve periodo in Turchia, poi nella città santa di Najaf, qui in Iraq. Ci restammo sino al 1978, nei mesi appena precedenti la rivoluzione del 1979 fuggimmo tutti a Parigi. Infine rientrammo in Iran e io vedevo mio nonno ogni settimana, quando veniva a pregare nel mio seminario a Qom».
    Dove stabilirà il suo quartier generale?
    «Penso a Najaf. Potrebbe diventare la nuova alternativa a Qom, dove la repressione del regime rende impossibile il libero dibattito. In effetti l'intero Iran è oggi avvolto nella nebbia della dittatura, come era l'Iraq prima della guerra: un Paese bloccato, spaventato, privo di futuro».
    Ma non teme l'estremismo sciita in Iraq?
    «Penso che larga parte di questo fenomeno sia dovuta alle difficoltà quotidiane incontrate dalla gente. L'energia elettrica arriva a singhiozzo, manca sicurezza, manca benzina, imperano povertà e disoccupazione, le milizie armate legate all'ex dittatura continuano a mettere a segno attentati, costringendo gli americani a concentrarsi più sugli aspetti militari che non su quelli della ricostruzione economica. Una volta che le condizioni materiali degli iracheni saranno migliorate, diminuiranno anche i fondamentalisti religiosi».
    La sua famiglia è rimasta in Iran, non teme per la loro sorte?
    «Sì, a Qom vive mia moglie, che dirige una clinica, assieme ai nostri tre figli. Ogni giorno prego per loro».

    Lorenzo Cremonesi


    Esteri

    www.corriere.it"

  2. #2
    Manuel
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    Predefinito

    Un nipote quello di Khomeini esemplare.

  3. #3
    Viva la piadina!!!
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    In Origine Postato da Manuel
    Un nipote quello di Khomeini esemplare.
    Un nipote deve per forza pensarla come il Nonno? Ovvero non si puo´ avere un opinione personale?

  4. #4
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    E anche un intervento americano come quello che ha liberato l’Iraq sarebbe utile per cambiare la situazione
    cazzo, lo credo che gli mandano i sicari. sarebbe come se il nipote di reagan dichiarasse " in america ci vorrebbe un 11/9 tutti i giorni!

  5. #5
    Manuel
    Ospite

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    In Origine Postato da Amati75
    Un nipote deve per forza pensarla come il Nonno? Ovvero non si puo´ avere un opinione personale?
    Il nipote di Khomeini non è certo un personaggio qualsiasi e il suo progetto politico che mi pare non sia una semplice opinione personale deve essere sostenuto.

  6. #6
    Giu' la maschera!
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    Mi piace come pensa e concordo pienamente sulla necessità di separare lo stato dalla religione.
    Mr. Hyde


  7. #7
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    traduzione:
    sulla necessità di separare lo stato dalla religione= volontà di conquistare l' iran da parte di america e israele e \o distruggere l'islam.
    hyde, non mi starai diventando dislessico come bush?



  8. #8
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    Predefinito

    In Origine Postato da Manuel
    Il nipote di Khomeini non è certo un personaggio qualsiasi e il suo progetto politico che mi pare non sia una semplice opinione personale deve essere sostenuto.
    Eh, già, per voi israeliani (-liti) è importante abbattere l'Iran. Vi capisco: è un ostacolo troppo grande al dominio nell'area, e nel mondo. Un'area troppo grande che si sottrae alla malìa illusionistica israelita : basti solo pensare che il "Tehran Times" ospita una rubrica sul revisionismo olocaustico.

  9. #9
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    Predefinito Re: Un Iran laico?

    In Origine Postato da Amati75
    "Il nipote di Khomeini «Voglio un Iraq laico»

    L’erede dell’ayatollah fuggito dall’Iran a Bagdad: «Date al popolo acqua, luce, sicurezza e lavoro: solo così il fondamentalismo religioso diminuirà»


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    BAGDAD - Nipote dell'ayatollah Khomeini, cresciuto ed educato tra il fior fiore dell'aristocrazia della rivoluzione islamica in Iran, a 45 anni Hussein Mustafà Khomeini fa la scelta più importante della sua vita: fugge nell'Iraq dell'era post-Saddam e organizza un movimento mirato a costruire quello che definisce «un nuovo Iran governato dalla democrazia liberale».
    Eroe della libertà per qualcuno, pericoloso eretico da eliminare per tanti altri, Mustafà Khomeini ci riceve nella lussuosa villa lungo il Tigri che sino allo scorso marzo apparteneva alla moglie del vice presidente di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim al-Dhouri, e ora gli è stata messa a disposizione dai circoli sciiti moderati in Iraq.
    Prima di entrare, le misure di sicurezza sono accurate, una decina di guardie armate pattugliano il giardino, un paio di loro resta sempre al suo fianco.
    «Sappiamo che ci sono squadre di sicari mandate da Teheran per assassinarmi. Ci hanno già provato e tenteranno ancora», dice il giovane Khomeini seduto con le gambe incrociate su di un grande divano in salotto.
    In Iraq sta crescendo il fondamentalismo religioso. Giorno dopo giorno, ci sono attentati non sempre riconducibili ai nostalgici del vecchio regime di Saddam Hussein. Specialmente tra gli sciiti, c'è chi vorrebbe una repubblica islamica come quella creata da suo nonno nel 1979.
    «Sarebbe un errore. A Teheran non lo potevo dire ad alta voce. Ma, dopo il mio arrivo a Bagdad alla fine di giugno, posso finalmente dichiarare ciò che penso: occorre la totale separazione tra Stato e religione. Si deve creare una costituzione attenta a garantire i diritti dell'individuo. La Shariah (la legge islamica, ndr.) va considerata un fatto individuale, ognuno è libero di credere o meno nei dettami morali della fede».
    E' venuto in Iraq per organizzare una rivoluzione liberale in Iran?
    «Se Dio lo vuole, ci riuscirò. Per adesso sto organizzando un movimento di persone che la pensa come me».
    Sarebbe disposto a sostenere un attacco militare americano contro il regime islamico in Iran?
    «Preferirei che l'attuale dittatura venisse rovesciata dalla rivoluzione condotta dalla nostra gente. Ma la libertà vale più del pane. E anche un intervento americano come quello che ha liberato l’Iraq sarebbe utile per cambiare la situazione».
    Suo nonno considerava gli americani il «grande Satana», ha passato tutta la sua vita a combatterli. Non si sente di tradirlo?
    «Negli anni Cinquanta mio nonno la pensava più o meno come me adesso. E' cambiato più tardi. Io comunque sono dell'idea condivisa nella storia da tanti filosofi e teologi sciiti per cui lo Stato islamico potrà nascere solo dopo l'arrivo nel mondo di quello che la nostra tradizione definisce lo El-Mehdi, il cosiddetto «ultimo profeta nascosto». Una figura paragonabile per molti versi al messia della tradizione giudaico-cristiana».
    Ha conosciuto bene suo nonno?
    «Benissimo. Mio padre era il suo primogenito. Quando è morto io avevo già 31 anni. Nel 1964 mio padre ci portò con lui nel suo lungo esilio, prima un breve periodo in Turchia, poi nella città santa di Najaf, qui in Iraq. Ci restammo sino al 1978, nei mesi appena precedenti la rivoluzione del 1979 fuggimmo tutti a Parigi. Infine rientrammo in Iran e io vedevo mio nonno ogni settimana, quando veniva a pregare nel mio seminario a Qom».
    Dove stabilirà il suo quartier generale?
    «Penso a Najaf. Potrebbe diventare la nuova alternativa a Qom, dove la repressione del regime rende impossibile il libero dibattito. In effetti l'intero Iran è oggi avvolto nella nebbia della dittatura, come era l'Iraq prima della guerra: un Paese bloccato, spaventato, privo di futuro».
    Ma non teme l'estremismo sciita in Iraq?
    «Penso che larga parte di questo fenomeno sia dovuta alle difficoltà quotidiane incontrate dalla gente. L'energia elettrica arriva a singhiozzo, manca sicurezza, manca benzina, imperano povertà e disoccupazione, le milizie armate legate all'ex dittatura continuano a mettere a segno attentati, costringendo gli americani a concentrarsi più sugli aspetti militari che non su quelli della ricostruzione economica. Una volta che le condizioni materiali degli iracheni saranno migliorate, diminuiranno anche i fondamentalisti religiosi».
    La sua famiglia è rimasta in Iran, non teme per la loro sorte?
    «Sì, a Qom vive mia moglie, che dirige una clinica, assieme ai nostri tre figli. Ogni giorno prego per loro».

    Lorenzo Cremonesi


    Esteri

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    Temo che le opinioni e i desideri del signor Mustafà (un perfetto signor nessuno, esaltato dal gazzettiere filo-americano/filo-sionista; e bramoso di spartirsi la torta di un eventuale post-Iran) siano destinati a rimanere frustrati, per fortuna del popolo iraniano.
    La tendenza è infatti proprio il contrario di quello che bramano yankee, sionisti e faccendieri vari: la religione (nella forma locale: lo sciismo) non solo non arretra, ma avanza. E' pacifico che il nuovo Irak o sarà guidato dagli sciiti o non sarà (per questo gli occupanti americani stanno facendo di tutto per mantenerlo nel caos). E il popolo iraniano non è certo pronto a dare retta alle cornacchie traditrici, buttando alle ortiche la sua tradizione e gli adattamenti alla modernità apportati dalla sua illuminata dirigenza, per tuffarsi nell'avventura dell'ateismo e diventare una bruttacopia degli occidentali più degenerati.

  10. #10
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    sei troppo ottimista.

 

 
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