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Discussione: Italiani in....

  1. #1
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    Predefinito Italiani in....

    ....Iraq.

    Tutti stiamo diventando bravi a dire agli americani e agli inglesi che cosa devono fare in Iraq, dove la guerra tra democrazia e terrorismo continua con il suo seguito di distruzione e di morte, e si è portata via anche uno dei pochi funzionari Onu che avevano capito quel che c’era da fare, Sergio Vieira de Mello.
    Ma noi europei, che cosa dobbiamo fare?
    Questa domanda dovrebbe essere rivolta con chiarezza da Silvio
    Berlusconi e Franco Frattini ai partner dell’Unione europea, subito, convocando un summit straordinario almeno al livello dei ministri degli Esteri.
    E la risposta è una sola: non si sanano le ferite d’anteguerra, anzi si preparano nuovi traumi, se non si ricostruisce sul campo
    una rapida e solida convergenza dell’Occidente nella lotta al terrorismo.
    Una convergenza politica e militare a partire dall’Iraq, perché è lì che è in corso la guerra tra la rete terroristica, le forze saddamite superstiti, e la coalizione occidentale che ha liberato il paese.
    Perché solo vincendo la battaglia di Baghdad tutto il resto diventa per lo meno possibile, compresa la pace tra Israele e palestinesi. Perché la divisione dell’Occidente ha provocato già molti guasti, e oggi è il punto d’appoggio politico della campagna del terrore e il
    maggiore ostacolo a vincere la pace.

    L’Europa deve unirsi in un piano di cooperazione in ogni campo con gli Stati Uniti, chiamando in causa anche la Russia, che sembra più che pronta. Un progetto contrattato, bilaterale, che
    chiuda la stagione della diffidenza e dell’ostilità precedente la caduta di Saddam.
    L’Italia ha la responsabilità istituzionale e la posizione politica giusta per giocare subito questa carta decisiva. Anche i governi contrari alla guerra affermarono solennemente che l’eliminazione
    del regime iracheno era comunque una benedizione, ma ciascuno, a partire dalla Francia, si è poi rifugiato in una inconclusiva diplomazia del piede di casa, interrogandosi su eventuali vantaggi
    particolari e dimenticando gli impegni comuni per la sicurezza e la stabilità assunti dopo l'11 settembre. In questa atmosfera di divisione il terrorismo respira a pieni polmoni, e nessuno può credere che i suoi successi bellici, i suoi eccidi indiscriminati, l’uso del corpo suicida dei combattenti porteranno a qualche risultato vantaggioso per gli europei a spese degli angloamericani.
    Ogni strage andata a segno, in costanza della divisione
    dell’Occidente, è un ostacolo sulla strada della ricostruzione della sua unità (e di quella dell’Europa).

    da il Foglio di oggi

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Ma la Francia pare essere...

    ....un po' dura d'orecchio.

    Se le conseguenze del terribile attentato di Baghdad contro la sede delle Nazioni Unite non imporranno un rinvio, oggi, in un Palazzo di Vetro sotto hock, si aprirà la discussione sulla risoluzione anglo americana che chiude la vertenza con la Libia e propone di abolire le sanzioni.
    Anche questa volta, però, la Francia si mette di traverso e minaccia di esercitare il veto, chiedendo che Tripoli, prima, aumenti l’indennizzo per le vittime francesi di un attentato
    compiuto, nei cieli del Niger, otto mesi dopo quello di Lockerbie.
    La Francia, che aveva adottato una linea autonoma di relazioni con la Libia, ha rifiutato di unificare le trattative per gli attentati, e questo rende un po’ incomprensibile la sua richiesta di agganciarsi, ora, all’accordo intervenuto fra la Libia e i paesi anglosassoni.
    Ma quel che conta a livello politico, al di là della controversia di merito, è l’uso disinvolto (arrogante?) della minaccia di bloccare
    col veto l’azione del Consiglio di sicurezza (in cui, questa volta, tutti gli altri membri permanenti, compresi Cina e Russia, sono concordi).
    In questo atteggiamento, che durante la discussione sull’Iraq si volle nobilitare a confronto tra una concezione americana e una europea della sicurezza collettiva, emerge invece, sempre più nettamente, un carattere proprio della diplomazia e della politica francese, che punta a sfruttare ogni occasione per distinguersi
    dai tradizionali alleati. E la posizione di ostilità all’ingresso della
    Turchia nell’Unione europea aveva questo segno, anche se illustri commentatori l’hanno attribuita a un asse europeista franco-tedesco di cui, in realtà, si sono ormai perse le tracce.
    La Francia è abilissima a fischiare il fuorigioco “antieuropeo” a chiunque non si allinei ai suoi interessi, e trova spesso
    un’incomprensibile comprensione per questo atteggiamento nell’opposizione italiana.
    Ora, però, è evidente che il suo obiettivo è contrario alla linea
    di collaborazione mediterranea – sostenuta dall’Italia e dalla Gran Bretagna – che comprende Ankara e Tripoli e che è nell’interesse europeo.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    Antiamericani:
    «L’attacco all’Onu, il peggiore nella storia delle Nazioni Unite, è un altro segno del caotico dopoguerra in Iraq. Un’altra conseguenza della guerra che Bush non aveva previsto: come le razzie, come i ritardi nella fornitura di elettricità e acqua, come gli agguati ai soldati Usa e i sabotaggi alle infrastrutture».

    The New York Times, 20 agosto

 

 

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