Premessa:
«Non avete un’idea di quale disponibilità al servilismo dimostrino gli estimatori di Berlusconi. Neppure ai tempi di Starace c’erano così clamorose e pubbliche dichiarazioni di devozione».
Enzo Biagi, Il Corriere della Sera, 3 agosto
Avvertenze:
(la maschera antigas è consigliata)
analizzate ogni singola frase (del lecchino e dell'Unto); poi, se non vi viene da ridere (o da piangere; a seconda dell'umore del momento) e commentatela.
Consigli:
Copiate il testo, fatene dei santini, e "regalateli" a chiunque vi dia del sinistro.
Miracolo in Sardegna
(Renato Farina; Libero, 19 agosto, pag. 3)
“Il premier operaio lavora. Persino la passeggiata la fa con le cesoie in mano. Il telefono nella sinistra e la forbicina nella destra. Un passo e pota qua, il successivo telefona la. Controlla il ghiaietto, le pale di un ventilatore sotto un gazebo azionate da un telecomando, le cinque piscine per la talassoterapia. (…)
Si sale su uno Shuttle, uno di quei trabiccoli che paiono trenini e vanno con motore elettrico. E’ lui al volante, con un carabiniere con mitra al fianco, e Confalonieri ed io dietro. E nella notte appena illuminata dalla fioca luna, Berlusconi mostra il parco. Sono 700mila metri quadri (70 ettari). “Questo territorio l’ho sottratto agli incendi estirpando i rovi. Questo è un faggio di trecento anni”. E poi gli ulivi. Sembra di entrare in un bosco di Tolkien, in una città magica di elfi. “Questa sarà l’agorà”. Ora è brullo ma già una decina di grandi pietre puntate verso il cielo creano un anfiteatro di misticismo ancestrale. (…)
C’è una piscina intorno, Berlusconi premendo un bottone illumina soffusamente una foresta incredibile di gonfi rigogli vegetali tra rossastre pietre laviche e buganvillee addormentate. (…)
Gli chiedo quando e perché ha deciso di impegnarsi in questo immenso cantiere. Gonfalonieri mi guarda come si guarda un asino: come si fa a non capire? Non può farne a meno. Berlusconi risponde: “Ho deciso a Pasqua. Volevo dimostrare a me stesso che non sono del tutto rincoglionito dal governo. Quando non ho intralci, realizzo, umanizzo la realtà al meglio. Valorizzo le energie italiane investendo sul bello e sull’utile”. (…)
La vista è impareggiabile e stavolta il Cavaliere, vestito di bianco sembra un re beduino appena sceso da cavallo. Si abbandona al canto che intona il suo amico napoletano Mario Apicella. Bermette giù i testi (“in due minuti”, fa un po’ il ganassa il premier), l’altro li palpa, li vellica, li musica”.
Ai...
(mo va a caghèr!)




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