In Origine Postato da yurj
E' il Condor, mica uno che capisce![]()
Allora gli dò una piccola lezione di storia: se ci sono gli attentatori suicidi in Medio Oriente è colpa dei giapponesi.
Nihon Sekigun, l'Armata Rossa Giapponese
L'Armata Rossa nasce nel 1971 in Libano per mano di una donna di 54 anni, Shigenobu Fusako, reduce dai tumulti del movimento studentesco giapponese.
Il gruppo si fa conoscere a livello internazionale il 30 maggio del 1972 quando un commando suicida di tre persone spara tra la folla nell'aeroporto Lod di Tel Aviv, uccidendo 24 persone e ferendone altre 76. Nel 1974 viene assaltata l'Ambasciata di Francia a The Hague, in Olanda. Nel 1975 viene assaltata l'Ambasciata degli Stati Uniti di Kuala Lumpur, in Malaysia, che vale loro la liberazione di cinque membri della fazione. Nel settembre 1977, come già ricordato, dirottano un aereo della JAL in viaggio verso l'India. Anche in quest'occasione vengono liberati sei prigionieri. Nell'aprile 1988, fanno esplodere una bomba a Napoli.
Da allora sono praticamente scomparsi dalla scena internazionale. Nel 1993 hanno dovuto lasciare la loro base operativa nella valle della Bekaa, in Libano. Nel corso degli anni, i membri dell'organizzazione sono stati arrestati uno ad uno. Nel 1997, in Libano ne sono stati arrestati cinque, ponendo praticamente fine alla sua esistenza come gruppo armato. Al loro massimo, negli anni '70, il gruppo comprendeva circa 40 persone. Shigenobu è stata arrestata ad Osaka nel novembre 2000.
Nel 2001 ella ha scritto un libro, uscito per Gentosha, che si intitola Ringo no ki no shita de anata o umo to kimeta (Sotto un albero di mele, ho deciso di farti nascere). Esso non è propriamente un libro politico. Fu indirizzato al ministro della Giustizia per aiutare il riconoscimento della cittadinanza giapponese della figlia Mei, nata nel 1973. Racconta l'infanzia in Giappone e la vita in Medio Oriente, riconoscendo gli errori di una scelta tanto radicale. Ma è soprattutto un libro sulle vicissitudini di una madre in una situazione eccezionale.
Su questo gruppo, Tatematsu Wahei ha scritto un romanzo, Hikari no ame (Shincho Bunko, 1998) da cui il regista Takahashi Banmei ha poi tratto un film.
Terroristi giapponesi esportano la tecnica Kamikaze in Medio Oriente
Il 30 maggio 1972 un commando di tre persone assaltano l'aeroporto Lod (oggi Ben Gurion) di Tel Aviv. Sparano all'impazzata contro la folla e hanno indosso bombe a mano in modo da esplodere se colpiti dai poliziotti. E' la prima volta che un attentato è pianificato senza prevedere una via di fuga per i terroristi. I tre uccidono 24 persone e ne feriscono 76. Mai, in precedenza, musulmani si erano imbotti di bombe per lanciarsi contro innocenti. Due attentatori muoiono dilaniati dalle bombe esplose sotto il fuoco delle forze di sicurezza israeliane. Il terzo, ferito, viene arrestato. E' giapponese. Si chiama Okamoto Kozo e si dichiara membro dell'Esercito Rosso (Sekigun), formazione dell'estrema sinistra giapponese nata l'anno prima in Libano. Okamoto è condannato all'ergastolo, ma nel 1985 è oggetto di scambio di prigionieri tra israeliani e palestinesi. Viene accolto in Libano come un eroe. Il governo di Beirut gli concede l'asilo politico, risparmiandogli l'estradizione in Giappone.
Negli anni Settanta i militanti di Sekigun addestrano in Libano un'intera generazione di guerriglieri islamici, trasmettendo loro la mistica dell'attacco suicida. Esiste anche un teorico della nuova tecnica terroristica. Si chiama Okudaira Tsuyoshi è uno dei due kamikaze morti a Tel Aviv nel 1972. Suo fratello minore, Junzo, nel 1988 compie un attentato contro un circolo sportivo di Napoli frequentato da militari Usa. Ad oggi sono cinque i militanti di Sekigun latitanti in Medio Oriente. In Palestina ci sono vere e proprie scuole. E' di qualche mese fa la notizia della Bbc, secondo cui la Jihad islamica ha aperto un istituto estivo per martiri. In un resoconto da Gaza, la rete americana riferisce che gli estremisti islamici insegnano ai ragazzi non solo che è bene uccidere, ma anche che è bene morire. Gli allievi apprendono inoltre che gli attacchi suicidi sono il modo più efficace per colpire Israele. In cambio della vita terrena, gli attentatori-suicidi ottengono un posto in paradiso dove vengono accolti da settanta vergini. "Insegniamo ai nostri ragazzi che le bombe suicide sono l'unica cosa che veramente spaventa gli israeliani". A parlare è Mohammed el Hattab uno dei maestri del corso. "Inoltre spieghiamo loro che abbiamo diritto di fare questo e che dopo l'attacco suicida il martire che l'ha compiuto va al più alto livello del paradiso".
Dopo l'11 Settembre la prima rivendicazione dell'attentato fu opera proprio della Nihon Sekigun. Benchè ritenuta altamente improbabile dalla CIA, non è mai stata dichiarata falsa. Alcuni componenti del gruppo sarebbero ancora attivi in zone sconosciute dei paesi arabi.
Ricordo anche che per il Corano è peccato uccidere sè stessi, e che comunque Maometto vietava specificatamente di colpire obbiettivi civili. La Jihad doveva risoversi solo ed esclusivamente contro i militari.




Rispondi Citando
