Serie B è una espressione spesso usata in senso dispregiativo. Ma non è affatto da disprezzare la serie B, quella che Niccolò Carosio si ostinanava a definire «serie cadetta» e che oggi fa fischiare le orecchie a Berlusconi. Nella serie B - di calcio ovviamente -sono rappresentate città importanti, la provincia ricca, spesso leghista, forzaitaliota. Insomma, tanti voti che potrebbero girare. La serie B e piena di industriali-presidenti che ammirano, appoggiano e cercano di imitare il cavaliere, ma che ora lo contestano, accusandolo di aver barato, cambiato le regole a gioco iniziato, varando un decreto legge che ha consentito il ripescaggio di quattro squadre, facendo salire le partecipanti al torneo a 24. Quattro squadre su venti rappresentano il 20%: 20% di partite in più da giocare; rose di giocatori più ampie (e qundi maggiori costi per ingaggi) per affrontare un torneo di 46 partite e soprattutto una torta, quella dei diritti televisivi, già piccolina e insufficiente, da spartire per 24, invece che in 20. Insomma, dietro la «nobiltà» della protesta la ragione del malumore è più banale: soldi. Berlusconi è preoccupato: lui che è diventato superfamoso con il calcio grazie al Milan «olandese», lui che ha creato decine di cloni (da Cragnotti a Cecchi Gori) pronti a sfidarlo a suon di centinaia di miliardi, ora vede che il calcio (e i suoi presidenti) gli sta voltando le spalle. Il calcio è sicuramente spettacolo, come ha scritto ieri Il sole 24 ore, ed è anche un grande mercato. Però è un mercato particolare e i tanti protagonisti non garantiscono che sia un mercato libero e concorrenziale. La palla è rotonda, si afferma per sostenere l'imprevedibilità di alcuni risultati. Vero, ma la palla, salvo rare eccezioni, ha sempre girato lungo l'asse Torino-Milano, dove i soldi giravano sul serio e i presidenti non badavano a spese. Tutto il resto era folclore (ricordate Achille Lauro o «l'ultima raffica di Salò», come si autodefinì un presidente della Lazio?), passione dei tifosi che manteneva tutto lo sport italiano e l'iperpoliticizzato Coni con le giocate del Totocalcio.
Poi il sistema ha incominciato a «imbastardirsi»: prima sono arrivati gli sponsor; poi la grande illusione della pay tv. Montagne di soldi sulle squadre, sui presidenti, sui giocatori. La legge del mercato ha imposto che per esistere, per valere qualcosa, le squadre dovevano spendere sempre di più. Ma il mercato è fatto di domanda e offerta e, non solo in Italia, si è creata una situazione di superproduzione, anche perchè l'espansione della domanda ha limiti, nonostante il consumo di calcio tra anticipi, posticipi, coppe europee sia stato spalmato sui sette giorni della settimana. E il sistema calcio avrebbe fatto bancarotta se il governo non avesse varato in gennaio un decreto salva-bilanci. Cioè salva imbrogli, perché era chiaro a tutti che il gonfiamento delle quotazioni di giocatori spesso modesti era solo un artificio contabile, peggiore dei trucchi della Enron.
Ora si torna daccapo: il sistema così com'è non regge: c'è bisogno di tornare all'asse Torino-Milano con qualche vassallo sparso per l'Italia. Tutto il resto non conta. Come non conta che ci siano presidenti molto gettonati in tv che da un giorno all'altro decidono di abbandonare la laguna per trasferirsi in Sicilia; o presidenti che posseggono due squadre (Genova e Como) nello stesso torneo; o tre squadre abilmente sparse nei tornei professionistici. Incompatibilità? Berlusconi, ovviamente, tace.
Però il calcio è un mercato anomalo, uno spettacolo che non può replicare sempre lo stesso copione. Prima dell'inizio del campionato Milan e Juventus si sono incontrate già tre volte. E la gente non ne può più dello stesso spettacolo. Insomma, il calcio per essere vitale ha bisogno di tanti protagonisti, magari comprimari, ma numerosi. E questa è la forza delle «provinciali», della squadre di serie B, delle lotte per non retrocedere, per rimanere sul palcoscenico accanto alle grandi che senza le piccole non sarebbero affatto grandi. Dunque, nessuno ha interesse a sfasciare il giocattolo.
Soldi, insomma, e ancora soldi: quelli che Berlusconi sicuramente farà scucire a Sky tv del suo amico Murdoch per i diritti delle squadre di serie B; quelli che Galliani prometterà con l'allargamento della serie A a venti squadre; quelli che il governo potrebbe garantire con incentivi fiscali a favore di chi costruisce o ristruttura stadi. E per magia la palla tornerà rotonda.
Galapagos




Rispondi Citando
