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L'UNIONE SARDA
30 agosto 2003 PRIMA PAGINA Pagina 1
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Tre turisti denunciati in una settimana per i furti nella spiaggia di is Arutas
I predatori dei granelli di sabbia
Tre denunce per furto di sabbia a is Arutas in una settiamana: quando perseverare è davvero diabolico. Erano anni che la spiaggia di quarzo bianco subiva contiene violenze, assalti a pala bassa da turisti ( ma non solo) in cerca di souvenir “a gratis” totale. A is Arutas il posto è davvero bello e la sabbia poi unica, chicchi di riso di colore bianco cielo e intermezzi di arcobaleno che messi in una bottiglia arricchiscono i salotti, anche di un certo livello. Opportunamente lavata dal sale è materiale ottimo per decorazioni in villetta a schiera o meglio ancora mosaici stile basilica tridentina. Roba poi che riporta alle vacanze al mare, al mare di Sardegna, a is Arutas, comune di Cabras provincia di Oristano. Da raccontare sadicamente agli amici, questo mare limpido, quest’acqua smelardina e questa spiaggia libera e con “sto splendore di sabbia che, vedete, me so portato pure dietro”. Alla bellezza aggiungono spavalderia quando precisano che “non si può, raccogliere la sabbia, è vietato, ma ne valeva la pena”.
Cose di questo genere. Prendi oggi, insacca domani, aggiungi quel che il mare si porta via, fatto sta che quando tutto questo mondo di “splendore” stava ormai per finire in cartolina come la foca monaca o la tartaruga del Sinis la legge si è parata davanti: fermi tutti, guai a chi la tocca. La Polizia ne ha beccato tre di fila, uno è stato addirittura filmato mentre riempiva il bottiglione da etichettare “sabbia di is Arutas, Sardegna, Oristano”. Beccati, multati (da 80 a 495 euro) nonché denunciati per danno al patrimonio pubblico. Con la precisazione: di particolare valore. L’amore per la natura e il gusto del bello in questo caso non sono modi di dire, emozioni e impressioni di chi ha un amore esagerato per la sua terra. No, la dimostrazione la danno gli stessi predatori con le loro ripetute voglie di “collezione”. Quasi che non di sabbia per quanto di quarzo e per quanto splendente trattasi ma di pepite d’oro da affidare ai migliori gioiellieri di Ginevra. Per le quali pepite uno è disposto anche a rischiare bigliettoni di euro e un processo in nome del popolo italiano. Oh, certe voglie sono davvero strane, sembra quasi facciano moda. Oggi la “signora chic” e il “signore in” più che alla zanna d’elefante africana e all’igauna caraibica si legano perdutamente al granello di sabbia di Is Arutas.
Antonio Masala




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