Stasera alla tv seguendo il simpatico programma di rai 3 ho sentito una cosa che mi ha turbato molto: nei Paesi africani con elevato tasso di mortalità infantile c'è la consuetudine di non dare subito un nome al neonato, visto che la maggior parte muore nelle prime settimane o mesi di vita, ma si aspetta un pò e si cominciano a chiamare per nome solo quei bimbi che probabilmente ce la faranno.
A volte i numeri non rendono l'idea, queste storie si.
A complicare la situazione ( Burkina Faso)
l'analfabetismo delle donne che non sapendo contare non possono approfittare dei periodi non fertili nè assumere correttamente gli anticoncezionali orali
la tradizione locale che prevede maggior prestigio per gli uomini con molti figli.
Un sacerdote missionario italiano, innamoratosi di una donna del posto e quindi ridotto allo stato laicale, riferiva che le le suore missionarie informavano e consigliavano il profilattico, sconvolte dalla quantità di morti viste, riflettendo che in Burkina faso '' si è parecchio lontani da Roma'' .
Pare quindi che garantire un'istruzione che aiuti non solo a contare ma eventualmente a eradicare vecchie consuetudini ( padre con molti figli= uomo più onorato) risolverebbe molti problemi.
Mi chiedo quale sia il giusto destino per questi popoli in termini umani ... alfabetizzarli e poi magari in futuro cocacolizzarli... oppure tamponare qua e la senza prevedere per loro grossi disegni di riorganizzazione rispettando la loro cultura .. chissà cosa è giusto fare.
Ho sempre pensato di andare in Africa per un periodo, ma poi penso ai miei genitori che stanno invecchiando e tralaltro temo che potrebbe essere anche per me un viaggio senza ritorno, come capita a molti che dopo i primi 3 mesi programmati sono rimasti lì per sempre.





Rispondi Citando