La lettera di Milosevic del 17 agosto, non la trovate nei "media":
TRADUZIONE INTEGRALE
> della lettera di Milosevic alla opinione pubblica, pubblicata il 24
> agosto dal quotidiano Vecernje Novosti. Per le versioni in inglese e
> serbocroato, da noi gia' diffuse su JUGOINFO, si veda al sito
> dell'Associazione "Sloboda":
> http://www.sloboda.org.yu/engleski/slobaE170803.htm
>
> [Si noti che in seguito alla diffusione di questa lettera,
> consegnata a mano da Milosevic ad esponenti del suo partito in
> visita all'Aia, le autorita' del "Tribunale" hanno deciso di vietare
> per il futuro qualsiasi visita in cercere: Milosevic e' quindi
> attualmente impossibilitato a ricevere visite.]
>
> Nel marzo 2001 sono stato accusato di crimini immaginari, cosicche'
> hanno potuto arrestarmi e consegnarmi all'Aia.
>
> Queste nuove accuse del 2003 hanno lo stesso scopo: L'Aia. Solo che
> stavolta il loro obiettivo e' di cercare di impedire, o almeno di
> minimizzare, l'evidente fiasco di questo fittizio Tribunale,
> che serve come arma di guerra contro il nostro paese e contro la
> nostra gente.
> Stavolta, diversamente dal 2001, hanno anche incominciato a
> terrorizzare la mia famiglia, perseguitando vigliaccamente
> mia moglie e mio figlio. La campagna criminale contro mia moglie e
> mio figlio viene montata solamente a causa della mia lotta qui.
>
> E' assurdo e vergognoso che si accaniscano contro una donna,
> moglie chi e' stato capo dello Stato a lungo, professoressa
> universitaria, autrice di dieci libri, tradotti in 30 lingue e
> stampati in tutto il mondo, per cui nessuno potra' distruggere
> o nascondere le sue settimanali testimonianze sulla crisi
> jugoslava [1]. Il loro valore e' stato dimostrato con il tempo,
> ad onore di Mira e con nostro orgoglio. Nessun altro
> intellettuale ha alzato la propria voce piu' di lei contro la
> guerra, la violenza, il primitivismo, lo sfruttamento, e la
> schiavitu' ed in favore della pace, della liberta' e della
> parita' dei diritti.
>
> Si stanno accanendo contro un giovane che a cuore aperto e limpido ha
> deciso di fare il suo cammino nella vita in maniera indipendente,
> attraverso l'operosita', l'intelligenza e le abilita' sue proprie, ed
> ha fatto di tutto per aiutare gli altri e rendere la sua citta' piu'
> bella e piu' umana.
>
> Stanno commettendo un crimine contro due persone che verso gli altri
> non hanno mai usato altro che la bonta' e l'umanita'.
>
> Il loro unico crimine e' quello di essere la mia famiglia.
>
> La gente della Serbia e le persone amanti della liberta' in tutto il
> mondo mi inviano messaggi di solidarieta' e mi augurano la vittoria.
> Apparentemente, solo il regime di Belgrado e' ben disposto verso il
> Tribunale dell'Aia, tanto da non disdegnare neppure di
> terrorizzare le donne ed i ragazzi.
>
> Alle due persone che sono venute per interrogarmi - cinque mesi dopo
> che lo avevo pubblicamente richiesto - ho detto che solo i codardi
> attaccano le donne ed i ragazzi, e che non esiste vergogna
> piu' grande.
> La campagna politica, mediatica e poliziesca contro di me e la mia
> famiglia e' la piu' grande infamia per quasiasi paese; una
> infamia che, con il tempo, surclassera' non solo i suoi responsabili,
> ma anche quelli che hanno assistito in silenzio.
>
> Legija ed i Berretti Rossi
>
> Per quanto riguarda le "ragioni" per cui il giudice ed il pubblico
> ministero sono venuti all'Aia, desidero chiarire che:
>
> Ne' io ne' il mio entourage abbiamo mai avuto alcun rapporto
> con alcun gruppo criminale.
>
> Non esisteva nessun "clan di Zemun" mentre io ero presidente. Esso e'
> piuttosto la conseguenza diretta dei comportamenti dell'attuale
> governo, del ruolo avuto da alcuni gruppi ed individui nel
> golpe del 5 Ottobre 2000, e dei loro reciproci accordi.
>
> Ne' io ne' alcuno nel mio entourage abbiamo avuto contatti
> personali e frequentazioni con membri della Unita' per le
> Operazioni Speciali, popolarmente nota come Berretti Rossi. Io
> credevo fosse una unita' antiterroristica d'elite, tipica di ogni
> servizio di sicurezza. Credo tuttora che la maggiorparte dei
> componenti della unita' fossero conformi a questa descrizione.
> Quelli con un passato o inclinazioni criminali sono certamente
> meglio noti al presente regime, visto che esso li ha utilizzati
> il 5 Ottobre.
>
> La mia visita alla caserma di Kula nel 1997 era parte del
> cerimoniale, un gesto di apprezzamento per il capo del servizio
> Jovica Stanisic, che rispettavo come professionista e come uomo
> che compieva il suo lavoro in pieno accordo con i suoi incarichi.
> Che quella visita fosse di cerimoniale, e che tutto quanto nella
> caserma per me fosse nuovo, dovrebbe essere ovvio a chiunque
> guardi l'intera registrazione in maniera attenta.
>
> L'ufficiale che mi riferiva sull'andamento della parata non mi era
> conosciuto. Adesso so che il suo nome era Lukovic "Legija"
> [2]. Quando costui arrivo' per arrestarmi nel marzo 2001, lo
> scambiai per l'ufficiale che durante la mia visita aveva condotto
> Stanisic e me dal quartier generale alle palestre all'aperto, che
> pure volevano mostrarmi. Peraltro, ancora oggi non riesco a
> ricordare nessuno dei nomi degli ufficiali che mi riferivano in
> varie occasioni dinanzi ad una guardia d'onore. Questa vale
> persino per i comandanti delle unita' della Guardia dell'Esercito
> Jugoslavo.
>
> La prima volta che ho parlato con Lukovic "Legija" e' stato quando
> venne ad arrestarmi il 31 marzo 2001. Visto che non avevo mai avuto
> alcun contatto con lui prima, ne' tantomeno una conversazione,
> l'unica cosa che avrei potuto "ordinargli" sarebbe stato il mio
> arresto.
>
> Chiaramente, quelli che per il mio arresto hanno utilizzato
> membri dei Berretti Rossi (ed altri, che saltarono incappucciati
> all'interno della recinzione della mia residenza) li hanno usati
> anche prima e dopo. Io chiaramente non potevo.
>
> Le voci secondo cui questa unita' lavorava anche per la mia sicurezza
> personale non sono vere. Pure menzogne. La mia sicurezza
> personale per tutto il tempo e' stata l'unita' di sicurezza pubblica
> (non la Sicurezza di Stato), comandata da Senta Milenkovic.
>
> Ivan Stambolic
>
> Sono stato amico di Ivan Stambolic per molti anni. Le nostre
> strade si sono divise all'Ottava Sessione del Comitato Centrale
> della Lega dei Comunisti della Serbia, nel 1987. Non abbiamo mai
> litigato personalmente.
>
> Dopo che fu sostituito, egli venne da me per chiedere quello che (a
> parere di entrambi) era uno dei posti migliori nella RFS di
> Jugoslavia: Presidente della Banca Jugoslava per le Relazioni
> Economiche Internazionali. E lo ebbe, rimanendo in quella posizione
> per 10 anni nonostante la consuetudine della rotazione delle
> cariche, fino al suo pensionamento - che avrebbe potuto ottenere
> ben prima, sia in forza dell'esperienza lavorativa che dell'eta'.
>
> Era stato completamente dimenticato come politico da molti anni.
> Percio' la storia secondo cui avrebbe potuto rappresentare un
> potenziale avversario nelle elezioni e' una bugia palese,
> visto che non vi partecipo' mai. Non fu mai nemmeno candidato.
> Peraltro, in quei dieci anni, forse che qualcun altro candidato
> ha subito qualche attacco?
>
> E' assurdo sostenere che mi sarei affrettato ad ucciderlo poiche'
> rappresentava una minaccia, dopo che che gli avevo consentito
> di tenere un posto di suo gradimento per dieci anni, e dopo che
> era andato in pensione!
>
> Per me e' particolarmente misterioso come la sua famiglia possa avere
> dato prontamente credito a questa palese bugia. Sembra che
> loro abbiano piu' interesse ad accusare me che non a scoprire la
> verita' sulle sorti del loro padre e marito.
>
> Ivan Stambolic era un politico dimenticato, e, al momento della sua
> scomparsa, era anche un banchiere dimenticato. Nessuno nello Stato o
> nell'apparato politico lo aveva piu' menzionato da anni. Egli
> apparteneva all'epoca della ex RFS di Jugoslavia, e le cose dal 1990
> purtroppo erano cambiate.
>
> Senza offesa, ma nessuno piu' si interessava di Ivan
> Stambolic. Non ci furono persecuzioni nei confronti di quelli che,
> all'Ottava Sessione, avevano sostenuto la sua linea. Desimir Jeftic,
> presidente del consiglio dei Ministri della Serbia, che pure era stato
> sostituito, fu per molti anni Ambasciatore in Romania. Il migliore amico
> e vicino di Ivan, Dragan Tomic, CEO [amministratore delegato?] della
> ditta di mobili Simpo, rimase membro del partito e della leadership
> dello Stato.
> Io sono certo che egli confermerebbe che gli dissi, dopo la
> sostituzione di Ivan, che io lo avrei considerato molto male se egli
> avesse rinunciato alla sua amicizia, voltandogli le spalle.
> Dunque, la verita' e' proprio all'opposto rispetto alla storia che e'
> stata fabbricata da qualche personaggio patetico.
>
> Io fui informato della sparizione di Ivan al telefono, dal ministro
> degli Interni Vlajko Stojiljkovic. Gli dissi di usare tutti i mezzi
> possibili per trovarlo. Mi disse che la moglie di Ivan ed il figlio
> avevano denunciato la scomparsa nel pomeriggio, benche' egli fosse
> andato a correre la mattina, il che avrebbe reso le indagini piu'
> complicate.
>
> Tutti i posti di frontiera furono allertati, e piu' tardi
> quella sera Vlajko Stojiljkovic mi disse che molte centinaia di
> poliziotti erano impegnati nella indagine. Io insistetti che tutte le
> risorse fossero utilizzate per trovarlo prima possibile. Certamente,
> la maggiorparte di questi ufficiali sono tuttora impiegati al
> Ministero dell'Interno, e possono testimoniare in proposito.
>
> Sulla base di quanto Stojiljkovic mi aveva riferito, tutto
> cio' che si sarebbe potuto fare fu fatto.
>
> Draskovic, Pavkovic e l'incidente di Budva
>
> Visto che gli inquirenti, durante le presentazioni, hanno
> menzionato un mio presunto collegamento con il "tentativo di
> assassinio di Draskovic", desidero dire qualche parola anche a
> riguardo.
>
> Non ho mai creduto che quanto avvenne a Budva fosse un vero tentativo
> di omicidio, poiche' appare improbabile che qualcuno possa sparare
> tutti i colpi, in uno spazio ristretto come quello, mancando tutti i
> bersagli. Neanche Vuk Draskovic, con la sua inclinazione a
> drammatizzare, sarebbe stato in grado di trasformarsi in una
> mosca o in una zanzara. Credetti che o qualcuno aveva avuto intenzione
> di spaventarlo, oppure che egli aveva inscenato l'intero incidente per
> conquistarsi l'attenzione e promuovere il suo ruolo di "vittima del
> regime". Non e' difficile vedere chi abbia beneficiato di un simile
> incidente, mentre e' abbondantemente chiaro che esso non servi' al
> governo. Al contrario, in effetti.
>
> Io non so se il Servizio di Sicurezza Serbo abbia avuto alcuna
> attivita' in Montenegro, a parte quella di raccogliere
> informazioni sul contrabbando di sigarette verso la Serbia. Rade
> Markovic mi fece persino vedere fotografie di ricognizione aerea di
> un'area nota come Mehov Krs, dalla parte serba del confine con il
> Montenegro, e spiego' che in base alle sue informazioni si trattava
> di un importante magazzino di stoccaggio delle sigarette di
> contrabbando. Egli si preparava ad un raid per prendere i
> contrabbandieri ed interrompere il traffico, al momento opportuno.
> Non so se le fotografie furono scattate da un aereoplano o da un
> elicottero, della polizia o dell'esercito, in quanto questi dettagli
> non mi interessavano.
>
> Non ho mai parlato con Pavkovic di alcun trasferimento di
> "assassini" o "agenti" dal Montenegro. Non e' plausibile che il
> Comandante in Capo potesse essere coinvolto nel trasporto di
> presunti agenti segreti, tantomeno attraverso l'intera catena di
> comando che incominciava con il Capo del Comando Generale.
>
> La verita' e' che io insistetti sempre affinche' i servizi
> cooperassero, ed abbandonassero le loro rivalita', visto che non
> servivano me bensi' lo Stato, e si presumeva che lavorassero per lo
> Stato, in accordo con la legge. Il generale Aleksandar Vasiljevic ha
> testimoniato su questo in questo tribunale illegale, nientemeno che
> come testimone per l'accusa. E Rade Markovic ha testimoniato, sia qui
> sia di fronte a due commissioni parlamentari, di esser stato
> sottoposto a pressioni perche' cercasse di incriminarmi.
>
> L'unico incidente di elicottero che ricordo riguarda un volo a bassa
> quota di un elicottero sopra alla Casa Bianca (che era illegale),
> quando un ufficiale dell'Esercito Jugoslavo incaricato della
> sicurezza della Casa Bianca mantenne la calma evitando che esso
> fosse tragicamente abbattuto. Piu' tardi quel giorno si venne a
> sapere che l'elicottero stava trasferendo una persona gravemente
> malata dalla Repubblica Serba [di Bosnia] alla Accademia Militare
> di Medicina [VMA].
>
> Non vi vergognate?
>
> Ho chiesto ad entrambi, l'inquirente e la pubblica accusa, che il mio
> interrogatorio fosse pubblico, e che avrebbero potuto anche collegare
> una linea telefonica aperta, cosicche' chiunque avrebbe potuto
> chiedermi quello che voleva. Mi hanno spiegato che questo non era
> consentito dalla legge, fintantoche' era in corso l'inchiesta. Ne ho
> preso atto, ma ho chiesto che le registrazioni fossero rese pubbliche
> alla fine dell'inchiesta - visto che non ci sarebbe piu' stato alcun
> pericolo di potenziali interferenze, a quel punto. Hanno rifiutato
> anche questo, benche' avessero la piena autorita' legale per
> acconsentire. Ne' io, ne' loro, ne' i miei rappresentanti
> legali hanno sporto obiezioni.
>
> Il governo attuale usa la legge come pretesto per l'arbitrio e la
> tirannia. Niente di nuovo!
>
> Gia' nel 1742 Montesquieu scrisse: "Non c'e' tirannia piu' crudele di
> quella perpetrata sotto lo scudo della legge ed in nome della
> giustizia."
>
> In tutta questa sporca operazione, con cui cercano di salvare questa
> illegittima corte dell'Aia dal fallimento, l'elemento piu' vergognoso
> e' sicuramente la persecuzione di mia moglie e mio figlio. Ho
> detto al giudice inquirente che la sua indagine dovrebbe includere
> anche il fantasma dei lingotti d'oro, delle riserve di valuta straniera,
> delle ville in Svizzera e chi piu' ne ha piu' ne metta, visto che tutto
> questo e' stato menzionato in varie dichiarazioni ed ampi
> reportage sui giornali, solo per essere poi "dimenticato".
>
> Gli ho chiesto: "Non si vergogna?" Non mi ha risposto.
>
> A mia moglie Mira ed a mio figlio Marko, che sono stati
> separati da me in questa maniera vigliacca, desidero dire: "La
> vita e' troppo corta per ringraziarvi della vostra bonta'."
>
> L'Aia, 17 agosto 2003
> Slobodan Milosevic
>
> NOTE:
> [1] Si riferisce alla rubrica fissa che Mira Markovic teneva sul
> settimanale Duga. I testi di Mira Markovic sono stati
> pubblicati anche in lingua italiana, vedi ad esempio:
> http://it.groups.yahoo.com/group/crj.../message/2380.
> [2] I media hanno riportato che il soprannome gli deriva dall'aver
> fatto parte della Legione Straniera francese.




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