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Discussione: Il caso milosevic

  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Il caso milosevic

    La lettera di Milosevic del 17 agosto, non la trovate nei "media":

    TRADUZIONE INTEGRALE
    > della lettera di Milosevic alla opinione pubblica, pubblicata il 24
    > agosto dal quotidiano Vecernje Novosti. Per le versioni in inglese e
    > serbocroato, da noi gia' diffuse su JUGOINFO, si veda al sito
    > dell'Associazione "Sloboda":
    > http://www.sloboda.org.yu/engleski/slobaE170803.htm
    >
    > [Si noti che in seguito alla diffusione di questa lettera,
    > consegnata a mano da Milosevic ad esponenti del suo partito in
    > visita all'Aia, le autorita' del "Tribunale" hanno deciso di vietare
    > per il futuro qualsiasi visita in cercere: Milosevic e' quindi
    > attualmente impossibilitato a ricevere visite.]
    >
    > Nel marzo 2001 sono stato accusato di crimini immaginari, cosicche'
    > hanno potuto arrestarmi e consegnarmi all'Aia.
    >
    > Queste nuove accuse del 2003 hanno lo stesso scopo: L'Aia. Solo che
    > stavolta il loro obiettivo e' di cercare di impedire, o almeno di
    > minimizzare, l'evidente fiasco di questo fittizio Tribunale,
    > che serve come arma di guerra contro il nostro paese e contro la
    > nostra gente.
    > Stavolta, diversamente dal 2001, hanno anche incominciato a
    > terrorizzare la mia famiglia, perseguitando vigliaccamente
    > mia moglie e mio figlio. La campagna criminale contro mia moglie e
    > mio figlio viene montata solamente a causa della mia lotta qui.
    >
    > E' assurdo e vergognoso che si accaniscano contro una donna,
    > moglie chi e' stato capo dello Stato a lungo, professoressa
    > universitaria, autrice di dieci libri, tradotti in 30 lingue e
    > stampati in tutto il mondo, per cui nessuno potra' distruggere
    > o nascondere le sue settimanali testimonianze sulla crisi
    > jugoslava [1]. Il loro valore e' stato dimostrato con il tempo,
    > ad onore di Mira e con nostro orgoglio. Nessun altro
    > intellettuale ha alzato la propria voce piu' di lei contro la
    > guerra, la violenza, il primitivismo, lo sfruttamento, e la
    > schiavitu' ed in favore della pace, della liberta' e della
    > parita' dei diritti.
    >
    > Si stanno accanendo contro un giovane che a cuore aperto e limpido ha
    > deciso di fare il suo cammino nella vita in maniera indipendente,
    > attraverso l'operosita', l'intelligenza e le abilita' sue proprie, ed
    > ha fatto di tutto per aiutare gli altri e rendere la sua citta' piu'
    > bella e piu' umana.
    >
    > Stanno commettendo un crimine contro due persone che verso gli altri
    > non hanno mai usato altro che la bonta' e l'umanita'.
    >
    > Il loro unico crimine e' quello di essere la mia famiglia.
    >
    > La gente della Serbia e le persone amanti della liberta' in tutto il
    > mondo mi inviano messaggi di solidarieta' e mi augurano la vittoria.
    > Apparentemente, solo il regime di Belgrado e' ben disposto verso il
    > Tribunale dell'Aia, tanto da non disdegnare neppure di
    > terrorizzare le donne ed i ragazzi.
    >
    > Alle due persone che sono venute per interrogarmi - cinque mesi dopo
    > che lo avevo pubblicamente richiesto - ho detto che solo i codardi
    > attaccano le donne ed i ragazzi, e che non esiste vergogna
    > piu' grande.
    > La campagna politica, mediatica e poliziesca contro di me e la mia
    > famiglia e' la piu' grande infamia per quasiasi paese; una
    > infamia che, con il tempo, surclassera' non solo i suoi responsabili,
    > ma anche quelli che hanno assistito in silenzio.
    >
    > Legija ed i Berretti Rossi
    >
    > Per quanto riguarda le "ragioni" per cui il giudice ed il pubblico
    > ministero sono venuti all'Aia, desidero chiarire che:
    >
    > Ne' io ne' il mio entourage abbiamo mai avuto alcun rapporto
    > con alcun gruppo criminale.
    >
    > Non esisteva nessun "clan di Zemun" mentre io ero presidente. Esso e'
    > piuttosto la conseguenza diretta dei comportamenti dell'attuale
    > governo, del ruolo avuto da alcuni gruppi ed individui nel
    > golpe del 5 Ottobre 2000, e dei loro reciproci accordi.
    >
    > Ne' io ne' alcuno nel mio entourage abbiamo avuto contatti
    > personali e frequentazioni con membri della Unita' per le
    > Operazioni Speciali, popolarmente nota come Berretti Rossi. Io
    > credevo fosse una unita' antiterroristica d'elite, tipica di ogni
    > servizio di sicurezza. Credo tuttora che la maggiorparte dei
    > componenti della unita' fossero conformi a questa descrizione.
    > Quelli con un passato o inclinazioni criminali sono certamente
    > meglio noti al presente regime, visto che esso li ha utilizzati
    > il 5 Ottobre.
    >
    > La mia visita alla caserma di Kula nel 1997 era parte del
    > cerimoniale, un gesto di apprezzamento per il capo del servizio
    > Jovica Stanisic, che rispettavo come professionista e come uomo
    > che compieva il suo lavoro in pieno accordo con i suoi incarichi.
    > Che quella visita fosse di cerimoniale, e che tutto quanto nella
    > caserma per me fosse nuovo, dovrebbe essere ovvio a chiunque
    > guardi l'intera registrazione in maniera attenta.
    >
    > L'ufficiale che mi riferiva sull'andamento della parata non mi era
    > conosciuto. Adesso so che il suo nome era Lukovic "Legija"
    > [2]. Quando costui arrivo' per arrestarmi nel marzo 2001, lo
    > scambiai per l'ufficiale che durante la mia visita aveva condotto
    > Stanisic e me dal quartier generale alle palestre all'aperto, che
    > pure volevano mostrarmi. Peraltro, ancora oggi non riesco a
    > ricordare nessuno dei nomi degli ufficiali che mi riferivano in
    > varie occasioni dinanzi ad una guardia d'onore. Questa vale
    > persino per i comandanti delle unita' della Guardia dell'Esercito
    > Jugoslavo.
    >
    > La prima volta che ho parlato con Lukovic "Legija" e' stato quando
    > venne ad arrestarmi il 31 marzo 2001. Visto che non avevo mai avuto
    > alcun contatto con lui prima, ne' tantomeno una conversazione,
    > l'unica cosa che avrei potuto "ordinargli" sarebbe stato il mio
    > arresto.
    >
    > Chiaramente, quelli che per il mio arresto hanno utilizzato
    > membri dei Berretti Rossi (ed altri, che saltarono incappucciati
    > all'interno della recinzione della mia residenza) li hanno usati
    > anche prima e dopo. Io chiaramente non potevo.
    >
    > Le voci secondo cui questa unita' lavorava anche per la mia sicurezza
    > personale non sono vere. Pure menzogne. La mia sicurezza
    > personale per tutto il tempo e' stata l'unita' di sicurezza pubblica
    > (non la Sicurezza di Stato), comandata da Senta Milenkovic.
    >
    > Ivan Stambolic
    >
    > Sono stato amico di Ivan Stambolic per molti anni. Le nostre
    > strade si sono divise all'Ottava Sessione del Comitato Centrale
    > della Lega dei Comunisti della Serbia, nel 1987. Non abbiamo mai
    > litigato personalmente.
    >
    > Dopo che fu sostituito, egli venne da me per chiedere quello che (a
    > parere di entrambi) era uno dei posti migliori nella RFS di
    > Jugoslavia: Presidente della Banca Jugoslava per le Relazioni
    > Economiche Internazionali. E lo ebbe, rimanendo in quella posizione
    > per 10 anni nonostante la consuetudine della rotazione delle
    > cariche, fino al suo pensionamento - che avrebbe potuto ottenere
    > ben prima, sia in forza dell'esperienza lavorativa che dell'eta'.
    >
    > Era stato completamente dimenticato come politico da molti anni.
    > Percio' la storia secondo cui avrebbe potuto rappresentare un
    > potenziale avversario nelle elezioni e' una bugia palese,
    > visto che non vi partecipo' mai. Non fu mai nemmeno candidato.
    > Peraltro, in quei dieci anni, forse che qualcun altro candidato
    > ha subito qualche attacco?
    >
    > E' assurdo sostenere che mi sarei affrettato ad ucciderlo poiche'
    > rappresentava una minaccia, dopo che che gli avevo consentito
    > di tenere un posto di suo gradimento per dieci anni, e dopo che
    > era andato in pensione!
    >
    > Per me e' particolarmente misterioso come la sua famiglia possa avere
    > dato prontamente credito a questa palese bugia. Sembra che
    > loro abbiano piu' interesse ad accusare me che non a scoprire la
    > verita' sulle sorti del loro padre e marito.
    >
    > Ivan Stambolic era un politico dimenticato, e, al momento della sua
    > scomparsa, era anche un banchiere dimenticato. Nessuno nello Stato o
    > nell'apparato politico lo aveva piu' menzionato da anni. Egli
    > apparteneva all'epoca della ex RFS di Jugoslavia, e le cose dal 1990
    > purtroppo erano cambiate.
    >
    > Senza offesa, ma nessuno piu' si interessava di Ivan
    > Stambolic. Non ci furono persecuzioni nei confronti di quelli che,
    > all'Ottava Sessione, avevano sostenuto la sua linea. Desimir Jeftic,
    > presidente del consiglio dei Ministri della Serbia, che pure era stato
    > sostituito, fu per molti anni Ambasciatore in Romania. Il migliore amico
    > e vicino di Ivan, Dragan Tomic, CEO [amministratore delegato?] della
    > ditta di mobili Simpo, rimase membro del partito e della leadership
    > dello Stato.
    > Io sono certo che egli confermerebbe che gli dissi, dopo la
    > sostituzione di Ivan, che io lo avrei considerato molto male se egli
    > avesse rinunciato alla sua amicizia, voltandogli le spalle.
    > Dunque, la verita' e' proprio all'opposto rispetto alla storia che e'
    > stata fabbricata da qualche personaggio patetico.
    >
    > Io fui informato della sparizione di Ivan al telefono, dal ministro
    > degli Interni Vlajko Stojiljkovic. Gli dissi di usare tutti i mezzi
    > possibili per trovarlo. Mi disse che la moglie di Ivan ed il figlio
    > avevano denunciato la scomparsa nel pomeriggio, benche' egli fosse
    > andato a correre la mattina, il che avrebbe reso le indagini piu'
    > complicate.
    >
    > Tutti i posti di frontiera furono allertati, e piu' tardi
    > quella sera Vlajko Stojiljkovic mi disse che molte centinaia di
    > poliziotti erano impegnati nella indagine. Io insistetti che tutte le
    > risorse fossero utilizzate per trovarlo prima possibile. Certamente,
    > la maggiorparte di questi ufficiali sono tuttora impiegati al
    > Ministero dell'Interno, e possono testimoniare in proposito.
    >
    > Sulla base di quanto Stojiljkovic mi aveva riferito, tutto
    > cio' che si sarebbe potuto fare fu fatto.
    >
    > Draskovic, Pavkovic e l'incidente di Budva
    >
    > Visto che gli inquirenti, durante le presentazioni, hanno
    > menzionato un mio presunto collegamento con il "tentativo di
    > assassinio di Draskovic", desidero dire qualche parola anche a
    > riguardo.
    >
    > Non ho mai creduto che quanto avvenne a Budva fosse un vero tentativo
    > di omicidio, poiche' appare improbabile che qualcuno possa sparare
    > tutti i colpi, in uno spazio ristretto come quello, mancando tutti i
    > bersagli. Neanche Vuk Draskovic, con la sua inclinazione a
    > drammatizzare, sarebbe stato in grado di trasformarsi in una
    > mosca o in una zanzara. Credetti che o qualcuno aveva avuto intenzione
    > di spaventarlo, oppure che egli aveva inscenato l'intero incidente per
    > conquistarsi l'attenzione e promuovere il suo ruolo di "vittima del
    > regime". Non e' difficile vedere chi abbia beneficiato di un simile
    > incidente, mentre e' abbondantemente chiaro che esso non servi' al
    > governo. Al contrario, in effetti.
    >
    > Io non so se il Servizio di Sicurezza Serbo abbia avuto alcuna
    > attivita' in Montenegro, a parte quella di raccogliere
    > informazioni sul contrabbando di sigarette verso la Serbia. Rade
    > Markovic mi fece persino vedere fotografie di ricognizione aerea di
    > un'area nota come Mehov Krs, dalla parte serba del confine con il
    > Montenegro, e spiego' che in base alle sue informazioni si trattava
    > di un importante magazzino di stoccaggio delle sigarette di
    > contrabbando. Egli si preparava ad un raid per prendere i
    > contrabbandieri ed interrompere il traffico, al momento opportuno.
    > Non so se le fotografie furono scattate da un aereoplano o da un
    > elicottero, della polizia o dell'esercito, in quanto questi dettagli
    > non mi interessavano.
    >
    > Non ho mai parlato con Pavkovic di alcun trasferimento di
    > "assassini" o "agenti" dal Montenegro. Non e' plausibile che il
    > Comandante in Capo potesse essere coinvolto nel trasporto di
    > presunti agenti segreti, tantomeno attraverso l'intera catena di
    > comando che incominciava con il Capo del Comando Generale.
    >
    > La verita' e' che io insistetti sempre affinche' i servizi
    > cooperassero, ed abbandonassero le loro rivalita', visto che non
    > servivano me bensi' lo Stato, e si presumeva che lavorassero per lo
    > Stato, in accordo con la legge. Il generale Aleksandar Vasiljevic ha
    > testimoniato su questo in questo tribunale illegale, nientemeno che
    > come testimone per l'accusa. E Rade Markovic ha testimoniato, sia qui
    > sia di fronte a due commissioni parlamentari, di esser stato
    > sottoposto a pressioni perche' cercasse di incriminarmi.
    >
    > L'unico incidente di elicottero che ricordo riguarda un volo a bassa
    > quota di un elicottero sopra alla Casa Bianca (che era illegale),
    > quando un ufficiale dell'Esercito Jugoslavo incaricato della
    > sicurezza della Casa Bianca mantenne la calma evitando che esso
    > fosse tragicamente abbattuto. Piu' tardi quel giorno si venne a
    > sapere che l'elicottero stava trasferendo una persona gravemente
    > malata dalla Repubblica Serba [di Bosnia] alla Accademia Militare
    > di Medicina [VMA].
    >
    > Non vi vergognate?
    >
    > Ho chiesto ad entrambi, l'inquirente e la pubblica accusa, che il mio
    > interrogatorio fosse pubblico, e che avrebbero potuto anche collegare
    > una linea telefonica aperta, cosicche' chiunque avrebbe potuto
    > chiedermi quello che voleva. Mi hanno spiegato che questo non era
    > consentito dalla legge, fintantoche' era in corso l'inchiesta. Ne ho
    > preso atto, ma ho chiesto che le registrazioni fossero rese pubbliche
    > alla fine dell'inchiesta - visto che non ci sarebbe piu' stato alcun
    > pericolo di potenziali interferenze, a quel punto. Hanno rifiutato
    > anche questo, benche' avessero la piena autorita' legale per
    > acconsentire. Ne' io, ne' loro, ne' i miei rappresentanti
    > legali hanno sporto obiezioni.
    >
    > Il governo attuale usa la legge come pretesto per l'arbitrio e la
    > tirannia. Niente di nuovo!
    >
    > Gia' nel 1742 Montesquieu scrisse: "Non c'e' tirannia piu' crudele di
    > quella perpetrata sotto lo scudo della legge ed in nome della
    > giustizia."
    >
    > In tutta questa sporca operazione, con cui cercano di salvare questa
    > illegittima corte dell'Aia dal fallimento, l'elemento piu' vergognoso
    > e' sicuramente la persecuzione di mia moglie e mio figlio. Ho
    > detto al giudice inquirente che la sua indagine dovrebbe includere
    > anche il fantasma dei lingotti d'oro, delle riserve di valuta straniera,
    > delle ville in Svizzera e chi piu' ne ha piu' ne metta, visto che tutto
    > questo e' stato menzionato in varie dichiarazioni ed ampi
    > reportage sui giornali, solo per essere poi "dimenticato".
    >
    > Gli ho chiesto: "Non si vergogna?" Non mi ha risposto.
    >
    > A mia moglie Mira ed a mio figlio Marko, che sono stati
    > separati da me in questa maniera vigliacca, desidero dire: "La
    > vita e' troppo corta per ringraziarvi della vostra bonta'."
    >
    > L'Aia, 17 agosto 2003
    > Slobodan Milosevic
    >
    > NOTE:
    > [1] Si riferisce alla rubrica fissa che Mira Markovic teneva sul
    > settimanale Duga. I testi di Mira Markovic sono stati
    > pubblicati anche in lingua italiana, vedi ad esempio:
    > http://it.groups.yahoo.com/group/crj.../message/2380.
    > [2] I media hanno riportato che il soprannome gli deriva dall'aver
    > fatto parte della Legione Straniera francese.

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    MONDOCANE FUORI LINEA 1/9/3
    FULVIO GRIMALDI

    Resistenza fino alla vittoria

    Tommaso di Francesco, del Manifesto, è stato tra tutti l?inviato e commentatore che più correttamente ha raccontato guerra e frantumazione della Jugoslavia, con tutte le infamie del caso giustamente attribuite alla Nato e ai suoi ascari tagliagole dell?UCK kosovaro. Dribblati con acume di marxista tutti i luoghi comuni della propaganda di guerra, Tommaso è tuttavia inciampato su due stereotipi della disinformazione imperialista (e velinara), purtroppo sui più insidiosi e tossici: la inesistente ?dittatura? del ?nazionalista? Milosevic e la ?pulizia etnica? che i serbi avrebbero condotto contro le minoranze jugoslave, in particolare contro gli albanesi del Kosovo. La storia e le indagini di ONU e investigatori indipendenti hanno fatto giustizia di queste falsità: Milosevic né era un dittatore, né seguiva politiche nazionaliste, anzi, né Belgrado aveva mai condotto operazioni di pulizia etnica. Semmai i serbi le avevano subite: in Croazia, Bosnia e Kosovo. Lo stesso si può dire di un giornalista di Liberazione, Giancarlo Lanutti, tra i pochi che non riecheggiano, a differenza di altri autorevoli interventi su quel giornale, le fandonie e i veleni della disinformazione israeliana e dei suoi succubi. Lasciato il segno con termini come ?criminali?, ?delitti?, ?suicidi disperati?, riservati ai combattenti palestinesi che si sacrificano colpendo, come suole nelle guerriglie, il nemico dove più gli fa male (immaginate cosa avrebbero fatto i partigiani se comunità tedesche fossero venute a colonizzare l?Italia sotto la protezione delle armi naziste), brindato inizialmente alla farsa della road-map e a protagonisti-fantocci come Abu Mazen e la spia CIA Dahlan, ignorata sistematicamente la sinistra palestinese, Lanutti è passato ad occuparsi di Iraq.
    E subito ha gravemente sbagliato. Su due punti: ha attribuito all?organizzazione criptostatunitense Al Qaida l?intenzione di mettere alle corde gli USA (riferendosi agli attentati di Najaf e all?ONU); ?non esclude? che proprio nella situazione creata dalla guerra possa essersi determinata quella saldatura fra al Qaeda (va scritto al Qaida) e i seguaci in chiave antiamericana. Non contento, cita un affiliato dello SCIRI filorianiano (cui apparteneva l?ayatollah Mohammed Al Hakim ucciso dalle autobombe) per ribadire il concetto: ?Al Qaida non può in Iraq agire da sola, a fornirgli aiuto potrebbero essere proprio i fedelissimi di Saddam?.
    E qui siamo all?apice della subalternità alle mistificazioni messe in circolo dai disinformatori della banda Bush-Blair: Al Qaida riconosciuta (e nobilitata!) come antagonista mondiale degli USA, anziché, come tutti i commentatori e analisti seri hanno documentato, strumento ultraventennale delle provocazioni e destabilizzazioni imperialiste (Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Indonesia, Filippine, Kashmir, Algeria, perfino gli israeliani hanno tentato di creare una cellula di ?Al Qaida? nella resistenza palestinese); le resistenza irachena perfidamente collegata al terrorismo (ribadisco: statunitense) di Al Qaida. Con questi due colpi, si è fatto un enorme favore all?imperialismo e alla sua strategia genocida: come già con i combattenti palestinesi, si è creato il corto circuito, dettato dallaCIA e dal Mossad, tra lotta di liberazione nazionale e indiscriminato terrorismo Al Qaida; in seconda battuta, si è accreditata la squadra di dinamitardi Al Qaida, teleguidata dalla CIA in ogni sua manifestazione, come autentica forza di rivolta e opposizione alla ?civiltà occidentale?. Non ci potrebbe essere nulla di più debilitante per uno schieramento genuinamente antimperialista.
    Ho voluto insistere su questi veri e propri tonfi dell?informazione di sinistra, dovuti a ignoranza, pigrizia, timidezza, forse opportunismo da salotto buono della politica o da alleanze spurie, perché è qui che casca l?asino. In difesa della resistenza palestinese, irachena, di tutti i popoli, in difesa della nostra capacità di decodificare gli inganni padronali e imperialisti, abbiamo il dovere di esigere dagli informatori e comunicatori, che si dicono dalla nostra parte, un impegno professionale e politico più avveduto, libero e documentato. Tanto per dire: non si può continuare a definire ?dissidenti?, ?opposizione?, ?minoranze?, i terroristi cubani, corrotti e comprati dal nemico yankee perché aiutino a riportare la propria patria alle condizioni politiche, sociali e morali del vero dittatore Batista, proconsole di mafia e USA.
    Venendo invece direttamente ai patrioti iracheni, personalmente dubito, in attesa di riscontri, che le autobombe contro ONU e lo SCIRI, pur vergognosamente collaborazionisti, siano di una Resistenza che al di là di ogni dubbio fa capo a Saddam Hussein e alla dirigenza del Baath, dei comunisti della Tendenza Patriottica (scissi dal PC iracheno nel 1979, quando Mosca ordinò al partito di schierarsi con l?invasore iraniano) e delle altre formazioni nazionaliste e progressiste riunite nella Coalizione Nazionale Irachena (riunitasi a congresso a Parigi nel febbraio di quest?anno) e rientrata in patria per contribuire alla lotta contro l?invasore. Per chi conosce il popolo iracheno, risulta chiaro che un attentato di tale portata contro l?ONU non sarebbe stato condiviso, alla luce del fatto che, pur nella subalternità istituzionale dell?ONU agli USA, questa organizzazione, con gli ispettori dell?ultima fase che tentavano in ogni modo di contraddire le false accuse di Washington e con protagonisti onesti come Denis Halliday e Hans Von Sponeck, dimessisi dai rispettivi incarichi di dirigenti degli aiuti alimentari in protesta contro il genocidio angloamericano, non rappresentava certo il nemico principale. Quanto alla strage di sciti a Najaf, scontato il collaborazionismo (ed espansionismo iraniano) di Al Hakim e dello SCIRI, suscitare in questa fase un conflitto interno tra comunità irachene, quando Saddam, in numerosi comunicati, aveva insistito sull?urgenza dell?unità di tutte le forze patriottiche, religiose e laiche, di ogni etnia, del resto già attuata sul campo, nonché caratterizzare in senso terroristico la lotta nazionale, poteva solo favorire il disegno di criminalizzazione dei partigiani e di libanizzazione dell?Iraq, da sempre nei piani degli occupanti: un suicidio per la Resistenza. Un disegno delittuosamente favorito dal sedicente PC iracheno, vera copertura a sinistra dell?occupazione, quando, entrato nel Consiglio di Governo nominato dal Gauleiter Paul Bremer, insieme agli anticomunisti e narcotrafficanti curdi di Jalal Talabani e ai manutengoli CIA dell?ex-Consiglio Nazionale Iracheno di Londra, ha preso a diffamare la lotta armata, attribuendole assurdi obiettivi di conflittualità settaria ed etnica.
    So, per informazioni direttamente ricevute a Bagdad, durante l?aggressione, dai responsabili iracheni, che il presunto disfacimento della Guardia Repubblicana e delle milizie partigiane a partire dall?occupazione del centro del paese non era che l?attuazione di un progetto pianificato con largo anticipo, volto a impedire la totale distruzione delle forze irachene a opera della macchina tecnologica angloamericana e a preservare la loro integrità in vista di una guerra di liberazione di lunga durata, nella quale i rapporti di forza si sarebbero spostati a proprio favore. Proprio come succede adesso, con una guerriglia a direzione centralizzata, ad altissima efficienza e sofisticazione, sia contro le truppe d?occupazione e le forze paramilitari e amministrative del collaborazionismo, sia contro le infrastrutture petrolifere che impediscono agli USA di trarre profitto dalla distruzione della sovranità del popolo iracheno. E? in atto una grandiosa Intifada, centralmente diretta da Mossul al Nord a Bassora nell?estremo Sud, radicata in una popolazione che conferma una volta di più, al di là delle mire integraliste scite, limitata a settori minoritari, la sua adesione al cinquantennale progetto di emancipazione nazionale anticolonialista e che oggi è integrata dall?affluire di migliaia di volontari arabi. Ne deriva una crisi profonda ed evidente per i regimi genocidi (i costi stratosferici in termini umani e materiali, il disincanto e la rabbia delle opinioni pubbliche, il disvelamento della loro natura criminale) che si sono imbarcati in un?avventura di cui non hanno saputo minimamente calcolare le conseguenze, la capacità di risposta politica, culturale e militare di un popolo ideologicamente maturo, che non per nulla il governo caduto aveva preparato a una guerra di liberazione di lunga durata, armando oltre sei milioni di cittadini e addestrando alla guerra partigiana un milione di militanti del Baath.
    Dal 1917 al 1958, anno della rivoluzione, gli iracheni hanno saputo incalzare gli occupanti coloniali britannici con un ininterrotto seguito di rivolte, fino alla definitiva liberazione. Erano scimitarre e carabine contro il primo esercito del mondo. Oggi hanno armi migliori e, alle spalle, una riconquistata dignità, un?emancipazione sociale e politica tra le più avanzate del Terzo Mondo e la consapevolezza del proprio ruolo nella storia della lotta di liberazione dei popoli. I partigiani iracheni, come quelli palestinesi, lottano anche per noi. Già hanno inchiodato l?imperialismo in una palude da cui non potrà che uscire sconfitto e che, intanto, gli ha reso più problematiche altre avventure della guerra preventiva e permanente. Meritano tutto il nostro sostegno, anzittutto con la battaglia per la verità.

  3. #3
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    come mai non attaccano il Kosovo adesso che la pulizia etnica la fanno loro?
    Salerno libera nazione del Sud!

 

 

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