Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 15
  1. #1
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Santi cattolici "minori"

    SAN VICINIO - Sarsina

    Origini
    La ricerca storica su San Vicinio si ferma ad un mano- scritto anonimo del XII secolo, conservato alla biblioteca Gambalunga di Rimini, denominato “Lectionarium”, pubblicato con traduzione italiana a fronte, a cura del capitolo della cattedrale di Sarsina. Questo codice è quasi sicuramente la trascrizione di precedenti note scritte sulla vita di san Vicinio, databile almeno un secolo precedente. Da questo possiamo dedurre che almeno mille anni fa erano già molto vivi la devozione ed il culto alimentati da una tradizione orale ben solida ancora sette secoli dopo la morte del santo.
    Da questo manoscritto apprendiamo che Vicinio si ritiene venuto dalla Liguria, da lontano quindi, secondo la più invalsa tradizione del tempo che faceva risalire i santi patroni a luoghi lontani. Potrebbe essere anche originario di queste contrade della mediovalle del Savio. Sulla scia della più consolidata tradizione lo diciamo proveniente dalla Liguria nel periodo a cavallo fra il terzo ed il quarto secolo, nell’imminenza della persecuzione di Diocleziano e Massimiano, databile dal 303 al 313. Sempre sulla scia della tradizione, lo diciamo anche protovescovo di Sarsina, pur non trascurando l’opinione di coloro che vogliono l’origine della Chiesa sarsinate legata al ravennate S. Apollinare o ai suoi discepoli nel I secolo.
    Miracoli
    1. Leggiamo nel Lectionarium di un indemoniato trascinato in vari santuari nel tentativo di riuscire nell’intento di liberarlo dai lacci del Demonio. Finche in Arezzo, sulla tomba del martire Donato, il Demonio stesso diede l’indicazione utile : ”A nessuno dei Martiri o dei Confessori della fede mi sento obbligato a cedere, se non a San Vicinio vescovo di Sarsina, che anche da vivo si oppose sempre a me ed ai miei soci”. Finche condotto non senza gravi difficoltà alla tomba di San Vicinio dal Signore fu liberato dal dominio del demonio nel mentre che i sacerdoti celebravano la Messa.
    2. Leggiamo sempre nel Lectionarium di un nobile di Reggio che angariava un suo diacono, sottraendogli il necessario per vivere. Questi, non volendo ripagare con le stesse armi ricorse all’aiuto divino. Vagando di santuario in santuario giunse a Sarsina e dopo diversi giorni di preghiere. Mosse a pietà il santo che si adoperò con cortesia e fermezza a convincere il nobile a restituire al suo diacono il mulino e gli altri averi.
    3. Nel Lectionarium si legge anche di un mendicante che attribuendo alla catena di san Vicinio un alto valore venale penso ben di rubarla e darsi poi alla fuga. Giunse al vicino fiume Savio e tentando di allontanarsi il più possibile, in realtà passo la notte a correre a vuoto per ritrovarsi al mattino nello stesso punto del fiume. Colto da timore e da rimorso, malconcio e ferito getto la catena in un gorgo del fiume ove fu ritrovata tre giorni dopo galleggiante vicino alla riva
    4. Leggiamo ancora nel Lectionarium del prete Pertaro che ingiustamente accusato da suoi nemici, venne dal Vescovo Benno imprigionato e legato con la stessa catena di San Vicinio, si sentiva soffocare ed impedire in ogni movimento. Chiese allora di poter pregare sulla tomba di San Vicinio. Dopo venti giorni di prigionia, fu condotto alla tomba del santo ove sosto in preghiera il tempo che gli fu concesso. Quando lo sollevarono per trascinarlo di nuovo in prigione, la catena si slegò e cadde a terra. Il Signore, per l’intercessione di San Vicinio aveva ristabilito la verità e la giustizia, indicando che Pertaro doveva essere libero.



    LA CATENA DI SAN VICINIO
    La catena è composta da due bracci di materiale ferroso uniti fra loro da un duplice snodo e terminanti con due anelli combacianti. La sua fabbricazione è sicuramente anteriore all’ottavo secolo d.C., cosi affermano studi fatti sul materiale e sulla lavorazione dello stesso. La tradizione la dice usata dal santo per fare penitenza. Durante la preghiera, Vicinio la metteva al collo appendendovi una grossa pietra, costringendosi così in una posizione alquanto scomoda. Facilmente, oggetti simili erano usati in quel tempo come strumenti di contenzione degli schiavi o dei carcerati per ridurne i movimenti senza impedirne quelli essenziali alla sopravvivenza.
    E’ considerata e venerata come reliquia del santo ed usata per la preghiera di liberazione e di benedizione degli infermi o per la preghiera di esorcismo. Normalmente è offerta alla venerazione dei pellegrini apponendola per qualche istante al loro collo accompagnando il gesto con un’invocazione al Santo.
    La storia più che millenaria di questa reliquia è costellata di fatti miracolosi e di racconti di prodigiosa trasmissione di potenza divina nella liberazione degli ossessi.
    Il devoto deve guardarsi dalla erronea possibilità di scambiare la reliquia per un talismano o un portafortuna. E’ una reliquia. Cioè un oggetto che ci ricorda una persona e soprattutto la vita di questa persona : tutta improntata sulla più genuina fede in Dio, padre e creatore, in Gesù, unico salvatore e nello Spirito Santo, guida della Chiesa e della coscienza di ogni uomo. Non è molto importante se sia o non sia appartenuta al Santo, vista anche la lontananza nel tempo. Importante è il valore ed il significato che è andata acquisendo nei secoli attraverso la venerazione dei fedeli e l’uso che ne era fatto dai sacerdoti. Oggi ha il valore del segno, ci ricorda cioè che gli oggetti ci possono solo ricondurre a Dio che impegna la sua potenza per liberarci dal male e condurci a nuova vita. La potenza sta in Dio, la reliquia del santo è un anello di congiunzione fra noi e Dio. Come se pregassimo dicendo : ” Signore, la mia condizione di peccatore non mi permette di chiederti ciò di cui ho bisogno ; per me te lo chiede san Vicinio che proprio per la santità della sua vita merita di essere da te esaudito.”
    L’onore che il devoto di san Vicinio attribuisce alla catena non significa riporre la propria speranza in un idolo con poteri magici, ma significa venerazione al santo la cui vita ci rimanda direttamente a Cristo e per Cristo a Dio, unico operatore di miracoli.


  2. #2
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SAN GIUSEPPE DA COPERTINO Patrono degli studenti, aviatori e paracadutisti

    Gli studiosi lo hanno definito "il santo più simpatico dell'agiografia cattolica". Conosciuto per le sue estasi e i suoi voli è diventato il patrono degli aviatori e dei paracadutisti cattolici. Per le numerose difficoltà incontrate nello studio è anche protettore degli studenti e degli esaminandi.
    Giuseppe Desa nasce a Copertino il 17 giugno 1603 in una piccola stalla, come Gesù e San Francesco D'Assisi. Vive un'infanzia tormentata a causa di un tumore canceroso che lo costringe a lasciare la scuola. Dopo alcuni anni guarisce miracolosamente nella Chiesa di Santa Maria della Grazie a Galatone. Nel 1620 entra nel noviziato dei frati cappuccini di Martina Franca (Taranto) ma dopo otto mesi viene dimesso. Un anno dopo è accolto dai frati francescani conventuali della Grottella, vicino a Copertino, come religioso addetto alle faccende del convento. Nascosto in soffitta studia di notte, suscitando l'attenzione dei confratelli che lo fanno passare tra i chierici aspiranti al sacerdozio. Il 6 gennaio 1627 viene ordinato diacono a Nardò e un anno dopo sacerdote, dopo aver superato gli esami con molto impegno. Esercita il ministero sacerdotale a Copertino dove inizia a compiere miracoli. Il 4 ottobre 1630, il giorno della festa di San Francesco d'Assisi viene trasportato in alto da una forza invisibile. E' il primo di una serie impressionante di voli ed estasi che generano però fanatismo, sospetti e accuse di messianismo presso il tribunale del Santo Ufficio che nel 1638 lo chiama a Napoli. Riconosciutane la piena innocenza il Santo Ufficio lo invia quindi a Roma dal superiore generale dell'Ordine. Per "prudenza" viene allontanato dalla sua terra. Inizia così la sua vita di "recluso obbediente". Il 30 aprile 1630 arriva nel convento di San Francesco ad Assisi dove rimane 14 anni. Riceve la cittadinanza onoraria della città. Converte al cattolicesimo il principe protestante Giovanni Federico di Sassonia. Con permessi speciali da lui si recano prelati, principi e persone umili. Nel 1653 viene trasferito per ordine del Santo Ufficio, nei conventi dei cappuccini della provincia di Pesaro e Pietrarubbia e poi a Frossombrone. Quattro anni dopo viene fatto ritornare tra i suoi confratelli conventuali nel convento di San Francesco ad Osimo (Ancona) dove trascorre gli ultimi sei anni della sua vita. Entrando in convento esclama: "questo è il luogo del mio riposo".
    Il 18 settembre 1663, poco prima di mezzanotte, muore. Nel 1753 viene proclamato Beato e Santo nel 1767, con decreto del Papa Clemente XIII. Il suo corpo è esposto alla venerazione dei fedeli nel Santuario che ad Osimo è a lui dedicato.


  3. #3
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Santa Giovanna Antida Thouret, la santa del "brodo"

    Giovanna Antida Thouret nasce nel 1765 in una famiglia contadina a Sancey, nella Franca Contea, da cui attinge: fierezza di carattere, laboriosità, grande fede in Dio Solo e attenzione generosa verso i più deboli, i poveri.
    Accanto al letto della mamma sempre malaticcia impara l’abbandono in Dio, l’equilibrio tra forza e dolcezza, l’intraprendenza e la pazienza, la compassione per i poveri che bussano, numerosi, alla sua porta; così quando alla morte della mamma, dovrà dedicarsi alle faccende di casa ed ai numerosi fratelli, è già forte nella fede e generosa nella carità, abituata a fatica e sacrificio; è in grado di consolare e mediare, di calmare le ire della zia bisbetica, di accorrere fuori casa a servizio dei malati e di trovare il tempo per pregare ed animare, come educatrice, le giovani che il Parroco le affida.
    A 22 anni entra nel Noviziato delle Figlie della Carità di San Vincenzo a Parigi; ma nel 1789 scoppia la Rivoluzione Francese che obbliga al Giuramento alla nuova Repubblica, discioglie le Congregazioni, perseguita e condanna a morte, alla ghigliottina…
    Giovanna Antida rifiuta di prestare giuramento, dichiara che piuttosto è contenta di morire martire.
    Ritornata a Sancey, eroicamente fedele a Dio ed ai poveri e ai malati, si trasforma in maestra per i bambini, in catechista per gli adulti, in infermiera per i malati; di notte va a trovare i preti nascosti ed a portare loro soccorso, o li guida presso i moribondi o in luoghi segreti dove possono celebrare i Sacramenti e confortare i fedeli. E’ perseguitata, processata e rischia la pena di morte, ma i Commissari la rilasciano solo perché è troppo utile ai malati dei villaggi.

    Nella ricerca di compiere la volontà di Dio, per un breve periodo si unisce ad un gruppo di Religiosi già rifugiati oltre il confine francese, con cui va viandante per le strade di mezza Europa: Svizzera, Germania, Austria…; poi capisce che è meglio ritornare verso la Francia e, confidando nella Provvidenza e nell’aiuto della Madonna, ripercorre da sola il cammino: in mezzo ai boschi, senza conoscere la lingua, i posti… tra pericoli di ogni genere.

    Finalmente ad Einsiedeln, in Svizzera, nel Santuario dedicato alla Madonna degli Eremiti, un monaco intuisce il dramma di questa giovane, l’ascolta e illumina i suoi passi: il Signore vuole che torni in Francia, per curare i malati ed educare la gioventù. Incontrerà poi a Landeron, sul confine della Patria, i Vicari della Diocesi di Besançon a cui appartiene: le confermano che deve tornare, riunire delle signorine, formarle come è stata formata lei alla scuola di San Vincenzo de’ Paoli e servire i poveri, i malati, la gioventù.

    Giovanna Antida ubbidisce e torna in Francia, ma deve ancora nascondersi: i soldati vogliono ucciderla. Passerà nove lunghi mesi in uno squallido porcile. Sono 9 mesi di ritiro profondo, dimenticata da tutti, aggrappata a Dio Solo: il motto della Franca Contea è diventato il suo solo obiettivo. Nove mesi di gestazione della Fondazione dell’Istituto.

    Da "Lettere e documenti": Suor Thouret ritornò a Besançon per dare inizio alla progettata scuola per fanciulle in una camera d’affitto, situata in v. des Martelots (che significa via dei Martiri). Incominciò l’11 aprile 1799. La scuola in pochi giorni divenne numerosa. Accolse tutte le scolare in modo uguale, non dimostrando predilezioni esteriori a motivo delle opinioni del tempo e della Rivoluzione, le cui piaghe erano ancora vive. I genitori e le figlie furono contentissimi. A tre mesi dall’inizio della scuola accolse con sé una giovane, alla quale fece apprendere la maniera di insegnare. Due mesi dopo ne ricevette altre due. Nel mese di settembre dello stesso anno tutte andarono ad abitare in una casa di affitto, costituita da quattro camere: in una vi stabilì la scuola; in un’altra la farmacia, le due rimanenti furono adibite a refettorio e a dormitorio. Vi era una piccola cucina, ove dispose una grande marmitta per prepararvi il brodo dei malati poveri a domicilio: lo distribuiva con della carne a giorni ed ore stabiliti.

    Scuola ai bambini, distribuzione del brodo, visite domiciliari ai malati e senza distinzioni: "Tutti i poveri mi sono ugualmente cari". Il seme della carità è gettato.

    Attenta al grido dei poveri, ad ogni appello della Chiesa e segnalazione delle Autorità Civili, G. Antida invia Suore presso le Parrocchie ed apre Comunità a servizio: dei malati negli ospedali civili e militari, nei manicomi e sanatori; dei fanciulli abbandonati in orfanotrofi e collegi; degli anziani nelle Case di Riposo e a domicilio. In questa collana di opere di carità, la "perla" più brillante è senza dubbio Bellevaux: un ospizio chiamato dai contemporanei la "cloaca", dove vi erano gettati i malandrini e gli assassini, i barboni e le prostitute, i ragazzi ladruncoli e randagi; dove regnavano i più prepotenti e i soldati faticavano a tenere l’ordine e da dove sovente non ne uscivano vivi. Viene chiesto a Giovanna Antida di occuparsene ed ella con alcune compagne va... confidando in Dio Solo. Con coraggio ed abnegazione, fermezza e dolcezza, ella riorganizza, vigila, dà lavoro a ciascuno, migliora il vitto, insegna a leggere e scrivere, impartisce lezioni di catechismo, fa celebrare la Messa alle feste: restituisce la dignità di "persona" ai condannati all’emarginazione!

    Nel 1810 conduce il primo gruppetto di Suore francesi a Napoli, dove si fermerà e vi morirà.

    L’ultimo periodo della sua vita è purtroppo contrassegnato da un grande dolore morale. Ella è convinta che l’Istituto, ratificato dal vescovo di Besançon ma ormai esteso a molte Diocesi francesi e italiane, appartenga alla Chiesa universale; crede quindi doveroso sottoporlo al Papa Pio VII a cui chiede l’approvazione delle Regole. Ben presto la sua domanda è accolta, ma quando, con gioia comunica questa notizia alle Sorelle in Francia, il Vescovo di Besançon si oppone: non vuole sottomettersi al Papa e non accetta l’approvazione delle Regole, per di più espelle Giovanna Antida dall’Istituto da lei fondato negandole il ritorno in Francia.
    Ella cercherà di riallacciare in tutti i modi i contatti, di chiarire e giustificare. Il Vescovo è irremovibile. Si appellerà alle sue Suore ed il suo grido è giunto fino a noi: "Sono figlia della Santa Chiesa, siatelo con me!".
    L’Istituto rimane così spaccato in due rami fino al 1957, quando le suore francesi e italiane si riabbracceranno riconoscendosi figlie di una stessa Madre.
    Nel 1934 la Chiesa proclama Giovanna Antida "Santa" e la iscrive tra i martiri, non solo per le tribolazioni della Rivoluzione, ma soprattutto per la sofferenza patita proprio all’interno della Chiesa.


  4. #4
    Hobbit2
    Data Registrazione
    19 Oct 2002
    Messaggi
    357
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Sant'Agnello di Napoli.

    Dal sito http://angelo682.interfree.it/

    Agnello di Napoli

    Compatrono di Napoli, che protesse dall'assedio dei Longobardi con la sua presenza sugli spalti,fu eremita,fondatore di un ospedale per poveri malati e infine abate nel monastero di San Gaudioso dove morì alla fine del VI secolo.



    In provincia di Napoli, come nel Salernitano, è ancora frequente il nome di Aniello, variante regionale di Agnello che in latino era un soprannome affettivo derivato da Agnus. I primi cristiani lo adottarono in onore del Cristo. «Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi» lo aveva salutato il Battista secondo quanto ci riferisce Giovanni; sicche l'agnello divenne uno degli animali che simboleggiavano il Salvatore, tant'è vero che venne raffigurato frequentemente negli affreschi e nei mosaici delle catacombe e delle prime basiliche cristiane.

    Nel 535 due genitori napoletani, che appartenevano a una ricca famiglia proveniente, secondo la tradizione, da Siracusa e imparentata con quella di santa Lucia, battezzarono col nome di Agnello il loro figlio tanto desiderato. La madre Giovanna aveva sofferto a lungo temendo di essere sterile. Quando ormai aveva perduto ogni speranza se non in un miracolo, si era recata a pregare la Madonna all'edicola unita alle mura della città, là dove vi era una volta il tempio di Diana, protettrice di Napoli: finchè un giorno, dopo un mese di preghiere, la Vergine apparve alla donna annunciandole che le era stata tolta la sterilità e avrebbe dato alla luce un figlio caro a Dio e al suo popolo.

    Su Agnello non ci sono pervenute testimonianze se non qualche notizia dal vescovo Fortunato (593-600). La prima Vita risale soltanto al X secolo, quando Pietro suddiacono, che era stato guarito da una grave infermità grazie all'intercessione del santo, compose un Libellus miraculorum dove raccontava, oltre alla sua, ventidue guarigioni miracolose. Ad essa si ispirarono il lezionario dell'ufficio del santo e le successive Vite che aggiunsero altre notizie, come ad esempio l'intervento miracoloso, dopo la morte, per liberare Napoli dall'assedio dei Longobardi.

    Pietro suddiacono narra che dopo la caduta di Cartagine, conquistata dai Vandali nel 439, molti vescovi e sacerdoti furono mandati in esilio. Fra questi vi era Settimio Celio Gaudioso, vescovo di Abitine, venerato come santo al 28 ottobre. Accolto affettuosamente a Napoli dal clero e dal popolo, si stabilì presso le mura della città fondandovi un monastero basiliano che prese il suo nome. Di quel monastero, che si trovava alla Sanità, divenne abate sant' Agnello. Ma prima di entrarvi aveva condotto vita eremitica in una grotticella presso l'edicola della Madonna miracolosa, che venne poi trasformata dai genitori in una cappellina e infine nella chiesetta di Santa Maria Intercede o dei Settecieli,. ora inglobata nella chiesa di Sant'Agnello Maggiore.

    Perduti i genitori, il giovane eremita fondò con l'eredità un ospedale per i poveri sofferenti dove avvenne il suo primo miracolo. Un giorno un ladruncolo osò rubargli una gallina dell ' ospedale. Ma venne sorpreso da Agnello che lo rimproverò. Vistosi scoperto, il ladro reagì malamente aggredendolo. Non l'avesse mai fatto! Rimase con un braccio paralizzato mentre gli si oscurava la vista. Spaventato, chiese perdono e aiuto al santo che, raccoltosi in preghiera, riuscì ad ottenere la sua gua-rigione;

    Nel 553.1'esercito bizantino e quello degli Ostrogoti, comandato da Teia, il successore di Totila, si scontravano nei pressi della città. 1 napoletani terrorizzati si rivolsero al santo, ormai popolare, chiedendogli aiuto; e Agnello li rassicurò dicendo che la città sarebbe stata risparmiata.

    La battaglia si concluse con la sconfitta dei Goti e la morte di Teia. Napoli era salva. Per esprimergli la sua gratitudine il popolo volle sistemare una sua statua presso la chiesuola di Santa Maria Intercede.

    Non s'era mai visto nulla di simile per una persona ancora vivente. Ma Agnello, giustamente imbarazzato, la fece poi abbattere.

    Siccome la sua fama aumentava di giorno in giorno, decise di allontanarsi dalla città affidando l'ospedale ai discepoli. Si ritirò dapprima a Monte Sant'Angelo, nel Gargano, presso la grotta di San Michele, poi tra i monti sanniti, in una grotta che si trovava non lontano da Alatri, a Guarcino, dove è ora un santuario frequentato dalla popolazione della zona, di cui Agnello è patrono.

    In quel luogo visse per sette anni, fino a quando la Vergine, apparsa in Sogno, non lo invitò a tornare a Napoli. Fu allora che Agnello entrò nel monastero di San Gaudioso diventando benedettino e poi sacerdote.

    Nel monastero, di cui fu nominato dopo qualche anno abate, Agnello morì il 14 dicembre dell'anno 595: il14 dicembre è diventato il giorno della sua festa. Fu sepolto nella cripta dell'oratorio del cenobio dedicato alla Santissima Vergine. Durante la sepoltura si videro su un settemplice arco di luce la Madonna e sant'Agnello con le mani protese su Napoli in segno di protezione.

    Nell'821 la città venne assediata dal longobardo Sicone che non riuscì a espugnarla grazie all'intervento di Agnello e dell'arcangelo Michele che apparvero sugli spalti delle mura terrorizzando gli assalitori.

    In ricordo di quell 'avvenimento si cominciò a raffigurare il santo con lo stendardo in mano, come nel busto reliquiario secentesco che contiene una mandibola e parte della gola, ed è custodito nella cappella di San Gennaro. Fino ad allora il suo culto non era liturgico, come testimonia l' assenza del suo nome nel Calendario marmoreo del IX secolo. Quell ' avvenimento non soltanto accrebbe la devozione dei napoletani nei suoi confronti, ma spinse clero e popolo a venerarlo come comprotettore

    della città e a stabilire una solenne processione annua in suo onore.

    Secondo la tradizione napoletana il suo corpo si troverebbe attualmente sotto l'altare della cappella di Sant'Agnello nella omonima chiesa di Sant'Agnello Maggiore a Caponapoli, che si alza là dove era l'edicola murale della Madonna e poi .la chiesa di Santa Maria Intercede. Ma i lucchesi sostengono che, ad eccezione di una mandibola e parte della gola, fu traslato nella loro cattedrale in un!epoca imprecisata, compresa tra l'XI e il XIII secolo.

    Il culto di sant' Agnello si diffuse in tutto il Napoletano e nella penisola sorrentina dove, oltre alla chiesa che gli è dedicata a Sorrento, vi è anche un. paese, Sant'Agnello, così chiamato per la chiesuola intitolata al santo, intorno alla quale a poco a poco crebbe un nucleo di case.

    (Alfredo Cattabiani, Santi D’Italia, BUR,1999)



    Sant'Agnello di Napoli
    Abate del VI secolo
    C'è una piccola guerra, per fortuna incruen_ta, tra due città italiane situate a notevole di_stanza l'una dall'altra sulla carta geografica. La guerra di Sant'Agnello, o meglio delle sue reliquie, che Lucca afferma di possedere, con_testando l'autenticità di quelle che Napoli con_serva, in un bel busto‑reliquiario del '600, esi_stente nella celebre cappella di San Gennaro, presso la cattedrale.

    A Napoli, Sant'Agnello viene ricordato di di_cembre. A Lucca, invece, viene festeggiato di maggio. Nessun dubbio, però, nonostante la « guerra » delle reliquie, che si tratti di un personaggio partenopeo, e che nella città di San Gennaro il suo culto sia fiorito ancor pri_ma del Mille.

    Per tracciare la storia, dei resto assai oscura, di Sant'Agnello di Napoli, bisogna rifarsi al_l'origine del monastero del quale fu Abate, più tardi detto appunto di Sant'Agnello. Ven_ne fondato nel V secolo da Gaudioso Setti_minio Celio, Vescovo di Abitina, in Africa, fuggito al tempo dell'invasione dei Vandali. Si trattò, probabilmente, di un monastero che seguiva la Regola basiliana, e nel quale San_t'Agnello divenne Abate nel secolo successi_vo, dopo essersi fatto monaco a soli quindici anni e aver fondato un ospedale nei pressi di Napoli.

    Le prime notizie su Sant'Agnello ci vengono da un certo Pietro, suddiacono della Chiesa napoletana, che visse nel X secolo. Questo Pietro era stato guarito da una grave malat_tia per intercessione dell'antico Abate. In ri_conoscenza, egli compilò un insolito ex‑voto: il Libellus miraculorum, cioè un libretto nel quale venivano narrate altre ventidue guari_gioni miracolose che il suddiacono napoletano attribuiva a Sant'Agnello.

    Il Libellus costituiva dunque, una vera e pro_pria patente di santità, quasi a compenso, al_meno parziale, del fatto che il nome di Agnello non compare tra quelli degli altri Santi negli antichi documenti e calendari della diocesi partenopea.

    Altri autori, più tardi, parlarono di nuovi in_terventi prodigiosi di questo Santo in difesa di Napoli e di Sorrento assediate dai Saraceni, e la devozione per l'antico Abate andò cre_scendo con i secoli, tanto che dal '400 San_t'Agnello figura tra i Patroni della Diocesi.

    Da Napoli, la devozione per Sant'Agnello si diffuse verso il Nord, e un'altra località lo scelse come Patrono: Guarcino, in provincia di Frosinone, tra i monti della Ciociaria, non lontano da Fiuggi.

    Finalmente, ancora più a settentrione, il culto di Sant'Agnello si apprese anche alla città di Lucca, dove un altare gli fu dedicato fino dal XII secolo. E qui, intorno alle reliquie del Santo dal mansueto e pacifico nome, si ac_cese la piccola guerra alla quale abbiamo ac_cennato, nei confronti della quale vorremmo mantenere, almeno per il momento, una im_parziale neutralità.

    Ultima precisazione: Sant'Agnello di Napoli ‑e di Lucca ‑ non va confuso con il Beato Agnello da Pisa, francescano della prim'ora, primo provinciale dell'Ordine in Inghilterra, che ricordiamo in altra occasione il 14 marzo, mentre il giorno 13 ricorre la sua memoria.
    (Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Valecchi editore, 1977)




    Agnello di Napoli

    P.S.: questo è un Santo a cui sono particolarmente legato. E penso capiate perchè.

    P.P.S.: si potrebbe cambiare il titolo della discussione da Santi "minori" a Santi meno conosciuti?
    Viva Cristo RE!

  5. #5
    Hobbit2
    Data Registrazione
    19 Oct 2002
    Messaggi
    357
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ancora su Sant'Agnello.

    Sant'Agnello di Napoli
    da http://santiebeati.it/search/jump.cgi?ID=81450

    Emblema: bastone pastorale.

    Al principio del sec. X Pietro, suddiacono della Chiesa napoletana, che era stato liberato da una grave infermità per intercessione di Agnello, compose un libellus miraculorum, in cui, oltre alla sua, racconta altre ventidue guarigioni miracolose operate dal santo. Da questo testo, che è la più antica fonte che ci parli di Agnello, apprendiamo che Gaudioso Settiminio Celio, vescovo di Abitina in Africa, avendo dovuto insieme con altri presuli abbandonare la sua sede invasa dai Vandali, riparò a Napoli e vi fondò un monastero, probabilmente basiliano, che poi prese il suo nome. Di questo monastero, in un anno sconosciuto del sec. VI, divenne abate Agnello, che morì a sessantun'anni tra il 590 e il 604, forse nel 596, come molti affermano.
    Scrittori recenti parlano dei suoi interventi miracolosi per liberare Napoli e Sorrento, strette d'assedio dai Saraceni, ma l'agiografo citato non ne fa cenno. Il suo nome non figura nel Calendario marmoreo di Napoli, inciso verso 1'800. Il suo epitafio, rinvenuto nella chiesa parrocchiale a lui dedicata, dal punto di vista paleografico, secondo gli esperti, si accorda con l'età della sua morte.
    Fin dal sec. XV Agnello fu annoverato fra i patroni di Napoli ed è anche patrono di Guarcino, città del Lazio in provincia di Frosinone; gode pure di particolare venerazione a Lucca, dove, già dal sec. XII, gli fu dedicato un altare. Questa città contese con Napoli per l'autenticità delle sue reliquie e ne celebra la festa il 18 maggio, in contrasto con l'uso più comune che la fissa al 14 dicembre.


    Autore: Sergio Mottironi


    Qui le immagini(non so come si inviano nel forum): http://santiebeati.it/immagini/?mode...psize=Original
    Viva Cristo RE!

  6. #6
    Hobbit2
    Data Registrazione
    19 Oct 2002
    Messaggi
    357
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Bellarmino
    SAN GIUSEPPE DA COPERTINO Patrono degli studenti, aviatori e paracadutisti

    Gli studiosi lo hanno definito "il santo più simpatico dell'agiografia cattolica". Conosciuto per le sue estasi e i suoi voli è diventato il patrono degli aviatori e dei paracadutisti cattolici. Per le numerose difficoltà incontrate nello studio è anche protettore degli studenti e degli esaminandi.
    Giuseppe Desa nasce a Copertino il 17 giugno 1603 in una piccola stalla, come Gesù e San Francesco D'Assisi. Vive un'infanzia tormentata a causa di un tumore canceroso che lo costringe a lasciare la scuola. Dopo alcuni anni guarisce miracolosamente nella Chiesa di Santa Maria della Grazie a Galatone. Nel 1620 entra nel noviziato dei frati cappuccini di Martina Franca (Taranto) ma dopo otto mesi viene dimesso. Un anno dopo è accolto dai frati francescani conventuali della Grottella, vicino a Copertino, come religioso addetto alle faccende del convento. Nascosto in soffitta studia di notte, suscitando l'attenzione dei confratelli che lo fanno passare tra i chierici aspiranti al sacerdozio. Il 6 gennaio 1627 viene ordinato diacono a Nardò e un anno dopo sacerdote, dopo aver superato gli esami con molto impegno. Esercita il ministero sacerdotale a Copertino dove inizia a compiere miracoli. Il 4 ottobre 1630, il giorno della festa di San Francesco d'Assisi viene trasportato in alto da una forza invisibile. E' il primo di una serie impressionante di voli ed estasi che generano però fanatismo, sospetti e accuse di messianismo presso il tribunale del Santo Ufficio che nel 1638 lo chiama a Napoli. Riconosciutane la piena innocenza il Santo Ufficio lo invia quindi a Roma dal superiore generale dell'Ordine. Per "prudenza" viene allontanato dalla sua terra. Inizia così la sua vita di "recluso obbediente". Il 30 aprile 1630 arriva nel convento di San Francesco ad Assisi dove rimane 14 anni. Riceve la cittadinanza onoraria della città. Converte al cattolicesimo il principe protestante Giovanni Federico di Sassonia. Con permessi speciali da lui si recano prelati, principi e persone umili. Nel 1653 viene trasferito per ordine del Santo Ufficio, nei conventi dei cappuccini della provincia di Pesaro e Pietrarubbia e poi a Frossombrone. Quattro anni dopo viene fatto ritornare tra i suoi confratelli conventuali nel convento di San Francesco ad Osimo (Ancona) dove trascorre gli ultimi sei anni della sua vita. Entrando in convento esclama: "questo è il luogo del mio riposo".
    Il 18 settembre 1663, poco prima di mezzanotte, muore. Nel 1753 viene proclamato Beato e Santo nel 1767, con decreto del Papa Clemente XIII. Il suo corpo è esposto alla venerazione dei fedeli nel Santuario che ad Osimo è a lui dedicato.

    http://www.santuariodipreghiera.org/...pedacopertino/
    Viva Cristo RE!

  7. #7
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    San Bernardino da Siena

    "Eamus frates ad Aquilam, ad Aquilam missus sum": cosi’ il grande predicatore francescano aveva fermamente ripetuto ai quattro confratelli che, vedendolo sfinito dalle malattie e dalle fatiche, lo invitavano a fermarsi ed interrompere il viaggio intrapreso il 30 aprile 1444 verso la citta’ abruzzese, dove giunse ormai allo stremo il 17 maggio, per morirvi nel convento di San Francesco, adagiato sulla nuda terra, nella cella che era stata del suo grande amico Giovanni da Capestrano, all'ora dei vespri del 20 maggio, quell'anno vigilia dell'Ascensione. San Bernardino, nato l'8 settembre del 1380 da una nobile famiglia senese, rimasto orfano nei primi anni dell'infanzia, era stato allevato dapprima dalle zie, poi aveva seguito gli studi di grammatica e di retorica, fino a quando nel 1400, come molti altri giovani aristocratici della sua citta’, era entrato nella Confraternita dei Disciplinati, per soccorrere la popolazione colpita dalla grande peste che apriva il secolo.
    Fu proprio la sofferenza sua e altrui a indirizzarlo verso la vita religiosa che, entrando negli Osservanti, voleva abbracciare nella forma piu’ solitaria, ascetica e umile dell'eremitismo. Per seguire la volonta’ dei superiori e dei maestri, divenne predicatore, assunse incarichi in tutta l'Italia, strinse amicizia con gli altri due futuri grandi Santi dell'Ordine: Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca.
    Quando era giunto all'Aquila la prima volta, nel 1438, chiamatovi proprio da San Giovanni per comporre alcuni dissidi nati all'interno della famiglia francescana, era gia’ famoso per i sermoni con i quali conquistava l'uditorio. Per dodici sere predico’ davanti alla Basilica di Collemaggio, avendo tra gli uditori Renato d'Angio’ che in quei giorni attraversava le province del Regno di Napoli.
    La folla lo segui’ subito con entusiasmo e aderi’ prontamente alla devozione per il nome di Gesu’ Cristo, che Bernardino professava, apponendo la tavoletta del Trigramma su tutte le porte della citta’, tanto che ancora oggi questo segno e’ distintivo della decorazione architettonica urbana della citta’.
    La figura di Bernardino assunse una dimensione soprannaturale quando si sparse la voce di un evento miracoloso, secondo il quale una stella luminosissima sarebbe apparsa sulla testa del Frate, mentre questi pronunciava una ardente predica sulla Madonna. Sei anni non impallidirono nell'animo degli aquilani il ricordo di quel piccolo francescano, emaciato dalla sofferenza e dalle penitenze, tanto che quando vi torno’ per morirvi, il fatto fu considerato una espressione della Volonta’ divina.
    La citta’, attraversata dalle lotte tra Aragonesi e Angioini di colpo ritrovo’ la pacificazione e San Giovanni da Capestrano che in missione prima in Sicilia e poi a Vienna, non aveva potuto assistere l'amico morente, scriveva ai suoi concittadini: "Cessavit odium et rancor, cessavit mala disposicio, clades et omicidia, et tempestates ex obitu Sancti Berardini".
    Il corpo, che intanto era stato richiesto inutilmente dai senesi fu deposto con il concorso di tutta la cittadinanza in una cappella della oggi scomparsa Chiesa di San Francesco, mentre si iniziava la costruzione della grande basilica a lui dedicata.
    Nel 1472, dopo alterne vicende tra cui anche il terribile terremoto del 1461, l'opera era in parte compiuta tanto che il 17 maggio vi fu traslato il corpo del Santo, con un solenne corteo a cui parteciparono la Regina di Bosnia e 2000 Osservanti, oltre ad una folla immensa di devoti.
    Le visite illustri divennero prerogativa di questa chiesa: nel 1474 vi giunse il Duca di Calabria, erede al trono di Napoli, nel 1493 Giovanna d'Aragona e nel 1500 la moglie (come si chiamava??) e le figlie di Ludovico il Moro duca di Milano.


  8. #8
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SANTA MARGHERITA MARIA ALACOCQUE

    Margherita -figlia di Claudio Alacoque e di Filiberta Lamyn, ambedue ferventi cristiani e di agiata condizione economica- nacque a Lautecour, in Francia (nell'attuale dipartimento di Saone e Loira), il 22 luglio 1647.
    Il Tabernacolo della chiesa davanti al quale S. Margherita Maria, ancora fanciulla passava lunghe ore in adorazione del suo Signore.
    Scelta per compiere un'altissima missione nella Chiesa, Gesù mostrò la sua predilezione verso di lei prendendone speciale cura fin dall'infanzia. Ciò spiega l'avversione che la piccola Margherita sentiva contro ogni cosa che sembrasse offesa di Dio -il suo voto di verginità all'età di 4 anni, senza intendere il pieno significato -la sua attrazione verso la preghiera, il ritiro e il silenzio, non ostante la sua indole vivacissima -il suo amore verso l'Eucarestia -il suo interessamento dei poveri e sofferenti, dei quali cercava di alleviare le pene con ogni mezzo a sua disposizione.Perduto il padre ancora in tenera età (aveva 8 anni), venne a trovarsi, insieme alla mamma, alle dipendenze di certi suoi parenti egoisti ed esosi, i quali, con i continui e molteplici maltrattamenti le procurarono grandi sofferenze, in aggiunta alle malattie da cui era spesso colpita e alle penitenze che vi aggiungeva di suo.
    Tutto però Margherita sopportava con pazienza e in atteggiamento di rispetto e di benevolenza verso i persecutori suoi e della mamma.Fatta grandicella cedette alquanto alle attrattive della società che la circondava e che la sua posizione economica le permetteva di frequentare: ricevimenti, festicciole, ricercatezza nei vestiti ecc., senza peraltro incorrere in colpe di rilievo.
    Ma, ciò che poteva darsi come naturale e scontato in qualsiasi altra ragazza, non era ammissibile in lei, chiamata ad essere soltanto del Signore. Perciò ne fu severamente ripresa da Gesù stesso e ricondotta alla vita semplice e fervorosa di prima.
    Nel 1669, a 22 anni, ricevette il sacramento della Cresima, che non poté ricevere prima per mancanza di chi glielo amministrasse. Fu in questa occasione che prese anche il nome di Maria, in onore alla Madonna di cui fu per tutta la vita ferventissima confidente.
    Intanto, la mamma e i più stretti parenti pensavano alla sua sistemazione con proposte concrete di matrimonio. La cosa, sul principio, non dispiacque a Margherita; ma dopo qualche tentennamento, rifiutò decisamente tali proposte e fece conoscere la sua risoluzione irreversibile di farsi religiosa. Superate le difficoltà -specialmente da parte della mamma- seguì l'indicazione espressa del Signore di entrare nell'Ordine della Visitazione (fondato da S. Francesco di Sales e da S. Giovanna Fremiot di Chantal) e il 20 giugno 1671, -a 24 anni, dunque-, entrò nel monastero di S. Maria di Paray-le-Monial, distante circa 30 km da Lautecour. Nel monastero di Paray-le-Monial Margherita Maria visse 19 anni; fino alla morte, avvenuta il 17 ottobre dell'anno 1690, a 43 anni di età.

    LE DODICI PROMESSE DI GESU' A SANTA MARGHERITA

    S. Margherita ha ricevuto da Gesù il compito di trasmettere agli uomini alcune "promesse" che Egli Le aveva confidato per il bene di tutti gli uomini e per la crescita spirituale di tutta la Chiesa.
    Siccome questi "ordini" del Cuore di Gesù si ripeterono con frequenza nei diversi fatti mistici della santa, si sono rivelati credibili.
    Non si tratta di un episodio sporadico, isolato ma di un lungo elenco di rivelazioni eccezionali per un misterioso piano di salvezza.
    D'altra parte Margherita così riservata ed umile fu spinta a parlare con energia e franchezza impressionante -nonostante numerose opposizioni delle consorelle, perfino delle stesse superiore-, così che la Chiesa se ne interessò facendone un severo controllo teologico e ne diede un giudizio favorevole.

    1. Darò loro (alle persone devote del mio cuore) tutte le grazie necessarie al loro stato. 2. Metterò la pace nelle loro famiglie. 3. Le consolerò in tutte le loro afflizioni.4. Sarò il loro rifugio in vita e soprattutto nella loro morte.
    5. Benedirò le loro imprese.
    6. I peccatori troveranno misericordia.
    7. I tiepidi diventeranno ferventi.
    8. I ferventi saliranno presto a grande perfezione.
    9. Benedirò il luogo dove l'immagine del mio Cuore sarà esposta e onorata.
    10. Darò loro le grazie di toccare i cuori più duri.
    11. Le persone che propagano questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non sarà mai cancellato.
    12. Io prometto nell'eccesso grande di misericordia del mio Cuore che il suo amore onnipotente accorderà a tutti coloro che si comunicheranno il primo venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale e non morranno in mia disgrazia né senza ricevere i loro sacramenti e il mio Cuore sarà per essi un asilo sicuro negli ultimi momenti.



  9. #9
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d'Ars

    Nato l' 8 maggio 1786 a Dardilly, nei dintorni di Lione, da una famiglia di contadini, Giovanni Maria Vianney comincia a vent'anni la sua preparazione al sacerdozio presso l'abbé Balley, curato di Ecully. Ordinato prete nel 1815, è inizialmente vicario di Ecully. Nel 1818 è mandato ad Ars. Sin dal suo arrivo fa della sua chiesa la sua casa. Notte e giorno egli è là a pregare il Signore davanti al tabernacolo per la conversione dei suoi parrocchiani. Un po' alla volta risveglia la loro fede con le sue predicazioni, ma soprattutto con la sua preghiera e il suo modo di vivere. Restaura ed abbellisce la sua chiesa, rinnovando completamente la suppellettile sacra e costruendo delle cappelle laterali dedicate alla Vergine Maria, all' Ecce Homo, ai santi Angeli, a santa Filomena e a san Giovanni Battista. Fonda un orfanotrofio, "La Provvidenza", e si prende cura dei più poveri. Molto rapidamente la sua fama di confessore attira numerosi pellegrini che vengono a cercare da lui il perdono di Dio e la pace del cuore. Il confessionale del santo Curato d'Ars è assediato dai penitenti: là il Santo Curato confessa fino a 17 ore al giorno.
    Benché assalito da molte prove e difficoltà, conserva il proprio cuore radicato nell'amore di Dio e dei suoi fratelli: la sua unica preoccupazione è la salvezza delle anime. I suoi insegnamenti e le sue omelie parlano soprattutto della bontà e della misericordia di Dio. Si consuma d'amore davanti al Santissimo Sacramento, consacrandosi completamente a Dio, ai suoi parrocchiani, ai pellegrini.
    Muore il 4 agosto 1859, dopo aver dato il massimo dell'amore.
    Canonizzato nel 1925 da papa Pio XI, è proclamato nel 1929 patrono universale di tutti i parroci di Roma e del mondo.


  10. #10
    Cattolico Resiliente
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
    Messaggi
    6,174
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SAN PIETRO DA VERONA MARTIRE

    [ * 1200 Verona + 1252 Barlassina]
    San Pietro da Verona, meglio conosciuto col titolo di San Pietro Martire, nato da famiglia eretica, fu l’ultimo illustre personaggio che ricevette l’Abito dalle mani del Santo Patriarca Domenico. Aveva allora quindici anni, ed egli certo si trovava tra la corona di novizi su cui s’alzò benedicente la mano del glorioso Padre morente. Nato da genitori eretici manichei, l’innata rettitudine del cuore gli fece intuire subito da che parte si trovasse la verità. A sette anni imparò alle scuole dei cattolici il Credo, che per lui non sarà una formula qualunque, ma un principio di vita e una luce che rischiarerà per sempre il suo cammino. Entrato nell’Ordine, anelante le sante lotte per la fede, nei lunghi anni di preparazione al futuro apostolato, mise le basi di quella robusta santità che fece davvero di lui un atleta di Gesù Cristo. Un giorno confidò a un confratello che da quando era sacerdote, celebrando la S. Messa, alla elevazione del calice aveva sempre chiesto al Signore la grazia di morire martire, tale era l’ardore della sua fede e della sua carità. Nominato nel 1242 Inquisitore Generale per la Lombardia, combatté senza posa gli eretici con la spada della divina parola, finché fu ucciso per loro mano, come egli aveva predetto, sulla strada da Como a Milano. Era il 6 aprile 1252. Prima di spirare intinse il dito nel proprio sangue e scrisse in terra: " Credo". Il suo uccisore, Carino, pentito, entrò nell’Ordine. Papa Innocenzo IV lo ha canonizzato undici mesi dopo la sua repentina morte. Una preziosa arca marmorea conserva i suoi resti nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano.


 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 11-01-11, 12:04
  2. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 31-12-09, 00:37
  3. Pedofilia, dichiarazione del vescovo di Tenerife:"alcuni minori provocano"
    Di Zefram_Cochrane nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 237
    Ultimo Messaggio: 05-01-08, 15:26
  4. Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 07-01-06, 09:22
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-04-04, 12:00

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito