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  1. #1
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Fassino e Dini sbugiardati su Telekom Serbia?

    "Telekom Serbia: gli Usa contrari all’operazione

    Non è vero, come invece sostenuto da Piero Fassino e Lamberto Dini, che gli Stati Uniti fossero favorevoli all’operazione Telekom Serbia. A smentirli è Robert Gelbard, responsabile della diplomazia Usa per l’area dei Balcani dell’amministrazione Clinton. “Eravamo contrari all'operazione ed è falso che l'America incoraggiasse investimenti a favore di Milosevich", dice ora.
    All’epoca dei fatti, nel 1997, Gelbard era l'inviato speciale del presidente Bill Clinton per l'attuazione degli accordi di Dayton: durante la crisi del Kosovo fu lui il rappresentante più alto del dipartimento di Stato Usa nella regione.
    A lui il discorso di Fassino su un presunto incoraggiamento dell’amministrazione americana perchè le imprese statunitensi ed europee facessero affari con la Jugoslavia, suona proprio strana. "Dire che noi americani incoraggiavamo altre nazioni a investire in Serbia è ridicolo: completamente falso. La notizia dell'investimento italiano fu anzi accolta con grande preoccupazione dal governo americano: avevamo ragione di ritenere che l'accordo contenesse elementi di illegalità", sostiene con decisione Gelbart, intervistato da Panorama. “Non avevamo alcuna ragione al mondo per incoraggiare le aziende a dare soldi a Milosevich: volevamo investimenti in Bosnia, non certo in Serbia. Ma il governo italiano dell'epoca aveva una posizione diversa e la divergenza di opinioni era profonda. In particolare con il ministro degli Esteri Lamberto Dini, che era la persona con cui avevamo più contatti. L'accordo della Telekom Serbia non aiutò certo le nostre relazioni con il vostro Paese. Come risultato dell'affare pensammo anzi che gli italiani volessero mantenere un rapporto di amicizia con Milosevich. Il problema turbò le relazioni tra Stati Uniti e Italia per un certo periodo” prosegue il collaboratore di Clinton.
    “Ricordo bene che fummo informati a cose fatte: non venimmo mai consultati. E la cosa non ci rese certo felici”, dice, anzi. Quindi altro che benestare Usa all’acquisto di una quota della società di telecomunicazioni di Milosevich da parte di Telecom Italia!
    “Quei soldi italiani diedero una boccata di ossigeno a Milosevich, gli permisero di comprare nuove fedeltà, di continuare a pagare gli stipendi dei militari. Ma avevamo anche la preoccupazione che l'accordo fosse stato condotto secondo modalità che poco hanno a che fare con l'onestà”.
    Quanto alla destinazione dei miliardi pagati Gelbart sostiene che se ne interessò il dipartimento di Stato. “E giungemmo alla convinzione che la maggior parte del denaro fosse stato rubato. La Serbia era al collasso economico e Milosevich aveva bisogno di nuovi investimenti sia per ragioni politiche sia per ragioni economiche. Noi non volevamo che si rafforzasse politicamente e, per questa ragione, mantenevamo le sanzioni”.


    5 Set 2003"

    www.giornale.it

  2. #2
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    Predefinito

    Questo e´il link dell´articolo di Panorama.

    http://www.panorama.it/italia/politi...-A020001020620


    Telekom, gli Usa dissero no


    di Marco De Martino
    4/9/2003





    Illusione di pace: Robert Gelbard.
    Era l'inviato di Clinton nei Balcani all'epoca dell'acquisto della società serba da parte della Telecom Italia. E smentisce con forza le dichiarazioni di Dini e Fassino: «Eravamo contrari all'operazione ed è falso che l'America incoraggiasse investimenti a favore di Milosevic"



    Telekom Serbia: quella storia Robert Gelbard se la ricorda bene. Nel 1997 era l'uomo di punta della diplomazia americana nei Balcani. Il suo titolo ufficiale era quello di inviato speciale del presidente Bill Clinton per l'attuazione degli accordi di Dayton: durante la crisi del Kosovo fu lui il rappresentante più alto del dipartimento di Stato Usa nella regione, lavorando per lunghi periodi a stretto contatto con Richard Holbrooke, l'artefice della pace nei Balcani. Gelbard oggi è un consulente d'affari a Washington.
    Di quella storia, di quell'operazione che portò la Stet ad acquistare il 29 per cento della compagnia serba per 878 miliardi di lire, non ha mai parlato. Ma basta riferirgli una frase che lui non conosce. Si tratta dell'ultima dichiarazione di Piero Fassino, attuale segretario italiano dei Ds e all'epoca sottosegretario alla Farnesina, sul discusso affaire: "Dopo la pace di Dayton, la scelta di Usa e Ue fu di tentare di favorire un'evoluzione democratica nei Balcani. Via le sanzioni, via l'embargo. Le imprese europee e statunitensi furono incoraggiate a investire".
    Gelbard, evidentemente sorpreso, fa una pausa. E comincia le sue rivelazioni a Panorama con un moto di rabbia: "Dire che noi americani incoraggiavamo altre nazioni a investire in Serbia è ridicolo: completamente falso. La notizia dell'investimento italiano fu anzi accolta con grande preoccupazione dal governo americano: avevamo ragione di ritenere che l'accordo contenesse elementi di illegalità".

    Si ricorda quando veniste a conoscenza della trattativa?
    No. Ma ricordo bene che ne fummo informati a cose fatte: non venimmo mai consultati. E la cosa non ci rese certo felici.
    Che reazione provocò la notizia?
    Parlammo di quella vicenda in varie riunioni, ad altissimo livello. Quei soldi italiani diedero una boccata di ossigeno a Milosevic, gli permisero di comprare nuove fedeltà, di continuare a pagare gli stipendi dei militari. Ma avevamo anche la preoccupazione che l'accordo fosse stato condotto secondo modalità che poco hanno a che fare con l'onestà.
    A che cosa si riferisce?
    Mi lasci solo dire che qualsiasi accordo stretto con la Serbia all'epoca doveva essere fatto passando attraverso Milosevic e i suoi compari.
    Avevate informazioni dalla vostra intelligence che motivavano i sospetti?
    Su questo non posso rispondere.
    Quali organismi del governo americano erano a conoscenza del problema?
    Soprattutto il dipartimento di Stato.
    E quindi anche l'allora segretario di Stato Madeleine Albright...
    Lo ha detto lei. Quello che posso dirle è che si trattava di una preoccupazione largamente condivisa.
    Tentaste di capire dove finirono tutti quei miliardi?
    Sì, e giungemmo alla convinzione che la maggior parte del denaro fosse stato rubato. Si ricordi che a questo punto, nel 1997, Milosevic era nei guai: la Serbia era al collasso economico, lui aveva bisogno di nuovi investimenti sia per ragioni politiche sia per ragioni economiche. Noi non volevamo che si rafforzasse politicamente e, per questa ragione, mantenevamo le sanzioni.
    È vero. Però l'Onu aveva tolto le sanzioni e quindi l'accordo non era formalmente illegale.
    Ma noi americani, ripeto, mantenevamo quello che chiamavamo "il muro esterno delle sanzioni". Ci opponevamo cioè ai prestiti del Fondo monetario e della Banca mondiale. E non esistevano relazioni con le repubbliche della ex Jugoslavia, che non avevano ancora alcuna rappresentanza alle Nazioni Unite.
    Quindi non è esatto che dopo gli accordi di Dayton gli americani guardavano con favore a investimenti che favorissero il processo di pace (come ha dichiarato Fassino)?
    È completamente falso. Completamente falso. Non avevamo alcuna ragione al mondo per incoraggiare le aziende a dare soldi a Milosevic: volevamo investimenti in Bosnia, non certo in Serbia. Ma il governo italiano dell'epoca aveva una posizione diversa e la divergenza di opinioni era profonda. In particolare con il ministro degli Esteri Lamberto Dini, che era la persona con cui avevamo più contatti. L'accordo della Telekom Serbia non aiutò certo le nostre relazioni con il vostro Paese. Come risultato dell'affare pensammo anzi che gli italiani volessero mantenere un rapporto di amicizia con Milosevic. Il problema turbò le relazioni tra Stati Uniti e Italia per un certo periodo: ovviamente il rapporto è talmente solido che una questione del genere non lo avrebbe mai potuto incrinare.
    Dini ha di recente dichiarato: "Nessuno ha avvertito che era un'operazione a rischio".
    È un'affermazione a cui è difficile credere.
    Gli esponenti del governo italiano dell'epoca dicono di avere saputo dell'accordo dopo che era stato siglato: a questo crede?
    Non ho informazioni specifiche, ma anche questa è un'affermazione a cui è difficile credere.
    Di nuovo Dini: "A quell'epoca, dopo il trattato di Dayton che divideva in tre l'ex Jugoslavia, c'era l'orientamento, in Europa e negli Usa, di cercare di rendere più democratico e responsabile il regime di Belgrado. Nel 1997 non c'erano preclusioni politiche". È vero?
    Non esattamente. Il governo statunitense era contro ogni tipo di accordo che portasse soldi nelle tasche di Milosevic. È vero che appoggiavamo il processo democratico, è falso che appoggiavamo Milosevic. Noi anzi appoggiavamo gruppi di opposizione come Zajedno, che alle elezioni municipali vinsero molte poltrone di sindaco. Ma pensavamo che l'investimento in Telekom Serbia avrebbe aiutato Milosevic, che era il contrario di quello che volevamo.
    Questa posizione americana era valida anche nel 1996, quando venne architettato l'investimento in Telekom Serbia?
    Ho assunto il mio ruolo solo l'anno dopo. Ma le posso dire che anche prima di quella data non ha mai fatto parte della nostra politica rinforzare Milosevic. Guardi, mi permetta di essere chiaro. L'accordo di Dayton fu siglato nel novembre del 1995: nel gennaio del 1996 vidi Milosevic, prima di assumere il mio ruolo, e già allora la sua non collaborazione all'accordo di Dayton era chiara. Nel corso di quell'anno anzi Milosevic fece molto poco per ridurre il potere di Radovan Karadzic e Ratko Mladic (criminali di guerra serbi ancora ricercati, ndr). E all'inizio del 1997 la nostra insoddisfazione nei suoi confronti era ai massimi livelli. Albright fece allora la sua unica visita a Belgrado per vedere Milosevic: fu un incontro di estrema difficoltà a cui io fui presente.
    Torniamo al punto che più ci interessa: l'accordo della Telekom Serbia. Che cosa attirò la vostra attenzione?
    Era una totale anomalia. Assieme agli italiani, erano i francesi i più attivi nella regione. Ma questo contratto venne subito notato, soprattutto per la quantità di soldi versati nelle casse della Serbia.
    Prendeste provvedimenti?
    Non avevamo alcuno strumento per farlo, l'Italia è un Paese sovrano.
    Vi lamentaste con gli italiani?
    Sì.
    Chi lo fece, Madeleine Albright?
    Di questo non voglio parlare.
    Ripeterebbe le sue dichiarazioni davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta italiana?
    A Roma vado sempre volentieri...

    RISPOSTE E SILENZI DEI PROTAGONISTI
    Come si sono difesi i responsabili del governo Prodi dalle accuse di aver sottovalutato l'affaire

    I "misteri" sono stati svelati la scorsa settimana. Allora, nel giro di pochi giorni, Romano Prodi, Lamberto Dini e Piero Fassino hanno raccontato la loro verità sulla Telekom Serbia. Nel 1997, all'epoca della vicenda, erano rispettivamente presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e sottosegretario alla Farnesina. Panorama ha riassunto l'affaire in sei domande chiave. Eccole, seguite dalle risposte date dai tre politici a quotidiani e settimanali.

    Avete saputo della trattativa per l'acquisto della Telekom Serbia da parte della Stet prima del 9 giugno 1997, giorno della conclusione dell'affare?
    Prodi: "Mai, da nessuno e in alcuna forma, l'acquisto di una quota di Telekom Serbia da parte di Stet fu sottoposto alla mia attenzione, né come privato cittadino, né come presidente del Consiglio".
    Dini: "Non mi sono mai occupato, né nessuno mi ha mai parlato di questo affare Telekom. Seppi dell'acquisizione dai giornali, a contratto firmato. E me ne rallegrai. La considerai una scelta di Belgrado favorevole all'Italia".
    Fassino: "La trattativa era nota".
    È possibile che la Stet, un'azienda statale, potesse concludere un affare da 878 miliardi di lire con il regime serbo senza l'assenso del governo italiano?
    Prodi: "Non vi era alcuna ragione né formale né sostanziale perché ciò dovesse avvenire".
    Dini: "Il governo dell'Ulivo è estraneo alla vicenda. Non ha partecipato in alcun modo alla vicenda perché Stet non ha chiesto aiuto. E ha condotto la trattativa da sola. Il ministero degli Esteri interviene solo se è interpellato".
    Fassino: "Il governo non ha avuto alcun ruolo perché non doveva averlo. Se a livello internazionale la strategia fosse stata quella di isolare Milosevic, allora si sarebbe dovuto intervenire. Ma poiché non era così, il governo non lo fece".
    Dopo l'accordo di Dayton del 1995, l'atteggiamento politico di Europa e Usa nei confronti di Milosevic poteva giustificare un investimento di questa entità in Serbia?
    Prodi: Nessuna dichiarazione.
    Dini: "Dopo il trattato c'era l'orientamento, in Europa e negli Usa, di cercare di rendere più responsabile e democratico il regime di Belgrado. Nel 1997 non c'erano preclusioni politiche. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto dopo, Kosovo compreso".
    Fassino: "Nel 1995, dopo la pace di Dayton, la scelta di Usa e Ue fu di tentare di favorire un'evoluzione democratica nei Balcani. Via le sanzioni, via l'embargo. Le imprese europee e statunitensi furono incoraggiate a investire".
    Francesco Bascone, ai tempi dell'affare ambasciatore italiano in Jugoslavia, mandò al ministero degli Esteri 14 dispacci in cui veniva denunciata la pericolosità dell'operazione e il fatto che non vi fosse "nessuna assicurazione sulla destinazione dei soldi dell'affare". Come mai nessuno tenne conto dei suoi avvertimenti?
    Prodi: Nessuna dichiarazione.
    Dini: "Bascone riferiva soltanto quello che la stampa locale diceva e quanto emergeva con i leader dell'opposizione. Le lettere di Bascone, come era normale, furono prese in considerazione dai direttori generali".
    Fassino: "Le parole dell'ambasciatore alla commissione dimostrano la mia assoluta correttezza e la mia totale estraneità alla vicenda". Il 9 ottobre del 2002, il diplomatico aveva raccontato alla commissione parlamentare d'inchiesta che l'attuale segretario dei Ds "durante una sua visita a Belgrado, aveva manifestato un forte disagio per questa trattativa, che si svolgeva in modo quasi segreto, senza informare l'ambasciata e il ministero".
    La Telekom Serbia fu pagata dalla Stet 878 miliardi e rivenduta a meno della metà cinque anni dopo: fu un cattivo affare?
    Prodi: Nessuna dichiarazione.
    Dini: "Lo vedremo. Se hanno agito così, avevano tutte le ragioni per pensarlo".
    Fassino: "Sono decisioni aziendali, non dell'autorità politica. È un'azienda a decidere il prezzo di un acquisto o di una cessione".
    Accetterà di essere ascoltato dalla commissione d'inchiesta?
    Prodi: "Sono disposto a essere ascoltato per fornire ogni utile chiarimento agli organi legittimamente deputati ad accertare la verità".
    Dini: "Ho già dichiarato anche in passato la mia disponibilità a essere ascoltato dalla commissione quando essa lo ritenga opportuno".
    Fassino: "Se la commissione vuole, sa dove trovarmi. Certamente, se mi convocano andrò, come chiunque è tenuto a fare".

  3. #3
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    da www.giornale.it


    "Telekom Serbia: arrestato l’avvocato Paoletti

    L' avvocato Fabrizio Paoletti, coinvolto nell' inchiesta su Telekom Serbia, è stato arrestato su ordine del gip di Torino Francesco Gianfrotta. La conferma dell' ordine di custodia cautelere è stata data dal suo avvocato Titti Castagnino. Al momento non si conoscono ulteriori particolari. Paoletti era già stato arrestato il 10 luglio scorso per truffa, ricettazione e associazione per delinquere nell' ambito di un filone d' inchiesta parallelo a Telekom Serbia. In seguito gli furono concessi gli arresti domiciliari.



    5 Set 2003"

  4. #4
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    Predefinito NO! Non ti leggo. Ma, tanto, si sa quello che scrivi...

    Telekom Serbia i Fatti
    di Ferdinando Targetti

    Il 9 giugno 1997 Telecom Italia acquista dal governo di Belgrado il 29% dell’azienda telefonica di Stato Telekom Serbia. Il prezzo è di 893 milioni di marchi, pari a circa 450 milioni di euro. La partecipazione viene nel tempo svalutata nei bilanci Telecom.
    L’8 maggio 2002 il Parlamento italiano, con il voto della sola maggioranza, istituisce la Commissione di inchiesta sull’affare Telekom Serbia nella supposizione che fosse stata pagata una tangente al regime di Milosevich. Il 28 dicembre 2002 Telecom Italia rivende la partecipazione di Telekom Serbia alla società pubblica serba Ptt Srbjia per 195 milioni di euro che verranno pagati a rate in sei anni. Il 7 maggio 2003 il faccendiere Igor Marini denuncia davanti alla Commissione il pagamento di tangenti a Romano Prodi, Piero Fassino e Lamberto Dini; il 22 agosto Igor Marini coinvolge anche Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Clemente Mastella. Esponenti politici del centrodestra, il portavoce di Forza Italia, il quotidiano "Il Giornale" di proprietà della famiglia Berlusconi, iniziano una martellante campagna denigratoria nei confronti degli esponenti del centrosinistra che nel 1997 avevano responsabilità di governo.
    Sulla vicenda indaga anche la Procura di Torino. Bisogna tuttavia tenere conto che prove circostanziate non ne emergono, che la credibilità di Igor Marini, che l’8 maggio 2003 viene arrestato a Lugano con l’accusa di riciclaggio e poi estradato e rinchiuso alle Vallette di Torino, è prossima allo zero, che le contraddizioni tra le affermazioni del Marini e quelle delle persone da lui coinvolte (come l’ex socio Paoletti) sono macroscopiche. Per tutte queste ragioni le accuse del centrodestra che inizialmente erano di arricchimento personale degli uomini politici del centrosinistra si tramutano (dopo che il danno di immagine è stato compiuto) in sperpero di denaro pubblico e tangenti «ad un dittatore che stava attuando un genocidio tramite l’acquisto di azioni di nessun valore ad un prezzo folle» (Bondi sul "Corriere della Sera", 2 settembre 2003). Tutto il castello dell’accusa quindi ha un solo fondamento la differenza rilevante tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita delle azioni Telekom Serbia. È un fondamento solido? Io credo di no.
    Bisogna tornare con la memoria al quadro economico e politico del 1997. Dal punto di vista economico in quegli anni era in atto un triplice processo: innanzitutto era in corso un boom della telefonia indotto dalla telefonia mobile; in secondo luogo era in atto nei paesi europei il processo di liberalizzazione del settore telefonico e di abbandono dei monopoli nazionali delle reti; in terzo luogo erano in corso numerose privatizzazioni, totali o parziali, delle società telefoniche, soprattutto da parte dei paesi ex socialisti, come Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Serbia eccetera.
    È noto che, così come in molti settori manifatturieri si presentano forti economie di scala, nel settore delle utilities si presentano economie di scopo. Nel periodo 1995-2000 il management di tutte le principali società telefoniche europee era convinto che nel settore si presentassero queste economie. Per questo motivo le principali compagnie europee adottarono una duplice strategia: da un lato si trattava di stringere alleanze tra operatori di primo piano con reciproci scambi di partecipazioni (si ricordino gli accordi tra France Telecom e Deutsche Telekom, così come gli accordi tra gli inglesi della British Telecom e gli spagnoli); d’altro lato i grandi operatori andavano a conquistare mercati esteri attraverso l’acquisto di partecipazioni in società di paesi più piccoli. I tedeschi si specializzarono nell’Europa dell’Est con acquisti di partecipazioni in società di telefonia in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, i Francesi nei piccoli paesi europei Svizzera, Belgio, Olanda, Finlandia.
    Le valutazioni che venivano date delle società o delle partecipazioni da acquistare erano stratosferiche, furono compiute grandi errori, ma ovunque e per un lungo periodo. France Telecom nell’autunno del 2000 comprò Orange per una cifra equivalente allora a 10 milioni di lire per utente, per un valore complessivo che è stato il più elevato di qualsiasi transazione al mondo. Deutsche Telekom ha comprato Mobil.com e Voice Stream a prezzi astronomici. Queste acquisizioni si rilevarono essere un disastro per le società che le effettuarono, che si indebitarono moltissimo e, quando i valori scesero, si trovarono sull’orlo del fallimento. I due presidenti ci rimisero il posto.
    E in Italia? Si ricorda che Telecom Italia era la controllata e la Stet era la holding; che era iniziato un processo di privatizzazione di entrambe; che nel 1997 il governo aveva sostituito il presidente della Stet Biagio Agnes con Guido Rossi come garanzia nei confronti dei privati della volontà di privatizzazione e aveva anche sostituito l’amministratore delegato Ernesto Pascale con Tommaso Tommasi di Vignale. È allora che fu decisa l’acquisto della partecipazione di Telekom Serbia (conviene peraltro ricordare che l’espansione geografica non si limitò alla Serbia, la Telecom tentò di entrare in Polonia e in America Latina).
    In quel contesto l’acquisizione di una partecipazione in Telekom Serbia non si può dire che fosse una stravaganza o una palese sciocchezza. L’Italia era rimasta isolata nell’espansione telefonica in Europa in quegli anni, molto indietro a Francia e Germania. In quegli anni veniva rimproverato alle imprese italiane e al governo italiano di essersi fatti scippare i mercati della Jugoslavia dalla Germania che era entrata con le sue imprese in Slovenia e Croazia. Rimaneva la Serbia. La guerra serbo-croata di Bosnia (1992-95) era finita e gli accordi di Daytona (1997) avevano posto fine all’embargo americano: la situazione politica poteva sembrare stabilizzata, la guerra del Kossovo non era ancora iniziata. La Serbia disponeva inoltre di un livello tecnologico non disprezzabile. La popolazione superava i 10 milioni e quindi gli utenti potenziali non erano pochi. Si poteva ragionevolmente pensare di introdurre nel paese la telefonia mobile e vendere i nostri prodotti.
    Circa il prezzo d’acquisto della partecipazione è stato senz’altro elevato, ma, come si diceva prima, tutti gli acquisti di quegli anni avvennero a valori astronomici. Inoltre non va dimenticato che la compagnia greca Ote che acquistò una quota di poco più piccola di quella italiana (20%) la pagò 675 milioni di marchi (pari a 345 milioni di euro), cioè il 18% di più di quanto la avesse pagata Telecom. Inoltre il governo serbo diede notizia dell’avvenuto pagamento e a quell’epoca fu accusato di aver svenduto il gioiello di famiglia.
    Circa il valore della partecipazione è ovvio che iniziò a diminuire dall’anno successivo all’acquisto. Dopo la repressione e il genocidio perpetrato dal regime di Milosevich nel Kossovo nel 1998, la Nato nel 1999 intervenne militarmente. Ricordo che l’intervento della Nato avvenne con l’appoggio dell’Italia e del governo D’Alema: i governi italiani infatti e in particolare i partiti di centrosinistra non appoggiarono Milosevich né nella guerra serbo-croata, né nella guerra del Kossovo. Certo è che guerra civile, bombardamenti aerei e crollo del regime (Milosevich cade nel 2000) certamente non giovarono all’attività economica serba e alla valorizzazione delle sue reti telefoniche. È quindi normale che le partecipazioni subirono a motivo della guerra una forte svalutazione.
    Circa le perdite subite dalla Telecom e dai suoi azionisti va ricordato che nei bilanci Telecom la partecipazione fu inserita al prezzo d'acquisto nel 1997 (825 miliardi), poi dal 1998 al 2000 fu costantemente svalutata per le ragioni di cui sopra (da 754 a 378 miliardi). Quindi quando nel 2002 la partecipazione fu venduta la minusvalenza era già stata contabilizzata quasi interamente e nel frattempo non era stata fatta dagli azionisti nessuna azione di responsabilità nei confronti dei vecchi amministratori. Anzi quando nel 1999 Colaninno si impossessò della Telecom fece una scalata a debito che dimostra che la struttura finanziaria della società era assai robusta, ben diversamente dalla situazione delle analoghe compagnie francesi e tedesche.
    Circa le perdite subite dai contribuenti va tenuto presente che, come ci ricorda Luigi Spaventa ("Corriere della Sera" del 4 settembre), al momento dell’acquisto delle azioni serbe il Tesoro possedeva il 61% delle azioni Telecom; quando si concluse l’offerta pubblica di vendita delle azioni Telecom, gennaio 1998, ne possedeva il 5% e alla fine dell’anno il 3,9%. Quindi il governo vendette quasi tutte le sue azioni nel 1997 ad un prezzo non influenzato dalla svalutazione della partecipazione Telekom Serbia, rimase con il 4% circa che moltiplicato per la perdita di valore della partecipazione dà una cifra di 10 milioni di euro. A questa cifra contenuta ammonta quella che coloro che soffiano sul fuoco considerano una perdita astronomica del denaro pubblico.
    Riassumiamo: la differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita della partecipazione Telekom Serbia è facilmente spiegabile in termini economici se si ripercorrono le vicende di quegli anni; è assolutamente privo di senso dedurre meramente da tale differenza il pagamento di tangenti ad italiani o serbi (se illeciti ci sono stati lo deciderà la magistratura); e circa l’enorme «sperpero di denaro pubblico» si tratta di una proposizione roboante, ma semplicemente non vera, formulata nella supposizione che i cittadini siano ignoranti su questioni economiche. In conclusione si può quindi affermare che il castello di accuse montate dal centrodestra sull’affare Telekom Serbia non ha fondamenta.

  5. #5
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    Se non leggi e´un po´difficile rispondere...... Non so se leggerai questo ma... chi sbugiarda Fassino e Dini non e´nessun membro ne della Comisisone, ne della CDL ne Marini.... rispondere alla cieca non e´molto "sveglio"... cmq gia´una volta hai amesso che censuri le tue apportazioni, quindi non mi sorprende che preferisci "ignorare" per non avere contradittorio, in questo assomilgi molto alla persona che piu´ odi... indovina chi e´?

    Nel metre tale Paoletti e´stato arrestato ed i documenti sono stati spediti ieri dalla Svizzera (e se non erro usando le rogatorie, quindi copie certificate, cosicche o colpevolezza o innocenza credo che non possano esser messe in dubbio), spero che nei prossimi giorni vi sia piu´ chiarezza, nel mentre Fassino e Dini hanno mentito, anche se su aspetto minore, ma ugualmente mentito, quindi usando la vostra logica, se hanno la capacita´di mentire su di una parte, e´molto porbabile che abbiano mentito su altro.
    Come detto speriamo che nel futuro porssimo si faccia chiarezza.

  6. #6
    Abbi Dubbi
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    In Origine Postato da Amati75
    Se non leggi e´un po´difficile rispondere...... Non so se leggerai questo ma... chi sbugiarda Fassino e Dini non e´nessun membro ne della Comisisone, ne della CDL ne Marini.... rispondere alla cieca non e´molto "sveglio"... cmq gia´una volta hai amesso che censuri le tue apportazioni, quindi non mi sorprende che preferisci "ignorare" per non avere contradittorio, in questo assomilgi molto alla persona che piu´ odi... indovina chi e´?

    Nel metre tale Paoletti e´stato arrestato ed i documenti sono stati spediti ieri dalla Svizzera (e se non erro usando le rogatorie, quindi copie certificate, cosicche o colpevolezza o innocenza credo che non possano esser messe in dubbio), spero che nei prossimi giorni vi sia piu´ chiarezza, nel mentre Fassino e Dini hanno mentito, anche se su aspetto minore, ma ugualmente mentito, quindi usando la vostra logica, se hanno la capacita´di mentire su di una parte, e´molto porbabile che abbiano mentito su altro.
    Come detto speriamo che nel futuro porssimo si faccia chiarezza.
    Chiarezza andrebbe fatto su come scrivi.
    Sarà pure che vivi all'estero da anni, ma cerca di sforzarti un pochettino in ortografia.
    Chiarezza andrebbe fatto anche nei tuoi pensieri.
    Dopo aver per mesi gracchiato come cornacchie su presunte tangenti, dopo esservi rivoltati nel fango come maiali con la storia del "pessimo" affare nell'acquisto di telekom serbia, adesso ve ne uscite con la smentita di un funzionario dell'amministrazione clinton. FUFFA. E' solo fuffa.
    E non capisco la tua improvvisa felicità per l'arresto di paoletti. Come se ciò dimostrasse qualcosa.
    Il paoletti era già in arresto (domiciliari), ma a voi va bene qualsiasi piccola notizia per continuare a creare fuffa.
    Intanto ti dico che un pochino ti invidio.
    Ti invidio perchè sei lontano da questa Italia che in 2 anni e mezzo ha raggiunto il fondo in tutti i campi.
    Anche il calcio hanno mandato a puttane e di tutto questo dobbiamo ringraziare quella banda di incapaci e impuniti che qualche ottuso ha mandato al governo.

  7. #7
    Viva la piadina!!!
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    In Origine Postato da Crack!
    Chiarezza andrebbe fatto su come scrivi.
    Sarà pure che vivi all'estero da anni, ma cerca di sforzarti un pochettino in ortografia.
    Chiarezza andrebbe fatto anche nei tuoi pensieri.
    Dopo aver per mesi gracchiato come cornacchie su presunte tangenti, dopo esservi rivoltati nel fango come maiali con la storia del "pessimo" affare nell'acquisto di telekom serbia, adesso ve ne uscite con la smentita di un funzionario dell'amministrazione clinton. FUFFA. E' solo fuffa.
    E non capisco la tua improvvisa felicità per l'arresto di paoletti. Come se ciò dimostrasse qualcosa.
    Il paoletti era già in arresto (domiciliari), ma a voi va bene qualsiasi piccola notizia per continuare a creare fuffa.
    Intanto ti dico che un pochino ti invidio.
    Ti invidio perchè sei lontano da questa Italia che in 2 anni e mezzo ha raggiunto il fondo in tutti i campi.
    Anche il calcio hanno mandato a puttane e di tutto questo dobbiamo ringraziare quella banda di incapaci e impuniti che qualche ottuso ha mandato al governo.

    Mi scuso per l´ ortografia...
    Puoi rispondere come vuoi, ne sei liberisismo no? Resta il fatto che avevano detto che v´era un avallo anche dagl´ USA, cosa falsa, e se leggi l´articolo il Dipartimento di Stato USA incontro´ svariate illegalita´ nell´affare, e da ad intendere molte piu´cose di quelle che si dice (come quando risponde, ho dei seri dubbi...) , se poi ti vuoi soffermare unicamente sul fatto dell´apoggio o meno degl USA, affari tuoi, le dichiarazioni sono li e le puoi leggere, se poi le vuoi leggere scegliendone le parti come qualcun´ altro, beh io non ci posso fare nulla.

    Il fatto che il tale Paoletti dagláresti domiciliari sia passato ad arresti efettivi, no per te non indica nulla? Ah, ognuno la vede come vuole.

    Cmq come detto, la Svizzera ieri ha finalmante inviato i documenti, certificati, quindi si spera che in un futuro prossimo si faci ahciarezza, e se vi sono colpevolezze vere, bene alla si trovi chi e´colpevole, e se invece e´ stata solo idiozia commerciale, bene sara´ stata unicamente tale cosa, anche se permettimi di avere dei dubbi al riguardo.

  8. #8
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    In Origine Postato da Amati75
    Mi scuso per l´ ortografia...
    Puoi rispondere come vuoi, ne sei liberisismo no? Resta il fatto che avevano detto che v´era un avallo anche dagl´ USA, cosa falsa, e se leggi l´articolo il Dipartimento di Stato USA incontro´ svariate illegalita´ nell´affare, e da ad intendere molte piu´cose di quelle che si dice (come quando risponde, ho dei seri dubbi...) , se poi ti vuoi soffermare unicamente sul fatto dell´apoggio o meno degl USA, affari tuoi, le dichiarazioni sono li e le puoi leggere, se poi le vuoi leggere scegliendone le parti come qualcun´ altro, beh io non ci posso fare nulla.
    Il fatto che il tale Paoletti dagláresti domiciliari sia passato ad arresti efettivi, no per te non indica nulla? Ah, ognuno la vede come vuole.
    Cmq come detto, la Svizzera ieri ha finalmante inviato i documenti, certificati, quindi si spera che in un futuro prossimo si faci ahciarezza, e se vi sono colpevolezze vere, bene alla si trovi chi e´colpevole, e se invece e´ stata solo idiozia commerciale, bene sara´ stata unicamente tale cosa, anche se permettimi di avere dei dubbi al riguardo.
    Be, io so che paoletti e' accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, riciclaggio e falso, come il marini.
    Nè più nè meno.
    A differenza di marini però, paoletti non parla solo con quelli della commissione telekom serbia.
    In quanto all'affare , secondo te scellerato, dell'acquisto di telekom serbia, non vedo che colpa possono avere i vari fassino, dini e prodi visto che non sono stati loro a rivenderla (e forse non sapevano nulla nemmeno dell'acquisto).
    Ed in quest'ottica le dichiarazioni di un funzionario americano lasciano il tempo che trovano.
    Che l'amministrazione USA fosse contraria all'operazione è irrilevante (ammesso che sia vero). C'era in Italia chi premeva per aiutare la serbia ad evitare l'isolamento economico/politico e spinte in tal senso venivano anche da molti rappresentanti del cdx. Quindi se responsabilità ci sono, sono da suddividere tra tutto il parlamento, visto che nessuno si oppose all'acquisto di telekom serbia.
    Oltre le due ipotesi finali che tu fai, ce n'è una terza.
    Che sia tutta una montatura.
    Creata ad arte dal cdx per screditare soprattutto prodi che sarà probabilmente il prossimo candidato premier del csx.
    Ma a te una ipotesi del genere non ti ha mai sfiorato il cervello, vero ?
    E a proposito delle carte in arrivo dalla svizzera, anche io non vedo l'ora che vengano rese pubblicihe..ma non credo che la commissione lo permetterà mai.
    Se lo facesse sarebbe completamente sputtanata e non avrebbe più motivo per continuare la sua "meritoria" opera.

  9. #9
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    In Origine Postato da Crack!
    Be, io so che paoletti e' accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, riciclaggio e falso, come il marini.
    Nè più nè meno.
    A differenza di marini però, paoletti non parla solo con quelli della commissione telekom serbia.
    In quanto all'affare , secondo te scellerato, dell'acquisto di telekom serbia, non vedo che colpa possono avere i vari fassino, dini e prodi visto che non sono stati loro a rivenderla (e forse non sapevano nulla nemmeno dell'acquisto).
    Ed in quest'ottica le dichiarazioni di un funzionario americano lasciano il tempo che trovano.
    Che l'amministrazione USA fosse contraria all'operazione è irrilevante (ammesso che sia vero). C'era in Italia chi premeva per aiutare la serbia ad evitare l'isolamento economico/politico e spinte in tal senso venivano anche da molti rappresentanti del cdx. Quindi se responsabilità ci sono, sono da suddividere tra tutto il parlamento, visto che nessuno si oppose all'acquisto di telekom serbia.
    Oltre le due ipotesi finali che tu fai, ce n'è una terza.
    Che sia tutta una montatura.
    Creata ad arte dal cdx per screditare soprattutto prodi che sarà probabilmente il prossimo candidato premier del csx.
    Ma a te una ipotesi del genere non ti ha mai sfiorato il cervello, vero ?
    E a proposito delle carte in arrivo dalla svizzera, anche io non vedo l'ora che vengano rese pubblicihe..ma non credo che la commissione lo permetterà mai.
    Se lo facesse sarebbe completamente sputtanata e non avrebbe più motivo per continuare la sua "meritoria" opera.

    Come detto ognuno legge le parti che vuole vero./... quindi per te le dichiarazion del piu' importante funzioanrio USA nel' area non contano, bene, e' un opinione tua, pero' ha detto molto chiaramente che era praticamente impossibile che non sapessero dell' affare, e ceh hanno mentito al riguardo che anche gl' USA erano d' accordo, se per te non dice il vero, bene e' un opinione tua, ma aquanto pare cecare di screditare chi apporta dettagli, ovviamente non puo' essere un' accusa rivolta unicamente a quelli di cdx, vero?

    Che mi dici che il Dipartimento di Stato USA trovo' alguni aspetti che sono stati considerati illegali nell' operazione?
    Marini, in settimana dovrebbe deporre davanti ai giudici di Torino, almeno secondo una notizia data oggi, ovviamente t'e' sfuggita.

    Puo' essere una montatura? Certamente, ma non mi sembra che voi mi mettiate questo dubbio in testa quanto accade qualcosa che implica qualceh membro del cdx... quindi perhce' dorvei mettermela in testa io? Abbiamo percaso due pesi e due misure?

    Fsssino e DIni avevano detto che gl' USA erano d' accordo? Si.
    Corrisponde cio' al vero? Sembra propio di no, e dato che per esempio lo spergiuro per MRB e' molto grave e sopratutto indica la possibilita' di mentire anche in altre cose, bene allora spero che venga applicato tale ragionamento anche in questo caso, non ti sembra giusto?

    Anch'io spero cvhe vengano rese pubbliche, ma dimmi che faresti se poi risultasse tutto vero? Per curiosita'.

  10. #10
    Vox
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    In Origine Postato da Amati75
    Come detto ognuno legge le parti che vuole vero./... quindi per te le dichiarazion del piu' importante funzioanrio USA nel' area non contano, bene, e' un opinione tua, pero' ha detto molto chiaramente che era praticamente impossibile che non sapessero dell' affare, e ceh hanno mentito al riguardo che anche gl' USA erano d' accordo, se per te non dice il vero, bene e' un opinione tua, ma aquanto pare cecare di screditare chi apporta dettagli, ovviamente non puo' essere un' accusa rivolta unicamente a quelli di cdx, vero?

    Che mi dici che il Dipartimento di Stato USA trovo' alguni aspetti che sono stati considerati illegali nell' operazione?
    Marini, in settimana dovrebbe deporre davanti ai giudici di Torino, almeno secondo una notizia data oggi, ovviamente t'e' sfuggita.

    Ma come mai non si gridò allo scandalo all'epoca dei fatti?

    L'opposizione dormiva? Si è lasciata sfuggire una così ghiotta occasione?

    Non mi risulta che all'epoca dei fatti ... qualche funzionario o il Dipartimento di Stato USA sollevasse dubbi di illegalità...

    B.

 

 
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