"Telekom Serbia: gli Usa contrari all’operazione
Non è vero, come invece sostenuto da Piero Fassino e Lamberto Dini, che gli Stati Uniti fossero favorevoli all’operazione Telekom Serbia. A smentirli è Robert Gelbard, responsabile della diplomazia Usa per l’area dei Balcani dell’amministrazione Clinton. “Eravamo contrari all'operazione ed è falso che l'America incoraggiasse investimenti a favore di Milosevich", dice ora.
All’epoca dei fatti, nel 1997, Gelbard era l'inviato speciale del presidente Bill Clinton per l'attuazione degli accordi di Dayton: durante la crisi del Kosovo fu lui il rappresentante più alto del dipartimento di Stato Usa nella regione.
A lui il discorso di Fassino su un presunto incoraggiamento dell’amministrazione americana perchè le imprese statunitensi ed europee facessero affari con la Jugoslavia, suona proprio strana. "Dire che noi americani incoraggiavamo altre nazioni a investire in Serbia è ridicolo: completamente falso. La notizia dell'investimento italiano fu anzi accolta con grande preoccupazione dal governo americano: avevamo ragione di ritenere che l'accordo contenesse elementi di illegalità", sostiene con decisione Gelbart, intervistato da Panorama. “Non avevamo alcuna ragione al mondo per incoraggiare le aziende a dare soldi a Milosevich: volevamo investimenti in Bosnia, non certo in Serbia. Ma il governo italiano dell'epoca aveva una posizione diversa e la divergenza di opinioni era profonda. In particolare con il ministro degli Esteri Lamberto Dini, che era la persona con cui avevamo più contatti. L'accordo della Telekom Serbia non aiutò certo le nostre relazioni con il vostro Paese. Come risultato dell'affare pensammo anzi che gli italiani volessero mantenere un rapporto di amicizia con Milosevich. Il problema turbò le relazioni tra Stati Uniti e Italia per un certo periodo” prosegue il collaboratore di Clinton.
“Ricordo bene che fummo informati a cose fatte: non venimmo mai consultati. E la cosa non ci rese certo felici”, dice, anzi. Quindi altro che benestare Usa all’acquisto di una quota della società di telecomunicazioni di Milosevich da parte di Telecom Italia!
“Quei soldi italiani diedero una boccata di ossigeno a Milosevich, gli permisero di comprare nuove fedeltà, di continuare a pagare gli stipendi dei militari. Ma avevamo anche la preoccupazione che l'accordo fosse stato condotto secondo modalità che poco hanno a che fare con l'onestà”.
Quanto alla destinazione dei miliardi pagati Gelbart sostiene che se ne interessò il dipartimento di Stato. “E giungemmo alla convinzione che la maggior parte del denaro fosse stato rubato. La Serbia era al collasso economico e Milosevich aveva bisogno di nuovi investimenti sia per ragioni politiche sia per ragioni economiche. Noi non volevamo che si rafforzasse politicamente e, per questa ragione, mantenevamo le sanzioni”.
5 Set 2003"
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