Peccato. Mi ero appena appassionato a Telekom Serbia, la telenovela più in voga del momento, che già si parla di una sua chiusura anticipata. Cala l'audience, prima o poi succede. Come sempre quando scatta una nuova soap opera, il pubblico è prima distratto e diffidente, poi si fa prendere come un tossico in astinenza e poi, lentamente, lascia scemare l'entusiasmo. Le gesta dei protagonisti della vicenda sono ormai proverbiali, il polverone ha i suoi lati divertenti e alcuni caratteristi (Marini, Guzzanti) sono impareggiabili. Ma ormai anche i più accaniti sostenitori, i produttori e i registi della telenovela sono costretti a cambiare la trama: da mega truffa in contanti si passa a "errore politico", che è tutto un altro paio di maniche. Si disvela anche, lentamente, un fatto non secondario: che se gli Usa dicono "ok, fate pure affari con la Serbia", allora gli affari si fanno, se no chissenefrega degli affari e la Serbia si va pure a bombardarla. Ora mi aspetto che Telekom Serbia passi in seconda serata o a tarda notte, un programmino di nicchia, per amatori. Attenti, però, non si interrompe un'emozione: da qui al 2006 la casa delle libertà dovrà darsi parecchio da fare per produrre altra fiction che serva sostanzialmente a tre scopi: dire a tutti che qualunque sia l'avversario di Silvio sarà in qualche modo accusato di furto, riempire le pagine dei giornali della famiglia di Silvio, nascondere le notizie vere che danno fastidio a Silvio.
Detta così, potrebbe sembrare dietrologia e pure peggio: la vecchia teoria del complotto tirata in ballo da tutti i politici inquisiti italiani. Per fortuna, invece, i produttori, i registi, gli ideatori delle prossime telenovelas si fanno avanti con succose anticipazioni. L'ineffabile Bondi, per esempio, minaccia nuove mega-produzioni e già si appresta il varo di una specie di Telekom Serbia brasiliana che avrà nel mirino Colaninno e D'Alema. Alcuni marescialletti della destra già ne parlano come un successo: vedrai che bomba, meglio di Telekom Serbia. Vi è piaciuto Dallas? Vedrete che sciccheria Dinasty! Trama noiosetta: Colaninno che comprò un po' dell'impero internet del signor Marinho per un sacco di soldi, e D'Alema poteva o non poteva non sapere? Che razza di banca d'affari era Palazzo Chigi se non sapeva? Sceneggiatura aperta, sviluppi imprevedibili. Una grande produzione, insomma, dovrebbe tenere la prima pagina per qualche settimana almeno, perché come dice qualche altro marescialletto di Arcore "sono in arrivo carte messe a disposizione da persone molto importanti". Già prevedo la noia del pubblico: se tutto si risolverà nel dire che le privatizzazioni di D'Alema erano una mezza porcata, beh, gli spettatori lo sanno già.
Quando anche la fiction brasiliana starà scemando, arriveranno nuove cartucce dall'America. Dopotutto importare storiacce dallo zio Sam è la regola, ed ecco che sarebbero in arrivo anche altre scottantissime carte, direttamente da Washington. Ma - dicono le indiscrezioni e sussurrano i soliti marescialletti - "solo se Bush verrà rieletto". Con tutto questo si dovrebbe arrivare al 2006 con un certo ottimismo. Il paese con le pezze al culo, una guerra costante con il Quirinale, molte altre cortesie da fare al Capo (la legge Gasparri in testa) e tutti i possibili antagonisti di Silvio collegati in qualche modo, con carte importantissime e testimoni credibilissimi, a questa o quella cazzata compiuta in passato, vera, verosimile o presunta poco importa.
Un lavoro di scouting di grande portata: scavare nelle banche, trovare altri faccendieri, altri mestieranti inseguiti dai creditori, altri testi disposti a giurare che Pinco sapeva, che Pallino ha preso un sacco di soldi. E siccome in mancanza di prove la magistratura mattacchiona e comunista non se ne occupa, assisteremo al festival nazionale delle commissioni d'inchiesta, affidate preferibilmente a ex tangentisti delle ere precedenti, a cronisti dei giornali di famiglia, a deputati e senatori della maggioranza già preventivamente avvertiti da Silvio che chi si comporta male non verrà ricandidato (anche la manovalanza va motivata, ogni tanto).
Dunque, mi spiace, se ne va la mia telenovela preferita. Ma aspetto fiducioso di vedere quelle nuove, quali altri talenti presi dalla strada (e portati direttamente in galera) diventeranno famosi, come dice Warhol, "per un quarto d'ora". E poi avanti un altro, e un altro e un altro ancora. Due anni e mezzo di programmazione non sono uno scherzo, ma già si sa che ce la metteranno tutta.
Alessandro Robecchi




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