Morto Sabattini, leader storico Fiom
L'ex segretario generale della Fiom Claudio Sabattini è morto a Bologna per un male incurabile. Aveva 65 anni ed era ricoverato al policlinico S.Orsola-Malpighi
(fonte Ansa)
Per molti anni era stato segretario nazionale del sindacato metalmeccanici della Cgil; all' ultimo congresso nel suo incarico era subentrato un altro emiliano, Gianni Rinaldini. Intelligente, coerente e spietato: Claudio Sabattini ex segretario dei metalmeccanici della Cgil viene descritto così dai suoi colleghi e avversari degli anni in cui è stato dirigente del sindacato di Corso Italia. Nato nel 1938 a Bologna, laureato in filosofia e leader negli anni Sessanta del movimento studentesco e della Fgci, è stata una delle figure più carismatiche del sindacato italiano.
Nelle tute blu della Cgil ha trascorso gran parte della sua vita professionale, ha siglato accordi importanti e ha subito la sua sconfitta più pesante con il fallimento della vertenza Fiat nel 1980 e la marcia dei 40.000. Segretario della Fgci di Bologna già dalla fine degli anni Cinquanta, Sabattini è entrato nel sindacato, alla Camera del lavoro di Bologna, a metà degli anni Sessanta per assumere la carica di leader della Fiom di Bologna nel 1970. Dopo un passaggio alla Fiom di Brescia, nel 1974 è passato alla segreteria nazionale della Fiom. Nel 1980 come responsabile dell'Auto ha gestito la vertenza Fiat (23.000 le eccedenze annunciate dall'azienda) schierandosi a favore dello sciopero a oltranza (i picchettaggi a Mirafiori durarono 35 giorni). Per quella sconfitta pagò con "l'esilio" in un ufficio della Cgil di Genova, ma soprattutto con un difficile percorso personale di analisi. Dopo un breve periodo all'Ires dell'Emilia Romagna, nella seconda a metà degli anni Ottanta Sabattini torna a Roma con l'allora segretario generale della Cgil Antonio Pizzinato per occuparsi dell'Ufficio internazionale.
La sua passione restano comunque le tute blu e torna ad occuparsi di Fiat nel 1989, diventando segretario generale aggiunto della Fiom del Piemonte. Nel 1994 Sabattini viene eletto segretario generale della Fiom Cgil e, per la prima volta, sulla scia dell'accordo di luglio del 1993, firma un contratto nazionale dei metalmeccanici con la Federmeccanica senza un'ora di sciopero. All'interno della Cgil fa parte della maggioranza, anche se i rapporti con Cofferati non sono sempre facilissimi. L'accordo per i contratti successivi (1997 e 1999) viene raggiunto solo grazie alla mediazione delle confederazioni e del Governo, mentre nel 2001 Sabattini, con uno "strappo" senza precedenti con Fim e Uilm, decide di non firmare l'accordo per il rinnovo del contratto con la Federmeccanica, considerato economicamente inaccettabile.
Uomo di poche parole, ma dalla battuta pronta, Sabattini, come il colonnello Aureliano Buendia, ha promosse molte 'sollevazioni' e le ha perse tutte: dalla vertenza contro i licenziamenti alla Fiat nel 1980 al contratto separato dei metalmeccanici nel 2001 fino allo schieramento tra i promotori per il referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Coerente fino in fondo, Sabattini si è dimesso dal Comitato centrale della Fiom questa estate, dopo aver perso la battaglia per l'indizione di un Congresso straordinario sulla linea politica del sindacato. E nel sindacato è rimasto fino alla fine. Alla guida della Fiom siciliana, dopo la bocciatura da parte dei dirigenti della Cgil dell'isola della sua candidatura a segretario generale della Cgil siciliana. Lascia un figlio, Simone, e il ricordo di una persona sempre in prima linea pronto ad assumersi la responsabilità di scelte difficili




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