Siamo al termine di un'estate di incendi, afa, black-out, mancanza d'aria e "caldo-killer" (qui vale la vecchia constatazione di Beppe Grillo: sui giornali si scrive sempre "montagna assassina", mai "alpinista coglione"), e al principio di un autunno di inondazioni (un miliardo di euro di danni in Friuli, ed e' solo l'inizio), di trombe d'aria, di catastrofi ecologiche e sanitarie. Dal canto suo, il governo fa di tutto perche' tali catastrofi si moltiplichino, vedasi il recente decreto in materia d'energia e centrali termoelettriche: anziche' intervenire sugli sprechi, si consente alle centrali di inquinare di piu' e gettare nei fiumi acque di scarico a temperature piu' alte, tanto per dare la mazzata finale agli ecosistemi. E intanto si pianifica la costruzione di ben 150 nuove centrali.
C'e' anche chi propone un ritorno al nucleare, dicendo che a suo tempo i rischi furono esagerati. Linguisti, semiologi e archeologi affermano che e' impossibile contrassegnare i fusti di scorie (tempo di dimezzamento variabile tra le centinaia e i milioni di anni) con un simbolo che sia interpretabile senza equivoci da chi abitera' il pianeta nei millenni a venire. Le scorie nucleari sono armi di distruzione dei posteri (cioe' dei nostri discendenti, i pro-nipoti dei pro-nipoti dei nostri nipoti), onco-bombe a tempo che ci divertiamo a seppellire qui e la'. Se continuiamo a dare retta a certi politici e certi "scienziati", questa verra' ricordata come l'Eta' dei Pezzi di Merda. E che ce ne fotte a noi? No future!
Nel frattempo, e senza attendere i posteri, noi stessi siamo al collasso, e resi orbi da un'ideologia condivisa a destra e a sinistra, ideologia criminale che continua a ritenere centrali il PIL, la "crescita", lo "sviluppo" (purche' *non* sostenibile), in una parola: la follia. Tutti a stracciarsi le vesti perche' cala il PIL e calano anche i "consumi", tutti a interrogarsi su come "far riprendere" i consumi, come convincere la gente a distruggere le risorse, intasare l'ambiente di porcherie, rivendicare con determinazione il proprio diritto al cancro e, perche' no, anche alle nuove epidemie (il Nuovo Che Avanza).
E invece dovremmo tutti *cogliere l'occasione* del calo dei consumi per interrogarci sulle nostre colpe, sul nostro "desiderio feroce" di consumare il mondo. Rendiamoci conto, ad esempio, che e' demenziale tenere lo stereo e la tv in stand-by (centinaia di milioni di led accesi in tutta Italia, ventiquattr'ore su ventiquattro), o che negozi e banche non dovrebbero sperperare l'elettricita' tenendo le luci accese di notte (svariati negozi diffondono anche musica in strada!).
Passi per la luce che segnala il Bancomat, ma per quale motivo molte banche tengono gli uffici illuminati a giorno?
Per pubblicita', dite? Vi e' mai capitato di passare alle tre di notte davanti a una banca e dire: "Boia ad Dio, cum ch' l'e' bela 'sta banca! Varda quanta lus! Adman ag spost adciora al mie' cont curent"?
Per sicurezza, dite? Ma di notte le casse sono vuote, e - per quel che riguarda il caveau - le rapine "col buco" (se ancora esistono) non si fanno dalla strada. In ogni caso, l'insegna e poche luci a basso consumo sarebbero piu' che sufficienti.
No, molto probabilmente ha ragione Wu Ming 5: le luci delle banche sono la versione capitalistica del cero votivo. Le banche sono le chiese dove si pregano il Dio Padre Capitale, lo Spirito Santo Denaro, la Santa Madre Borsa e tutti i santi magnati, bisogna far sapere a chiunque passi dove sta il potere spirituale. Il governo fa decreti che autorizzano a devastare l'ambiente e distruggere la biodiversita' per permettere al tempio di restare illuminato, e le metafore vanno aggiornate: oggi la religione non e'... "oscurantista", anzi vuole tenere accesa ogni lampada. A sua volta, chi sta dalla parte della ragione e della laicita' non e'... "illuminista", anzi, lotta per far spegnere qualche faro e qualche led.
Porre limiti al nostro desiderio feroce di consumare il mondo. Premere con forza per il passaggio a energie alternative, tanto il petrolio raggiungera' presto il picco d'estrazione. Favorire il passaggio ai veicoli elettrici, costringere le amministrazioni locali a installare nelle citta' le centraline di ricarica, i distributori di biodiesel etc. e nel frattempo, chi puo' permetterselo usi l'auto il meno possibile. Queste "banalita' di base", purtroppo, non sono ancora tali. Eppure non e' che il "minimo sindacale" di decenza e intelligenza richieste a una specie per sopravvivere.
Ripetiamo, questo stato di cose *non e'* colpa solo della destra o del governo. Potremmo fare mille esempi di come la sinistra ufficiale in tutte le sue versioni condivida la medesima superstizione produttivista e incultura ambientale. L'inverno scorso, al dibattito parlamentare sulla crisi della FIAT, Piero Fassino critico' con durezza l'azienda per non aver saputo approfittare della motorizzazione dei mercati asiatici, in particolare di quello cinese. Giusto, se un miliardo e mezzo di persone reclama il motore a scoppio, perche' mai non precipitarsi a venderglielo? Certo, l'effetto collaterale e' la fine del mondo, ma almeno avremo dimostrato di essere bravi piazzisti, come lo dimostriamo alle grandi feste de l'Unita', piene zeppe di sfavillanti autosaloni. Del resto, non potete accusarci di scarsa sensibilita' ambientale: ospitiamo anche lo stand della bioarchitettura e quello dei veicoli elettrici. E' vero, a volte ci dimentichiamo di segnarli sulla mappa, ma nessuno e' perfetto.
I due piu' grandi processi distruttivi in corso sono l'effetto serra e il disboscamento. Ciascuno e' causa e conseguenza dell'altro, e insieme sono cause congiunte tanto di afa/siccita'/desertificazione quanto di inondazioni, trombe d'aria etc.
Sull'effetto serra vi sono ancora scienziati (per fortuna sempre meno) a libro paga dei petrolieri che s'arrampicano sugli specchi, ma sul disboscamento non c'e' storia, e' dall'800 che si sa quali sono le conseguenze. Le osservazioni del Sirmoni sul rapporto tra disboscamento e piene dell'Arno sono del 1872. Abbattere gli alberi causa maggiore erosione e minore tenuta idrica del suolo (con conseguenti frane e alluvioni) e minori ostacoli fisici alla formazione di trombe d'aria. Eppure ogni anno ci sorprendiamo, cadiamo giu' dal pero, la strada e la casa si riempiono d'acqua, interi paesini vengono spazzati via, ci sono morti e feriti, e noi: "Perdiana, quale mai sara' la causa di cotanto disastro?". Dire che il problema e' la mancata pulizia del sottobosco da sterpi e detriti e' una mezza fregnaccia (al contrario, e' una fregnaccia tutta intera l'ipotesi del ministro Pisanu - divenuta certezza in alcune edizioni del TG1 - sulle responsabilita' di "ecoterroristi" negli incendi dolosi).
Su scala planetaria, l'aspetto piu' terribile del disboscamento concerne le foreste secolari. I dati (alcuni li abbiamo inseriti nello scorso numero di Giap) fanno piangere. Dal 1950 e' andata perduta piu' della meta' delle foreste secolari del pianeta. Confinate in aree sempre piu' ristrette di foreste, molte specie della fauna africana (a partire dai primati) sono ormai avviate all'estinzione. La situazione dell'Amazzonia e' catastrofica.
Su quest'ultimo punto e' doverosa una piccola rettifica: sull'ultimo Giap scrivevamo che "il governo Lula non ha ancora fatto nulla di concreto per fermare l'ecocidio". Pochi giorni dopo e' stata diffusa la notizia di un'importante vittoria di Greenpeace e altre associazioni in Amazzonia: la demarcazione, da parte del governo federale, della terra degli indios Deni: 3,6 milioni di ettari nel bacino del fiume Purus. In quell'area, le compagnie del legname non potranno abbettare alberi. Speriamo che tale conquista non sia puramente formale, e che davvero si faccia qualcosa per bloccare le mafie ecocide, e comunque non scordiamoci che l'area demarcata corrisponde soltanto all'1% (uno-per-cento) della giungla amazzonica rimasta.
Chi sono i colpevoli di questi crimini contro l'umanita' e tutte le altre specie, di questo olocausto del quale tardiamo a renderci conto che e' peggiore di quello nazista, perche' stermina *tutti quanti* e non solo gli "uentermenschen"?
Si tratta delle multinazionali del legname, dell'agroalimentare e della zootecnia (foreste secolari distrutte per far pascolare le turbo-vacche etc.). Inutile ribadire qui le colpe di colossi come McDonald's, che per fortuna sta subendo un sensibile calo di profitti: speriamo ardentemente che tutti i dirigenti finiscano (quantomeno) a dormire sotto i ponti, e perche' cio' avvenga siamo disposti a ricorrere al Voodoo, all'Obeah, al Candomble' e alla Regla de Palo Monte.
Tuttavia l'elenco e' ancora incompleto: manca l'industria della carta. E qui e' un po' anche colpa nostra, intendiamo di noi scrittori e lavoratori dell'editoria. Ne abbiamo parlato diffusamente nell'ultimo Giap, qui ribadiamo il nostro impegno per i mesi e gli anni a venire. Ogni nostra presentazione di Giap sta iniziando con un intervento sul problema della carta ecosostenibile, con annessa lettura dell'"Appello congiunto degli autori italiani". Gli scrittori devono esercitare sui loro editori qualunque tipo di pressione (compreso il ricorso alle arti magiche di cui sopra) perche' adottino carta ecosostenibile o riciclata.
Non sappiamo se attenderci o meno risultati a breve/medio termine, comunque e' sicuro che ci faremo sentire.
Almeno nell'editoria c'e' qualcuno che si pone il problema, ma altrove? Ovunque regna lo sperpero idiota e sociopatico. La carta e' una delle cose che si spreca nella maniera piu' spensierata: posta-spazzatura, pubblicita', depliants, flyers, confezioni e imballaggi esagerati, scartoffie burocratiche negli uffici, il vizio di stampare qualunque pagina web si visiti con l'intento di leggerla in seguito (poi non si legge mai un cazzo e si butta via tutto)... Di nuovo, il governo ci prende per i fondelli con un bel decreto: poco tempo fa il ministro dell'ecocidio Altero Matteoli ha decretato che d'ora in poi nella pubblica amministrazione si usera' il 30% di carta riciclata. Che cazzo significa? E il restante 70%? I giornali riportano (a stento) queste notizie senza colpo ferire, senza mai fare o farsi una domanda. Niente e' vero, tutto e' accettabile.
Abbiamo intenzione di occuparci sempre di piu' di questi problemi, perche' sono *i* problemi. Ci dicono che come divulgatori (come "riduttori di complessita'") non siamo malaccio, e allora mettiamo questa nostra qualita' al servizio della causa. Sentiamo questa responsabilita'.
Proprio sul tema della responsabilita' si sono confrontati Wu Ming 5, Wu Ming 1 e il giapster Sergio Soriani nello scambio di e-mail che riportiamo in calce. Lo scambio tra Wu Ming 2, Wu Ming 1 e il giapster Paolo Fanti, partendo dalla "cattiva biologia" imperante, tocca il problema della responsabilita', stavolta la responsabilita' di quali metafore utilizzare. Lo scambio tra Wu Ming 1 e il giapster Enrico B. parla di biodiversita', ma partendo dal problema delle lingue in via d'estinzione.




Rispondi Citando
