Dieci buone ragioni contro il condono. Il Governo ci ripensi !
1.UN ALTRO CONDONO? - E’ questo il terzo condono edilizio in meno di 20 anni. Quello dell’85 (Governo Craxi), seppure inaccettabile, era inserito in una legge urbanistica che aveva l’ambizione di voltare pagina rispetto al passato ed introduceva regole penali e una diretta responsabilità delle amministrazioni comunali per la repressione degli abusi. Il secondo, del ‘94 (Governo Berlusconi), ha invece introdotto la logica del fare cassa con gli abusi. Questo terzo condono è ancora peggiore: gli introiti economici devono prevalere su tutto, anche sulle legalità e sui beni culturali ed ambientali che costituiscono l’identità del nostro Paese.
2.UN REGALO ALLE ECOMAFIE - Il condono edilizio è un dissennato regalo alle ecomafie. Innumerevoli i casi in cui è proprio la criminalità organizzata a gestire il business delle edificazioni fuorilegge, soprattutto nel Mezzogiorno. Com’è possibile che in uno Stato moderno e civile si possano sanare tutte le opere abusive realizzate? Eppure sino ad oggi, con la sola eccezione del demanio, in Italia si sono potuti condonare tutti gli abusi edilizi se si considera che il primo condono sanava gli abusi realizzati sino all’1.10.83, il secondo sanava quelli realizzati dal 2.10.83 al 31.12. 93 e questo di cui si discute dovrebbe sanare quelli realizzati dall’1.1.94 al 31.12.2001.
3.LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI - Il nuovo condono violerebbe ancora una volta il principio di eguaglianza dei cittadini. Verrebbero “premiati ” i cittadini che non hanno rispettato le norme obbligatorie per tutti, mentre coloro che hanno visto abbattere immobili abusivi che oggi si sarebbero potuti sanare si troverebbero paradossalmente “discriminati” rispetto a quanti vedranno i propri abusi legalizzati.
4.LO STATO GETTA LA SPUGNA - Si violerebbe il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. L’abusivismo edilizio nel nostro ordinamento è un reato, cioè un illecito penale. L’azione penale è sempre obbligatoria ed il nuovo condono espliciterebbe una ennesima rinuncia dello Stato ad un’azione di tutela e garanzia della collettività.
5.UNA SANATORIA AL BUIO - Si approva un nuovo condono senza avere dati che consentano una precisa valutazione di quelli precedenti. Non esistono dati completi sui condoni rilasciati, sulle loro tipologie, sull’incidenza degli abusi condonati nelle aree a rischio o in quelle vincolate. Difficile capire quanto abbia inciso l’edificazione incontrollata sulla fragilità del nostro territorio, ma è certo che i disastri idrogeologici così frequenti in Italia sono figli anche della speculazione edilizia e dell’abusivismo.
6.I CONDONI “SVUOTANO” LE CASSE - Il condono produce un guadagno economico solo apparente e nasconde una perdita per la collettività. Anche in questo caso mancano dati complessivi tra quanto si è incassato con i condoni ’85 e ’94 e quanto si è speso per le opere di urbanizzazione. I dati forniti da alcuni comuni sono agghiaccianti: a Roma, a fronte di incassi pari a 477 milioni di euro, si sono dovute realizzare opere di urbanizzazione pari a 2.992 milioni di euro. Infatti una costruzione abusiva sanata diventa legale e legittima a tutti gli effetti e, come tale, dev’essere fornita di strade, fogne, allacci, servizi.
7.SANATORIE SENZA CONTROLLI - L’esperienza dei condoni precedenti dimostra come i Comuni abbiano potuto effettuare controlli sulle pratiche di condono solo in via formale. Questo significa controllare solo le date di presentazioni, i versamenti degli oneri concessori, la corrispondenza con i requisiti di legge. Quasi nessun comune ha potuto riscontrare l’abuso per verificare la corrispondenza di quanto dichiarato con l’esistente. Molte le situazioni paradossali scoperte come quelle di condoni presentati su abusi mai fatti (il condono avrebbe consentito nuovi interventi edili altrimenti non ammessi) o di condoni limitati a piccole parti di abuso che avrebbero dovuto invece riguardare cubature ben più estese. Inoltre, in passato è accaduto spesso che grandi abusi incondonabili siano stati sanati perché frazionati in più pratiche di condono che quasi mai venivano lette nel loro insieme. La legge poi consentiva di sanare gli abusi valutati per “unità abitativa”: un condominio anche enorme, frazionato in più pratiche di condono riguardanti singole unità abitative, diveniva sanabile nella sua interezza. Quando si parla di piccoli abusi, dunque, non si tiene conto che si sta aprendo un varco il cui passaggio nessuno controllerà.
8.CHI DIFENDE IL PAESAGGIO? L’esperienza ha anche dimostrato che i vincoli paesaggistici vengono sostanzialmente ignorati nelle procedure di rilascio di condono. Infatti nelle aree vincolate il condono è rilasciato previo parere preventivo dei “soggetti preposti alla tutela del vincolo”. I vincoli paesaggistici, che lo Stato ha delegato alle Regioni, sono stati subdelegati ai Comuni. Nella stragrande maggioranza dei casi, dunque, sono gli stessi Comuni che rilasciano i condoni ad esprimere i pareri paesaggistici. Si tratta di una palese commistione tra controllato e controllore aggravata dalla già detta impossibilità dei Comuni di effettuare verifiche concrete.
9. PAGHEREMO TUTTI - Ad un opera abusiva corrisponde spesso uno scarico non autorizzato, una captazione idrica senza le necessarie autorizzazioni, un’occupazione di suolo senza alcuna valutazione ambientale. L’abusivismo a coinvolto anche in zone di pregio, addirittura aree a rischio e, in caso di calamità, tutti paghiamo i danni conseguenti a localizzazioni sbagliate. Gli abusivi pagano gli oneri concessori, noi tutti paghiamo i costi ambientali conseguenti ai loro abusi.
10.COSTITUZIONE A PEZZI – Giuristi autorevoli sostengono che il condono sarebbe un’aperta violazione del dettato costituzionale, soprattutto perché sottrarrebbe alle Regioni una competenza che il nuovo Titolo V ha assegnato alla legislazione concorrente di Stato e Regioni. Diversi Presidenti di Regione hanno già preannunciato che ricorreranno immediatamente alla Corte Costituzionale contro il condono e che presenteranno disegni di legge regionali volti a neutralizzare le prescrizioni della sanatoria.
La speranza nostra, come di tantissimi altri cittadini, è che il Governo ci ripensi e che il condono rimanga solo un brutto ricordo del passato. Se così non fosse la nostra voce si farà sentire alta.
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