La vergogna della Legge salva-Berlusconi...

Articolo del Corriere della Sera del 1 Luglio 2003 – Intervista ad Antonio Di Pietro
Di R. Bru.

Di Pietro contro Rutelli, Fassino che prende le distanze da Cofferati, Pdci e Sdi su opposte barricate. Il referendum sulla legge “congela-processi” rischia di spaccare il centrosinistra ancora di più di quello sull’articolo 18. Ai promotori, e soprattutto all’ex pm Antonio Di Pietro, non è piaciuta la lettera di Francesco Rutelli al Corriere. Meglio attendere la decisione della Consulta e comunque definire una posizione comune di tutto il centrosinistra, ha avvertito il leader della Margherita, che ha anche fatto sapere di aver rivolto ai promotori un invito a ripensarci. “Non è vero. Anzi, sono stato io a scrivergli e non mi ha nemmeno risposto”, reagisce Antonio Di Pietro. Che spiega:”la raccolta di firme nulla toglie, semmai aggiunge valore”. Poi parte a testa bassa contro Rutelli:”La sua totale assenza, afasia, mancanza di carisma, lo rende un ostacolo alla costruzione del nuovo centrosinistra”. Parole durissime a cui reagisce la Margherita con una nota e con il senatore Sandro Battisti:”A essere gentili con certi amici non si guadagna molto”. Il leader ds Piero Fassino, commentando l’adesione di Cofferati, nota invece come “un referendum bisogna vincerlo, non lo si fa come atto di testimonianza. Quando lo si vuole indire bisogna verificate in partenza se c’è uno schieramento politico, sociale e culturale che faccia prevedere la possibilità di conquistare una maggioranza”.


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Articolo de La Repubblica del 1 Luglio 2003 – Intervista ad Antonio Di Pietro
Di Umberto Rosso.

“Fermarci? Ma mi facciano il piacere. In soli due giorni di campagna dieci mila firme raccolte. A fine agosto, è sicuro saremo sopra le cinquecento mila. Gli italiani andranno al referendum, su un punto semplice semplice: volete che la legge sia uguale per tutti, Berlusconi in primis? Le porto in Cassazione, le firme. E poi, mi siedo al tavolo con il centrosinistra: che vogliamo fare?”
Senatore Di Pietro, Rutelli chiede di congelare il referendum contro l’immunità al premier. E’ un rischio, avverte.
“Rutelli mente. Sono io che l’ho cercato, gli ho scritto. Dodici lettere gli ho mandato. Mai una risposta. Referendum compreso. Fanno le riunioni i vertici dei segretari, e non sognano di invitare l’Italia Dei Valori. Rutelli ormai è un ostacolo per l’Ulivo, non coordina un bel niente”.
Magari era meglio sedersi e parlare con il centrosinistra prima di partire con la raccolta, e non dopo.
“E io che avevo chiesto? Una risposta positiva è venuta solo da comunisti e verdi. Quegli altri stanno sempre a fare giochetti, a perdere tempo. Ma è una questione di leggi, una roba matematica: entro il trenta settembre i giochi devono essere chiusi, gli scatoloni depositati in Cassazione. Il treno non me lo faranno perdere”.
C’è il pericolo che il referendum si trasformi in un boomerang?
“Ecco, Rutelli, D’Alema e compagnia già a tirargli i piedi. Non va, non ci riescono, si perde. Sono indegnato. Ma volete impegnarvi, invece di gufare?”.
E il flop sull’art. 18, il quorum mancato? La lezione non è servita, senatore Di Pietro?
“Le battaglie mica si affrontano solo quando si è sicuri di vincere. Le battaglie di civiltà si combattono comunque. Se no, i partigiani se ne stavano a casa e l’Italia si ritroverebbe ancora con il duce. Capisco: Rutelli è abituato a saltare da un cavallo all’altro, per restare in sella”.
Il leader della margherita veramente obietta che è meglio aspettare la Consulta: i giudici milanesi della Sme hanno appena sollevato questione di incostituzionalità.
“Benissimo, ben fatto. Ma c’è un aspetto costituzionale, giuridico e un aspetto morale, anzi immorale in questa faccenda dell’immunità alle alte cariche. La Corte deciderà. Se blocca la legge ci saranno comunque 500mila cittadini italiani che avranno testimoniato con forza la loro indignazione. Se la Consulta non ferma il Lodo Schifani, toccherà farlo alla consultazione popolare. Non vedo il problema, la contraddizione”.
L’Italia Dei Valori si è lanciata da sola sul campo di battaglia.
“Se si uniscono verdi e comunisti, punti d’oro. Ma per il momento si: comitato promotore del referendum uguale Italia dei Valori. Pronti con 500 tavoli per le firme in 500 città diverse. Una rete aperta a tutti, via internet. Mi raccomando, il sito: www.italiadeivlaori.it”.
Ha ragione allora chi vi accusa di una posizione minoritaria all’interno del centrosinistra?
“Noi siamo le formichine, che accumulano, mettono da parte. E ci sono le cicale, che sbraitano e scialacquano. Vedremo, quando sarà il tempo, che cosa ci risponderanno i vertici dell’Ulivo sul referendum. Perché dovranno pur spiegare agli italiani un loro eventuale no alla consultazione”.
Che cosa teme?
“L’allineamento al più becero berlusconismo. Già sono partite le grandi manovre all’interno del centrosinistra per estendere l’immunità anche ai parlamentari. Udeur, Sdi, una parte della Margherita. Ai tempi del pool di Milano, noi riuscimmo a svelare la stagione delle mazzette proprio perché era saltato il tappo dell’immunità ai deputati”.
Messa così,fra centrosinistra e Italia dei Valori lo strappo si riapre.
“Sia chiaro l’Italia dei Valori appoggerà elettoralmente il centrosinistra, come dire, a prescindere. I nostri voti all’Ulivo non sono in discussione. Da questo punto di vista, i vertici potranno dormire sonni tranquilli, parola di Antonio Di Pietro. Ma vedremo sul programma. Devono risponderci sulla giustizia, sull’attacco ai magistrati, sulla corruzione. E soprattutto, l’agenda politica, una scelta come il referendum, non me la faccio certo dettare da Rutelli e soci”.


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Articolo de L’unita’ del 1 Luglio 2003 – Intervista ad Antonio Di Pietro
Di Luana Benini.
Antonio Di Pietro è più che amareggiato. E’ infuriato con Francesco Rutelli. La ruggine è di vecchia data. Ma la posizione sul referendum ha scavato un nuovo baratro. “In due anni e mezzo non mi ha chiamato una volta. Gli ho scritto decine di volte chiedendo di essere coinvolto nella costruzione del nuovo Ulivo. Non mi ha mai risposto. Ci ha anche escluso dall’ultima riunione. Francesco Rutelli è un ostacolo alla costruzione del nuovo Ulivo”. E poi, via, “Il leader di una coalizione, la prima cosa che fa, su una cosa così importante come il referendum, è quella di convocare la coalizione per discutere il da farsi, o no?”. Ormai Di Pietro pensa che il famoso Ulivo allargato di cui tutti parlano si costruirà solo con Romano Prodi. A settembre metterà sul tavolo del centrosinistra le firme raccolte anche per farle pesare nella costruzione del programma prossimo venturo.
Non c’è stata una frettolosità nel cominciare a raccogliere le firme, un po’ da primi della classe?
“Vuole che le mandi la copia della lettera che ho scritto a Rutelli e Fassino? Nessuna risposta. Neanche una telefonata. E’ vergognoso. Ci hanno risposto il Pdci e i Verdi dichiarando la loro disponibilità”.
Rischia di essere l’ennesima divisione del centrosinistra…
“Guardi, io il centrosinistra lo appoggerò nella prossima competizione elettorale e in quelle successive, a prescindere, perché credo nella necessità assoluta di stare tutti insieme per liberarci al più presto di Berlusconi. Ma fino a quando avremo Rutelli che si autoqualifica coordinatore e non è neppure in grado di convocare la coalizione noi ci rifiutiamo anche di dialogare. Non accetteremo più diktat. Metteremo sul tavolo le firme che abbiamo raccolto insieme a tante personalità e poi vediamo cosa fare… E’ la leaderhip dell’Ulivo che va ridiscussa. E’ quello il nodo. Lo sa che quando dobbiamo contattare il centrosinistra non sappiamo chi chiamare?”.
L’obiezione che fa Rutelli sul referendum è che sarebbe meglio aspettare il pronunciamento della Consulta.
“Questa legge è illegittima, anticostituzionale e immorale. Se insieme alla Consulta lo dicono anche 500mila cittadini è solo rafforzativo. Al di là del merito costituzionale c’è o no una questione di moralità? In questo momento ci dovrebbe essere una sollevazione popolare su una battaglia di civiltà. Non si può delegare alla Consulta e poi, magari fare approvare anche l’immunità parlamentare. Questa volta però vogliamo prevenire l’inciucio per non ritrovarci nelle stesse condizioni”.
Però è vero che se il referendum non raggiunge il quorum può trasformarsi in un boomerang, in un regalo enorme a Berlusconi.
“Se il referendum non raggiunge il quorum è per l’irresponsabilità caparbia dei dirigenti del centrosinistra che rispetto a una legge che intacca il principio costituzionale della legge uguale per tutti non hanno il coraggio di schierarsi e di schiarire tutte le forze sociali. Lo sa? Stanno aderendo anche tante personalità di centrodestra. A forza di dire che non si raggiunge il quorum si smoscia la battagli. E’ irresponsabile e codardo l’atteggiamento di chi si nasconde dietro la Consulta. Questa legge lede anche il diritto di difesa degli imputati, impedisce alle alte cariche di difendersi e di provare la loro innocenza. E comunque i cittadini hanno il diritto di sapere oggi se chi li governa è un mascalzone, non dopo che ha governato”.
L’obiettivo, si è detto, era quello di tutelare la carica durante il semestre europeo.
“Anche qui. E’ tutta una corsa a dire che bisogna collaborare con Berlusconi durante il semestre italiano. Il fatto è che dobbiamo aiutare l’Italia a uscirne con le ossa meno rotte possibile. Far capire ai partner europei che l’Italia non è solo Berlusconi “.
Anche Fassino ha afermato che per portare avanti il referendum sul lodo Schifani occorre verificare se ci sono le condizioni per vincerlo.
“Le battaglie di civiltà si fanno per affrontare dei principi. I partigiani antifascisti sapevano che ci rimettevano la vita, ma non si sono tirati in dietro per garantire una speranza di libertà. Su temi come questi non vale l’opportunismo”.
Lei ha già cominciato a raccogliere le firme?
“Certo. Non potevamo aspettare. Perché il 30 settembre scadono i termini e non se ne fa niente. Abbiamo costituito 460 gruppi già operativi. In due giorni ne abbiamo raccolte 10mila. Continueremo ogni sabato e domenica. Sta tutto sul nostro sito. Poi possiamo decidere se depositarle o meno. Possiamo decidere che farne…”.
Rosy Bindi suggerisce di raccoglierne molte più di quelle che servono e fare una petizione in attesa della Consulta.
“Le vogliono trasformare in petizione? Ne possiamo discutere.Ma il problema di fondo resta. E’ quello di aprire un dialogo con questo centro sinistra, vederci riconosciuto un ruolo. Oppure l’IDV serve solo per portare voti alle elezioni?”.


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Da “La Repubblica” del 20.06.2003 – Articolo di Cinzia Sasso

Una “legge-vestitino”, fatta non per cinque ma per “una ben precisa carica dello Stato”; una legge “incostituzionale, che viola il principio fondamentale dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”. Una norma “dannosa per le istituzioni” perché mira “a salvaguardare l’onorabilità stendendo una cortina fumogena” mentre sarebbe stato più dignitoso fugare ogni ombra in fretta. Non ha peli sulla lingua, Francesco Saverio Borrelli, l’ex procuratore generale di Milano, che boccia senza appello il lodo Schifani.
Dott. Borrelli, il Financial Times ha definito la legge sull’immunità un “abuso di potere”. Condivide? “
Condivido in pieno”.
Eppure, anche nella sinistra, c’è chi lo ritiene il male minore.
“Mi rendo conto che il tema è delicato e meritasse una riflessione. Ma mi chiedo: non sarebbe stata più ragionevole una disposizione esattamente opposta che avesse imposto l’accelerazione massima ai processi contro le più alte personalità del panorama politico-istituzionale? Se si mira a salvare l’onorabilità, lasciare che sulle loro teste permanga una nube oscura e un sospetto di responsabilità penale fino a quando svolgeranno il loro compito, mi sembra assai più dannoso per le istituzioni. E’ meglio la cortina fumogena o la trasparenza? Sono domande alle quali, se non fosse per il contesto avvelenato da anni di polemiche, qualunque persona di buon senso non esiterebbe a rispondere che è meglio la verità subito”.
La prima proposta, nove mesi fa, è stata di un deputato dell’opposizione.
“Se a settembre, piuttosto che proporre una dilazione, l’opposizione avesse proposto l’accelerazione, forse sarebbe stata una via molto più dignitosa. Quella approvata è una deroga vistosa al principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e che sia stata introdotta con legge ordinaria mi sembra che la esponga a una censura di illegittimità costituzionale. E questo solo dal punto di vista giuridico”.
Ce n’è un altro di punto di vista?
“Che un mutamento delle regole di questo tipo venga introdotto mentre è in corso una partita giudiziaria che ha per protagonista il presidente del Consiglio è sicuramente censurabile dal punto di vista del costume democratico. Altro è creare regole destinate a valere per il futuro; altro intervenire nel gioco quando le carte sono già state distribuite. E nel corso di una partita, poi, per la quale il premier ha mostrato una totale noncuranza, ignorandone l’esistenza, salvo le periodiche e generiche invettive contro le toghe rosse. Mentre in aula i suoi avvocati e quelli dei coimputati facevano di tutto per dilatare i tempi e ostacolare il corso del dibattimento. Poi, quando il gioco si è andato facendo più stretto e si sta per giungere alla resa dei conti, ecco che si tira fuori dal cappello una legge-vestitino che di fatto salva il presidente del Consiglio, l’unica tra le cinque cariche dello Stato sotto accusa”.
La legge prevede solo la sospensione del processo.
“Non può essere messo in dubbio che di fatto salvi Berlusconi: nel momento in cui-se mai ciò avverrà-cesserà dal suo incarico, il processo dovrà inevitabilmente ricominciare da capo perché il collegio giudicante sarà cambiato. E in più è una legge zoppa”.
Perché zoppa?
“I danneggiati che si sono già costituiti parte civile, in base a una discutibile norma del codice di procedura penale, non potranno far valere le loro ragioni patrimoniali se non dopo la definizione del processo penale. In altre situazioni, invece, i danneggiati non costituiti parte civile potranno esercitare l’azione direttamente in sede civile e ottenere così, in via incidentale, un accertamento del reato”.
Sembrerebbe che il presidente della Repubblica sia pronto a firmare e che dietro questa legge ci sia anche la sua ispirazione.
“Questo non lo so. Già un ex presidente della Corte Costituzionale ha avanzato dubbi sulla possibilità di legiferare in questo campo con legge ordinaria. Con tutto il rispetto per il Quirinale, il fatto che apponga la firma non costituisce un usbergo contro una questione di costituzionalità”.
In altri Paesi, comunque, esistono forme di protezione degli uomini politici.
“Questo apre un’altra prospettiva, che sarebbe un vero scandalo istituzionale e cioè la reintroduzione dell’articolo 68 sull’autorizzazione a procedere”.



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Da “La Repubblica” del 6.06.2003

LE LEGGI SU MISURA SCARDINANO LO STATO

Nel silenzio complice di un establishment per cui le regole sono ormai un optional e contano solo i rapporti di forza, Silvio Berlusconi sta deformando i canoni del nostro sistema, per sopravvivere politicamente.
Nessuno minaccia la sua maggioranza, se non il suo stesso passato.
Per impedire che venga svelato e giudicato da un Tribunale della Repubblica il Cavaliere cambia le regole del gioco mentre la partita è in corso e si regala l’impunità con il lodo Meccanico. Poi minaccia gli alleati riottosi e promette una nuova guerra tra politica e magistratura, perché deve conquistare l’immunità per tutti, e in particolare per Cesare Previti.
C’è un punto che deve essere chiaro.
Sulle guarentigie per le più alte cariche della Repubblica – nelle forme e nei modi dovuti – si può discutere e anche convenire, dopo un dibattito trasparente, condotto in nome dell’interesse generale.
Ciò non è accettabile, è ciò che sta avvenendo.
Un imputato per reati gravissimi compiuti ben prima della sua stagione politica, mentre il processo è in corso ed è anzi alla vigilia della sentenza usa strumentalmente la maggioranza parlamentare che guida come Presidente del Consiglio, e si costituisce con le sue stesse mani un salvacondotto personale ed immediato, per sfuggire al Tribunale che lo sta giudicando.
E’ qualcosa di inconcepibile in uno Stato liberale, inaccettabile in uno stato di diritto, mortificante in uno Stato democratico.
Non è una norma, come si dice mentendo, per salvaguardare il Presidente del Consiglio durante il semestre europeo: è più miseramente una scappatoia per liberare un imputato dal suo giudice.
Dei due personaggi che il cavaliere incarna in questa triste vicenda, il Premier Berlusconi viene immiserito a strumento di un imputato, che lo costringe a modificare le leggi su misura della sua disperazione.
Mentre l’imputato Berlusconi viene innalzato al rango di cittadino disuguale rispetto a tutti gli altri, perché la politica che lui controlla come un padrone è pronta a costruirgli leggi su misura per sfuggire alle sentenze.
Come si vede, non è questione di destra o di sinistra, né tanto meno di giacobinismo o di garantismo, ma di regole liberali.
Semplicemente, in Italia la legge non è più uguale per tutti.
Per questo, anche se molti tacciono in un Paese assuefatto, noi non ci stiamo.
In Italia non ci sarà un regime, come ci ammoniscono autorevoli colleghi.
Ma quel che accade ci basta, per dire che non vogliamo essere complici.

Ezio Mauro