Fumatori in rivolta contro le scritte sui pacchetti
Tra business e provocazione arrivano fantasiose copertine copri-pacchetto con Marx e Woody Allen. C'è chi le vende e chi le distribuisce via Web, come due fumettisti amanti del tabacco.
MILANO - I pacchetti sono listati a lutto, come gli avvisi mortuari. La scritta campeggia in neretto - impossibile da non notare – in fondo: il fumo uccide. L’obiettivo è quello di dissuadere, soprattutto i giovani, dall’iniziare la prima sigaretta. E già il Ministro della Salute Gerolamo Sirchia deve fare i conti con le proteste di chi fuma, che definisce l’iniziativa di "cattivo gusto". Al punto che i fumatori accaniti, che senza la cicca in mano si sentono un po’ sperduti, si sono subito attrezzati, creando copripacchetti con le immagini più svariate e le scritte più creative.
L’Associazione Italiana Fumatori Cortesi, dieci anni di attività, 200.000 adesioni in tutta Italia, è in prima linea e ha messo nel suo sito copripacchetti, nel formato adatto a coprire proprio il riquadro nero. Basta stamparli e, senza spendere una lira, la scritta delle polemiche scompare dalla vista. Si va da Woody Allen: “Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e quella settimana pioverà a dirotto”, all’immagine di un brutto ranocchione con la scritta “Belli dentro” a un inedito Marx che invita i fumatori di tutto il mondo ad unirsi.
Se poi, anche l’Italia dovesse approvare l’introduzione di immagini choc sul pacchetto, così come invita a fare il collegio di Bruxelles a partire dal primo ottobre dell’anno prossimo, l’Associazione fumatori diventerà ancora più battagliera. Al momento, il ministro Sirchia ha fatto sapere che non intende introdurre in Italia foto choccanti. Ma non si sa mai.
“Sono scritte di cattivo gusto – afferma Giuliano Bianucci , presidente dell’Associazione – che non condivido. Neanche ai tempi del proibizionismo, ci si comportava così". "Esiste una pubblicità - aggiunge Bianucci - in cui appaiono tre sederi nudi che tengono tra le natiche una sigaretta. E poi la scritta: i fumatori si riconoscono dalla faccia. Le sembra una pubblicità dignitosa, di buon gusto?"
"Noi ci definiamo cortesi – prosegue Bianucci - proprio perché vogliamo coabitare". "Adesso – conclude – stiamo preparando un censimento dei ristoranti in cui si può fumare. Chiedono aree fisicamente separate per chi fuma e chi no…. In pratica la metà dei ristoranti non ci ammetterà dentro. Sarebbe bastato un ottimo sistema di aerazione ed invece…."
Poi Bianucci termina con una battuta: “Noi non vogliamo lo Stato Mamma che ci dica se fumare, quanto mangiare e così via…”
Contro le scritte a lutto sui pacchetti di sigarette non si è mossa solo l’Associazione Fumatori: navigando in rete si trova il sito dei Fratelli Mattioli, Emiliano (del ’79) e Francesco (del ’73), professione fumettisti: “Noi non fumiamo – spiega Emiliano - o meglio io fumo la pipa, mio fratello la beedi, una sigaretta indiana. Ma le scritte sui pacchetti ci sembravano così grottesche che abbiamo deciso una sera di trovare soluzioni per coprirle". E così sul loro sito, ecco i coprisigarette da stampare. I due fumettisti hanno diviso i vari copripacchetti in sezioni: esiste il copripacchetto nichilista “Di qualcosa si deve pur morire”, quello moderato “Il fumo puzza, ma basta aprire la finestra”, fino al pacchetto fuori tema:” Attenti al cane”. “Quelle sui pacchetti di sigarette sono scritte pacchiane, non aiutano davvero a smettere di fumare - spiega Emiliano - “Ormai tutta Italia si sta attrezzando per coprire queste scritte. Mi dicono che a Napoli ci mettono la foto dei santini”.
Non prende posizione, invece, la Federazione Italiana Tabaccai: “Noi facciamo quello che ci dice la legge – afferma Sergio Baronci, segretario generale – se ci dicesse di prendere a sganascioni il fumatore dovremmo farlo. E’ lo Stato che rende il fumo legale. Posso solo dire che queste scritte non saranno mai davvero efficaci: chi fuma ne rimane solo infastidito, anzi quasi la prende come una sfida. Insomma, è lo Stato che deve dire a una persona adulta e ragionevole cosa deve fare? " Poi, una riflessione: “Sì, forse, scritte di questo genere posso servire per chi non ha ancora iniziato. Speriamo, ma continuo a dubitarne”.
Intanto, accanto ai copripacchetti da stampare gratis su Internet, c’è chi ne sta facendo un business, come la società olandese Artpack. Gian Luigi Turci, responsabile per l'Italia commenta: “I grossisti ne hanno chiesti in due mesi già 200.000, distribuiti equamente in tutta Italia. Il costo? Sarà tra 90 centesimi e un euro e 20, a seconda dei distributori. E le richieste sono in crescita”.




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