Le lesioni riportate dal leader del BariPride non sarebbero compatibili con la situazione ambientale.
Il chiacchiericcio della prima ora trova adesso conferma ufficiale: gli inquirenti hanno sempre nutrito dubbi sulle circostanze dell'aggressione subìta il primo agosto scorso dal leader dell'Arcigay di Bari, Michele Bellomo, portavoce nazionale del «BariPride». Voci in tal senso si erano rincorse in quel primo afoso week end di agosto, subito dopo il pestaggio avvenuto nella angusta sede dell'Acigay nel rione «Madonnella». La Digos ha continuato ad indagare, manifestando una serie di perplessità tanto da indurre - si apprende ora - il procuratore aggiunto Marco Dinapoli, titolare dell'inchiesta, a disporre una perizia medico legale. Bellomo, come si ricorderà, fu accompagnato al pronto soccorso del policlinico per una ferita lacero-contusa alla testa, e fu poi trattenuto in osservazione nel reparto di neurochirurgia da quel venerdì pomeriggio alla domenica mattina successiva.
Simulazione: il sospetto degli inquirenti si chiama simulazione. La perizia medico legale è stata ordinata per fugare ogni dubbio non certo sulla presenza di una ferita alla testa, ma sulle circostanze che l'avrebbero causata. Quei dubbi e quei sospetti, tuttavia, non sarebbero stati sciolti dal medico legale e - dopo una prima fugace lettura della perizia appena depositata - il procuratore aggiunto precisa: «Non possiamo escludere che simulazione ci sia stata, ma tuttora non possiamo neanche affermare il contrario. In realtà, questa perizia non ci aiuta molto nell'accertamento della verità».
Il medico legale - incaricato della perizia una settimana dopo il pestaggio - ha avuto modo di visitare Bellomo quando la ferita era ormai di fatto rimarginata. A quanto si è appreso, la sua ricostruzione peritale lascerebbe tuttavia intendere che la ferita riportata dal leader degli omosessuali non sarebbe compatibile con la situazione ambientale. Bellomo era seduto alla sua scrivania, davanti al computer, quando alle 14,30 vide entrare «due ombre» che lo picchiarono facendogli urtare la testa contro il pc. Ma quelle ferite - avrebbe accertato il medico legale - non sarebbero rapportabili alla sua posizione (dietro alla scrivania rispetto alla porta d'ingresso) e al mezzo contundente (il pc o il muro).
A questo punto, il magistrato inquirente cerca ulteriori testimonianze o prove sul caso, che ha assunto connotazioni politiche significative per la immediata restituzione della scorta di polizia a Bellomo, al quale era stata tolta proprio il giorno del pestaggio.
Gazzetta del Mezzogiorno - 18-09-03




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