Da Contromano di Curzio Maltese
(il Venerdì di Repubblica)

LA LISTA COMUNE, MEGLIO ANCORA IL PARTITO dell Ulivo, potrebbe dare la spallata decisiva al berlusconismo in crisi già dal prossimo giugno.
Immaginate il partito di Romano Prodi che esce dalle elezioni europee con un 36 per cento e il partito di Silvio Berlusconi ridotto intorno al 20. Questi sono oggi i rap_porti di forza come li hanno fotografati gli ultimi son_daggi. Sarebbe probabilmente la fine anticipata dell'av_ventura di Berlusconi al governo. La destra sembra aver_lo capito. Il giornale e la Tv del padrone hanno infatti lanciato con largo anticipo sui tempi delle politiche del 2006 la campagna diffamatoria di Telekom-Serbia. Tutta fondata sulle inoppugnabili rivelazioni di tale Igor Mari_ni, uno del quale l'ex moglie Isabel Russinova ha detto: «Mi sento meno sola. Una volta prendeva in giro soltan_to me, ora prende in giro 58 milioni di italiani».
Sembra invece assai dubbio che l'opposizione abbia capito l'importanza dell'appuntamento elettorale. La discussione sul grande partito riformista con i Ds, la Margherita, i socialisti e «chi ci sta» è stata presto confi_nata nel chiuso dei vertici romani, nelle stanze del di_battito permanente tra spirali di fumo, laddove alla fine si decide sempre di non decidere. Nell'attesa che i tempi siano maturi, di solito le idee marciscono. La sinistra italiana ha alle spalle un secolo di occasioni perdute. Si comincia con la lungimirante scissione del '21, giusto alla vigilia del fascismo, e si finisce con la formidabile strategia che ha portato il centrosinistra a presentarsi al voto del 2001 diviso in tre, in modo da garantire la vitto_ria delle destre, altrimenti impossibile.
SAREBBE BELLO PENSARE CHE LA STORIA almeno in que_sto sia stata maestra. I vantaggi della nuova formazione politica sono molti ed evidenti. Anzitutto piace agli elet_tori che chiedono unità e semplificazione. Dal punto di vista storico, significherebbe la fine di antiche divisioni e il definitivo approdo della sinistra post-comunista al campo del riformismo europeo.
Un grande partito unito intorno a un leader ricono_sciuto e popolare come Prodi sarebbe in grado di porsi al centro della vita pubblica e di liquidare così l'infinita transizione cominciata con la fine della Prima Repubbli_ca. Infine è lecito aspettarsi che un partito riformista con oltre il 25 per cento dei voti riesca perfino a farle davvero, queste riforme. E a invertire in questo modo la parabola di un paese in declino.
Se poi, di fronte a queste grandiose prospettive, si vuoi preferire il litigio su chi farà il segretario o su dove andranno a sedersi i parlamentari europei, allora è me_glio rassegnarsi ad altri dieci anni di berlusconate.