leopardi
"Senton gli estranei, ogni memoria un nulla Essere a quella ond'è Italia erede; Sentono, ogni lor patria esser fanciulla Verso colei ch'ogni grandezza eccede; E veggon ben che se strozzate in culla Non fosser quante doti il del concede, Se fosse Italia ancor per poco sciolta, Regina torneria la terza volta. Il Indi l'odio implacato, indi la rabbia, E l'ironico riso ond'altri offende Lei che fra ceppi, assisa su la sabbia, Con lingua né con man più si difende. E chi maggior pietà mostra che n'abbia, E di speme fra noi gl'ignari accende, Prima il Giudeo tornar vorrebbe in vita Che all'italico onor prestar aita. " (I, 29-30).
Nei nostri anni Sessanta, il già citato storico ebreo Pietro Treves ritenendo erroneamente esatti i giudizi del tedesco Niebuhr sul carattere leggendario della tradizione annalistica riguardo alle origini di Roma, stigmatizzò anche Leopardi perché, irriconoscente verso il filologo che si era interessato per fargli avere uno stipendio fisso dal Governo pontificio, nonché verso quella Prussia che gli offrì una cattedra a Bonn, "non si rentò d'insultar nei Paralipomeni il Niebuhr appena scomparso e, in genere, il 'tedesco filologo' denigratore delle glorie italiane"
In realtà Leopardi fece benissimo. Niebuhr, ministro prussiano nella Roma della Restaurazione, "Nutriva un disprezzo profondo per l'Italia e perr gli italiani" Definì la rivoluzione napoletana del 1821 una "ribellione negra" e "Non ebbe che disprezzo per i fantastici sogni d'indipendenza italiana, e negli esuli lombardi e piemontesi m Isvizzera ravvisò le 'odiose fisionomie' di un popolo 'scelleratissimo'",(96)
Ibid., p. 96
"formazioni e citazioni da V Sperber, // cavalier Bartholdy ed i Carbonari, in •Rassegna storica del Risorgimento», a. 1970, fase. I, pp. 3-47, v. pp. 14, 15, 16. Cfr., per le successive citazioni, G. Leopardi, Zibaldone, a e. di F. Flora, Vili ed., Milano 1973, voi. I. A proposito di Leopardi e l'India, può incuriosire che George Smgh, l'italianista d'origine indiana fondatore del Dipartimento di Italiano alla Queen's University di Belfast,
abbia trovato varie "affinità" tra la filosofia indiana e il pensiero leopardiano: "Leopardi - ha detto - non era indiano né conosceva la Teosofia indiana, però conosceva un po' di sanscrito, sapeva cosa voleva dire l'antica civiltà indiana" e la sua poesia e quella indiana "hanno molte cose in comune" .. A Belfast un museo per Leopardi, ne «la Repubblica», 13.8.1995




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