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  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito .............

    I DUBBI E LE FALSITA’ NEL DISCORSO DI ROMANO PRODI
    Mandato da Pauler Giovedì, 11 Settembre 2003, 11:43 uur.
    Biagio Agnes e Ernesto Pascale, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Stet, senza troppi giri di parole hanno bollato come “false” e “fantasiose” gran parte delle considerazioni fatte da Romano Prodi nella sua difesa sulla vicenda Telekom Serbia. In un comunicato a doppia firma, Agnes e Pascale, infatti, affermano di non essere mai stati contrari alla privatizzazione della Telecom e il loro allontanamento, attribuito addirittura all’insistenza degli advisor che dovevano condurre l’operazione, fu dovuto ad altre ragioni mai chiarite. Al passaggio in cui Prodi afferma che Agnes e Pascale furono sostituiti perché notoriamente avversi al processo di privatizzazione e perciò inadatte a concludere l’operazione, la replica è perentoria: “Niente di più falso. Alla privatizzazione della Stet eravamo favorevoli così come possono testimoniare politici e dirigenti del gruppo. Per questo vorremmo conoscere dove, come e quando ci saremmo espressi in pubblico o in privato contro la privatizzazione della Stet. A meno che Romano Prodi non voglia riferirsi all’acquisizione del 25% di Telekom Serbia avviata e conclusa dopo che fummo costretti a dimetterci”. Operazione alla quale lo stesso Pascale, in un’intervista rilasciata al Giornale di oggi, ha affermato di non aver condiviso. Per Pascale “l’età fa evidentemente brutti scherzi e a Romano Prodi ha fatto confondere la privatizzazione di Telekom Serbia con quella di Telecom Italia. Sulla prima, infatti, io ero nettamente sfavorevole all’ipotesi di una nostra partecipazione, mentre ero decisamente favorevole alla privatizzazione di Telecom Italia”. Pascale continua ricordando che il giorno in cui è stato chiamato in Commissione Telekom Serbia per l’audizione, espresse la sua perplessità e ignoranza sulle ragioni che spinsero a produrre le sue dimissioni. Ma alla luce delle recenti rivelazioni qualche sospetto gli è nato. Forse la sua opposizione all’operazione di acquisizione di una partecipazione in Telekom Serbia non fu vista di buon occhio in certi ambienti. Ovviamente Romano Prodi non ne sapeva nulla, probabile che non si riferisca anche a lui, ma i ricordi di Prodi fanno acqua da tutte le parti. E questo è molto evidente.



    Pascale continua ritenendo “poco credibile che il governo non fosse preventivamente informato su Telekom Serbia. Ricordo che le procedure in atto, finché c’ero io (fine gennaio 1997, ndr) dicevano che doveva essere informato l’azionista di maggioranza, che prima era l’Iri e poi dopo il gennaio del ’97 il Tesoro. Questa informazione preventiva era volta a ottenerne, se non formalmente, il consenso sostanziale, una sorta di consenso autorizzativi. Poi, a fine gennaio, quando è subentrato il Tesoro, nulla è cambiato almeno finché c’ero io”.



    L’intervista si chiude con due domande che mostrano una volta di più l’inattendibilità delle dichiarazioni di Romano Prodi: E’ vero che esiste una delibera, di almeno un anno prima, per autorizzare a spendere fino a 1.200 miliardi in Jugoslavia? «Ci fu una delibera della Sip nel marzo del ’96. Ma era un’ipotesi diversa: si trattava di costituire una società per rilevare una partecipazione. Quella delibera è durata lo spazio di un mattino, non andò avanti, non fu mai eseguita. Se la tesi è quella di dire che Prodi non era stato informato perché l’informativa c’era stata allora, be’ è una tesi che non sta in piedi, perché allora non c’era la privatizzazione, non c’erano gli advisor, tutto questo fa cambiare il panorama». Prodi governava, era l’azionista e non sapeva. Che impressione le fa? «L’impressione è quella di una persona che sfugge a certe responsabilità. Mi ricorda quel tale che quando gli chiesero conto di una certa decisione disse: “Ero al bagno”. Bè, quel tale ha fatto scuola, in questa vicenda pare siano andati tutti al bagno. E’ un comportamento di una fiacchezza politica incredibile. Sono i quinti livelli della prima Repubblica che sono oggi diventati i primi livelli della seconda».



    A queste parole resta ben poco da aggiungere.

    Paolo Carotenuto

  2. #2
    Super Troll
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    COMUNQUE IL TUTTO A ME SEMBRA proprio solo fumus politico.
    l'operazione è stata fatta, se quella quota non l'avesse comprata l'italia, l'avrebbe comprata un'altro....c'è stata una guerra ed è ovvio che il suo valore debba ridursi... la vendita in perdita della stessa quota è stata fatta da un'altro ente e non si può dire che non abbiano avuto troppa fretta.
    rimane solo la fokloristica accusa di capezzone, che dice, si sono voluti dare al dittatore i soldi per pagare gli stipendi dei suoi poliziotti e del suo esercito.....
    come se prima di allora poliziotti ed esercito non avessero avuto stipendi,.... e da allora, poliziotti ed esercito che sono gli stessi, non abbiano più avuto stipendi..
    semplicemente ridicolo....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
    Affus
    Ospite

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    In Origine Postato da cciappas
    COMUNQUE IL TUTTO A ME SEMBRA proprio solo fumus politico.
    l'operazione è stata fatta, se quella quota non l'avesse comprata l'italia, l'avrebbe comprata un'altro....c'è stata una guerra ed è ovvio che il suo valore debba ridursi... la vendita in perdita della stessa quota è stata fatta da un'altro ente e non si può dire che non abbiano avuto troppa fretta.
    rimane solo la fokloristica accusa di capezzone, che dice, si sono voluti dare al dittatore i soldi per pagare gli stipendi dei suoi poliziotti e del suo esercito.....
    come se prima di allora poliziotti ed esercito non avessero avuto stipendi,.... e da allora, poliziotti ed esercito che sono gli stessi, non abbiano più avuto stipendi..
    semplicemente ridicolo....
    siamo solo sfortunati noi italiani .

  4. #4
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    In Origine Postato da cciappas
    COMUNQUE IL TUTTO A ME SEMBRA proprio solo fumus politico.
    l'operazione è stata fatta, se quella quota non l'avesse comprata l'italia, l'avrebbe comprata un'altro....
    Ma finiamola, per favore... Ma quale fumus.

    Prodi sapeva, Fassino sapeva, Dini sapeva, tutti sapevano. Anche i giornali sapevano... che era un affare del tubo! Che poi ci siano state tangenti... vedremo.

    Si legga il verbale dell'interrogatiorio di Mario Agliata segretario del consiglio di amministrazione di STET International e poi torni qui a ripetere che un'altro avrebbe comprato quella quota.


    Buona Domenica dal Kobra.

  5. #5
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    In Origine Postato da FreeFlag
    Ma finiamola, per favore... Ma quale fumus.

    Prodi sapeva, Fassino sapeva, Dini sapeva, tutti sapevano. Anche i giornali sapevano... che era un affare del tubo! Che poi ci siano state tangenti... vedremo.

    Si legga il verbale dell'interrogatiorio di Mario Agliata segretario del consiglio di amministrazione di STET International e poi torni qui a ripetere che un'altro avrebbe comprato quella quota.


    Buona Domenica dal Kobra.
    Non divagate; vogliamo sapere delle tangenti....

    Mares smentisce ancora Marini
    «Parla di 120 milioni virtuali»

    TORINO Quattro ore di interrogatorio, ieri, per Thomas Mares, il mediatore d' affari
    italo-cinese arrestato nell' ambito di un' inchiesta su truffe internazionali che Igor
    Marini collega direttamente al caso Telekom Serbia.
    In Procura, intanto, sono giunti documenti da Montecarlo (non si è potuto
    apprendere se acquisiti dagli stessi investigatori nel corso di una trasferta nel Principato
    o se trasmessi direttamente dalle autorità monegasche) considerati importantissimi
    per l' esito dell' indagine.
    Mares, affiancato dall' avvocato Giuseppe Del Sorbo, ha risposto alle domande
    del procuratore capo Marcello Maddalena e dell' aggiunto Bruno Tinti sulla somma
    di 120 milioni di dollari che secondo Marini è una parte della maxitangente ai politici
    italiani di centrosinistra, ma che secondo il mediatore d' affari si riferisce a una lecita
    operazione finanziaria chiamata «trading». «Quei 120 milioni - è il contenuto della
    deposizione di Mares, che ha ribadito la sua versione dei fatti - sono virtuali, nel
    senso che nonostante i miei tentativi non è stato possibile movimentarli. È per questo
    che il trading non è andato a buon fine». Marini, nei suoi interrogatori, aveva invece
    affermato che il denaro era stato trasferito a un conto ad Innsbruck della società di
    Mares, la «Zara International», e da lì smistato ai destinatari della tangente. Mares ha
    ripetuto che su quel conto non è mai giunta alcuna somma, e che non dispone di
    conti segreti o cifrati.
    Il mediatore d' affari potrebbe essere ascoltato una seconda volta la prossima
    settimana.
    «Già il 21 febbraio 2001, alla notizia dell'apertura di un'inchiesta su Telekom
    Serbia da parte della magistratura italiana, il ministro della Giustizia serbo Batic
    aveva annunciato l'apertura di un'indagine anche in Serbia. Poi a Belgrado era stata
    istituita la commissione d'inchiesta »Obradovic« sui profitti del regime di Milosevic,
    che era miseramente naufragata. Dopo sei anni dai fatti e dopo due anni e mezzo dai
    buoni propositi, l'accelerazione che il ministro Batic ha impresso all'operazione di
    accertamento della verità storica sul «fronte serbo» è ancor più degna di nota e di
    approvazione. I radicali non si sono stancati di ripetere, in questi anni, che solo dalla
    sinergia fra i governi e le procure italiane e serbe e gli inquirenti del Tribunale dell'Aja
    potevano emergere dati inequivoci su cosa è stato l'affaire Telekom Serbia», affermano
    i radicali Giulio Manfredi, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell'Alba.

  6. #6
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da MrBojangles
    Non divagate; vogliamo sapere delle tangenti....

    Mares smentisce ancora Marini
    «Parla di 120 milioni virtuali»

    TORINO Quattro ore di interrogatorio, ieri, per Thomas Mares, il mediatore d' affari
    italo-cinese arrestato nell' ambito di un' inchiesta su truffe internazionali che Igor
    Marini collega direttamente al caso Telekom Serbia.
    In Procura, intanto, sono giunti documenti da Montecarlo (non si è potuto
    apprendere se acquisiti dagli stessi investigatori nel corso di una trasferta nel Principato
    o se trasmessi direttamente dalle autorità monegasche) considerati importantissimi
    per l' esito dell' indagine.
    Mares, affiancato dall' avvocato Giuseppe Del Sorbo, ha risposto alle domande
    del procuratore capo Marcello Maddalena e dell' aggiunto Bruno Tinti sulla somma
    di 120 milioni di dollari che secondo Marini è una parte della maxitangente ai politici
    italiani di centrosinistra, ma che secondo il mediatore d' affari si riferisce a una lecita
    operazione finanziaria chiamata «trading». «Quei 120 milioni - è il contenuto della
    deposizione di Mares, che ha ribadito la sua versione dei fatti - sono virtuali, nel
    senso che nonostante i miei tentativi non è stato possibile movimentarli. È per questo
    che il trading non è andato a buon fine». Marini, nei suoi interrogatori, aveva invece
    affermato che il denaro era stato trasferito a un conto ad Innsbruck della società di
    Mares, la «Zara International», e da lì smistato ai destinatari della tangente. Mares ha
    ripetuto che su quel conto non è mai giunta alcuna somma, e che non dispone di
    conti segreti o cifrati.
    Il mediatore d' affari potrebbe essere ascoltato una seconda volta la prossima
    settimana.
    «Già il 21 febbraio 2001, alla notizia dell'apertura di un'inchiesta su Telekom
    Serbia da parte della magistratura italiana, il ministro della Giustizia serbo Batic
    aveva annunciato l'apertura di un'indagine anche in Serbia. Poi a Belgrado era stata
    istituita la commissione d'inchiesta »Obradovic« sui profitti del regime di Milosevic,
    che era miseramente naufragata. Dopo sei anni dai fatti e dopo due anni e mezzo dai
    buoni propositi, l'accelerazione che il ministro Batic ha impresso all'operazione di
    accertamento della verità storica sul «fronte serbo» è ancor più degna di nota e di
    approvazione. I radicali non si sono stancati di ripetere, in questi anni, che solo dalla
    sinergia fra i governi e le procure italiane e serbe e gli inquirenti del Tribunale dell'Aja
    potevano emergere dati inequivoci su cosa è stato l'affaire Telekom Serbia», affermano
    i radicali Giulio Manfredi, Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell'Alba.

    nunn 'è o vero

  7. #7
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    In Origine Postato da Affus
    nunn 'è o vero


    L'hai sentita quella di oggi sui riscontri che la Magistratura torinese ha trovato a Montecarlo??

  8. #8
    Affus
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    In Origine Postato da MrBojangles


    L'hai sentita quella di oggi sui riscontri che la Magistratura torinese ha trovato a Montecarlo??
    si , ho sentito .
    Io ho molta fiducia nella magistratura nell'appurare i fatti .
    Se ci siano state tangenti , è tutta da vedere e dimostrare ,ma l'operazione di acquisizione di telekom serbia andava fatta ?

  9. #9
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    In Origine Postato da Affus
    si , ho sentito .
    Io ho molta fiducia nella magistratura nell'appurare i fatti .
    Se ci siano state tangenti , è tutta da vedere e dimostrare ,ma l'operazione di acquisizione di telekom serbia andava fatta ?
    La privatizzazione della SME andava sabotata?


  10. #10
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    Predefinito l'operazione telekom serbia andava fatta?

    l'operazione telekom serbia fu un tentato affare che se non ci fosse stata guerra avrebbe potuto allargare il giro d'affari delle ns telekom e anche di quella dei greci. se è finita in perdita in così breve termine lo dobbiamo a chi(leggittimamente ) ha voluto venderla a qualsiasi prezzo alimentando una polemica che con gli affari non ha nulla a che fare.se poi gli affari andasseo sempre bene...
    e di tangenti per ora neanche l'ombra,neanche uno straccio di ombra, solo il livore politico di una combriccola che invece di soldi "strani" ne avrebbe da spiegare un bel po'

 

 
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