C’erano una volta due carabinieri, il maresciallo Giovanni Strazzeri e il brigadiere Felice Corticchia. Lavoravano alla procura di Milano. L’11 settembre 96, nel bel mezzo del processo a Berlusconi per le mazzette alla Guardia di Finanza, Strazzeri si presenta “spontaneamente” alla procura di Brescia per rivelare le clamorose malefatte del pool milanese: Di Pietro passava verbali segreti ai cronisti, molestava le giornaliste, si riuniva con i colleghi per distruggere politicamente Berlusconi, fabbricava prove false e concordava con Violante il famoso invito a comparire al cavaliere.
Da chi ha saputo, Strazzieri, queste notizie-bomba?
Da tre colleghi, dice lui: Tortorici, Triolo e Corticchia. I primi due smentiscono tutto. Corticchia invece, sempre “spontaneamente”, corre a Brescia e conferma. È il 23 ottobre: “Di Pietro voleva rovesciare Berlusconi per prendere il suo posto al Governo, per questo lasciò la magistratura”. Tutto è ancora segreto, fuorché per Berlusconi che, il 23 novembre, forse ispirato dall’arcangelo Gabriele, rivela che a Brescia stanno per emergere “notizie agghiaccianti” sul “ribaltone” del 1994. Il 12 dicembre si presenta lui stesso a Brescia per “aiutare” quella procura a fare piena luce.
L’Italia intera attende col fiato sospeso di saperne di più. Intanto viene sentita la giornalista, presunta molestata, Renata F. la quale nega tutto: “Mai subìto avances da Di Pietro, mai saputo nulla delle sue mire politiche”. Ma a Brescia sembrano credere ai due carabinieri, così la giornalista denuncia tutto a Gerardo D’Ambrosio: “Conosco Corticchia da anni, era lui che mi passava i verbali di Mani Pulite. Nel ’95 lasciò l’Arma e si vantò di essere diventato ricco perché lavorava per il gruppo Berlusconi.
Fu allora che mi chiese di andare a Brescia ad accusare Di Pietro di molestie sessuali, promettendomi in cambio l’assunzione alla Fininvest”. Sul caso indaga Ilda Boccassini. E scopre che il giovane brigadiere ha gettato la divisa nel dicembre ’95. Da allora il suo tenore di vita è balzato alle stelle. Corticchia, che guadagnava due milioni al mese ed era sempre in rosso con le banche, ha appena acquistato una villa a Santo Domingo per 95mila dollari e ha affitto un appartamento in zona Brera.
Annuncia agli amici che sta per diventare sceneggiatore tv e sui suoi conti, finalmente floridi, versa in un anno la bellezza di 250 milioni i contanti. Corona anche il sogno di pubblicare due libri, “Orrore giudiziario” e “Benito Mussolini assolto per non aver commesso il fatto”. Alle presentazioni accorrono i camerati Assunta Almirante, Ignazio La Russa e altri. Dai tabulati del suo cellulare, risultano 35 telefonate in sei mesi con Emilio Fede, suo vecchio amico, che lo incontra a Milano 2 e gli procura un appuntamento con Berlusconi ad Arcore.
Naturalmente le “notizie agghiaccianti” contro il pool se le erano inventate di sana pianta i due carabinieri. I giudici di Brescia li arrestano per calunnia aggravata il 1 febbraio ’97. Il processo dovrebbe accertare il mandante e il misterioso finanziatore del brigadiere-scrittore. Ma questi, assistito dall’avvocato onorevole Michele Saponara (Forza Italia), opta opportunamente per il patteggiamento: 1 anno e 9 mesi di reclusione, con la condizionale, per calunnia aggravata. Risparmiando a Fede e Berlusconi l’imbarazzo di un interrogatorio in tribunale.
E spalancando al neopregiudicato una nuova luminosa carriera. Dove? Alla Fiera di Milano, dove il presidente Flavio Cattaneo, amico di famiglia dei Berlusconi, lo assume come consulente a 70 milioni all’anno per “vigilare” sui furti alle esposizioni. L’uomo giusto al posto giusto....




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