....redazione
E D’Avanzo non restò solo
Tutti pentiti a Repubblica
Pure il Fondatore. Pure Pirani.
Bocca poi è esausto dei rinfacciamenti
La nuova stagione dei pentiti.
Tutti pentiti a Repubblica.
Tutti i Buscetta di piazza Indipendenza.
Giuseppe D’Avanzo nella versione D’Avanzo si pente di avere difeso i pentiti.
Giuseppe D’Avanzo nella versione D’Avanzo-Bonini, si strapente dello scoop Telekom-Serbia e dopo aver tanto scoopato loro, compagni di merende giornalistiche quali sono, l’affare l’hanno presto insabbiato.
Attilio Bolzoni, altro pentito in questa nuova stagione di Buscetta in redazione, già autore del best seller mondadoriano “La giustizia è Cosa Nostra” si esibisce con un lungo articolo dal titolo: “Aveva ragione Carnevale”.
Altra valanga di pentitismo, Liana Milella, spalanca l’uscio della direzione e dice: “Ho pronto un dossier contro il signor capo della polizia, De Gennaro”.
Un vero fiume in piena il pentimento a Repubblica, tutti pentiti di essere in qualche modo, repubblicani. La stessa ragione sociale della testata, infatti, è tutto un pentimento perché le nozze Savoia hanno obbligato la mobilitazione della principessa di piazza Indipendenza, ossia Laura Laurenzi e così, il giornale di Ezio Mauro, con un sovrappiù di charme, s’è trovato a fare concorrenza al bollettino del Sacro Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Tutti pentiti a Repubblica.
Massimo Giannini, quirinalista pentito, s’è fatto dare il Collare dell’Annunziata da Vittorio Emanuele e non risponde più alle telefonate di donna Franca Ciampi.
Un fiume in piena che Mauro deve arginare questo pentimento di Repubblica.
Irrompe un nuovo Buscetta: Curzio Maltese s’è pentito di essersi speso come qualificato autore della Rai di Mario Baldassarre.
Adesso ha capito: “A saperlo prima, aspettavo e facevo l’autore di Flavio Cattaneo. Non posso farmi licenziare”.
Tutti pentiti.
Michele Serra, invece, pentito di avere difeso i no global, s’è rifatto prendendosela con le tifoserie (tanto fanno le stesse cose, ha detto), rubando però la prosa del senatore Riccardo Pedrizzi.
Tutti pentiti.
Franco Cordero s’è pentito di avere scritto la sua bella milionata di battute di paginoni contro “il Signor B.” e si dice pronto a fare meglio con “il Signor P.”, tanto, dice, “Prodi si salverà solo con il lodo Schifani”.
Sandro Viola è pentitissimo di tutte le vacanze passate a Cetona, Ansedonia e Cortina in mezzo ai ricchi che parlano male di Berlusconi, a cominciare da adesso, vacanze solo a Ladispoli, Torvajanica e Tondicello della Plaja, dove almeno, nei ristoranti, ci sono le foto di Berlusconi con l’autografo, altro che Pirani.
Pirani risulterebbe pentito, ma vuole sapere se il Fondatore è d’accordo.
D’accordo senz’altro il Fondatore che, da par suo, ha avviato un pentimento filosofico. Praticamente è partito da Io, raccomandandosi con Eschilo, quindi è approdato all’Io di Spinoza, dopo di che è arrivato all’Io-Tu di Martin Buber per accettare infine le notazioni di Orietta Berti: Io, Tu e le Rose. Umberto Galimberti, pentito dell’heideggerismo, coinvolto nel dibattito avviato, da par suo, dal Fondatore, ha invece offerto un saggio sulla rilettura di Domenico Modugno: “Io, solo Io, sempre Io, vicino a teeeee…”.
Il fondo di domani, del Fondatore s’intende, avrà questo titolo di significanza e pregnanza gozzaniana: “Amo le rose che non colsi, Io”. Io: tu e le rose.
Tutti pentiti a Repubblica, perfino Natalia Aspesi che non s’è pentita di avere scritto il dépliant réclame della berlusconiana Milano2, s’è pentita di avere scritto bene del film di Marco Bellocchio: “Ne parlano bene i giornali di destra”.
Tutti Buscetta sono a Repubblica, anche Enzo Siciliano non s’è pentito di avere scritto il dépliant réclame della berlusconiana Milano2, ma s’è pentito assai assai di sostenere sempre Mario Fortunato. Ha già pronto un elzeviro di elogio per la maturità letteraria di Dacia Maraini.
Infine Bocca, Giorgio Bocca è pentito ma non si sa perché. Esausto dei rinfacciamenti.
da il Foglio
saluti




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