In un incontro avvenuto a Warmbad, in Austria, il presidente del Friuli-Venezia Giulia, Riccardo Illy, e il governatore della Galizia, Jorg Haider, hanno messo a punto il progetto per la costituzione di una macroregione che comprenda oltre al Friuli e alla Galizia parte della Slovenia, l’Istria croata, la Regione Montana di Fiume e che dovrebbe avere un rappresentante comune a Bruxelles, nell’Unione Europea.
Benché allo stato ancora embrionale si tratta di un progetto molto interessante perché va in direzione di quell’Europa delle Regioni, e non più degli Stati nazionali, che è lo sbocco naturale del Vecchio continente se riuscirà ad unirsi, oltre che economicamente, anche politicamente e militarmente. Una via che Umberto Bossi, il leader della Lega, ha avuto l’intuizione e il merito di indicare per primo, una quindicina di anni fa, anche se, probabilmente, con troppo anticipo sui tempi.
Lo Stato nazionale infatti ha oggi perso quasi del tutto la sua funzione. Era nato, essenzialmente, per assicurare la difesa e per motivi commerciali, cioè per snellire gli scambi abolendo i dazi. Oggi, con l’Ue, quell’antico motivo commerciale è del tutto sorpassato dall’abolizione dei confini economici e doganali. D’altro canto nessuno Stato nazionale europeo, preso singolarmente, è oggi più in grado di assicurare da solo la propria difesa e di portare avanti una efficace politica estera — ed ecco perché la necessità dell’unione politica e militare del Vecchio Continente — ma nessuno Stato è sufficientemente omogeneo e coeso, culturalmente, socialmente, economicamente — e l’Italia ne è un esempio evidente — per dare una risposta agli interessi localistici e ai sentimenti identitari.
Nell’Europa del futuro quindi i punti di riferimento periferici non saranno più gli Stati nazionali ma le Regioni che non saranno le Regioni o i Lander che ci sono ora, ma aree territoriali diverse, omogenee dal punto di vista culturale, sociale, economico, che potranno benissimo superare gli attuali confini nazionali, com’è il caso “in fieri” del Friuli e della Galizia, ma anche della Riviera di ponente, della Costa azzurra e della Provenza o della Savoia francese urnita a quella italiana e così via.
Questo però sarà possibile solo in un’Europa unita politicamente. Ed è per questa futura Europa che vale la pena pagare i prezzi dell’Europa solo economica attuale. Altrimenti <TB>questi prezzi, assai salati come ogni cittadino può constatare sulla sua pelle, non hanno nessun senso, se non quello di arricchire i soliti noti.
Massimo Fini




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