E' il Veneto la seconda lingua più parlata in Brasile, dove negli stati del sud, oggi, ci sono almeno 18 milioni di discendenti dagli emigranti veneti che 120 anni fa costruirono una parte di questo continente. Essi costituiscono almeno il 70% dei 27 milioni totali di discendenti degli emigranti italiani che si recarono nel sud Brasile, contribuendo perfino alla formazione di nuove figure culturali, come il gaucho-veneto, pioniere dominatore della natura e delle avversità, colonizzatore la cui figura romantica pervasa dalla caratteristica iconografia etnica ( bombacha di matè, poncho, ecc) è ancora molto celebrata laggiù. La, fino a qualche decennio fa, la lingua usata da milioni di emigranti, veneti, lombardi, emiliani, toscani, era il Taliàn, sorta di risultante derivata da un miscuglio di diversi veneti con infiltrazioni dialettali lombarde e termini italianizzati di portoghese-brasiliano.Una lingua, il Taliàn, che ha finito per prevalere su tutti gli emigranti, anche quelli di origine meridionale. Oggi, nel sud del Brasile come in Italia, c'è un fiorire di iniziative per la rivalutazione di questa lingua che è stata definita l'ultima lingua neolatina nata. Il Taliàn nel sud del Brasile è oggi entrato in uso nelle radio, televisioni, giornali e libri, per rivalutare una lingua che i Brasiliani avevano proibito e che rischiava di andare perduta. Una lingua parlata in sperdute cittadine dell'Argentina dove a volte il 90% della popolazione è veneta-friulana ed è ancora comunemente usata, perfino dagli indios che sono una minoranza.
E' tutto un fiorire di iniziative comuni con i fratelli del Veneto, interi siti Internet sono e scrivono in veneto e non solo per vezzo: molti di questi emigranti non capiscono bene l'Italiano, lingua che comunque all'epoca delle emigrazioni era parlata solo dal 3 per mille degli emigranti, quindi preferiscono scrivere in Taliàn. Perfino il sottoscritto ha un carteggio via e-mail con un abitante della cittadina messicana di Chipilo dove da 120 anni una colonia di famiglie provenienti dal paesino trevigiano di Segusino usa il veneto come lingua di comunicazione ed è oggetto di studio da parte di linguisti nord americani: è un veneto arcaico pedemontano, che ricorda curiosamente il lombardo in molti vocaboli e nella costruzione della frase.
Oggi la regione Veneto ha stabilito trattati commerciali diretti con tutta l'area est-Europea: sono stati stipulati accordi di interscambi con le nazioni emergenti dell'Europa centro-orientale come l'Ungheria, la Slovenia, la Romania. Il Veneto di oggi si muove in modo dinamico ed autonomo in una area storicamente congeniale a questa regione. E lo fa sempre più come entità autonoma piuttosto che come regione dello stato italiano, con uno spirito di indipendenza e intraprendenza che ricorda da vicino qualcosa che viene da lontano




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