Decine di migliaia di pacifisti manifestano a Londra invocando il ritiro dei soldati britannici dall'Iraq. La popolarità del primo ministro è crollata: secondo un sondaggio del Financial Times il 64% della popolazione ne disapprova l'operato.
La disparità tra le cifre date dalla polizia e quelle degli organizzatori della manifestazione che ieri ha invaso il centro di Londra non potrebbe essere maggiore. Segno che questa volta la protesta ha dato davvero fastidio. Ammettere che tantissima gente si è riversata nelle strade per dire no all'occupazione dell'Iraq e dunque per protestare contro la politica del governo Blair, è davvero dura. Alla vigilia del congresso Labour, poi. Così la polizia ha deciso di fissare a ventimila i partecipanti (ma va detto che fino alle sei di sera parlava ostinatamente di diecimila). Gli organizzatori parlano invece di centomila. E francamente, considerando che proprio la polizia ci tiene sempre a precisare che Trafalgar square può contenere cinquantamila persone, fatti due conti, ieri ce n'erano molti di più. La piazza straripava: passare attraverso questa moltitudine di persone era quasi impossibile. Gli organizzatori avevano sicuramente ragione e il messaggio a è arrivato forte e chiaro al primo ministro laburista Tony Blair.
«Basta guerra, basta menzogne». La giornata del premier per la verità non si era aperta granché bene: i giornali avevano titoli eloquenti in prima pagina; «il congresso del Labour alle porte (si apre oggi a Bournemouth) sarà per Tony Blair il più difficile». Ma il boccone più amaro per Blair proveniva dal Financial Times. Il quotidiano economico infatti ha pubblicato i risultati di un sondaggio condotto tra l'11 e il 16 settembre e per la prima volta il premier è in seria difficoltà. Perché non è più solo un problema di popolarità: il 50% degli intervistati dal quotidiano infatti si dice d'accordo con la seguente frase, «è arrivato il momento per Tony Blair di dimettersi e passare il testimone a qualcun altro». Una frase che viene resa ancora più esplicita dalla risposta ad un'altra domanda: come votereste se ci fossero elezioni politiche domani? Se il leader del Labour fosse ancora Blair, la maggioranza degli elettori lo voterebbe, ma con uno scarto sul partito conservatore del 9%.
Se però a capo del partito laburista ci fosse Gordon Brown (attuale ministro del tesoro) allora lo scarto sui conservatori sarebbe del 15%. A dimostrazione del fatto che gli elettori britannici pensano che il Labour sia il partito migliore, ma ritengono che un cambio al vertice sarebbe dovuto e gradito. Soltanto il 39% degli intervistati dal Financial Times pensa che Blair debba rimanere al suo posto. Ma il 64% dice di non essere soddisfatto dell'operato del premier.
Ieri alla manifestazione questi sentimenti si sono visti tutti. Perché l'enorme fiume umano che ha marciato da Hyde Park fino a Trafalgar square era più variegato che mai. I cartelli degli organizzatori (Stop the war coalition, la Muslim british association e la Campaign for nuclear disarmament) riproducevano slogan semplici ma molto efficaci. La scritta Bliar campeggiava ovunque, dove l'anagramma di Blair sta a significare B (per Blair) liar per bugiardo. E poi ancora c'erano i cartelli con scritto «Basta menzogne» e «No all'occupazione dell'Iraq». Ma poi c'era la miriade di cartelli fatti in casa. E quelli parlavano altrettanto chiaro: Blair a casa, chiedevano molti. Ma anche «Gli elettori Labour non hanno votato per la guerra ma per la pace». E ancora «Bush e Blair terroristi». Come sempre la manifestazione ha posto l'accento sulla necessità di porre fine all'occupazione della Palestina da parte di Israele. Ieri poi molti cartelli riproponevano un interrogativo inquietante che cerca risposta nel prossimo verdetto di Lord Hutton. «David Kelly: suicidio o omicidio? Vogliamo sapere», decretava un cartello homemade, autoprodotto, issato da un distinto signore in giacca e cravatta.
Accompagnate dalla musica e dagli slogan, le migliaia di manifestanti hanno marciato attraverso Piccadilly circus per arrivare a Trafalgar square. In mezzo al corteo ci sono state improvvisate messe in scena delle atrocità commesse in Iraq nei confronti dei civili. Le migliaia di dimostranti giunti da ogni parte del paese con i pullman organizzati dalla Muslim british association portavano le foto dei bambini uccisi nei bombardamenti della coalizione, i danni collaterali. Moltissime le maschere di Bush e Blair e con la visita del presidente americano imminente (sarà a Londra in visita ufficiale a novembre) i manifestanti hanno trovato il modo per scambiarsi idee e suggerimenti sull'accoglienza da riservargli.
Sul palco si sono susseguiti numerosi gli interventi. Su tutti da sottolineare quello del regista Ken Loach, da sempre schierato contro le guerre di Tony Blair. Ma hanno preso la parola anche il leader storico della sinistra Labour, Tony Benn che ha ricordato che ieri, come a Trafalgar, anche in Scozia e in Irlanda migliaia di persone sono scese in piazza per dire no all'occupazione dell'Iraq.




Rispondi Citando