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    Thumbs up A Verona vince la Lega dei duri. Tosi riprende il comando del Movimento

    Il nuovo corso del partito, commissariato da Stefani, puntava su Robertino Vicentini. Che alla fine si è dovuto ritirare

    Tosi si riprende la Lega nord

    Il congresso elegge segretario provinciale la camicia verde Bragantini



    di Maurizio Battista < CF13> Fla vio Tosi si è ripreso la Lega. Dovevano fargli la festa, ma alla fine ieri all’hotel Montresor di Bussolengo a festeggiare era lui con il nuovo segretario provinciale: quel Matteo Bragantini, 28 anni, camicia verde della prima ora, che espone le inchieste di Papalia come medaglie e che l’altro giorno si è incatenato sotto le colonne di Palazzo Barbieri per protestare con la politica comunale nei confronti degli zingari, ritenuta troppo «buonista».
    Doveva essere il congresso che avrebbe segnato il declino di Flavio Tosi, 34 anni, consigliere regionale e capogruppo in Consiglio comunale: era stato estromesso dalla segreteria con un commissariamento morbido, che aveva portato Stefano Stefani a guidare il partito assieme a Emilio Zamboni. Il nuovo corso ha puntato su Robertino Vicentini pensando che Tosi sarebbe rimasto defilato. Ma la partita è stata ribaltata. Da quasi un anno questa nuova linea, centrista, governativa, aveva ripreso in mano la Lega, rifatto il tesseramento, gestito le elezioni della primavera scorsa. Tosi aveva chiesto e ottenuto il congresso provinciale: «La Lega è con me», aveva sempre detto. L’ultimo passo, per i sostenitori del nuovo corso, era quello di eleggere un proprio segretario. E avevano puntato su Robertino Vicentini, per anni assessore di San Giovanni Lupatoto, un pedigree di amministratore e leghista di prim’ordine: doveva essere il segretario in pectore, ha dovuto fare l’agnello sacrificale.
    Su Tosi e la sua gestione in questi ultimi mesi, e fino a ieri, sono piovuti anatemi: «gestione troppo familiare», nel senso che per la Lega vive tutta la famiglia, dalla sorella Barbara ai genitori. «Politica troppo estremista», per colpa di quelle sale prenotate in Comune per le conferenze stampa di Forza Nuova e quei flirt con i tradizionalisti cattolici. Insomma, «bisogna voltare pagina» era la parola d’ordine di quelli che i sostenitori di Tosi chiamano «colonnelli democristiani». È una divisione interna non solo veronese, ma anzi parte dal livello nazionale: da Stefano Stefani a Roberto Calderoli (vicepresidente del Senato e coordinatore nazionale) passa l’asse governativo-istituzionale; da Giancarlo Giorgetti (presidente della commissione Bilancio della Camera) a Giancarlo Gentilini (pro sindaco di Treviso) passa invece la trincea dei duri, quelli pronti a fare qualunque battaglia sul territorio in nome della Lega.
    «Voltare pagina» significava quindi evitare che il partito tornasse sotto il controllo di Tosi, ma Tosi ha dimostrato ieri nella sala convegni dell’hotel Montresor di avere i numeri, la base, il consenso e l’appoggio del deputato Federico Bricolo (quello che si batte poler chiudere le moschee e per rendere obbligatorio il crocifisso nelle aule scolastiche-ndr), prendendosi da centinaia di iscritti un’ovazione «che mi ha commosso».
    E pensare che solo poche ore prima, alla vigilia, girava voce tra i bene informati, che «bisogna cambiare linea, perché Bossi non lo vuole, Bossi Tosi non lo vuole proprio».
    E lui, a scanso di equivoci, non si è candidato in prima persona, lasciando dopo sei anni la segreteria, ma ha mandato avanti Matteo Bragantini, suo fedelissimo scudiero. Un duello, Vicentini-Bragantini che nessuno si aspettava, tantomeno gli sponsor del nuovo corso che confidavano nel fatto che Tosi e i suoi si sarebbero tenuti alla larga. Il congresso ha così vissuto momenti d’impasse, con la presentazione di ricorsi, discussioni procedurali, esami da parte della commissione verifica poteri e così via per un’ora e mezza. Spazio per il dibattito politico, poco o nulla. Poi le mediazioni di Gobbo e Calderoli hanno consentito di trovare una via d’uscita: chi era disponibile a ritirarsi dalla competizione? Bragantini ha consultato Tosi e ha opposto un netto rifiuto, forte anche dei numeri; Robertino Vicentini ha fatto il nobile gesto consentendo di sbloccare la situazione, anche perché Gobbo aveva detto chiaro e tondo che il congresso, con oltre 500 delegati in sala, doveva andare avanti: farlo saltare sarebbe stato un errore.
    Si è ripartiti quindi con un candidato unico, ma che questo fosse anche unitario è stata un’illusione svanita non appena sono stati resi noti i risultati: 548 accreditati, 468 votanti: 80 sono andati via subito. I voti: 288 per Bragantini, 65 nulle e 115 bianche. In totale, 288 voti contro quelle 180 schede (tutte?) di chi non poteva votare il proprio candidato perché ritiratosi. Ma perché Vicentini s’è ritirato? «Preferisco non dire nulla, scusate».
    L’affermazione della linea «dura» di Tosi-Bragantini è ancora più larga nel direttivo dove riesce ad eleggere sei rappresentanti su nove: due terzi del partito.
    Tutto finito qui? Macché. La ritirata, giurano quelli che avevano portato Robertino Vicentini, sarebbe solo strategica. La prossima mossa sarà la nomina di un coordinatore politico, come previsto da circolari interne, che spetta direttamente al segretario veneto Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso, ieri sempre presente in sala. Sarà questo il «contrappeso» alla vittoria degli «estremisti»? Lo slogan: «Non voglio democristiani ma guerrieri» «Nella Lega voglio guerrieri, non democristiani». Matteo Bragantini ha messo subito le cose in chiaro, nel suo discorso al congresso: il suo slogan è un condensato, magari ruspante, dello scontro politico interno. E nel caso questa «parola d’ordine» non fosse stata abbastanza chiara, il baby segretario, 28 anni, laureando in Economia e commercio, apriva la giacca blu: sotto, la camicia verde con lo stemma della Brigata Leon, quella per cui è stato indagato dal procuratore capo Guido Papalia assieme ad altri 39. Inchieste e «imprese» che porta in giro come un medagliere appuntato sulla camicia verde: «Sono indagato anche per la questione degli zingari (violazione della legge Mancino-ndr); mi sono incatenato l’altro giorno davanti al municipio. Ho fatto tutte le battaglie della Lega», si racconta Bragantini, «sono stato segretario circoscrizionale, sono segretario cittadino e consigliere veneto della Lega».
    C’è un parte della Lega che vi critica perché siete troppo estremisti; voi rispondete che non volete democristiani...
    «Sono entrato nel movimento nel 1994 e per me la linea politica di Bossi è stata una sola, chiara: Padania. L’obiettivo è di essere padroni a casa nostra con il decentramento e il federalismo fiscale. Non vedo contraddizioni nella Lega: lo stesso Bossi è governativo, ma non è certo un moderato, è favorevole alle messe tradizionali ma critica i democristiani».
    Alla Lega servono guerrieri e non democristiani, lei dice, però c’è chi vorrebbe portare la Lega verso una politica più centrista...
    «Spostarsi al centro? È già molto affollato. Noi siamo nella Casa delle libertà finché i patti vengono rispettati e dobbiamo mantenere la nostra identità, marcandola in modo chiaro sul territorio».
    Con le battaglie contro gli zingari?
    «Riprenderemo questa battaglia e anche altre. Non rinnego nulla del mio passato. Ma vorrei allargare il gruppo dirigente della Lega, coinvolgere più iscritti possibile e fare della Lega un’unica famiglia, senza divisioni. Stimo molto il lavoro di Tosi, che mi darà una mano nella gestione della segreteria».
    Marcare l’identità: anche alle elezioni provinciali?
    «La strategia politica viene decisa da Bossi. Io asupico che si possa andare da soli al primo turno, con un apparentamento al secondo: è la strategia vincente, che ha già funzionato».
    E Flavio Tosi, segretario uscente, come replica alle critiche degli ultimi mesi?
    «Di sicuro non sono un moderato e non lo sono mai stato perché incarno il comune sentire del popolo. Ma non sono certo un estremista. Ho sempre cercato di seguire al meglio, anche sbagliando forse, la linea di Bossi, prendendo ad esempio Giancarlo Gentilini o Cesarino Monti (sindaco di Lazzate)».
    Hanno cercato di far finire l’era Tosi?
    «È una lettura che non credo risponda alla realtà dei fatti; con i vertici del movimento non ci sono stati problemi e credo che nelle decisioni degli ultimi mesi non ci fossero motivazioni personali nei miei confronti. Sono contento che alla segreteria ci sia la persona giusta che ha tempo, capacità e che nella Lega ci crede».
    Ecco i nove eletti nel direttivo provinciale: Paolo Tosato, Adelino Brunelli, Massimo Bettarello, Stefano Vicentini, Italo Bonomi, Maurizio Trevisani, Livio Dal Bosco, Antonio Pegoraro, Giovanna Negro.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Re: SONO CONTENTISSIMA!

    Originally posted by Der Wehrwolf
    Il nuovo corso del partito, commissariato da Stefani, puntava su Robertino Vicentini. Che alla fine si è dovuto ritirare

    Tosi si riprende la Lega nord

    Il congresso elegge segretario provinciale la camicia verde Bragantini

    C’è un parte della Lega che vi critica perché siete troppo estremisti; voi rispondete che non volete democristiani...
    e io ne sono contentissima, era quello che speravo assolutamente, ho tirato un bel sospiro di sollievo, con Matteo, che è tra i più brillanti giovani dirigenti del movimento, la Lega veronese ripartirà subito d'impeto verso nuove conquiste...

    Il messaggio è chiarissimo per tutti poi: qui a Verona non c'è posto per moderatini, democristian-leghisti, padamericani, padaliberisti e affini.
    No, noi gentaglia del genere non la vogliamo proprio.


 

 

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