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Discussione: La realtà virtuale

  1. #1
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    Predefinito La realtà virtuale

    Mi è accaduto di leggere un breve scritto di Elemire Zolla sulla realtà virtuale. Devo dire che prima di leggere questo saggio mi ero già imbattuto in alcune "stroncature" di questa suggestione del famoso studioso di sciamanesimo e misticismo. E' curioso il fatto che abbia reperito simili rilievi critici proprio su un mezzo virtuale come internet, un ambiente dove in effetti la realtà si scompone e si fa meno solida; ma non è di internet che tratta lo scritto di Zolla. Si tratta invece delle esperienze virtuali con guantoni e caschi che erano di gran voga alcuni anni fa e di cui oggi sento parlare un pò meno.
    Alcune delle "intuizioni" dell'Autore sono davvero interessanti: lo dico sottovoce perchè nel mio scetticismo diffidente e superstizioso sono restio alle trovate eccentriche.
    Eppure proprio l'eccentricità, se così si può dire, della realtà virtuale è il dato da cui Zolla muove cun una certa acutezza. In particolare non pare all'Autore casuale che proprio il Giappone abbia battuto questa nuova strada; nella lingua giapponese non esiste un singolo termine per indicare il concetto di "io", l'egoità- giustamentecriticata da maestri insigni della mistica cristiana- vi è affatto assente ed anzi "io" non è mai usato come pronome, dimodochè il giapponese, specie se buddista, è abituato a riferirsi a sè in modo impersonale e relativo. La realtà virtuale costituirebbe perciò un superamento ulteriore della falsa unità autocentrata dell'ego e la frantumazione della realtà sensibile da essa realizzata sarebbe affine ad un clima buddista. Per il buddismo infatti l'io non è che un aggregato contingente ed illusorio, un cocchio senza cocchiere che non vale più della somma dei suoi singoli elementi.
    Secondo Zolla allora la realtà virtuale stride con il materialismo e il pragmatismo occidentali, che hanno bisogno di una soggettività ben salda e diventa viceversa adatta alla riproduzione di stati mistici, nei quali l'individualità si scioglie e la realtà viene percepita ad un livello diverso, svincolato dai sensi corporei.
    Ma il caschetto ed i guanti con gli elettrodi offrono tutto ciò gratis, senza sforzo; manca il lavoro spirituale, il rito, l'operazione necessitante.
    Non è un'obiezione mia, è lo stesso Autore a sollevarla.
    Solo, Zolla la risolve anche senza grossi scrupoli, in modo che definirei virtuale. E' talmente calato nel tema che anche le obiezioni e i dubbi vengono superati virtualmente, quasi con mollezza intellettuale e con ironico svicolare.
    Ecco cosa risponde all'apputo di cui sopra, cioè che un'illuminazione bisogna raggiungerla con propri mezzi e propri sforzi: "può anche darsi che noi si sia suggestionati dal principio economico che il guadagno è subordinato alla fatica per ottenerlo [...] Di fatto la pratica mistica non è necessariamente condizionata a una purificazione, già lo sapevano i redattori delle teologie mistiche cattoliche d'altri tempi".
    Non è male, però non riesco a convincermi. Che cos'è una purificazione? Che cos'è l'illuminazione? Perchè le due cose dovrebbero esero legate o viceversa indifferenti l'una all'altra?
    L'illuminazione, la luce mistica è una scopeta interiore, anche questo l'hanno detto i teologi e i mistici cattolici d'altri tempi. Per esempio l'ha affermato con chiareza meister Eckhart e se non avessi una cultura così leggera ne potrei sicuramete citare altri.
    Dunque il fine dell'iniziazione la scoperta del vero Sè, del nocciolo imperituro della personalità. Tralasciamo un momento il problema della preventiva purificazione. Se l'illuminazione è quello che ho detto, come si può anche solo pensare che possa rendersi in una virtual reality? l'illuminazione, il nirvana, la grazia, sono realtà attuali e non possono virtualizzarsi senza perdere il loro senso; la realtà virtuale sconta qui il suo carattere solo decostruttivo e non può dare niente alla persona che essa non avesse già.
    A questo punto la seconda domanda diventa meno urgente, e in ogni caso dicendo che si può fare a meno di una previa purificazione si vuole solo alludere a diverse vie ugualmente efficaci.

    Cari forumisti, avrei piacere di conoscere le vostre impressioni e conclusioni su questo tema che ho lasciato volutamente aperto.

  2. #2
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    la realtà virtuale è frenata dai costi di sviluppo altissimi e dalla resa grafica ancora troppo limitata.
    per ora non se ne parla.

  3. #3
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    Interessante spunto di riflessione, che, pur balenato anche a me in qualche occasione, non ho mai avuto modo di approfondire.
    Per questo mi limito ad un commento flash (onde non banalizzare questo importante capitolo).
    La realtà virtuale non svincola affatto dall'io; ed è legata al mezzo sensibile. Il passaggio da quella reale a quella virtuale non lo paragonerei ad un passaggio all'intelletto, quanto ad un affinamento - in una persona che diventi cieca - del canale auditivo, e alla conversione degli stimoli visivi in stimoli sonori, e tattili.
    C'è sempre un manas che media; cambia solo il gioco tra i bhuta (per usare i termini dei testi vedantini).
    E' illusione nell'illusione.

  4. #4
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    In Origine Postato da Vahagn
    Interessante spunto di riflessione, che, pur balenato anche a me in qualche occasione, non ho mai avuto modo di approfondire.
    Per questo mi limito ad un commento flash (onde non banalizzare questo importante capitolo).
    La realtà virtuale non svincola affatto dall'io; ed è legata al mezzo sensibile. Il passaggio da quella reale a quella virtuale non lo paragonerei ad un passaggio all'intelletto, quanto ad un affinamento - in una persona che diventi cieca - del canale auditivo, e alla conversione degli stimoli visivi in stimoli sonori, e tattili.
    C'è sempre un manas che media; cambia solo il gioco tra i bhuta (per usare i termini dei testi vedantini).
    E' illusione nell'illusione.
    Caro Vahagn,
    è quello che penso anch'io. Infatti ho trovato il saggio del prof. Zolla affascinante, e proprio in questa "fascinazione" si cela l'ambiguità e la falsità di ogni prospettiva ipertecnologica. Non è tanto il mondo concreto e "solido" ad essere illusorio - in tal caso la realtà virtuale sarebbe effettivamente una oppotunità da considerare- quanto il gioco che lo crea e ce lo fa apparire pienamente reale. Lo spettacolo dei burattini è sensato solo per chi manovra i fili dei pupazzi, ma se la parte attiva è delegata ad un "cervello elettronico" allora si tratta solo di un ispessimento del velo di ignoranza e incoscienza. Piuttosto la realtà virtuale genera un paradosso; visto dall'esterno può ricordare una danza menadica o appunto la scena degli uomini-marionetta che alcune tradizioni hanno valorizzato; che poi alla realtà virtuale sia immediatamente associata l'idea del sesso virtuale è anche un dato significativo. Il paradosso non spiega niente, solo fa presentire una verità superiore che sfugge alla nostra attuale condizione; appunto perhè sfuggente, a noi si presenta nella veste del paradosso. La realtà virtuale è ciò che si avrebbe nella realtà quotidiana solo che gli uomini dismettessero i propri vani sforzi di essere attivi di fronte a se stessi. E se ciò avvenisse il paradosso sarebbe completo, talchè chi ne fosse immune, avendolo assimilato e superato, potrebbe già chiaramente collocarsi su di un piano superiore.

  5. #5
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