Messaggio cifrato
di Arturo Diaconale
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Dicono che sia tutto riconducibile ad una questione di cene. Di quella effettuata a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini e Marco Follini e quella che non si è mai tenuta, tanto meno in casa del presidente del Consiglio, tra lo stesso Premier ed i capi della nuova supercorrente interna di Alleanza Nazionale Storace, Alemanno, Matteoli ed Urso. Dicono anche che se dopo aver ospitato a tavola i massimi rappresentanti dell’Udc il Cavaliere avesse offerto un caffè ai reduci del convegno correntizio di Fiuggi, l’incidente tecnico alla legge Gasparri non ci sarebbe mai stato. Dicono, infine, e con questa chiacchiera il cerchio si dovrebbe chiudere, che il segnale di ieri è solo in parte rivolto a Berlusconi. Il vero destinatario sarebbe Gianfranco Fini che da questo momento in poi deve prendere coscienza di non essere più il padrone assoluto del partito di via della Scrofa.
Ed, in subordine, il coordinatore Ignazio La Russa, che deve a sua volta imparare che i tempi dell’obbedienza pronta, cieca ed assoluta all’interno di An sono stati definitivamente cancellati dall’arrivo della supercorrente social-liberista fatta da antiberluscones che non vogliono liquidare Berlusconi ma pretendono di trattare con lui direttamente. Se queste dicerie rispondono al vero, l’incidente alla legge Gasparri è del tutto simile a quelli che avvenivano nella Prima Repubblica ogni qual volta una corrente o un personaggio politico di un qualche rilevo voleva dare un segno di vitalità o aveva qualche rivendicazione da avanzare. Quando scattava l’ora dei “franchi tiratori” tutti capivano che si era aperto un problema politico. Qualcuno voleva andare al governo e creava le condizioni per il rimpasto o la crisi pilotata, qualche altro chiedeva posti e maggior potere, qualche altro ancora mirava ad un qualche riassetto interno di partito, ovviamente di uno dei quelli della maggioranza.
Diciamo la verità: i vecchi democristiani, quelli che Umberto Bossi non si stanca mai di insultare, erano dei maestri nell’arte di lanciare messaggi inequivocabili attraverso gli sgambetti e gli scossoni parlamentari. Ieri ad imitarli sono stati gli esponenti della minoranza interna di An. Che avranno pure le loro buone ragioni, ma che non tengono conto né dei tempi cambiati, né della lezione del passato. I vecchi Dc operavano all’interno di un partito del 30 per cento mentre An supera a stento il 10. E, soprattutto, quei geniali giochi di rimbalzo e di rinterzo sono stati talmente geniali che la Prima Repubblica è crollata e la grande Dc non c’è più. Gli elettori, si sa, alla lunga si stufano dei troppo furbi!


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