da rainews24.rai.it
A settantacinque anni si è spento Gore Vidal, da tempo malato. Vidal è lo scrittore eretico degli Stati Uniti, messo al bando dalla comunità letteraria americana per lo spudorato outing del romanzo "La statua di sale". Ora come ora è alle prese con la stesura di una sorta di contro-storia americana, una grandiosa saga quasi di "fiction", in cui lo scrittore dà fondo a tutto il suo istinto visionario e dietrologico (come quando, ad esempio sostiene che John Fitzgerald Kennedy era nel pieno di una crisi di morbo di Addison mentre doveva decidere se spedire i missili su Cuba). Questo enorme affresco comprende per il momento sette titoli, dal romanzo "Empire" al suo capolavoro "Burr" all'ultimo straordinario "The Golden Age", che ha suscitato reazioni opposte oltreoceano (esaltate e infastidite).
Nato nel 1925 a West Point, rampollo di una grande famiglia del Sud, il suo nome è un collage del nome della madre e del padre. Nipote fra l'altro del senatore Gore e inizialmente avviato anch'egli ad una carriera politica è divenuto invece una delle voci più attente e più ascoltate d'America, grazie al suo inesauribile talento. Subisce lo choc della seconda guerra mondiale, dove svolge la mansione di ufficiale, esperienza che lo segna profondamente, come solo i grandi avvenimenti della storia sanno fare. In seguito, la voce della letteratura che tanto scalpitava dentro di lui ha modo di emergere e lo condurrà alla stesura del primo, importante romanzo, quel "Williwaw" che lo vedrà incensato dalla critica. E non solo per il precoce esordio ma per la già grandissima qualità del suo stile e delle tematiche trattate.
Personalità travolgente e controcorrente, si è sempre fatto portavoce dei diritti civili e delle minoranze, combattendo strenuamente l'ipocrisia borghese che, a dire di Vidal, infestava l'America del dopoguerra. Col tempo, anche forte del celebre outing prima ricordato, si è trasformato in portavoce dei gay e "coscienza critica dell'impero" come ama definirlo la nostra maggiore americanista, la ben nota Fernanda Pivano. Dopo lo scandalo della pubblicazione nel 1947 di "The city and the the Pillar", un romanzo dichiaratamente omosessuale, Gore Vidal tentò la strada del teatro, scrivendo diverse pièce di successo e poi quella del cinema, dove si cimenta sia come sceneggiatore che nelle vesti di attore (indimenticabile la sua comparsa in "Gattaca").
Ad ogni modo, avendo capito che la politica, volenti o nolenti permea tutto il nostro vivere e si infiltra nelle più minute scelte del nostro quotidiano, non dimentica l'impegno politico, che lo conduce ad una vera e propria carriera in tal senso. Si candida al Senato e al Congresso e diventa un attivissimo commentatore politico. Eclettico e dissacrante è anche autore di romanzi gialli con lo pseudonimo di Edgar Box e ha vinto nel 1993 il National Book Award con la sua raccolta di saggi "United States Essays" 1952-1992. Aman




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