di Vittorio Feltri
Una volta si diceva ci fosse una profonda differenza tra il Paese
legale e il Paese reale.
In parole semplici, molti erano convinti che il Palazzo non
rappresentasse fedelmente gli italiani benchè questi esercitassero
democraticamente il loro diritto al voto.
Probabilmente il concetto esprimeva una parte di verità, non tutta: le
istituzioni erano cioè peggiori dei cittadini, ma non troppo.
Oggi abbiamo una certezza: il Paese reale non assomiglia al paese
descritto dai media.
La dinostrazione è negli ultimi sondaggi che forniscono dati
sconcertanti.
Mentre giornali e tv danno per spacciato iol premier e la sua
maggioranza sul punto di sgretolarsi, e parlano di una Patria aull'orlo
del precipizio, desisa se non disprezzata in Europa e nel Mondo, i
risultati delle indagini demoscopiche dicono il contrario.
Nel numero odierno del "Giornale" sono pubblicate varie tabelle, e dimostrano che le cose stanno così.
A titolo esemplicativo cito che il 68,7 per cento degli elettori, sette su dieci, seguitano ad avere fiducia nel Presidente del Consiglio.
Una percentuale altissima, assai superiore a quella dei voti raccolti dal centrodestra alle consultazioni del 2008.
Significa che anche parecchioa gente "colpevole" di aver disertato le urne un anno e mezzo fa, tutto sommato considera il Cavaliere degno di rimanere a capo dell'esecutivo.
Altre cifre inducono alla rifflessione.
Riguardano lew intenzioni di voto.
Il PdLl sale al 38,1 per cento e la Lega al 9,9.
Il Pd invece scende al 20,5 e i dipietrisisti si assestano all'8,4.
Se il Parlamento si sciogliesse, e non ce lo auguriamo, e se fossimo chiamati anticipatamente nella prossima primavera ai seggi, il centrodestra di Berlusconi non avrebbe difficoltà ad aggiudicarsi ancora i numeri per governare.
A proposito di governo, il sondaggio in questione è perentorio: il gabinetto in carica- criticatissimo e spernacchiato dall'opposizione - conquista un 54 per cento di giudizi positivi,
I dati insomma rivelano l'infondatezza dei motivi addotti dalla sinistra secondi i quali il premier e la sua compagine ministeriale dovrebbero andarsene a casa, favorire la composizione di una nuova maggioranza e la nascita di un esecutivo istituzionale con l'incarico di gestire l0emergenza e le riforme di sistema invocate dai catastrofisti di "La Repubblica".
La quale- insieme con i mezzi di comunicazione ad essa accodati- farebbe bene a meditare sul senso delle proprie campagne distruttive.
Lodo Alfano o non Lodo Alfano, Lodo Mondadori o non Lodo Mondadori, collaborazionismo delle toghe rosse o no, scandalo delle sottane o no, libertà di stampa o no, attacchi dall'estero o no, Silvio Berlusconi continua a riscuotere una quantità impressionante di consensi.
I suoi avversari che gridano, quindi, sprecano il fiato, come le penne, i microfoni e le telecamere impegnate nella demolizione di Silvio perdono tempo.
Gli italiani non sono stupidi quanto qualcuno erroneamente pensa, ma valutano il premier cob il metro oggettivo dell'operosità e dell'efficienza.
Si ricordi la sinistra: per battere il Cavaliere non bisogna sgambettarlo, ma fare meglio di lòui e meritarsi più suffragi, se si è capaci.
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saluti




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