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Discussione: 09 Ottobre 1963

  1. #1
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    Predefinito 09 Ottobre 1963

    http://vajont.freeweb.org


    Non dimentichiamo.

  2. #2
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    Predefinito Ancora....

    IL RACCONTO DEL VAJONT
    1956/9-10-1963

    1993
    orazione civile composta da Marco Paolini e Gabriele Vacis
    con la collaborazione di Gerardo Guccini e Alessandra Ghiglione
    interpretazione e regia Marco Paolini
    organizzazione e distribuzione Michela Signori
    produzione MOBY DICK - Teatri della Riviera
    durata 3 h 15’

    'Premio Speciale Ubu' 1995 per il Teatro Politico, 'Premio Idi' 1996 per la migliore novità italiana; la trasmissione del RACCONTO DEL VAJONT (in diretta su Rai 2 il 9 ottobre 1997) ha ricevuto l’Oscar della televisione come miglior programma del 1997.

  3. #3
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito

    Alle ore 22,39 del 9 ottobre 1963 si compie l'ultimo atto di una tragedia umana. Una frana gigantesca provoca un'onda che cancella, in pochi secondi, un territorio e quasi 2.000 vite umane. La morfologia delle valli del Vajont e del Piave viene sconvolta: i danni materiali incalcolabili. Di Longarone restano solo poche case; Erto viene graziato ma spariscono gran parte delle sue frazioni. Ma oltre alle vittime e alla distruzione territoriale la popolazione superstite subisce le conseguenze di indelebili danni morali, che sono quelli che hanno fatto soffrire e continuano a far soffrire persone singole e comunità.

  4. #4
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    Predefinito TIna Merlin

    Tina Merlin nasce a Trichiana (Belluno) il 19 agosto 1926.
    E' staffetta partigiana durante la guerra di liberazione.
    Inizia scrivendo racconti che vengono pubblicati da "Noi Donne".
    Dal 1951 al 1967 è corrispondente locale del quotidiano "L'Unità" ed esordisce come scrittrice.
    Ma Tina Merlin oggi è ricordata soprattutto per la perspicacia e la caparbia con cui seguì e attaccò le vicende del Vajont, denunciando già nel 1959, la situazione pericolosa che si andava manifestando con la costruzione della diga, voluta dalla SADE, società privata per l'energia elettrica, che culminò con il tragico crollo del 9 ottobre 1963, causando la morte di duemila persone e la scomparsa dei paesi circostanti.
    Ma gli articoli di una giornalista donna, per giunta dell'Unità, non potevano ricevere credibiltà e Tina Merlin fu processata - e assolta - dal tribunale di Milano per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico".
    Nel 1983, dopo essere andata per anni alla ricerca di un editore interessato, pubblica " Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe", il libro che recentemente ha ispirato lo spettacolo teatrale di Marco Paolini.
    Il libro adesso è leggibile in una ristampa di Cierre Edizioni, Verona, anno 1997

  5. #5
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Predefinito



    Vajont
    Italia
    1h e 56'
    Drammatico
    Regia: Renzo Martinelli

    Anno: 2001

    Martinelli Film Company International srl.
    Istituto Luce



    Siamo nel 1959. Nella gola del Vajont si sta costruendo la diga più alta del mondo. Quasi tutti pensano che la diga ha portato soldi e che ne porterà altri con il turismo, quando ci sarà il lago artificiale. La costruzione sale al ritmo di sessanta centimetri al giorno. I dirigenti della S.A.D.E. scoprono sul fianco del monte Toc una terribile spaccatura a forma di M: una massa enorme di terreno potrebbe franare nel lago e inondare la valle una volta terminata la diga. Ma molti soldi sono stati investiti e la società decide di proseguire i lavori. L'unica giornalista che accusa apertamente la S.A.D.E. è Tina Merlin, che scrive su L'Unità, ma i suoi articoli non servono a fermare il colosso S.A.D.E. Nel frattempo il geometra Olmo Montaner conosce Ancilla, una giovane donna di Longarone...
    Leggi il finale



    L'anteprima del film è stata proiettata sulla pancia della diga, tutt'ora in piedi, e sopra il terreno che custodisce ancora i corpi mai ritrovati delle vittime. Il film è liberamente tratto, oltre che dai documenti ufficiali, anche dal libro di Tina Merlin "Sulla pelle viva" e dalla sua autobografia "La casa sulla Marenga".
    E' online un esclusivo speciale sul film



    Jorge Perugorria (Olmo Montaner)
    Laura Morante (Tina Merlin)





    Philippe Leroy (Giorgio dal Piaz)
    Anita Caprioli (Ancilla)
    Daniel Auteuil (Alberico Biadene)
    Michel Serrault (Carlo Semenza)
    Leo Gullotta (Mario Pancini)





    Musiche:
    - Francesco Sartori
    Costumi:
    - Luigi Bonanno
    Sceneggiatura:
    - Renzo Martinelli, Pietro Calderoni
    Fotografia:
    - Blasco Giurato
    Trucco:
    - Maurizio Trani
    Scenografia:
    - Francesco Frigeri
    Montaggio:
    - Massimo Quaglia
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  6. #6
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    Unhappy Oggi.

    Oggi.

  7. #7
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito Re: Oggi.

    In origine postato da Il Vanni
    Oggi.

    Ieri sera ho visto il film dato su rai uno...Vanni se non sono indiscreta di dove sei?

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Oggi.

    In origine postato da pensiero
    Ieri sera ho visto il film dato su rai uno...Vanni se non sono indiscreta di dove sei?
    Originario di Amatrice.

  9. #9
    VENETO LÌBARO
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    Unhappy

    2000 morti.
    Un disastro che si poteva evitare.


    El Veneto no dismentega.

  10. #10
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    Predefinito

    Tristissimo l'episodio della presenza inquietante di ciappi e più inquietante ancora quei veneti che erano lì a cantare l'ìnno itaglione con lui.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

 

 
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