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Discussione: Droghe "leggere"

  1. #1
    Iterum rudit leo
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    Predefinito Droghe "leggere"

    Gli inesorabili schieramenti tra
    proibizionisti e antiproibizionisti


    Si menziona la droga e scattano gli automatismi

    Permissivi contro autoritari.
    Proibizionisti contro antiproibizionisti.
    La polemica mediatica contro l'annunciato divieto
    anche di droghe leggere, anche solo per uso personale,
    ha qualcosa di agghiacciante: ed è il suo carattere
    ideologico, cioè frivolo.

    "Fumo Nero", titola allusivo un giornale della sinistra
    estrema, sotto una foto di Fini: col sottinteso che Fini
    vuole rendere illegale lo spinello perché è "nero",
    fascista.

    Ma non è questione di destra o sinistra: un telegiornale
    neo-conservatore s'è rivelato antiproibizionista in
    termini parimenti militanti, cioè ideologici.
    Cioè sbrigativi rispetto alla tragedia della nostra
    gioventù.

    Perché, prima di difendere proibizionismo o anti-
    proibizionismo come teorie, dovremmo dare qualche
    spiegazione per questi nostri figli.
    In Italia si sequestrano 2 tonnellate l'anno di eroina e
    2,6 di cocaina: i nostri giovani dunque ne consumano
    forse dieci volte di più.

    Che una generazione si devasti con tonnellate di
    stupefacenti duri, senza contare la quantità imprecisabile
    di ecstasys, "erba" e alcolici assunti in modo sempre più
    indiscriminato e "ricreazionale", è il segno di una
    tragedia in corso.

    Vogliamo, anzitutto, prenderne atto?

    E' una gioventù che nessuna "agenzia" si occupa più di
    educare adeguatamente alle sfide del mondo postmoderno, e
    a cui non offriamo prospettive esigenti né la dignità del
    lavoro.
    "Siate flessibili", è tutto quel che sappiamo dirgli.

    Vittime, in più, delle sciagurate pedagogie promosse dal
    "mercato" e dalla pubblicità, che invitano al narcisismo,
    al facilismo, al vivere l'attimo fuggente e godere al
    minuto ("Soddisfa la tua sete").
    Perciò immaturi e penosamente, insicuri.
    Perciò gregari, sottomessi al costume di banda e di
    "griffe", a cui non sono educati a resistere.

    Una generazione, forse non lo sapete, che ha una mortalità
    altissima, pari solo a quella degli ultra-
    settantacinquenni: per motorini, sventatezza puberale,
    febbri del sabato sera, e appunto, droga.

    A cui, in fondo, non offriam o altro che questo:
    "ricreazione" con hashish, pasticche come palliativo per
    un futuro che sarà quasi certamente peggiore del nostro.

    Vogliamo sentirci responsabili di questa generazione?
    Vogliamo assumerci la colpa?
    Noi tutti, giornalisti compresi?
    Chiederci per un attimo che cosa gli insegniamo, che cosa
    gli trasmettiamo, come li strumentalizziamo?
    Domandarci se non stiamo buttando nella discarica, come
    cose inutili, figli e nipoti?

    Dopo, si discuta pure su proibizionismo e antiproibizionismo.
    Con la serietà necessaria.

    Sapendo che c'è l'esempio della Svezia socialdemocratica, che
    ha provato tutt'e due: prima ha depenalizzato, con
    conseguente banalizzazione delle tossicodipendenze.
    Poi il ritorno alla linea dura: l'illegalità anche della
    piccola dose di "erba leggera".

    Perché è comprovato che la penalizzazione, rendendo meno
    disponibili e meno socialmente accettabili le droghe, di
    per sé tiene lontano un 10, 15% di quei giovani che
    altrimenti le proverebbero per mero gregarismo e
    conformismo.

    Si capisce, non è la soluzione.
    E' solo un piccolo argine alla tragedia.

    Ma almeno, una società seria sa riconoscere la tragedia.
    Noi no, temo.

    Maurizio Blondet
    (C) Avvenire, 24-9-2003

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  2. #2
    Oli
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    Continuo a nn capire perkè non ci si batta aspramente contro la droga alcol esattamente nello stesso modo con cui ci si batte contro la maria.

    Io sono contrario al divieto dell'uso d queste sostanze, ma da ki è proibizionista mi aspetto + coerenza.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  3. #3
    Iterum rudit leo
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    Predefinito

    Droghe "leggere" o dignità umana?

    È in corso da anni nel nostro paese una campagna di opinione dei
    radicali e degli antiproibizionisti per la liberalizzazione delle
    droghe cosiddette "leggere", che si è concretizzata a livello
    parlamentare in una proposta di legge, presentata nella passata
    legislatura dall'on. Franco Corleone dei Verdi, e sorretta da 122
    firme di parlamentari di Rifondazione, dei Verdi, del PDS, ma anche
    da Taradash, Sgarbi e Maroni.

    L'ex ministro per gli affari sociali, on. Livia Turco, aveva
    addirittura proposto di "rendere non punibili anche le attività
    prodronimiche all'uso individuale [di sostanze stupefacenti],
    attività cioè di piccolo spaccio" (cfr. Bollettino della Camera
    dei Deputati. XII Legislatura. Bollettino delle giunte e delle
    commissioni parlamentari, mercoledì 26 febbraio 1997, p. 55).

    A fronte di una simile massiccia mobilitazione antiproibizionista
    vogliamo allora cercare di svolgere alcune considerazioni morali,
    rese ancor più urgenti dal dilagare a livello giovanile del fenomeno
    dell'assunzione di sostanze stupefacenti.


    1. Esiste una linea di demarcazione tra "droghe leggere"
    e "pesanti", nel senso che soltanto le seconde producono
    tossicomania e dipendenza?

    Questa distinzione è falsa, come dimostra ormai una vasta
    letteratura scientifica.
    Tra tanti possibili studi scientifici citiamo per esempio alcuni
    passi del documento degli autorevoli esperti della Società
    Italiana di Farmacologia sugli effetti della Cannabis, cioè
    l'haschish e la marijuana: "è dimostrato che la Cannabis è
    una sostanza che induce tossicomania"; "non è raro che singole
    assunzioni [di Cannabis] possano indurre ansia, panico, stati
    paranoidi e reazioni disforiche"; "nei consumatori abituali di
    Cannabis è abbastanza comune l'instaurarsi della così detta sindrome
    amotivazionale, caratterizzata da apatia, indifferenza affettiva,
    mancanza di interesse per il futuro, per i rapporti sociali e per il
    lavoro […], confusione mentale, perdita della memoria, delirio,
    comportamento regressivo"; "uno dei più costanti effetti indotti
    dall'assunzione di Cannabis è la tachicardia, spesso accompagnata da
    ipotensione posturale"; "sono state descritte alterazioni
    comportamentali nei bambini nati da madri che hanno usato Cannabis
    durante la gravidanza".
    Oltre a produrre questi effetti nocivi a breve termine, a lungo
    termine queste sostanze inducono facilmente il consumo di
    droghe "pesanti". Da un punto di vista fisiologico, per
    esempio, "l'azione farmacologica della Cannabis spinge verso altre
    sostanze, agendo sui recettori per l'eroina" (cfr. G. B. Cassano,
    Lo "spinello" innocuo? Una favola. Crea una precisa sindrome e altri
    guai, "Idea", 3 (2001), p. 2), rivelandosi ad essa propedeutica.
    D'altra parte, dal punto di vista psicologico il passaggio
    dagli "spinelli" alle droghe "pesanti" è quasi naturale: il consumo
    di sostanze stupefacenti è provocato dal desiderio dell'eccesso,
    dell'evasione, della trasgressione, e questa logica spinge
    inevitabilmente a ricercare sensazioni sempre più forti, dato che
    quelle provate mediante le droghe "leggere" cominciano ben presto a
    non soddisfare più.
    Insomma, già l'assunzione di piccole dosi di Cannabis provoca danni
    fisiologici e psicologici, espone con buona probabilità al rischio
    di intraprendere la strada distruttiva delle droghe "pesanti", e
    inoltre mette a repentaglio la sicurezza e l'incolumità degli altri,
    perché i consumatori di queste sostanze, in preda a confusione
    mentale, delirio ed eccitazione possono più facilmente diventare
    aggressivi e violenti, provocare incidenti stradali, ecc.
    Tale assunzione, dunque, è immorale, perché ogni uomo é moralmente
    tenuto a preservare la propria salute e l'incolumità altrui.


    2. Il discorso precedente vale anche per l'assunzione occasionale o
    estemporanea di Cannabis?

    Un'assunzione occasionale può già produrre gli effetti sopra
    menzionati, ma anche quando non li produce la valutazione morale
    riguardo ad essa resta di riprovazione e di biasimo.
    Infatti, la dignità umana consiste nella stupenda capacità di poter
    pensare e agire liberamente, nella capacità di autodominio, mentre
    già questa assunzione occasionale può comportare alterazione del
    senso della realtà, esperienza di stati di allucinazione,
    modificazioni delle percezioni auditive e visive, cessazione
    delle inibizioni (insomma, il cosiddetto "sballo"), ovvero la
    rinuncia a pensare, volere e agire come persone libere, e
    dunque l'abdicazione dalla propria dignità umana.
    Il consumo di droga, di qualsiasi tipo, spersonalizza la
    persona, la svilisce e la degrada.
    Quando questi effetti spersonalizzanti non si producono (un
    solo "spinello" può essere insufficiente per "sballare"),
    resta pur sempre vero che il consumatore di droghe desidera
    sperimentare proprio questi effetti, anche se non sempre
    riesce di fatto a sperimentarli.
    Ma, allora, la moralità di un uomo dipende già dalle sue
    intenzioni e dai suoi desideri interiori: se io desidero
    rubare e poi non ci riesco, la mia intenzione interiore
    immorale mi rende immorale, allo stesso modo se io desidero
    abdicare dalla mia umanità assumendo droghe,
    anche se poi non ci riesco, la mia intenzione immorale mi
    rende già immorale.


    3. Ma questa obiezione non vale per tutte le sostanze
    eccitanti o tranquillanti, come alcool, caffè e tabacco?

    Quest'obiezione vale anche rispetto a queste sostanze, ma solo
    relativamente ad un loro abuso, perché questi effetti
    spersonalizzanti e degradanti si producono solo in conseguenza
    dell'abuso di tali sostanze, non per un loro uso moderato.


    4. Perché lo Stato deve opporsi alla legalizzazione delle
    "droghe leggere"?

    Perché, come abbiamo visto finora, queste sostanze sono nocive
    e lo Stato deve tutelare il bene comune.


    5. Ma la legalizzazione non colpisce l'economia delle
    organizzazioni criminali?

    Questo discorso è assurdo.
    Perché queste organizzazioni vengono definite criminali?
    Perché (tra le loro varie attività), procurano e smerciano
    sostanze stupefacenti, attività evidentemente disoneste e
    immorali, altrimenti non si capisce perché si dovrebbe loro
    impedire di guadagnare profitti mediante attività lecite e
    oneste.
    Ma, allora, legalizzando la Cannabis lo Stato si fa garante
    che altri (per es. in Olanda i Coffee shop) possano
    legalmente esercitare attività criminali, purché con la
    licenza.
    Sarebbe come dare ad alcuni la licenza di fare i killer,
    cioè la licenza di uccidere, per togliere i proventi ai
    killer che uccidono senza licenza.
    In ogni caso, gli spacciatori che rimanessero senza la
    licenza dello Stato, non potendo più guadagnare con le droghe
    "leggere", si concentrerebbero sul commercio di droghe
    "pesanti", che sono molto più redditizie.


    6. Un comportamento è immorale solo fintanto che è proibito
    dalla legge, dunque la legalizzazione di un comportamento
    (come la vendita della Cannabis) lo rende morale.

    Anche questa tesi è inaccettabile.
    Un comportamento è immorale anche se lo Stato lo legalizza:
    per es., durante il nazismo le leggi dello Stato prescrivevano
    l'eliminazione degli ebrei.


    7. La legalizzazione non consente almeno di concentrare le
    energie delle forze dell'ordine nella repressione del traffico
    delle "droghe pesanti"?

    Tesi inaccettabile: sarebbe come proporre di tralasciare la
    repressione dei furti nelle case per concentrarsi solo sulle
    rapine a mano armata.
    Inoltre, nessun traffico di stupefacenti può mai essere del
    tutto libero, neanche per le droghe "leggere", altrimenti
    bisognerebbe concedere che anche un bambino possa acquistarle.
    Dunque, in primo luogo, le forze dell'ordine dovrebbe ancora
    dedicare le loro energie per contrastare questo traffico.
    In secondo luogo, gli spacciatori, non potendo guadagnare
    profitti con coloro a cui l'accesso alle droghe fosse
    consentito dalla legge, cercherebbero di avvicinare alla
    droga coloro ai quali le droghe restassero precluse, cioè,
    appunto, i bambini, per poter almeno guadagnare qualcosa
    con loro, e inoltre (cfr. punto 5) comincerebbero a vendere
    droghe "pesanti", incrementandone il traffico.


    8. La legalizzazione diminuirebbe almeno la criminalità,
    perché i giovani non avrebbero bisogno di rubare per procurarsi
    le droghe leggere.

    È falso perché uno "spinello" costa poco più di 5.000. lire,
    e questa somma di denaro è facilmente reperibile in casa,
    senza bisogno di rubare.
    È vero semmai che la criminalità aumenterebbe, perché
    (cfr. punto 1) queste sostanze inibiscono la capacità di
    autocontrollo e stimolano aggressività e violenza.


    9. Nei paesi dove è avvenuta la legalizzazione il consumo è
    diminuito, perché è venuto meno il fascino del proibito.

    Falso.
    In questi paesi il consumo è aumentato, (per es., un rapporto
    della Columbia University del 1997 ha mostrato come nei
    tolleranti Paesi Bassi il consumo di marijuana fosse aumentato
    del 250%!), perché non solo non sussistono più remore morali
    al consumo delle droghe, ma è altresì venuta meno la difficoltà
    di procurarsele.
    Inoltre il gusto della trasgressione si è spostato dalle
    droghe "leggere" a quelle "pesanti", contribuendo a farne
    aumentare il consumo (sempre nei Paesi Bassi i tossici che
    facevano uso di droghe "pesanti" erano aumentati del 22%).


    10. Lo Stato non può almeno somministrare gratuitamente la
    droga ai tossicodipendenti gravi, per evitare loro le crisi
    di astinenza ed evitare che delinquano per procurarsi il
    denaro?

    La droga di Stato è una forma di resa, che accetta di mantenere
    il tossicodipendente in una condizione di schiavitù subumana e
    degradata.
    Viceversa dalla tossicodipendenza si può guarire e liberarsi.

    Giacomo Samek Lodovici


    (C) Il Timone, 17 (2002), pp. 44-45.
    http://www.iltimone.org/

  4. #4
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    Originally posted by Oli
    Continuo a nn capire perkè non ci si batta aspramente contro la droga alcol esattamente nello stesso modo con cui ci si batte contro la maria.

    Io sono contrario al divieto dell'uso d queste sostanze, ma da ki è proibizionista mi aspetto + coerenza.
    La penso come te, OLI.
    Tant'è, che io proibirei tutto, anche col caffé ci andrei cauto.
    Tuttavia, va anche detto che l'azione dell'alcool e delle sigarette non è la stessa sul sistema nervoso centrale, e che il primo rimane il peggiore dopo le droghe.

    Mi trovi d'accordo.
    "

  5. #5
    Oli
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    Originally posted by cm814
    La penso come te, OLI.
    Tant'è, che io proibirei tutto, anche col caffé ci andrei cauto.
    Tuttavia, va anche detto che l'azione dell'alcool e delle sigarette non è la stessa sul sistema nervoso centrale, e che il primo rimane il peggiore dopo le droghe.

    Mi trovi d'accordo.
    Resta il fatto ke non capisco perkè si dovrebbe proibire alla gente di sballare come e quando a loro pare, ovviamente impedendo di guidare la makkina in condizioni mentali non idonee.
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  6. #6
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    Originally posted by Oli
    Continuo a nn capire perkè non ci si batta aspramente contro la droga alcol esattamente nello stesso modo con cui ci si batte contro la maria.

    Io sono contrario al divieto dell'uso d queste sostanze, ma da ki è proibizionista mi aspetto + coerenza.
    perchè, c'è ancora la lotta alla mafia?

  7. #7
    FIAT VOLUNTAS TUA
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    Originally posted by Oli
    Resta il fatto ke non capisco perkè si dovrebbe proibire alla gente di sballare come e quando a loro pare, ovviamente impedendo di guidare la makkina in condizioni mentali non idonee.
    Qui OLI da sempre emergono i nostri differenti modi di vedere il mondo.

    Innanzi tutto, perché uno fatto si mette alla guida. Certo, se lo ferma la polizia gli toglie la patente, ma metti il caso del tipo con la mercedes dell'altra volta, che ha ammazzato due persone. Insomma, proibire è l'unico modo per colpire sicuramente. Senza farti troppi problemi, se il tizio guiderà o no.

    Inoltre, la droga è un problema sociale, perché investe una comunità, una nazione. Investe le famiglie, investe le scuole (teniamo fuori dalle aule quelli che hanno una banale varicella.......), investe lo stato, che per riparare ai danni delle droghe sottrae danaro destinabile ad altro uso (e magari più urgente.... primo soccorso et cetera).

    Infine, per il semplice fatto che i giovani, per essere liberi, devono poter scegliere. LO stato dovrebbe farsi portatore di validi esempi e di buoni valori, esattamente come nessuno di noi - mi pare - sarebbe più disponibile ad accettare la schiavitù, o teorie razzistiche o classistiche di qualsiasi tipo.

    La visione alla quale mi rifaccio io, OLI, è quella del governo di salute pubblica, nata nell'800 e, ti posso garantire, allora vista come una rivoluzione. Perché i giovani possano essere liberi, devono poter scegliere liberamente. Per farlo, bisogna che sappiano tutto e tutta la verità, non solo una parte: quando prendi una di quelle caramelle, rischi la tua coscienza per sempre, o quanto meno problemi neurologici. E ne basta una - lasciamo perdere le idiozie della Turco, da Vespa qualche anno fa.

    Che le droghe siano un male, questo è fuor di dubbio: fa parte delle nostre più ponderate intuizioni etico-filosofiche.
    Ma non è difficile dimostrarne la pericolosità sociale.
    Uno stato che sia veramente tale, non può lasciare minorenni (mentali, più che anagrafici) in balia di mode pericolose per sé e per gli altri.
    "

  8. #8
    Oli
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    Originally posted by cm814
    Qui OLI da sempre emergono i nostri differenti modi di vedere il mondo.

    Innanzi tutto, perché uno fatto si mette alla guida. Certo, se lo ferma la polizia gli toglie la patente, ma metti il caso del tipo con la mercedes dell'altra volta, che ha ammazzato due persone. Insomma, proibire è l'unico modo per colpire sicuramente. Senza farti troppi problemi, se il tizio guiderà o no.

    Inoltre, la droga è un problema sociale, perché investe una comunità, una nazione. Investe le famiglie, investe le scuole (teniamo fuori dalle aule quelli che hanno una banale varicella.......), investe lo stato, che per riparare ai danni delle droghe sottrae danaro destinabile ad altro uso (e magari più urgente.... primo soccorso et cetera).

    Infine, per il semplice fatto che i giovani, per essere liberi, devono poter scegliere. LO stato dovrebbe farsi portatore di validi esempi e di buoni valori, esattamente come nessuno di noi - mi pare - sarebbe più disponibile ad accettare la schiavitù, o teorie razzistiche o classistiche di qualsiasi tipo.

    La visione alla quale mi rifaccio io, OLI, è quella del governo di salute pubblica, nata nell'800 e, ti posso garantire, allora vista come una rivoluzione. Perché i giovani possano essere liberi, devono poter scegliere liberamente. Per farlo, bisogna che sappiano tutto e tutta la verità, non solo una parte: quando prendi una di quelle caramelle, rischi la tua coscienza per sempre, o quanto meno problemi neurologici. E ne basta una - lasciamo perdere le idiozie della Turco, da Vespa qualche anno fa.

    Che le droghe siano un male, questo è fuor di dubbio: fa parte delle nostre più ponderate intuizioni etico-filosofiche.
    Ma non è difficile dimostrarne la pericolosità sociale.
    Uno stato che sia veramente tale, non può lasciare minorenni (mentali, più che anagrafici) in balia di mode pericolose per sé e per gli altri.
    Non si può vietare ad una persona di farsi del male se lo desidera, purkè le conseguenze economiche dei suoi atti ricadano esclusivamente su di lei.

    Come del resto non si può impedire ad una persona di suicidarsi.
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  9. #9
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    Originally posted by Oli
    Non si può vietare ad una persona di farsi del male se lo desidera, purkè le conseguenze economiche dei suoi atti ricadano esclusivamente su di lei.

    Come del resto non si può impedire ad una persona di suicidarsi.
    Certo, ed è su questo limite che si gioca la partita: se lo stato offrisse corde ben rinforzate ed installazione gratuita di ganci al soffitto....
    "

  10. #10
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    Originally posted by Oli
    Non si può vietare ad una persona di farsi del male se lo desidera, purkè le conseguenze economiche dei suoi atti ricadano esclusivamente su di lei.Come del resto non si può impedire ad una persona di suicidarsi.
    E' un dovere del singolo e dello stato (cercare di) impedire alle persone di farsi del male o suicidarsi. Anche da un punto di vista esclusivamente economico (cioè non cristiano) questi comportamenti sono inaccettabili.

 

 
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