«Spero che adesso qualcuno ridimensioni un'altra diceria (..): quella secondo cui il perfido Bush sarebbe responsabile della catastrofe ambientale prossima ventura a causa del suo no al protocollo di Kyoto». Così, sul Corriere della Sera, Paolo Mieli, in polemica con il presidente di Lega Ambiente Ermete Realaci. Gli ambientalisti vengono cortesemente invitati da Mieli ad abbandonare la loro «sicumera catastrofista», ascoltando le ragioni altrui, comprese quelle del presidente Bush. Per rafforzare il suo argomento il commentatore cita la famosa scommessa tra Paul Ehrlich e Julian Simon, vinta da quest'ultimo. Il primo, autore del saggio «The population bomb» prevedeva un aumento di alcuni metalli, per effetto dell'eccesso di domanda dovuto all'esplosione demografica, il secondo invece una riduzione. Come noto vinse il secondo e Ehrlich nel 1990 sportivamente pagò la scommessa. Mieli incita dunque gli ambientalisti ad essere altrettanto recettivi di Ehrlich nell'ascolto delle opinioni contrarie e mai dogmatici. La storia tuttavia ebbe un'altra puntata: infatti Ehrlich, rendendosi conto di avere scommesso su un fenomeno come il prezzo dei metalli che dipendeva assai poco dalla questioni demografiche e ambientali e molto di più dall'andamento delle economie, propose al rivale una nuova sfida, più legata ai suoi temi di ricerca. L'ambientalista offrì quindici voci su cui scommettere, confrontando gli andamenti del 1994 con quelli del 2004. Ehrlich prevedeva dunque una serie di aumenti e di diminuzioni.
Sarebbero aumentati la CO2 e l'ossido di azoto, l'ozono inquinante nella bassa atmosfera, l'anidride solforosa emessa dai paesi asiatici in via di industrializzazione, l'erosione dei terreni coltivabili, i morti per Aids e la distanza di reddito tra il 10% più ricco e il 10% più povero dell'umanità. Sarebbero invece diminuiti: la terra fertile per persona, il riso e il grano raccolti per persona, la legna da ardere nei paesi in via di sviluppo, le foreste tropicali vergini, i banchi di pesci per eccesso di pesca oceanica, la biodiversità, la produzione di sperma maschile per effetto dell'eccesso di composti chimici in circolazione. Questa volta tuttavia Simon rifiutò la sfida, dicendo che per lui era importante valutare le questioni relative alla condizione umana e non già quelle di contesto. Non mi interessa scommettere sul tempo nelle prossime Olimpiadi, disse in sostanza, ma sul fatto che le performance migliorino oppure no. Così la seconda scommessa non si fece mai, ma la storia è ugualmente istruttiva. Per seguire la metafora olimpica, gli Ehrlich pensano che se ai prossimi giochi di Atene l'aria risulterà inquinata, difficilmente verranno battuti dei nuovi record e che dunque varrebbe la pena di ridurre i gas di scarico. I Simon invece pensano che con nuove scarpette e materiali, si potrà correre veloci anche nello smog.
Apparentemente a mezza strada ci sono quelli che dicono: «interessante, avete ragione tutti e due, mettetevi d'accordo» e questo sarebbe un atteggiamento ragionevole e razionale se non ci fosse un enorme squilibrio di potere tra i due campi. Quando George W. Bush chiede di riconsiderare da zero tutte le ricerche già fatte e smantella l'agenzia federale per l'ambiente, questo ha evidentemente poco a che fare con l'ascolto delle opinioni altrui e molto di più con le ragioni dell'economia del petrolio. A dirla tutta è la stessa tattica usata con le armi di distruzione di massa: poiché gli ispettori non le trovavano, allora si commissiona ai propri esperti nuove ricerche da fare esibire all'Onu. E poiché quei cocciuti dell'Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) si ostinano a emettere dei rapporti che documentano il legame tra le attività umane e il riscaldamento globale, si mobilitano altri esperti più affidabili. Questa politica può giovarsi di una (inevitabile) debolezza della scienza, la quale, per sua natura non è mai apodittica e continua «candidamente» a confessare che non tutto è chiaro, che i modelli climatici sono fallibili. I Simon di turno ne approfittano per dire che il progresso risolverà tutto, magari con i condizionatori. Scommettiamo?
Franco Carlini
Il Manifesto 5/11/03




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