........ ormai se ne è andato.... dalla scena politica. O dalla destra: è ormai o fuori, o dall'altro lato.

Svolta di Fini sul voto agli immigrati


Il vicepremer considera "maturi" i tempi per la concessione del diritto. E ipotizza un'abolizione delle quote di ingresso. Fi frena, sì dell'Udc. Lega: "Sconcertante". Ma Fini ribatte: "Siate responsabili".


ROMA - "Tempi maturi per concedere il diritto di voto agli immigrati, almeno alle amministrative". E' la svolta di Gianfranco Fini che per la prima volta, parlando di fronte alla platea del Cnel, fa sua una battaglia che, finora, era sempre stata baluardo del centrosinistra e dei sindacati.

Il leader di An dà dunque la definitiva sterzata alla linea del partito sul tema dell’immigrazione e, allo stesso tempo, apre un nuovo fronte di polemica nel Polo mentre ancora non è stato archiviato quello sulla riforma delle pensioni. Con l'Udc pronto a dare il suo appoggio, Forza Italia che frena e parla di questione prematura e la Lega che a questo punto rimane sola a sventolare il vessillo dello “straniero invasore”. Sebbene, a scartabellare negli archivi, si scopre che nel giugno del 2002, il già ministro Maroni dichiarava: "Non è uno scandalo ipotizzare che gli immigrati un giorno possano votare".

Non è quello che oggi, compatto, sostiene il Carroccio. Dall'avanguardia leghista, infatti, è tutto un fuoco di fila contro il vicepremier. Dice Francesco Speroni: "Tempi maturi? Forse Fini ha sbagliato milennio. Tra mille anni magari se ne può parlare". E il ministro della Giustizia Castelli rincara la dose. "Francamente mi risulta difficile credere che l'onorevole Fini abbia detto una cosa del genere, ma nel caso l'abbia davvero detta, per quanto mi riguarda la mia risposta è chiara, precisa e inequivocabile: no". Mentre Ce' si chiede se Fini non stia piuttosto puntando a "un voto anticipato". "Mi auguro - afferma - che non sia in cerca di visibilità. E' un'ipotesi che non converrebbe né ad An né all'Udc". A fare da corollario, la rabbia del popolo leghista che, come ormai da prassi, ha preso d'assalto Radio Padania e dato libero sfogo allo sconcerto.

Un clima infuocato che non si stempera nemmeno quando, nel tardo pomeriggio, lo stesso vicepremier dirama una nota ufficiale per confermare la sua posizione e allo stesso tempo invitare la Lega a dimostrare “di essere cosciente del fatto che non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B".

E dunque figurarsi se il Carroccio è disponibile a seguire Fini su una svolta così ampia che arriva anche ad ipotizzare l'abolizione delle quote di ingresso. “Non escludiamo affatto che in futuro - dice il vicepremier - potrebbe essere questione di mesi, si possa fare a meno del meccanismo delle quote di ingresso". Guardando all'Europa, e alla tendenza “ormai consolidata” nel Vecchio Continente, Fini avanza infatti l'ipotesi "di far entrare in Italia tanti lavoratori quanti contratti sono disponibili".

Una proposta che non sta né in cielo né in terra per il leghista Calderoli. "Le quote - spiega - sono una questione di qualità più che di quantità. Vorrei ricordare che dalle quote di ingresso devono essere detratti tutti quegli extracomunitari che hanno beneficiato della regolarizzazione. L'ipotesi di eliminare le quote non è proprio all'ordine del giorno. Sono pensieri di Fini e solo di Fini, non certo della Casa delle libertà".

Se le parole di Fini fanno prevedibilmente salire la Lega sulle barricate, altrettanto prevedibile è la sponda che trovano nell’Udc, tanto che il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, parla di ipotesi “condivisibile”. "Fermo restando che bisogna passare per una legge costituzionale".

Ma sul dibattito incombe la brusca frenata di Forza Italia. "Mi sembra prematuro - afferma il vicecapogruppo azzurro alla Camera, Isabella Bertolini - parlare di diritto di voto per gli immigrati, anche se solo a livello amministrativo. Su questo fronte è responsabile chi agisce non sull'onda emotiva del populismo e della propaganda, bensì sul bene della collettività".

Il centrosinistra, a suo agio sul terreno di una battaglia che ha sempre cavalcato, plaude al vicepremier ma lo sfida anche a far seguire fatti alle parole. A lanciare il guanto è Livia Turco, ex ministro e firmataria con Napolitano della legge sull’immigrazione precedente alla Bossi-Fini. “Per coerenza – dice l’esponente diessina – il vicepremier appoggi la richiesta del gruppo Ds in Commissione Affari Costituzionali di mettere all'ordine del giorno la legge Turco-Violante che prevede la possibilità di riconoscere l'elettorato attivo e passivo ai cittadini stranieri residenti in Italia da 5 anni".

(7 OTTOBRE 2003; ORE 140. Aggiornato alle ore 19:10)


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